Come vivono il battesimo le nostre comunità cristiane?

Progetto pastorale per l’anno 2018-2019

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I tre consigli pastorali delle parrocchie di Leno, Milzanello e Porzano, in un lavoro di verifica si sono domandate l’importanza che ha per i singoli cristiani e per le nostre comunità il battesimo e come viene vissuto in rapporto alla vocazione alla santità a cui tutti i cristiani sono chiamati.

Dall’analisi sono emerse queste conclusioni.

La coscienza del dono e del valore del battesimo non è certo corrispondente al grandezza e all’efficacia che questo sacramento ha per la vita. Spesso si vive la fede cristiana per inerzia o per tradizione senza riferimento alla sua radice, alla sorgente che è, appunto, il battesimo. Forse per il fatto che si riceve da bambini e poi, seppur educati alla vita cristiana, non si fa più grande riferimento al battesimo, soprattutto in famiglia, ci si dimentica di quello che è la “porta della fede”. In alcune persone che, diventando adulte, fanno la scelta personale di continuare a vivere nella fede cristiana, avviene la riscoperta della fonte di questa fede: il Battesimo. E ne riscoprono la grandezza e gioiscono per la grazia ricevuta, offrendo agli altri una grande testimonianza di una fede che muove la vita.

La catechesi parrocchiale offre parecchi spunti per la ricoperta della fede battesimale, attraverso le varie tappe del cammino dell’iniziazione cristiana, che prevedono la rinnovazione della promesse battesimali; ma, purtroppo, non sempre le famiglie fanno risuonare nel loro ambiente l’eco di queste promesse. Si parla troppo poco di fedeltà alle promesse battesimali come via per una vita vissuta in pienezza, nella santità, appunto.

Che poi nel Battesimo sia contenuta la vocazione (chiamata) per tutti alla santità è coscienza di pochi. In generale si pensa che la santità sia per pochi privilegiati dalla grazia, non pensando che ognuno di noi nel battesimo riceve la “grazia santificante”, che è la gratuità dell’amore di Dio, che ci rende partecipi della vita di Lui che è il Santo e ci dona tutti i mezzi per rispondere a questa chiamata. Certo, ciò esige che si passi da una fede solo proclamata ad una fede vissuta, che ci rende uomini e donne in continuo ascolto della parola di Dio, in comunione con la Chiesa che ci offre gli strumenti per la santificazione (sacramenti e Parola) e ci accompagna nel cammino della vita e in ricerca della misericordia di Dio per fare esperienza del suo amore viscerale, che si manifesta soprattutto nel perdono e, a  nostra volta, offrirlo ai fratelli.

Purtroppo nel nostro vissuto cristiano c’è troppa incoerenza e superficialità. Del vangelo spesso prendiamo e accettiamo ciò che va bene a noi o la nostra interpretazione personale, senza un confronto serio con la comunità cristiana, che ha il mandato di annunciare nella piena verità il Vangelo.

Inoltre, a noi cristiani manca la certezza della verità del Vangelo di Gesù. A volte si sente dire proprio da noi cristiani che una religione vale l’altra, “l’importante è credere in qualcosa”. Ciò, spesso, per la paura di offendere chi non crede come noi. Ma se noi siamo dei veri cristiani, pur affermando che l’unico vero Dio è il Dio che si è rivelato in Gesù Cristo e solo in Lui c’è salvezza per tutti gli uomini, non solo non disprezziamo nessuna religione, ma in ognuna riconosciamo un serio cammino di ricerca di Dio e, quindi il desiderio della salvezza.

Infine, alcuni fratelli che abbandonano la pratica cristiana, si giustificano con la cattiva testimonianza che ricevono da alcuni che frequentano. Ma ci sono tanti che danno ottima testimonianza! Non sarà che questi, semplicemente, non hanno la volontà di prendere sul serio e con impegno la vita?

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