Due amiche davvero cattive: l’anoressia e la bulimia

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Da circa un decennio i disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia e la più frequente anoressia bulimica) rappresentano, soprattutto per le ragazze e le giovani donne, un rilevante pericolo al pari dell’abuso di sostanze stupefacenti e di altre dipendenze patologiche. L’insorgenza di un disturbo del comportamento alimentare (DCA) è subdola: se non si è più che attenti, la malattia può passare inosservata fino a cronicizzarsi nel tempo, causando danni organici anche gravi.

L’intervento precoce, a livello medico e psicologico, ha un’alta possibilità di  essere risolutivo. Genitori, educatori ed adulti in genere devono essere pertanto attenti e rompere il muro di silenzio che spesso circonda queste malattie. 
Purtroppo in questo ambito persistono false credenze e luoghi comuni fuorvianti come, per esempio, la convinzione che l’anoressia sia causata dal tentativo di emulare le top model o da cattive abitudini alimentari. Il luogo comune è il primo responsabile della banalizzazione e la banalizzazione riducela percezione del problema. Il semplice denunciare giornali, televisione, pubblicità, moda, showbusiness e cattivi modelli in generale non basta.
Si tratta invece di vere e proprie psicopatologie le cui cause vanno spesso ricercate nella prima infanzia e soprattutto in particolari relazioni tra genitori e figli.
Le origini remote dell’anoressia e della bulimia si collocano nella difficoltà della madre a riconoscere e decodificare le emozioni del figlio, rispondendo in modo inadeguato ai suoi bisogni affettivi. Il bambino, non partecipando attivamente alla propria vita e non autonomizzandosi, può permanere in una pericolosa dipendenza. 
Si tratta di bambini che non hanno la possibilità di individuare e gestire le proprie emozioni attraverso la sintonizzazione ed il rispecchiamento da parte degli adulti.
Scambiare continuamente una sensazione del bambino o del ragazzino per un’altra, magari più semplice o più comoda da interpretare per il genitore, e proporre soluzioni e soddisfacimenti non congrui e non in sintonia con le percezioni, i bisogni e le richieste del figlio, provoca disorientamento crescente.
Il bambino, alla fine, tenterà di sopperire alla non sintonizzazione affrontando il proprio mondo emozionale come può.
Quando, più tardi, durante l’adolescenza, l’evoluzione e la crescita inducono a scelte importanti (la sessualità, il confronto con il gruppo di pari, ecc…), superato un certo livello di sopportazione, i ragazzi possono trovarsi nell’incapacità di operare dei cambiamenti.
Un “attrezzo” fondamentale da mettere nella “valigia della sicurezza” di ogni figlio consiste, infatti, nella competenza di accettare il cambiamento derivato dalla crescita e di essere flessibile e pronto nel gestire nuove situazioni e nuovi ruoli.
Se non trovano i giusti e necessari aiuti dai genitori, generalmente una madre che favorisce la differenziazione e un padre autorevole e presente, i figli potrebbero tentare di interrompere la crescita, rifugiandosi in stili di vita inadeguati (abuso di alcool, droghe, dipendenza da internet, ecc…) o nelle limitazioni alimentari dell’anoressia, rifiutando di fatto gli aspetti somatici della femminilità adulta, come le mestruazioni, il seno, ecc…, o nel continuo svuotarsi e riempirsi tipico delle abbuffate bulimiche, mantenendo la massima dipendenza, fusione e passività. Ecco perché si può dire che l’esordio di questi disturbi ha a che fare con la costruzione dell’identità femminile e il distacco dalla famiglia.
Questo è il meccanismo che porta all’anoressia o alla bulimia: un comportamento patologico, ma funzionale, in quanto protegge il soggetto dall’angoscia insopportabile della crescita e della differenziazione. Per queste ragazze (per lo più infatti sono femmine) il sentire e il percepire desideri, trepidazioni, emozioni, gioie, paure rimandano ad una sofferenza e ad un’angoscia così acute e così grandi da dover annullare a qualsiasi costo ogni emozione forte. Fino, nei casi più gravi, a fermare la vita.
Conflitti, frustrazioni, innamoramenti e preoccupazioni vengono normalmente stornati attraverso particolari e massicce distorsioni percettive, per cui si vedono sempre grasse anche quando in realtà sono visibilmente scheletriche.

L’insorgenza dell’anoressia avviene tipicamente dalla prima adolescenza ai 25 anni, con due picchi: 14 anni e mezzo e 18 anni.
I segni caratteristici del’anoressia sono i seguenti:

  • graduale privazione di cibo, fino a privarsene quasi del tutto; consistente perdita di peso fino ad arrivare al 25% del peso normale;
  • iperattività, resistenza alla fatica fisica, negazione di ogni bisogno fisico e uso di lassativi e diuretici;
  • deperimento organico e scomparsa delle mestruazioni;
  • costante angoscia di ingrassare (si vedono comunque grasse, anche al cospetto di una evidente magrezza patologica);
  • ricorso al trucco estetico e ad abiti larghi per coprire la magrezza;
  • continue bugie circa il peso e l’alimentazione;
  • graduale chiusura e tendenza alla tristezza e all’apatia;
  • eccessivo perfezionismo e senso di onnipotenza;
  • mantenimento di un ottimo rendimento scolastico;
  • tendenza a cucinare per tutti, obbligando i familiari a mangiare i piatti da loro cucinati.

Il quadro medico, a seguito del digiuno protratto, può risultare, dopo solo poco tempo, connotato da  gravi sintomi organici. L’ipopotassemia, la perdita di potassio (sale fondamentale per sostenere il battito cardiaco) a seguito del vomito autoindotto, rappresenta il segnale più preoccupante, in quanto, sotto un certo livello , il soggetto può andare incontro a collasso cardiocircolatorio.

La bulimia si caratterizza invece per i seguenti sintomi:

  • incontrollabile voglia di cibo fino ad assumerne dosi enormi per migliaia di calorie;
  • vomito indotto ed uso di diuretici e lassativi per svuotarsi;
  • frequenti disturbi dell’umore (oscillazione tra depressione ed euforia);
  • alterazioni delle funzioni epatiche, complicanze renali e tendenza all’ipotensione per la perdita dei sali a causa del continuo vomito;presenza di patologie dentarie (erosione dello smalto e carie) e ipertrofia delle
  • ghiandole salivari e delle parotidi  a causa dei ripetuti sforzi per vomitare (per questo motivo hanno generalmente un viso tondo e pieno);
  • presenza di comportamenti autolesionistici, consumo di alcolici e sostanze stupefacenti;


La forma attualmente più diffusa tra i disturbi del comportamento alimentare è tuttavia l’anoressia bulimica, un’anoressia interrotta a tratti da abbuffate e conseguenti pratiche di svuotamento autoindotte.
Anoressia, bulimia e anoressia bulimica costituiscono patologie gravi da affrontare con urgenza e con tutte le necessarie competenze mediche e psicologiche. E’ escluso l’intervento del dietologo e del nutrizionista, poiché, soprattutto all’inizio della malattia, contrariamente a quanto si pensa, tali patologie non sono di loro competenza ed un loro probabile intervento può risultare addirittura fuorviante.
Non ci si deve aspettare che tali patologie guariscano spontaneamente: la cura in genere è lunga e prevede possibili ricadute. L’intervento precoce, lo si ripete, ha una prognosi nettamente favorevole.

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