Domande e risposte – II parte

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E SE UNA PERSONA DIVORZIATA SI RISPOSA? CHE COSA NE PENSA LA CHIESA? SI PUO’ ANCORA ESSERE CRISTIANI? E IL NUOVO PARTNER… E I LORO FIGLI…?

Gli eventi della vita portano alcuni separati a decidere di costituire una nuova relazione  affettiva e poi magari un nuovo legame col matrimonio civile; accanto al precedente, viene così a costituirsi un nuovo nucleo familiare, spesso con figli. Senza voler esprimere dei giudizi personali, occorre tuttavia riconoscere che diversi sono i modi con cui un separato/divorziato giunge a una nuova convivenza o matrimonio civile: con superficialità o maturità. Con minor o maggior consapevolezza di prima, nella chiarezza o nel compromesso, con prospettiva di stabilità o senza progettualità e così via.

QUANDO IL SEPARATO/DIVORZIATO SI INNAMORA DI NUOVO…

D. Ma che consiglio dare a chi sta pensando di intraprendere una nuova storia o di riformarsi una famiglia? 

R. E’ questo un passaggio delicatissimo. È certamente meno difficile considerare la tua situazione di chi, separato o divorziato, vive da solo e offrire dei suggerimenti come abbiamo fatto poc’anzi; come pure si presentano con più stabilità i lineamenti della situazione di chi ha già costituito un nuovo legame, potendo così delineare limiti e possibilità di tale situazione. Più complessa è invece la posizione di chi, preso da un nuovo innamoramento, si trova di fronte alla scelta di cosa fare, considerando che spesso il nuovo partner non ha avuto un precedente matrimonio e che quindi potrebbe subire lui stesso le conseguenze di un legame che non potrà essere benedetto col sacramento del matrimonio. Si tratta di una situazione ancora in evoluzione; si tratta soprattutto di un momento in cui occorre dare alla propria esistenza una direzione: insomma un nodo cruciale della vita.

D. In questi casi basta dire: “Nella tua situazione non puoi intraprendere una nuova relazione e quindi lascia quella persona! ”; oppure, al contrario: “Non puoi rimanere sempre da solo, cogli l’occasione e risistemati! “?

R. L’una e l’altra via, sia pur da punti di vista opposti, sembrano le risposte più semplici; sembrano cioè rispondere in modo radicale da una parte ai principi cristiani, dall’altra al senso comune. Ma chi è di fronte a questa scelta sente con profonda lacerazione interiore che seguendo l’una o l’altra di queste vie perde comunque qualcosa di importante: come rinunciare a un sentimento amoroso, nato gratuitamente e sviluppatosi in modo promettente e bello? Come rinunciare a valori cristiani che hanno motivato e sorretto tanti anni della propria vita, cadendo in una sorta di tradimento? Perché sentirsi posti di fronte alla scelta tra un nuovo amore umano e la fede in Dio, tra il proprio cuore e la Chiesa? Domande che le due alternative ricordate acuiscono senza far intravedere alcuna soluzione in qualche modo pacifica. Sì, perché chi è di fronte a queste scelte istintivamente non vorrebbe perdere né l’amore né la fede; vorrebbe che fosse possibile una soluzione che tenga dentro tutto e alla fine gli lasci il cuore pacificato.

Nella difficoltà di entrare in situazioni così delicate e complesse, penso che però si debbano tener presenti due considerazioni fondamentali: la prima è che qualsiasi scelta verrà fatta non potrà essere indolore; vi sarà comunque, accanto alla gioia, anche un carico di sofferenza da portare; la seconda è che qui più che mai è interpellata la propria coscienza, nessuno cioè può decidere al posto di un atro, non si può chiedere ad altri di avallare e rassicurare le proprie scelte. Ciò non significa che si è soli con la propria sofferenza e la propria coscienza ma che si è inesorabilmente e misteriosamente davanti a Dio, al Dio di Gesù Cristo crocifisso e risorto e spiritualmente presente nella Chiesa! E allora il consiglio che mi sento di offrire a coloro che si trovano in questo momento cruciale della loro vita è quello di vagliare con severità ciò che stanno provando, alla luce della parola di Dio e della Chiesa, ponendosi con apertura e disponibilità di fronte allo Spirito Santo per poter discernere l’azione che Dio sta operando nella loro libertà.

D. Ma, al di là di questi bei discorsi, in concreto che cosa consiglia la Chiesa?

R. Nel suo autorevole e materno accompagnamento la Chiesa, da una parte, è chiara nell’indicare l’oggettività e pubblica contraddizione che una nuova unione creerebbe nei confronti della parola di fedeltà emessa nel matrimonio precedente; dall’altra, non può tuttavia sostituirsi alle coscienze, rimettendo il giudizio finale al Signore che solo vede nell’intimo delle persone. Così pure, da una parte, farà presente al coniuge rimasto solo che, confidando nella potenza dello Spirito del Signore, è possibile trovare fruttuosità e gioia anche in una fedeltà sofferta, e quindi incoraggerà e aiuterà a percorrere questa via; dall’altra, si porrà comunque con speranza di fronte a cammini e scelte diverse, confidando nell’opera di salvezza che il Signore misteriosamente conduce nel cuore di tutti i suoi figli.

Per questo la Chiesa continua a offrire a tutti i fedeli i mezzi e i cammini spirituali adatti e possibili nelle loro particolari circostanze e situazioni di vita, cercando di essere attenta sia al rispetto della dignità e riservatezza dei singoli fedeli sia alla tutela della fede e della testimonianza dell’intera comunità cristiana. Ogni scelta del coniuge separato comporterà infatti un atteggiamento particolare della Chiesa, la quale di epoca in epoca e di luogo in luogo si lascia illuminare dallo Spirito di Cristo per comprendere sempre meglio le vie più adatte per alimentare la fede dei singoli e mantenere autentica la testimonianza e la missione della comunità cristiana.

Don Domenico

C’era una volta….

Sulle sponde d’un lago nell’India del Nord, c’era una volta uno strano uccello che aveva due teste, una a destra e una a sinistra. Due teste ma un corpo solo.
Un giorno, mentre gironzolava in cerca di cibo, con gli occhi della testa di destra vide un favo di miele selvatico, e subito vi si buttò sopra.
La testa di sinistra disse:
«Dammene anche a me».
Ma la testa di destra non diede ascolto, e se lo beccò tutto in pochi istanti. Allora la testa di sinistra giurò vendetta; e mentre l’uccello vagava per un bosco, ecco a sinistra certe bacche amarissime. La testa di sinistra le scorse per prima e, pur sapendo che non erano buone e avrebbero fatto male allo stomaco, ne beccò quante poté.
E nel frattempo pensava:
«Poi avremo mal di pancia; ma gli sta bene, a quell’egoista dell’altra parte; così impara la solidarietà».
Poco dopo, l’uccello si sentì colto da atroci dolori: le bacche erano velenose, e in breve tempo gli causarono la morte.
Morirono ugualmente le due teste, quella di destra e quella di sinistra, perché nessuna delle due aveva avuto cervello.

Così muoiono tante famiglie. Per paura di amare.

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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