Così Angelo ricordava qualche anno fa il primi giorni di Novembre

Mi piace

Il 4 Novembre .. Giornata piena per reduci e combattenti, autorità e prete compresi. Don Cesare, con il pesante piviale nero e bordure in argento, celebrava in latino, chierichetti accanto, l’ufficio per i soldati morti in guerra. Al termine della funzione aspergeva il catafalco coperto da un tessuto nero, bandiera tricolore in testa ed elmetto prima guerra 15/18, quattro grossi candelabri neri ed infine l’Ita Missa Est.

In uscita dalla chiesa si formava un drappello dei numerosi convenuti, bandiera tricolore in testa, a buon passo il corteo si avviava verso il monumento alle scuole elementari, appello ai caduti “Presente” e subito dopo il corteo si avviava al cimitero, dove si concludeva la cerimonia al cospetto delle lapidi sulla facciata della cappella. Il resto della gloriosa giornata, all’insegna della vittoria, si svolgeva con il banchetto tradizionale nel salone delle suore dorotee, se ben ricordo.

Cosa succedesse nel gran salone di mattonelle rosse e bianche non ci è dato sapere, se non stando in strada, via San Martino, piazza e il Corteas, giungevano all’ascolto “bla, bla bla” canti e stonature interrotti da qualche sporadico applauso.

Da sottolineare la presenza in cucine dell’acclamatissimo B. Pansera, cuoco di forchette auree, coadiuvato da donne collaudate tra pignatte, padelle e le più giovani a servire ai tavoli.

Ormai la giornata volge al termine, i reduci si riassettano e fingendo sobrietà ed equilibrio raccolgono ognuno le proprie stoviglie nel “manti” chiuso con il nodo (groppo) per sommi capi, come se il contenuto fosse un bebè portato dalla cicogna, e via malsicuri sulle gambe facevano ritorno verso casa.

Due personaggi mi sono rimasti impressi in modo indelebile, mio nonno Stefan Frer e Bigio Pansa Parolot, assai alticci affrontavano nel buio della nebbiolina serale la via di casa.

La loro destra reggeva l’oscillante involucro, il “mantì col tont”, la “fundina”, “el perù”, “el cucia” e “el coltel” con l’andatura barcollante procedendo a zig zag per la strada ormai deserta, fino a raggiungere la porta di casa  e tentare di agganciare la maniglia per entrarvi e…buonanotte.

In altre case, nel frattempo, lanterna in mano, si raccoglievano i pochi effetti, pennuti e conigli in gabbia pronti a migrare per altri lidi in cerca di fortuna. Era il Sanmartì.

―•―• ――― ••• / •― ―• ――• • •―•• ――― / •―• •• ―•―• ――― •―• ―•• •― •••― •― / ――•― ••― •― •―•• ―•―• •••• • / •― ―• ―• ――― / ••―• •― / •• •―•• / •――• •―• •• ―― •• / ――• •• ――― •―• ―• •• / ―•• •• / ―• ――― •••― • ―― ―••• •―• •

Commenti