Comunità di discepoli missionari della “gioia”

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Il progetto pastorale delle nostre tre parrocchie

L’impegno pastorale che ci aspetta in questo anno prende le mosse dalla lettera pastorale del nostro Vescovo Luciano, che ci chiede di avere come orizzonte l’Evangelii Guadium di Papa Francesco. Il nostro desiderio, in risposta a queste sollecitazioni, è quello di diventare sempre più una comunità (un corpo unito dalla grazia dello Spirito) di discepoli (cristiani alla sequela del Maestro) missionari (mandati da Gesù) che, insieme, vivono e portano il Vangelo della gioia. “LA CHIESA ‘IN USCITA” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano”. (Papa Francesco, Evangelii Gaudium, n. 24). A Partire da questo enunciato di Papa Francesco, i tre Consigli pastorali di Leno, Milzanello e Porzano nell’ultimo incontro e nella giornata comunitaria di giugno hanno cercato di rilevare la situazione della tre comunità parrocchiali, proprio a partire da questi cinque verbi, per impostare un itinerario per il nuovo anno pastorale 2016-17, illuminati ora dalla lettera pastorale del nostro Vescovo Luciano “Il Regno di Dio è vicino”.

Situazione delle nostre tre Comunità Parrocchiali.

Nella verifica fatta, abbiamo riconosciuto che, pur se sono comunità intensamente impegnate nel cammino di fede, c’è ancora da lavorare sulla consapevolezza di essere Chiesa, comunità di persone che contano non tanto sulle proprie forze, quanto sull’azione dello Spirito Santo, artefice di comunione e che offre i suoi doni per l’opera affidata alla Chiesa da Gesù.
Anche se non manca la partecipazione di molti all’Eucaristia domenicale e l’annuncio-ascolto della Parola di Dio, resta, però, forte la necessità di rimarcare come vada messo al primo posto sia l’Eucaristia domenicale che la Parola, attraverso cui Dio si comunica all’uomo. Ci rimane, inoltre, molta strada da fare per diventare famigliari del Vangelo.

Nelle nostre comunità serpeggia la paura della “specificità” del cristianesimo, di mostrarsi per quel che siamo, discepoli di Gesù, per paura di essere troppo “diversi” e ciò rende più difficile “accogliere” le dif- ferenze culturali e religiose come ricchezza e stimolo ad approfondire, vivere e annunciare la nostra fede.
Nelle nostre comunità c’è ancora troppo individualismo, che impedisce l’ “uscita” verso gli altri e il coinvolgimento da parte loro e, perciò, rende difficile una vera e propria azione missionaria all’interno della comunità e verso l’esterno di essa. E’, quindi, necessario un cammino di superamento dell’individualismo della fede, riscoprendo il suo carattere comunitario in una Chiesa di popolo.

LE FORZE DISPONIBILI per sostenere un cammino di rinnovamento e di approfondimento della vita di fede dentro la comunità ed esprimerla nella modalità missionaria, propria della Chiesa, sono notevoli: i numerosi catechisti, i molti volontari nei diversi settori della pastorale, i membri dei diversi gruppi (caritas-nonsolonoi, AGE, commissione missionaria, commissione famiglia, cori, lettori e anima- tori liturgici, sportivi, culturali, musicali, i gruppi di manutenzione degli ambienti, il Centro Ricreativo Porzanese, il gruppo Nonsolomamme, l’ANSPI, ecc.), le nostre preziose suore, i sacerdoti, il Consiglio Pastorale e quello degli Affari Economici, il Consiglio dell’oratorio, i genitori dell’ICFR… Come si vede le forze non mancano! Tutto sta ad unirle e indirizzarle verso le mete comuni, scelte per il nostro cammino di “comunità di discepoli missionari della gioia”.

Le mete da raggiungere

  1. Prendere coscienza di essere Chiesa missionaria
  2. Prendere iniziative per esprimere la missionarietà della nostra comunità
  3. Lasciarsi coinvolgere e coinvolgere gli altri, perché la comunità cresca nella vivacità della vita di fede
  4. Lasciarsi accompagnare e accompagnare gli altri nel cammino di fede e nell’espressione della missionarietà
  5. Far festa insieme nel momento della “raccolta dei frutti” che Dio vorrà concederci: sacramenti, feste patronali, festa della riconciliazione, anniversari di matrimonio, di ordinazione, di consacrazione, mete raggiunte da qualche membro della comunità, ecc.

Itinerario per raggiungere queste mete

1. Per meglio prendere coscienza di essere Chiesa missionaria

  • L’assemblea parrocchiale d’inizio anno è uno dei mezzi: siamo convocati come comunità dei discepoli del Signore, ci riconosciamo fratelli, invochiamo lo Spirito Santo, che ci costituisce Chiesa di Cristo, ascoltiamo la Parola di Gesù ed accogliamo il suo mandato ad essere discepoli là dove e come il Signore ci vuole: battezzati, genitori, consacrati, ministri ordinati, studenti, professionisti, operai, imprenditori, sani, malati, pendolari, stanziali…
  • Inoltre la Messa domenicale e l’ascolto della Parola sono fondamento e alimento per poter esprimere la nostra missionarietà. Per questo avremo cura speciale nel preparare e partecipare in modo attivo alla liturgia, attraverso l’esercizio dei diversi ministeri: presidenza, canto, musica, proclamazione della Parola, raccolta per i bisogni della comunità, pulizia e decoro degli ambienti comunitari…
  • A questo si aggiungono i momenti formativi per le diverse categorie di persone: catechesi battesimale e accompagnamento dei genitori degli infanti, catechesi per i ragazzi e genitori dell’ICFR; lectio divina settimanale per preparare l’annuncio domenicale della Parola; corso di formazione per giovani e adulti sul tema della missionarietà; corso di formazione per i catechisti; centri di ascolto.

2. Le iniziative per esprimere la missionarietà della nostra comunità.

  • Approfondimento delle relazioni personali tra collaboratori-corresponsabili e volontari, coloro che svolgono un servizio o hanno un compito specifico nella parrocchia, anche attraverso alcuni incontri comunitari durante l’anno, per testimoniare la comunione all’interno della parrocchia.
  • Impegno a vivere la nostra missionarietà nei luoghi e nelle relazioni della nostra vita ordinaria. Ovunque siamo, qualsiasi stato di vita viviamo, qualsiasi professione abbiamo là il Signore ci manda a vivere la nostra testimonianza cristiana, là siamo missionari della gioia.
  • Esercitarci ad avere gli occhi e il cuore puro per non giudicare, non mormorare, non sentirci superiori agli altri, ma andare loro incontro e accoglierli per comunicare la gioia evangelica.
  • Continuare le attività caritative e missionarie già in atto: centro di ascolto (con le sue iniziative: briciole lucenti, micro-credito, prestito solidale, accompagnamento, alfabetizzazione, servizio sanitario, ecc.), distribuzione alimenti (nonsolonoi), menonera missionaria e il sostegno ai missionari “ad gentes”, il servizio ai malati e anziani da parte dei ministri della comunione eucaristica e di altri volontari, il Centro di aggregazione giovanile (CAG), i GREST e tutte le attività degli oratori.
  • Continuare le attività di pastorale famigliare: preparazione dei fidanzati al matrimonio, accompagnamento dei gruppi famiglia, approfondimento dei temi inerenti l’amore, la vita, la famiglia attraverso incontro o piccoli convegni.
  • Costituzione (già in atto) della Cappellania ospedaliera per un servizio più continuativo e efficace ai malati nell’ospedale e nel territorio.
  • Rendere sempre più disponibile e aggiornato il sito internet della nostra parrocchia anche per coloro che vengono da altre religioni, altre culture, altre nazioni. A tale proposito è già in atto la creazione di trasmissione in podcast (radio di informazione su internet, attraverso il sito dell’oratorio) da parte dei ragazzi dell’oratorio.
  • Potenziare l’uso della radio parrocchiale per giungere a coloro che non possono fisicamente partecipare alla vita liturgica e formativa della comunità. Per questo la lectio divina settimanale sarà radiotrasmessa.
  • Formeremo un’ equipe battesimale per sostenere il cammino di preparazione delle famiglie al Battesimo dei figli e per l’accompagnamento successivo.
  • Creeremo due “laboratori” diversificati per giovani universitari e per giovani lavoratori, che diventino una fucina di “idee buone” per offrire autentiche prospettive di un futuro costruito non più su illusioni e progetti pre-confezionati da chi vuole ricavare profitto, ma sull’amore che la Chiesa, “esperta in umanità”, offre all’umanità in modo gratuito e oblativo, perché tutto ha ricevuto dallo Spirito di Cristo e tutto è chiamata a donare con gratuità.
  • Continueremo la proposta della via Crucis vivente, e quella per le strade del paese; come pure le Messe e il rosario del mese di maggio per coinvolgere nell’annuncio del Vangelo le persone nelle loro case.

3. Per lasciarci coinvolgere e coinvolgere gli altri in questo cammino, siamo chiamati al discernimento spirituale personale per essere illuminare dallo Spirito Santo circa il compito che chiede a ciascuno: per questo è opportuno che ci lasciamo accompagnare da una guida spirituale. Ci impegniamo poi come comunità cristiana ad un discernimento comunitario, guidati dalle indicazioni del nostro Vescovo, per ideare progetti che tengano conto e coinvolgano le altre realtà locali (Amministrazione Comunale, associazioni locali, volontariato, religioni, identità culturali diverse dalla nostra, ecc.). Allo stesso tempo saremo disponibili, sia come singoli che come comunità, a collaborare con responsabilità a proposte che altre realtà ci offrano, purché siano per il bene dei singoli e della società e non contrastino con la proposta evangelica.

4. Per crescere nella vita di fede e compiere la missione di evangelizzazione e di testimonianza del Vangelo è necessario l’ accompagnamento. Un cristiano non può mai essere solo perché la natura del cristianesimo è comunitaria, Dio stesso è comunità di tre Persone e ha voluto salvare gli uomini non singolarmente, ma come popolo. Inoltre, per continuare la sua opera di salvezza per tutte le generazioni della storia, Gesù si è messo nelle mani della Chiesa e ha a dato a lei i sacramenti, la Parola e il comandamento dell’amore. Grazie a questi il cristiano può vivere la sua vita di fede e compiere la sua missione di testimonianza evangelica. Non può, dunque, vivere lontano dalla comunità cristiana dalla quale solo ha ricevuto e può ricevere gli alimenti spirituali per la sussistenza; non può rifiutare l’ac- compagnamento della comunità. E, del resto, la comunità non può non interessarsi e accompagnare i suoi membri, che, senza di lei, rischiano la morte spirituale. Da qui la necessità che non manchi la celebrazione dei sacramenti, l’annuncio della Parola e l’offerta dell’amore cristiano da parte della Parrocchia, ma anche l’urgenza che i cristiani si accostino a questi doni offerti. Sentirsi accompagnati così ci investe di un desiderio di diventare a nostra volta accompagnatori degli altri, sia come singoli che come comunità; sia nei momenti tristi come in quelli felici. A volte può essere un accompagnamento spirituale (preghiera, vicinanza o guida spirituale, perdono, riconciliazione …): a tal proposito sarebbe bello che tutte le persone che possono partecipino ai funerali, anche se chi viene funerato non è conosciuto personalmente. A volte è un sostegno fisico o materiale (un aiuto nella malattia, un aiuto economico … ).

5. Come comunità, anche per manifestare la gioia della nostra appartenenza a Cristo mediante la Chiesa, siamo chiamati a far festa, soprattutto nei momenti del “raccolto dei frutti della grazia”. Ecco allora che siamo invitati a partecipare e condividere i momenti di gioia: battesimo, cresima e prima comunione, matrimonio, anniversari di matrimonio, mete particolari (maturità, laurea, inizio di una nuova azienda, ecc.), guarigione da una malattia insidiosa, ecc. Tutti questi non sono eventi privati, ma fanno parte del cammino della comunità: perché allora non partecipare alla celebrazione comunitaria dei battesimi, della cresima, della prima comunione, anche se non abbiamo parenti o amici fra quelli che ricevono questi sacramenti? Perché, invece che stare solo a guardare la sposa che arriva sul sagrato, non entriamo in chiesa a condividere il momento della preghiera e testimoniare la nostra gioia per il sacramento che i due nubendi celebrano? Uno degli impegni che chiediamo al gruppo di pastorale famigliare è che sia disponibile ad aiutare i fidanzati a preparare la liturgia del matrimonio. Il desiderio è che essi non debbano andare a questuare qua e là l’organista, il cantore, i lettori, ecc. per preparare il loro giorno di festa, perché a tutto questo pensa la comunità, che è loro vicino nella preparazione e, poi, nell’accompagnamento.
Un momento importante di festa per la comunità è l’ occasione delle feste patronali, che riescono a coinvolgere, almeno in parte, anche la comunità civile. Anche le altre feste non liturgiche hanno la loro importanza nella vita della comunità: pensiamo alla festa dell’oratorio, della solidarietà della caritas-nonsolonoi, della famiglia, di “mezza estate”, del torneo di calcio, alle feste delle varie associazioni ospitate dall’oratorio, al torneo di briscola, ecc. Tutte diventano, non solo momento bello di aggregazione, ma occasione per curare e approfondire le relazioni e scambiarsi esperienze arricchenti.
I nostri oratori ospitano spesso anche le feste di compleanno: anche queste sono occasioni per dimostrare l’accoglienza della comunità e intessere relazioni nuove, che, forse non avrebbero altre occasioni.
Certo, noi non dobbiamo mai dimenticare che il fine di ogni nostra attività è l’incontro con Gesù Cristo; ma ad alcuni serve una gradualità che passa attraverso esperienze propedeutiche, che fanno fare l’esperienza della bontà e capacità di accoglienza della comunità ecclesiale; è l’esperienza dello star bene con i cristiani. Da qui può nascere un cammino che porta all’incontro personale con Gesù.

Conclusione

A tutti insieme e a ciascuno è richiesto un cammino impegnativo, perché non solo possiamo dirci cristiani, ma esserlo davvero; non solo diciamo di essere Chiesa, ma lo siamo davvero; non solo diciamo che tutti siamo fratelli, ma lo siamo davvero. E i fatti lo devono dimostrare! Non dobbiamo aspettare che gli altri vengano da noi, dobbiamo essere noi ad andare verso loro; non dobbiamo aspettare che gli altri ci chiedano perdono, dobbiamo offrirlo senza esserne richiesti; il primo passo dobbiamo essere noi a compierlo, perché noi siamo i discepoli di Gesù, missionari del suo Vangelo di gioia e, come Lui “ci ha amati per primo”, così noi, carichi del suo amore e della comunione che viviamo con Lui, grazie alla comunità cristiana, abbiamo la gioia di amare per primi i gli altri, siano essi amici o nemici, perché sono nostri fratelli. Questa è la missione che Gesù ci ha affidato e solo vivendo così, protesi gratuitamente verso gli altri, in un amore che si fa dono, possiamo gustare la gioia del Vangelo che annunciamo e, a nostra volta, sperimentiamo la dolcezza dell’amore di Dio.

La Croce di Gesù rimane sempre il segno più eloquente dello stile della vita cristiana; una croce però sempre rischiarata dalla luce della risurrezione.
La Vergine Maria, madre di Gesù e madre della Chiesa, ci prenda per mano e ci accompagni in questo cammino.

Monsignore

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