Di me sarete testimoni fino ai confini della terra

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28 maggio 2017

Ad una lettura semplice e banale dei testi delle letture di oggi, la festa dell’Ascensione, potrebbe sembrare che tra questi testi ci sia qualche piccola incoerenza. Nel Vangelo di Matteo che abbiamo appena ascoltato, Gesù fa una promessa: dice non preoccupatevi, io rimarrò con voi per sempre, fino alla fine del mondo. Se invece prendiamo l’altro testo che abbiamo sentito, tratto dagli Atti degli Apostoli, notiamo che Luca dice ad un certo punto che, passati quaranta giorni dalla resurrezione, Gesù se ne va e viene sottratto alla vista dei loro occhi. Allora questo Gesù rimane o se ne va? Il Signore c’è per qualcuno che è più privilegiato e per altri è invisibile? In quei discepoli bloccati a guardare il cielo, vediamo un po’ la perplessità mia e di tutti coloro che ogni tanto si chiedono, specialmente in alcuni momenti della vita, dove sei Gesù.

Anche noi, forse, di tanto in tanto fissiamo in cielo e ci domandiamo che cosa dobbiamo fare, come affrontare per esempio alcune difficoltà che viviamo sulla terra, vicino o lontano da noi. A volte è troppo dura e confusa la vita concreta, preferiamo pensare che la fede è in fondo il guardare in alto, lontano da me e lontano dai miei fratelli. Quei due uomini in bianche vesti ci richiamano ci rimproverano. Ci ricordano anche che la promessa del ritorno pieno di Gesù ci sarà senza dubbio, senza confusione. Una promessa che vuole metterci il cuore in pace, cioè la storia alla fine ha Gesù come protagonista assoluto e noi non siamo abbandonati da lui. Ma ora è tempo di guardare avanti a sé, lungo i sentieri della vita, della storia dell’umanità. Ecco allora quell’invito. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli. Di me sarete testimoni fino ai confini della terra.

Quell’invito dato ai discepoli è fatto a ciascuno di noi, ad ogni credente, che porta il nome di Gesù. Sì, perché siamo cristiani. Certo, il Signore non lo vediamo con l’occhio fisico, non lo tocchiamo come poteva fare un suo discepolo o qualche suo amico di allora, ma non per questo non è possibile sentirlo vicino, sperimentarne l’amicizia. Ieri sera facevo un esempio ai ragazzi animatori del Grest: come quando vai in bicicletta si smette di pedalare, la bicicletta pian piano si ferma, o meglio, cade. E quindi sei costretto ad appoggiarti ad un certo punto. Ma se non ti fermi, se vai avanti e pedali, la bicicletta sta sempre in equilibrio, anche quando magari il terreno è brutto, scosceso. Un paragone che forse può sembrare banale ma penso che in fondo sia questo il significato della missione di Gesù ai suoi discepoli. Essere cristiani e andare continuamente senza fermare l’annuncio del Vangelo. Lo dice anche nell’Amoris Laetitia, scrivendo agli innamorati e alle famiglie il Papa: continuate a camminare, non abbiate paura. É questo il mondo, il vostro mondo, il mondo che dovete amare. Abbiate speranza, abbiate fiducia. E proprio in questo continuo andare nell’incontro continuo con i fratelli e le varie situazioni dell’umanità che possiamo tener viva la presenza di Gesù. Sentivo vivo anche per me.

Se ci fermiamo nella testimonianza e non continuiamo a rendere evidente Gesù nei nostri gesti, nelle vostre parole, nelle nostre scelte, la sua presenza si spegne. Succede come alla bicicletta, poi si cade. Fermarsi a guardare il cielo, secondo il racconto del Vangelo, sembra dunque un gesto inutile. Non è dunque incoerente la scrittura che ascoltiamo questa domenica. Essa ci dice che Gesù non è più presente nel corpo fisico, nemmeno con il suo corpo da risorto, e che da quel giorno che se ne è definitivamente andato dalla vista degli apostoli suoi amici, il mondo per vederlo e sperimentarlo ha proprio bisogno di annunciarlo, e come? Con la vita. A volte bastano gesti così semplici e concreti per rendere presente il Signore. A voi fidanzati auguro davvero di scoprire nella vostra vita che il Signore sarà sempre presente. Sarà presente in voi in ogni momento, specialmente in quelli tristi, quando sembrerà che lui sia lontano, allora lui sarà lì ad aiutarvi, anche a raccogliere la vostra lacrima, a trasformarla in germe di risurrezione. Gesù non vi abbandonerà mai, sappiatelo. Non abbandonerà mai l’umanità, perché ha lasciato come dono il suo spirito, quello che celebreremo domenica prossima a Pentecoste. Ha lasciato lo spirito del risorto perché lui sia davvero vivo e presente in mezzo noi. Che il Signore cammini davvero sempre con voi, possiate sentirlo più che vicino, dentro di voi, come compagno sicuro di strada, e vi condurrà ai pascoli della vera gioia.

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