Dal cuore squarciato del tuo Figlio hai fatto scaturire per noi il dono nuziale del Battesimo

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Nel racconto della Passione secondo il Vangelo di Giovanni ascoltiamo un passaggio significativo, che i padri della Chiesa hanno sempre letto con riferimento al Battesimo e all’Eucaristia: “uno dei soldati con una lancia gli (il riferimento è a Gesù crocifisso e morto) colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua”  (Gv 19,34). Nel commento a questo testo la Bibbia di Gerusalemme afferma che “il sangue (cfr le note a Lv 1,5 e a Es 24,8) attesta la realtà del sacrificio dell’agnello offerto per la salvezza del mondo (“il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”: Gv 6,51b), e l’acqua, simbolo dello Spirito, la sua fecondità spirituale. Per questo molti Padri hanno visto nell’acqua il simbolo del battesimo, nel sangue quello dell’Eucaristia e in questi due sacramenti il segno della Chiesa, nuova Eva”, nata dal costato aperto di Cristo, nuovo Adamo (cfr Ef 5,23-32): da qui l’umanità nuova. 

Ecco, dunque, da dove deriva al battesimo la capacità di generare figli di Dio: dal sacrificio di Cristo sulla croce. Egli, dice sempre il vangelo secondo Giovanni, “chinato il capo, consegnò lo Spirito” (19,30b) e, subito dopo, ecco l’acqua che esce dal suo cuore, come segno della fecondità dello Spirito, cioè della sua capacità di generare creature nuove, figli di Dio. E’ il soffio vitale che Gesù lascia nel mondo, mentre la sua vita riprende la forma divina, in modo che la sua offerta sia un dono perenne di vita per tutti gli uomini. Una vita che non si annulla nella morte, ma, passando attraverso la morte, si rigenera fin quando sia introdotta nella definitività della vita divina.

E questo è possibile perché “dal cuore squarciato del suo Figlio, il Padre ha fatto scaturire il dono nuziale del Battesimo” (così leggiamo nel prefazio del Battesimo): per un gesto estremo d’amore Gesù ha fatto di noi una cosa sola con Lui, come Lui è una cosa sola con il Padre; come nelle nozze, dove i “due diventano una sola carne”. Così, essendo Gesù una cosa sola con il Padre ed essendosi unito a noi per mezzo della sua incarnazione, che ha il suo sigillo nella morte e risurrezione, ci conduce alla piena comunione con il Padre, attraverso quel patto nuziale che è il sacramento del battesimo.

In quel patto Dio si impegna alla piena fedeltà, alla quale non verrà meno, avendoci dato in pegno il suo stesso figlio e avendo effuso su di noi lo Spirito, che ci rende consapevoli della nostra figliolanza e della paternità di Dio nei nostro confronti e ci dona la capacità di chiamare Dio col nome di Padre.

Ma essere e vivere da figli rimane sempre una nostra libera scelta. Neanche il battesimo, che pure ci dona il germe della santità divina (cioè la possibilità di vivere da “santi”, in quanto figli del “Santo”, in un cammino che ci avvicina sempre più a Lui) costringe la nostra vita. Tocca a noi scegliere ogni giorno se appartenere alla famiglia di Dio, accogliendo i doni di grazia che ogni giorno Dio ci fa, non per legarci a sé in quanto nostro benefattore, ma per offrirci, nella gratuità del suo amore, i mezzi necessari a vivere un cammino di santità, che perfeziona la nostra umanità e la rende sempre più simile a quella di Gesù, l’uomo perfetto, cioè l’uomo pienamente riuscito.

Credo che la quaresima di quest’anno possa essere un ottimo esercizio di conversione, cioè un cammino che ci fa ricomprendere il nostro battesimo come il dono più bello che Dio in Gesù ci ha offerto per dare pienezza alla nostra vita di uomini e di donne, riscoprendolo come dono che apre davanti a noi la via per una vita bella, che conduce alla pienezza della verità dell’uomo, come sublime creatura, nella quale Dio stesso “si compiace”, perché in lei vede riflessa la sua immagine, non più sbiadita, grazie alla perfezione e alla santità del suo Figlio Unigenito, nella quale pure noi ci specchiamo.

“Io sono la via, la verità e la vita” dice Gesù, offrendosi a noi. Nessuno può offrirci di più, nessuno può offrirci tanto, nessuno al mondo può anche solo avvicinarsi ad una simile offerta da fare all’uomo. Allora vale davvero la pena di “vendere tutto” … per fare spazio in noi all’Unico che può darci tutto, perché Lui è Tutto. 

Buon cammino.

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