Cristo muore e risorge per noi

Nella Pasqua si vivono i misteri centrali della propria fede. I riti dal giovedì sera fino alla domenica di risurrezione costituiscono un’unità profonda

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Celebrare la Pasqua per un cristiano significa vivere i misteri centrali della propria fede, cioè quegli eventi attraverso i quali il Padre “ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce” (1 Pt 1,3). Perciò le celebrazioni pasquali comunicano ad ogni credente una straordinaria energia spirituale. I giorni più importanti di tutto l’anno liturgico si inscrivono nel più ampio quadro della Settimana santa che si è aperta con la domenica delle palme.

Il giovedì santo è l’ultimo giorno di quaresima perché, con la Messa “in coena Domini”, inizia il triduo pasquale, centro di tutto l’anno liturgico. I riti che vanno dal giovedì sera fino alla domenica di risurrezione costituiscono un’unità profonda. Perciò, anche se il triduo è costituito da momenti cronologicamente separati, deve essere considerato come un giorno solo nel quale tutta la Chiesa si immerge nell’unico mistero pasquale. La Messa nella cena del Signore mette in risalto il segno della cena con cui Cristo ha anticipato la sua morte sulla croce. Il gesto della lavanda dei piedi esplicita il profondo significato che Gesù ha attribuito alla sua morte violenta: egli non l’ha ricercata perché sono gli uomini a condannarlo a morte; tuttavia anche questo tragico momento, come tutta la sua vita, diventa per Gesù occasione di mostrare l’amore incondizionato del Padre. Perciò Gesù va incontro volontariamente alla sua morte con quello spirito di amore e di servizio ai fratelli ben espresso nel gesto umile del servo che si china a lavare i piedi. L’eucaristia, che nella notte di giovedì viene adorata nel luogo della reposizione, è il segno per eccellenza che compendia e comunica sacramentalmente il grande mistero d’amore di Cristo che si offre per noi.

Il venerdì santo. Il venerdì santo è caratterizzato da una Chiesa spogliata di tutto, segno tangibile dell’unione con l’agonia di Gesù. I cristiani si raccolgono in preghiera contemplando il mistero della croce. Nonostante l’apparente fallimento, la morte del Signore è una morte gloriosa, perché è la morte della morte. Perciò non è un giorno di lutto, ma di contemplazione dell’amore estremo ed oneroso che Dio ci ha manifestato nel Figlio crocifisso. Il sabato santo è il giorno del silenzio e dell’attesa. La Chiesa sosta presso il sepolcro del Signore. Egli, entrando nella morte, vi ha posto una forza trasformatrice che ne ha disinnescato il potenziale distruttivo. La Pasqua è il passaggio dall’oscurità della morte e del peccato al trionfo della vita e dell’amore. Dopo il tramonto del sole, la Chiesa celebra la grande veglia pasquale.

La veglia. La veglia inizia con il lucernario: l’assemblea, avvolta nell’oscurità, accoglie l’annuncio della risurrezione di Cristo che, come luce, brilla nella fiamma del cero pasquale e illumina il buio della notte. L’abbondante liturgia della Parola permette di meditare le tappe fondamentali della storia della salvezza che culmina nell’azione definitiva di Dio che, attraverso la Pasqua, porta a compimento la sua opera. Nella celebrazione della veglia non ci si limita a far memoria di ciò che si è realizzato in Cristo, ma viene celebrata nel mistero anche la pasqua di tutti i cristiani che, nel battesimo, sono già rinati a vita nuova. Nella grande veglia pasquale, si celebrano i sacramenti dell’iniziazione cristiana e tutto il popolo di Dio fa memoria del proprio battesimo.

La Pasqua. La celebrazione della Pasqua non si conclude con la domenica di risurrezione: ogni celebrazione eucaristica è memoriale del mistero pasquale. Nel suo cammino terreno, la Chiesa celebra ritualmente questo mistero in attesa della Pasqua eterna. Anche noi, partecipando sacramentalmente al mistero pasquale, veniamo sostenuti nel nostro cammino quotidiano verso il Regno di Dio.

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ORANews

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