É sempre colpa dei genitori? (I parte)

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Con questo articolo vi presento una relazione che ho letto tempo fa e che ho liberamente rivisto. Vorrei riflettere con voi sul problema di quanto  i genitori debbano responsabili dell’educazione dei figli.

Oggi più che mai sono loro vicini, si preoccupano dei loro vissuti e cercano di evitare che abbiano difficoltà psicologiche o commettano errori.

Ma quando le cose non vanno per il verso giusto, la responsabilità è sempre dei genitori?

Molti sembrano pensare che un “ figlio bravo” debba ritenersi innegabilmente il risultato di

un genitore educativamente all’altezza della situazione e dietro un figlio che sbaglia ci sia un

genitore che non ha saputo compiere al meglio il suo dovere educativo .

I genitori si debbono sempre sentire responsabili di tutto ciò che succede ai figli?

Ritenere i genitori completamente responsabili del comportamento e delle scelte dei figli

(ma anche dei loro successi) è quantomeno ingeneroso oltre che poco veritiero.

È più realistico pensare che i piccoli o grandi insuccessi educativi (il figlio che cresce viziato, che non studia, che scegli la scuola sbagliata) siano dovuti ad un “intreccio” di responsabilità composto almeno da tre fili di diverso colore.

Il primo filo rappresenta la responsabilità del genitore più vicino al figlio dal punto di vista

educativo, il secondo filo rappresenta la responsabilità del figlio stesso ed il filo del terzo colore

indica la responsabilità del coniuge.

Per capire davvero come e perché si verificano alcune situazioni è necessario distinguere i

fili e riavvolgere separatamente i tre gomitoli di diverso colore, ricostruendo realisticamente

l’intreccio delle responsabilità.

Le responsabilità dei figli

In alcuni casi i figli subiscono gli errori dei genitori, ma spesso sono corresponsabili del loro

stile educativo.

In alcuni casi essi stessi tendono ad indurre e mantenere alcuni atteggiamenti sbagliati nei

genitori (es. facendoli sentire in colpa per poter trarre dei vantaggi da questa debolezza affettiva

indotta dei vantaggi) .

Spesso sanno “come prendere il genitore ” , prevedono i loro comportamenti e si regolano di

conseguenza, in modo da trarne il massimo vantaggio.

Tale vantaggio, beninteso è solo apparente, poiché mantiene i figli in una situazione di

perdurante immaturità psicologica.

Essi stessi possono provocare , accentuare o avvantaggiarsi delle debolezze dei genitori.

Le strategie più comuni e le frasi più ricorrenti utilizzate a questo scopo sono:

Far sentire in colpa il genitore

– tu non mi aiuti più come l’anno scorso (come dire: se vado male a scuola è colpa tua)

– Tu aiutavi di più mia sorella (accusare il genitore di “ fare le differenze” con l’altro

figlio )

– Mi hai fatto troppo piccola di statura (dunque se sono infelice è colpa tua)

– Tu mi hai mandato a lavorare (mentre in realtà è il figlio che non ha voluto

impegnarsi nello studio costringendo i genitori ad indirizzarlo al lavoro )

– Tu non hai fiducia in me (mentre, in effetti, l’esperienza passata fornisce buoni

motivi per non fidarsi di lui)

– Tu non sei come le altre mamme (insinuando nel genitore il timore di essere

sbagliato, strano, non al passo con i tempi)

Ricattare (minacciare di togliere ciò cui il genitore tiene molto) con affermazioni quali:

– Allora non vado più a scuola

– Scappo di casa

– La nonna mi vuole più bene di te

– È proprio vero che sei cattiva come dice il papà

– Ne combino di più grosse

– studio solo se mi prendi la playstation, il motorino, l’abbonamento al Milan

Sfruttare a proprio vantaggio le loro incapacità, con considerazioni “ segrete” quali:

– tanto non è capace di dirmi di no

– non hanno il coraggio di mandarmi a scuola senza compiti

– Basta insistere che poi la mamma cede

– Basta sopportare le sue proteste che poi tutto torna come prima

– Basta gridare più forte di loro per imporsi

– Basta aspettare che gli passi

Dire bugie

– confondere i genitori, farli dubitare e renderli insicuri della loro opinione

manipolando alcuni aspetti della realtà che è fuori dal loro potere di verifica

Prevedere le reazioni dei genitori e calcolare i rischi

– Tanto poi gli passa subito

– Tanto crede alle mie scuse

– Tanto crede alle mie promesse

– Tanto poi si dimentica delle punizioni

“Tirare le corda”:

– cambiare atteggiamento solo quando il genitore sta per perdere la pazienza

“Mettere in conto”:

– accetto di essere punito, perché, a conti fatti, mi conviene (il loro comportamento è

spesso guidato da simili “ragionamenti” )

“Tenerlo buono”

– dare qualche contentino per illudere il genitore di essere cambiato (sparecchiare il

tavolo, stare in casa una sera, studiare un po’ di più)

Giocare sulla divisione della coppia

– so che l’altro genitore è d’accordo con me

– mi difenderà e sgriderà schierandosi contro il partner

– quando mi lamenterò , toglierà le punizioni che l’altro genitore mi ha dato

Anche i figli hanno, in misura proporzionale alla loro età un certo grado di libertà rispetto

all’assunzione di alcuni atteggiamenti relazionali . Spesso le loro scelte in proposito contribuiscono

al creare e mantenere i problemi presenti in famiglia .

La responsabilità dei figli è oggi generalmente sottovalutata.

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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