Come la Chiesa può aiutare le famiglie?

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Nell’ambito delle attività promosse anche in vista dell’Incontro Mondiale delle Famiglie si sono moltiplicate le ricerche, le inchieste e le pubblicazioni sulle tematiche familiari, in Italia e all’estero.

Presentiamo  un documento , presentato all’Assemblea plenaria della Conferenza episcopale dei vescovi di Francia nel novembre 2011. 

La famiglia oggi: il contesto

Le numerose indagini effettuate indicano chiaramente che la grande maggioranza dei nostri contemporanei aspira a una vita di famiglia felice, ma molti sono scettici sulla possibilità di realizzarla. C’è perciò bisogno di una presa di coscienza e un impegno forte per superare le difficoltà e nello stesso tempo si richiede che la società prenda misure appropriate di politica familiare.

Gli interventi pubblici della Chiesa in questo campo sono ampiamente screditati. Questo deriva in parte dalla radicalità della proposta evangelica, della quale non ci si può stupire che trovi, o addirittura susciti, l’ostilità del mondo.  Ma certo la Chiesa deve ripensare non l’enunciato del suo messaggio in quanto tale, ma le condizioni del suo annuncio e la sua pedagogia.

I sondaggi dicono che il 77 % dei francesi desidera costruire la propria vita di famiglia rimanendo con la stessa persona per tutta la vita. La stabilità coniugale è perciò un valore importante per i giovani, e si tratta di un’aspirazione profonda, di ordine antropologico, non legata a convinzioni religiose. Ma soltanto il 6 % dei francesi pensa che la Chiesa cattolica possa dare un sostegno alle relazioni di coppia.

Eppure la Chiesa ha molto da offrire e vale la pena di vedere come essa possa raggiungere i bisogni delle famiglie di oggi.

In poco tempo si è verificata una vera rivoluzione antropologica. Prima si è vista la famiglia nucleare (un padre, una madre e i figli) sostituirsi alla famiglia allargata e diventare la norma, mentre il legame affettivo ne diventava il cemento principale.

Ma il moltiplicarsi di separazioni e divorzi ha fatto apparire le “famiglie ricomposte”, che riuniscono fratrie  complesse composte da figli nati da unioni diverse e che vivono le loro relazioni filiali con genitori dispersi in coppie differenti. Oggi non è più la coppia, ma il figlio che fa la famiglia.

 A questo si è aggiunta la rivendicazione di un riconoscimento delle coppie dello stesso sesso e della legittimazione delle nuove forme di “genitorialità” rese possibili dallo sviluppo delle tecniche di procreazione assistita. Questa evoluzione ha rovesciato tutti i punti di riferimento tradizionali nell’organizzazione delle famiglie, ma con due eccezioni: il divieto dell’incesto e la proibizione della poligamia. Sono due dei rari divieti per cui esiste ancora un consenso e che quindi sono considerati tali dalla legge.

Per tutto il resto la libertà individuale è diventata la regola, e come conseguenza il diritto di famiglia tende a non riferirsi più al concetto di legge generale, che si impone a tutti e tende a proteggere il debole contro il più forte, assicurando il bene comune. Prevale invece il diritto proprio dei contratti, nei quali si parte dal principio dell’uguaglianza delle parti e la volontà delle parti sufficiente per fare o disfare gli impegni.

Queste trasformazioni del diritto hanno conseguenze antropologiche che non vanno sottovalutate.

È in questo contesto che si colloca la parola della Chiesa. La sua proposta di una vita di famiglia secondo il Vangelo non riscuote più il consenso e non fa più parte di un insieme di princìpi largamente conosciuti e ammessi. Essa appare sempre più come una opzione “controculturale”, la cui credibilità non è scontata.

Il messaggio evangelico

Il messaggio evangelico sulla vita familiare è quello di un amore che rispecchia quello della Trinità, in una dinamica incessante del dono di sé e dell’accoglienza dell’ altro. Questo si traduce anzitutto in un impegno radicale dell’uomo e della donna in un matrimonio indissolubile. La fedeltà reciproca a cui sono invitati gli sposi è chiamata a riflettere la fedeltà di Dio stesso verso l’umanità. Questa stessa dinamica del dono si riproduce anche nelle relazioni con i figli. La nascita di un figlio provoca spesso un uscire da se stesso ancora più radicale di quanto faccia il sentimento amoroso. “La famiglia è quindi il luogo dove si impara l’amore, o dove il Cristo ci insegna che amare è fare posto all’altro”.

Anche in un clima così disincantato e scettico verso gli ideali come l’attuale, nessuno contesta che la Chiesa possa difendere tale ideale. La Chiesa cattolica è oggi una delle rare istituzioni che promuovono l’idea di un amore capace di sfidare il tempo e che offre una risposta alla sete di assoluto che da sempre ispira gli innamorati. È il suo messaggio.

Ma occorre rendere ragione di queste certezze, anche perché la Chiesa ritiene che le sue posizioni in materia etica e i valori che essa afferma tocchino valori umani fondamentali che valgono per ogni persona, anche non credente. Inoltre oggi è molto importante non soltanto il contenuto del messaggio, ma anche il modo di esprimerlo.

In un mondo pluralista come il nostro, il richiamo dottrinale dei princìpi fondamentali incontra molte difficoltà. Suscita il sospetto che la Chiesa voglia recuperare il controllo perduto sul corpo sociale; inoltre è poco accessibile a persone che non hanno più una cultura cristiana sufficiente per coglierne le sfumature. D’altronde i media trasmettono proprio questo discorso dottrinale spesso in formule drastiche o di slogan.Ovviamente ciò significa che la credibilità dell’istituzione dipende da quella dei testimoni, dell’esistenza cioè di famiglie e di comunità che rendano visibile il fatto che è bene ed è possibile vivere il messaggio cristiano, senza dissimulare il prezzo che occorre pagare.

Nuovi modi di vivere il matrimonio

La Chiesa ha sempre fondato la sua pastorale delle famiglie dedicandosi, e limitandosi, alla preparazione del matrimonio. Ma questo non corrisponde più a una società in cui il matrimonio non è più il passaggio obbligato per fondare una famiglia nella quale inoltre i ruoli degli sposi non sono più predefiniti.

Oggi il matrimonio è un’opzione tra le altre (convivenza, relazioni assidue anche sessuali, pur vivendo separati: Pacs in Francia) per dare forma a una vita di famiglia. Quando viene celebrato, esso ratifica una situazione già esistente. In Francia il 98 % degli sposi che si preparano al matrimonio in chiesa convivono già, e più della metà hanno già dei figli.

Pastoralmente è possibile valorizzare la libertà di “scegliere” (una delle parole magiche del nostro tempo) per ciò che essa permette di costruire in termini di relazioni umane e di ciò che conferisce come responsabilità. “Fondare una coppia, lo si voglia  meno, che lo si assuma pienamente o meno, è aprire una pagina di storia in cui ciascuno si affida all’altro e viceversa, in un’appartenenza mutua in virtù della quale ciò che ciascuno diventa, lo diventa attraverso l’altro”. La nascita di un figlio ne è un primo e chiaro sostegno. Comincia una nuova storia, piena di responsabilità.

Un elemento importante per favorire la stabilità di un’unione coniugale è la messa in opera, da parte della Chiesa, di una spiritualità del quotidiano. Le famiglie sono infatti logorate dalla routine quotidiana e dal carattere ripetitivo dei gesti. Non basta esaltare l’alto valore dell’unione coniugale e la fedeltà che essa esige: occorre rendere possibile questa fedeltà, in modo che possa essere sperimentata ogni giorno come un cammino che mantiene e sue promesse.

Il nostro è un tempo di cambiamenti sempre più accelerati. E il nostro mondo valorizza il cambiamento permanente, anche nella vita familiare e coniugale, per cui contano soltanto i momenti eccezionali, le sensazioni forti. L’amore è allora percepito come una realtà che si può vivere soltanto attraverso momenti intensi e fuori dall’ordinario, che ovviamente non sono fatti per durare sempre. Ora, anche se questi momenti esistono, l’amore si costruisce lentamente, pazientemente, nei mille umili gesti quotidiani.

La prima tappa è certamente quella di riscoprire la vita di famiglia come un luogo in cui si impara che cosa vuole dire amare. Essa cioè non è solo il luogo in cui la nostra capacità di amare trova dove esprimersi, ma anche il luogo in cui essa si mette alla prova di fronte alla continua richiesta di amore espressa dall’altro coniuge e dai figli. La vita di famiglia va riletta alla luce delle Scritture come rivelazione della potenza dell’amore che supera le nostre debolezze.

“Il matrimonio obbliga a diventare migliori. Ma nello stesso tempo rivela le resistenze di ciascuno ad abbandonarsi a tale invito”.  Ma questo vuol dire che la vita di famiglia è anche il luogo in cui si sperimenta la tentazione, l’esperienza della propria capacità di amare male, in modo troppo possessivo, che annienta coloro che ne sono oggetto, o, viceversa, si vive un amore troppo asservito alle persone amate che non fa più vivere chi ama.

La Chiesa presenta alle volte una visione troppo ideale della vita di famiglia, dimenticando questi aspetti inevitabili. L’esempio biblico dell’alleanza tra Dio e il suo popolo, portata spesso come icona, è la storia di un amore appassionato e pieno di conflitti, come avviene in ogni storia di amore: conflitti che non vanno ignorati.

Se la famiglia sognata oggi è vista soprattutto come luogo della realizzazione personale, l’iper individualismo della nostra epoca fa riscoprire agli sposi che gli esseri umani sono sempre essere relazionali, cioè che la realizzazione di ciascuno passa attraverso gli altri, e in primo luogo attraverso la famiglia.

Qualche indicazione finale

Il documento si conclude con una serie di proposte e di prospettive. Ne indichiamo le principali.

La famiglia è un bene dell’umanità. Poiché anche i cristiani appartengono ad essa, anch’essi devono contribuire al servizio della famiglia, e non ci si può limitare al servizio sociale. Essendo un terzo testimone della costituzione delle famiglie nel matrimonio, la società ne riconosce l’importanza e contrae obblighi verso di esse.

Il matrimonio deve essere compreso come l’unione stabile di un uomo e di una donna, aperta alla vita. Il rispetto per altre forme di unione non è incompatibile con il riconoscimento del posto e della funzione specifica del matrimonio, in quanto la famiglia rimane la “cellula di base” della società.

L’educazione affettiva e sessuale deve cominciare molto presto adattata alle varie età “con un’attenzione particolare per il tempo del liceo, che è quello di tutti i pericoli”.

 “È necessario approfondire la realtà teologica e spirituale della famiglia per non lasciarsi rinchiudere in una concezione esclusivamente morale della famiglia. Anche una relazione imperfetta è luogo dell’incontro con Dio”.

Prima di essere descritta, la famiglia va vissuta. I gesti e le azioni di ogni giorno le danno senso, esprimono e costruiscono l’amore che fa di ogni persona un’immagine fedele di Dio e delle famiglie il sacramento della comunione trinitaria in una umanità storica.

Le coppie vanno sostenute e accompagnate anche nel tempo: la nascita del primo figlio fa entrare una coppia nella prospettiva del “per sempre”. Occorre continuare con un ascolto continuo e aiutare le persone separate, divorziate e risposate, a conservare il loro posto di battezzati, e aiutare le comunità cristiane a consentirlo.

 (sintesi  a cura di don Domenico)

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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