Considerazioni del Vescovo Luciano Monari sull’esortazione “Amoris Laetitia” di papa Francesco

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La pubblicazione della esortazione postsinodale “Amoris Laetitia” costituisce un altro punto delicato del nostro impegno. Le reazioni alla lettera sono state diverse e contraddittorie; a volte hanno assunto toni estremi, con posizioni polarizzate e polemiche. Non possiamo certamente far finta di niente; come procedere dunque?

Il primo atteggiamento fondamentale è quello dell’accoglienza cordiale. La lettera è il risultato di due sinodi che papa Francesco ha raccolto e proposto; siamo quindi di fronte a un’espressione esplicita di magistero ecclesiale, non a una semplice esortazione personale. Il secondo atteggiamento è quello di una lettura attenta e integrale della lettera. Il frutto della lettura non potrà mancare perché Papa Francesco richiama le linee essenziali dell’amore umano e del matrimonio. Ora l’amore sta al centro dell’esperienza di fede e l’educazione all’amore è uno dei compiti fondamentali dei genitori e di tutta la comunità cristiana. Siamo perciò di fronte a un documento prezioso dal punto di vista pastorale. Non so se davvero abbiamo educato all’amore così come dovevamo; ma in ogni modo il risultato è stato scarso. La nostra società ha “liberato” il sesso, lo ha distaccato dall’amore, lo ha posto come un must per ogni persona umana, ma ha dimenticato di educare a quel cammino lungo e faticoso che è l’apprendistato dell’amore. Sembra che l’esperienza dell’amore debba essere soprattutto un’emozione gradevole dell’amore che deve inserirsi positivamente dentro a una relazione che unisce corpo e spirito, memoria e progetto, amicizia e servizio. C’è molto da fare nell’educazione all’amore e su questo deve appuntarsi l’attenzione prima di ogni lettore dell’ Amoris Laetitia.

Il secondo centro della lettera è naturalmente il matrimonio. Il numero troppo alto di separazioni e di divorzi, la disaffezione nei confronti del matrimonio stesso ci pongono inevitabilmente davanti a interrogativi inquietanti. Una prima spiegazione è abbastanza semplice. Il matrimonio è sempre stata un’ istituzione deputata a inserire nella società un’attività umana fondamentale come la procreazione; supponeva – il matrimonio – l’amore dell’uomo e della donna, ma non era totalmente dipendente da questo amore. Uomo e donna trovavano nel matrimonio la risposta a una serie di necessità economiche, sociali, relazionali che giustificavano lo stare insieme, anche quando questo stare insieme comportava sacrifici non piccoli. La modernità ha tolto poco alla volta le altre funzioni del matrimonio e lo ha legato unicamente alla gratificazione affettiva: ci si sposa per amore, si rimane insieme per amore; quando l’amore si raffredda non ci sono più motivi per stare insieme; quando si trova in un’altra relazione, una gratificazione affettiva migliore, non c’è motivo di perseverare nella vecchia relazione. Così funzionano le cose; poco alla volta questa mentalità si è affermata, ha costituito diverse possibilità nuove: la donna emancipata e sola di Cosmopolitan, l’uomo single libero da legami duraturi, la coppia “aperta” dove ciascuno mantiene lo spazio per avventure extra-coniugali… Queste nuove possibilità si sono saldate positivamente con una nuova struttura produttiva, più precaria di quella passata, più mutevole, modulare. Il risultato è la liquidità nella quale siamo immersi, dove di solido e permanente sembra rimanere poco.

La crisi del legame matrimoniale si inserisce nella crisi dei legami “forti”: il pensiero è diventato debole, il lavoro precario, i legami scioglibili, le decisioni revocabili, i sentimenti mutevoli e così via. In realtà, il quadro che ho dipinto è unilaterale. Non tutto avviene così: per fortuna ci sono ancora coppie capaci di fedeltà per cinquanta, sessant’anni; ci sono persone capaci di mantenere una promessa anche con costi elevati. Ma rimane vero che dobbiamo confrontarci con un contesto culturale nuovo e più difficile. Le indicazioni del Papa sono un aiuto prezioso per impostare un programma di educazione all’amore che diventa il presupposto necessario di un’educazione efficace al matrimonio. Ancora: frequentemente il matrimonio è deciso sulla sola base del sentire un amore reciproco. Evidentemente l’amore reciproco è indispensabile, ma non sufficiente. È sufficiente per stare gradevolmente insieme, ma non è sufficiente per stare insieme una vita intera. La vita umana porta in sé un aspetto progettuale; ciascuno si propone degli obiettivi, più o meno consapevoli, che diventano per lui importanti perché in essa egli gioca il senso della sua “realizzazione” umana. Ora nel matrimonio sono presenti due soggetti, l’ uomo e la donna, ciascuno con un suo progetto di vita – e un progetto, come dicevo, a cui non si sente di rinunciare –. Può darsi che il progetto dell’uomo e della donna si mostrino compatibili uno con l’altro, ma se questo avviene, avviene per caso. Più spesso la diversità dei progetti produce conflitti o, in ogni modo, allontanamenti. Ciascuno mantiene il suo circolo di amicizie e partecipa da solo (senza il partner) alla vita di questo gruppo; ciascuno fa le ferie da solo perché ha un interesse che l’ altro non condivide; si suddividono i lavori necessari alla famiglia secondo un contratto rigido. Insomma, si vive insieme, ma ciascuno cerca di difendere spazi personali il più ampi possibili. In questi casi ciò che manca è un progetto comune che non è quello del marito e nemmeno quello della moglie, ma un progetto di coppia che entrambi fanno proprio e nel quale entrambi diventano cooperatori.

Il matrimonio nasce dalla consapevolezza che ci sono alcuni traguardi nella vita che non si possono raggiungere da soli: fare un figlio è uno di questi traguardi. Se qualcuno nella vita vuole diventare padre o madre ha bisogno di un partner. E siccome l’educazione dei gli dura almeno per una ventina d’anni, bisogna mettere in conto una convivenza col partner di almeno una ventina d’anni. Ancora: si può vivere il sesso senza stabilità, ma in questo caso il sesso diventa una semplice attività di piacere come il mangiare o il bere. Ma si può pensare il sesso come incontro personale intimo e come espressione di un amore personale, rivolto cioè a quella persona concreta con nome e cognome. In questo caso il sesso chiede un progetto di vita in modo che l’amore venga costruito giorno per giorno attraverso una conoscenza reciproca più profonda, una convivenza duratura, la cooperazione in tutte le attività necessarie alla vita di famiglia (economia, divisione del tempo, relazioni, impegni…). In questo caso il matrimonio apre un’esperienza che trascenda il vissuto di un singolo. Un single non saprà mai cosa voglia davvero dire “vita di coppia” perché l’ esperienza di coppia si colloca ad un livello valoriale superiore rispetto alla vita di single. Proprio per questo sono convinto che, nonostante tutto, il matrimonio abbia un futuro e che abbia un futuro la famiglia. Dovremo per forza accorgerci che scegliendo la vita da single (o da single convivente) ci neghiamo la possibilità di crescita umana che è per ciascuno motivo di fatica ma anche di gioia, di rinuncia ma allo stesso tempo di arricchimento umano e spirituale.

A questo tende l’ Amoris Laetitia ed è questo che dobbiamo mettere in primo piano nell’ impegno pastorale.

Vescovo Luciano Monari

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