Corrispondenza ai lettori – marzo 1963

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«Desidero sapere con quali parole Gesù nell’istituzione del sacramento del matrimonio, proibisce la limitazione delle nascite. Oppure in riferimento a quali parole di Gesù, la Chiesa ci dà questa chiara e ferma legge morale. È questo un problema sempre vivo e spinoso per tutte le giovani famiglie che hanno già due o tre figli».

Un padre

In tutto il Vangelo non esiste una sola parola di Gesù che esplicitamente tratti il problema della limitazione delle nascite, per il semplice motivo che nel tempo in cui Gesù parlava e per le persone alle quali direttamente era rivolta la sua parola, tale problema non esisteva. Presso gli ebrei, infatti, la sterilità era ritenuta il massimo disonore per una donna e una numerosa figliolanza, non solo non era temuta, ma era desiderata come una benedizione di Dio e costituiva un motivo di orgoglio per gli sposi. Ora Gesù parlava in modo concreto alle persone che aveva davanti, conformando la sua parola alla loro mentalità e alle loro necessità. Egli non aveva bisogno di trattare problemi che sarebbero sorti dopo, perché a questo aveva stabilito di provvedere diversamente, e cioè eleggendo gli apostoli e mandandoli per il mondo con la promessa della sua assistenza ad essi e ai loro successori, che sono i Papi e i vescovi. Questi avrebbero parlato a nome di Gesù, toccando i vari problemi a tempo opportuno, come e quando si sarebbero presentati nel corso della storia, attualizzando così in modo continuato l’insegnamento ricevuto.

Se oggi Gesù fosse visibilmente presente come Maestro in mezzo a noi, egli indubbiamente direbbe la sua parola a proposito della limitazione delle nascite, come la direbbe a proposito di tanti altri problemi, che oggi travagliano gli uomini, che ieri non erano neanche avvertiti. Non essendoci Lui visibilmente, parla al suo posto la Chiesa. E quando parla la Chiesa docente è come se parlasse personalmente Gesù, anzi per mezzo della Chiesa è Gesù che parla : «Chi ascolta voi  ascolta me».
Bisogna anche tener presente che la Chiesa trae il suo insegnamento non esclusivamente dal Vangelo e quindi dalle parole di Gesù che esso ci riporta, ma da tutta la Rivelazione, la quale è contenuta, oltre che nei quattro Vangeli, anche in tutti gli altri libri che compongono la Bibbia e nella Tradizione. La Rivelazione non è né cominciata né terminata con Gesù. Essa si apre col primo libro della Bibbia, il Genesi, e si chiude con la morte dell’ultimo Apostolo.

In base a quanto sopra esposto, si può rispondere che la Chiesa attinge il suo insegnamento sul problema della limitazione delle nascite alla Rivelazione, contenuta nella Scrittura e nella Tradizione, e alla morale naturale. Secondo questo insegnamento, la limitazione delle nascite con mezzi che impediscono positivamente la procreazione costituisce un grave peccato, perché va contro la finalità dell’atto coniugale, che è evidentemente la procreazione stessa, spezzando il legame naturale che esiste fra l’uno e l’altra. Una limitazione delle nascite, che non rompa tale legame naturale (astensione periodica con o senza metodo Ogino Knaus), praticata per giusti motivi, è invece lecita; talvolta doverosa.

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