Dire grazie in famiglia

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Fin da piccoli, nelle nostre famiglie ci hanno insegnato a “dire grazie”. É questione di buona educazione ci dicevano. Un uomo è grande se è capace di ringraziare, di riconoscere ciò che gli è stato donato.

“Impara a dire grazie” è stato per molto tempo il live motive delle raccomandazioni prima di andare dai parenti o nelle abitazioni degli amici. Sì, la riconoscenza è l’opposto della rivendicazione, del fatto che tutto sembra, a volte, dovuto. Quanti sacrifici, ore di lavoro, quante rinunce, abitano le nostre case. Uomini e donne, spesso i nostri genitori, che per amore sembrano non sentire le fatiche, abituati a straordinari di generosità e tutto perché si possa crescere felici, sereni, perché prendersi cura di qualcuno è la forma più alta d’amore.

Ma da dove nasce la gratitudine? Nasce dal “senso di debito”, cioè dalla consapevolezza non di “ciò che mi è dovuto”, ma di “ciò che ciascuno deve”. È utile soffermarsi, anche ora, a far scorrere nella nostra mente i momenti nei quali siamo stati accuditi e amati. Ripensare a certe parole ascoltate, a certi sguardi di affetto, ai sorrisi che ci hanno fatto sentire amati, preziosi. Penso allo sguardo di Gesù verso il giovane ricco. Dice il Vangelo: “Fissandolo lo amò” (Mc 10,21).

Uno sguardo d’amore verso quel ragazzo che ha confuso la felicità con le cose, perdendo la libertà di fare scelte coraggiose, di scegliere le persone e di non basare la pienezza della sua vita esclusivamente su se stesso e la sua presunta bravura, arrivando a negare che qualcun altro potesse dirgli cosa fare, dove andare, cosa cambiare. Rendere grazie ci aiuta innanzitutto a non lasciarci risucchiare dal circolo delle pretese senza accorgerci, a volte con meraviglia e stupore di tutto ciò che fin da piccoli ci è stato semplicemente donato. L’amore non ha pretese, non rivendica, si dona, a volte persino col rischio di non essere capiti, rifiutati o addirittura contestati. 

Quante volte abbiamo dato risposte che hanno ferito? Quante volte abbiamo alzato la voce, sperando con le nostre parole di cambiare le idee e la mentalità degli altri? Quante volte abbiamo dato per scontate o dovute le cose, i soldi, gli indumenti, dimenticando troppo facilmente che ciò che abbiamo, ciò che siamo, lo dobbiamo!

È necessario riscoprire, a tutte le età, il “dovere di rendere grazie”, innanzitutto percependoci come un dono e come parte di un dono più grande e così recuperare il senso della grandezza e della preziosità della nostra vita. Scrive papa Francesco in Amoris Laetitia:

“lo sviluppo affettivo ed etico di una persona richiede un’esperienza fondamentale: credere che i propri genitori sono degni di fiducia” (AL 263).

È necessario, continua il Papa, maturare delle abitudini. Abituiamoci a ringraziare più spesso!

Si tratta di un apprezzamento che conduce alla gratitudine e quindi al dovere. Sì, un dovere leggero, non opprimente ma gioioso che si nutre di un altro valore fondamentale: il rispetto.

Rispettare significa comprendere, aspettare, ascoltare, non pretendere di possedere tutta la verità, significa accettare buoni consigli da chi ha vissuto più di noi ed ha come maestra l’esperienza.

Diventa allora più che mai necessario  accettarsi come figli, tranquillamente grati di ciò che dai nostri genitori abbiamo ricevuto. Pronti anche a perdonare ciò che non sanno o non possono darci.

Grazie mille – 883

Quando si vedono
Le montagne che non c’è foschia
Quando le vacanze iniziano
E quando poi torno a casa mia
Quando mi alzo e sento che ci sono
Quando sfreghi il naso contro il mio
Quando mi respiri vicino
Sento che, sento che

Per ogni giorno, ogni istante, ogni attimo
Che sto vivendo
Grazie mille

Quando si giocano
Le coppe in tele il mercoledì
Quando sento un pezzo splendido
Che mai pensavo bello così
Quando il cane mi vuol salutare
Quando vedo i miei sorridere
Quando ho l’entusiasmo di fare
Sento che, sento che

Per ogni giorno, ogni istante, ogni attimo
Che sto vivendo
Grazie mille

Per ogni istante, ogni giorno, ogni attimo
Che mi è stato dato
Grazie mille

Quando un microfono
Non lo vorrei abbandonare mai
Quando i miei amici… 

Quando un microfono
Non lo vorrei abbandonare mai
Quando i miei amici prendono
Un’accoppiata secca alla SNAI
Quando il mondo mi sembra migliore
Anche solo per un attimo
Quando so che ce la posso fare….

Grazie mille”: a volte lo diciamo distrattamente, a volte per abitudine, altre volte non lo diciamo per niente. Eppure questa parola è carica di significato! Esprime la riconoscenza per un dono ricevuto, per un qualcosa di “non dovuto”, la gratuità di un gesto. Si tratta di mettersi in un atteggiamento nuovo di fronte alla vita, a se stessi, agli altri e a tutto ciò che ci circonda.

Grazie mille..quando mi alzo e sento che ci sono… per ogni istante che sto vivendo”: grazie per il dono della vita, non un fatto “scontato”, ma un vero e proprio miracolo che ogni giorno si rinnova. L’autore di questo miracolo è Dio.

Grazie mille… quando ho l’entusiasmo di fare… quando so che ce la posso fare”: quando stiamo bene e abbiamo la forza interiore di affrontare ogni giorno l’avventura della vita, non sempre ci ricordiamo di ringraziare Dio. La nostra vita infatti è interamente nelle Sue mani.

Grazie mille… quando i miei amici prendono un’accoppiata secca alla SNAI”: dire grazie quando i nostri amici sono nella gioia è segno di maturità e di vera comunione.

Il Senso della gratitudine per le gioie degli altri ci fa superare la logica della competizione e dell’arrivismo che mina le radici dei rapporti tra gli uomini ed è spesso causa di gelosie di invidie.

Il senso di gratitudine è quell’atteggiamento di fondamentale stupore dell’uomo di fronte alla vita, a Dio, alle persone, alle cose e agli avvenimenti. Non possiamo ridurre i rapporti con gli altri ad un freddo calcolo matematico. Un’esistenza vissuta senza gratitudine, infatti, è presto destinata ad impoverirsi e svuotarsi di significato.

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ORANews

Oratorio San Luigi di Leno


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