Essere genitori oggi: missione (im)possibile?

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L’EMERGENZA EUCATIVA

Essere genitori non è una missione semplice. Non lo è mai stato. Oggi però c’è da aggiungere che tale missione è resa ancora più complicata da una cultura diffusa che sembra aver totalmente abbandonato e delegittimato ogni responsabilità educativa. Quando parlo di “cultura”, intendo riferirmi essenzialmente al nostro modo di vivere. Si pensi solo al tipo di testimonianza che danno gli adulti in televisione.

Riguardo a questa svolta “antieducativa” o “post-educativa” nella culture attuale, il papa emerito Benedetto XVI aveva coniato l’espressione di “emergenza educativa”, che individuava nei molti «insuccessi a cui troppo spesso vanno incontro i nostri sforzi per formare persone solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare un senso alla propria vita».

TEMA DELL’AUTORITA’

Che cosa significa essere genitore autorevole?

Significa assumersi una duplice responsabilità: la prima è quella verso il mondo in cui ha introdotto i figli; la seconda è quella verso i figli che ha introdotto nel mondo.

 Se intendiamo qui la parola “responsabilità” nel senso etimologico del “dare risposta”, allora per un genitore rispondere del mondo ai figli significa accettare la condizione umana per quella che è.

Il mondo non è la location ideale delle nostre vacanze; cattolicamente, non è il paradiso. Questo mondo ha leggi e limiti, e così pure dell’uomo in esso.

Il genitore è perciò uno che conosce la debolezza, la vecchiaia, la malattia, la morte: egli sa tutto ciò, non lo maledice, ne scioccamente lo rifiuta.

L’autorità, però, indica pure una responsabilità verso i figli nei confronti del mondo. Che cosa significa? Rispondere dei figli rispetto al mondo significa per il genitore assumere la piena consapevolezza del fatto che il futuro è anche il tempo della sua scomparsa. Mettiamo al mondo dei figli, infatti, perché sappiamo del nostro destino mortale e, per questo, essi non sono per noi, sono per il mondo.

«Saper perdere i propri figli è il dono più grande dei genitori».

 Si mettono, dunque, al mondo dei figli essenzialmente per perderli. Solo in questo modo il mondo può diventare il mondo dei figli, i quali possono a loro volta diventare padri e madri.

Lo dico più direttamente: i figli non sono i giocattoli di ultima generazione dei loro genitori! L’attuale cultura che coltiva e sollecita di continuo l’eterna giovinezza della generazione adulta, rende assai difficile questo passaggio. Oggi non sappiamo più invecchiare, anzi non vogliamo più invecchiare, con il risultato che il genitore da oggi può essere inconsciamente contrariato dalla crescita dei propri figli.

 Alla fine, il rischio di chi non vuole incarnare l’autorità propria del gesto educativo è quello di entrare in concorrenza con i propri figli, rallentando la crescita.

IL LAVORO DELL’AMORE

La nostra cultura ci ha come convinti che amare qualcuno sia la cosa più facile di questo mondo. Perché per noi amare è sostanzialmente “procurare cose” e “risparmiare fatica” ma questo è solo una faccia dell’amore. Neppure tanto faticosa: basta avere del denaro e delle amicizie nei posti giusti!

Ma quel che la nostra cultura non ci dice è che l’amore è un “lavoro” è una fatica.

I genitori oggi si preoccupano molto poco di aiutare i figli ad entrare nel mondo, nel contesto delle relazioni secondarie. Viene meno cioè, da parte dei genitori, quella responsabilità educativa nei confronti dei piccoli, i quali, in un modo o nell’altro, prima o dopo, devono pur venire in contatto con quelle persone che non appartengono al gruppo di coloro che permanentemente sono in atteggiamento di adorazione nei suoi confronti.

La preparazione del figlio a confronto con l’esterno è una realtà alla quale i genitore d’oggi non dedica più energia di un tempo.

Qui si capisce qualcosa del tema della “scomparsa del padre” nella nostra società: la caduta di peso e di impegno nella responsabilità educativa dei genitori nel preparare i figli all’esterno. La “scomparsa del padre”, perciò, non indica solo un fatto riguardante i maschi, ma tutti coloro che sono investiti di responsabilità educativa.

Ci sono leggi da assimilare: la prima delle quali è che non puoi avere o volere tutto. Non sei Dio.

Per molti genitori ciò che conta, invece, è tenere il figlio al riparo da ogni possibile trauma, soprattutto da quello di venire a sapere di essere “piccolo” rispetto ad un mondo più grande e più forte di lui.

 Per questo l’ordine della famiglia è tutto piegato sul bambino e sul suo capriccio, ed «ogni azione educativa che si assuma la responsabilità verticale della sua formazione è vista con un sospetto» (M. Recalcati)

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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