Dal Tabor… alla vita

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In questo periodo  abbiamo vissuto l’intensa esperienza degli esercizi spirituali per giovani. L’appuntamento appartiene alla storia e alla tradizione del nostro Oratorio, da più di 20 anni  l’inizio della Quaresima è segnato dalla possibilità di trascorrere qualche tempo nel silenzio, nell’ascolto della Parola di Dio, nel raccoglimento e nella preghiera.

La bellissima cornice di Montecastello contribuisce a orientare il nostro sguardo e il nostro cuore verso Gesù. È evidente che tutto ciò può sembrare fuori moda, fuori dal mondo, fuori di testa eppure è possibile… eppure è reale… eppure accade. Ciò che mi colpisce anno dopo anno è la normalità di questi giovani che profondamente immersi nel mondo, nello studio, nel lavoro, nelle relazioni accolgono l’invito a non essere del mondo.

Vivere gli esercizi spirituali significa lasciar posto al Signore, passare dall’IO a DIO. La conversione è questo cammino continuo che ci libera dalle costrizioni a cui il peccato ci condanna per aprirci alla libertà offertaci dal Signore. Montecastello è una tappa, un passaggio: gran parte del cammino della vita però ha ben altri scenari. Gesù rimanda i discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni giù dal monte Tabor dopo la sua trasfigurazione: è un passaggio decisivo perché l’umanità non vive, spera, soffre sul Tabor della trasfigurazione, ma ai piedi della montagna. Il luogo e il tempo della missione affidata ai discepoli è tutta l’umanità; l’orizzonte è dato dagli “estremi confini della terra”, per questo il cammino riprende nei luoghi e negli impegni di ogni giorno. Ci attendono sfide importanti e decisive, si affacciano occasioni di impegno faticose ma affascinanti, abbiamo allora bisogno di mantenere aperto l’incontro con la Parola di Gesù. Non possiamo considerare episodico l’incontro con Lui, sarebbe relegare la grazia dei giorni vissuti all’archivio dei ricordi e quindi all’inutilità.

Spero che la grazia ricevuta dall’incontro con Gesù possa fraternamente contagiare coloro che incontreremo lungo il nostro cammino, per questo abbiamo bisogno davvero di diventare “sale della terra”, “luce del mondo”, “lievito”. Talvolta mi scoraggio vedendo che accanto al buon grano cresce anche la zizzania, ma il Vangelo ci invita a non abbatterci, a proseguire tenacemente l’accoglienza della Parola che genera frutti di vita nuova.

don Carlo

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