Come educare al rispetto della grandezza e del nome di Dio

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Il bambino, nel suo sviluppo, procede alla conquista del mondo esteriore per conoscere. Ma il suo modo di conquista non è come quello dell’adulto. Difatti egli usa questi atteggiamenti interiori: la facile commozione, l’ammirazione, l’ingenuità, il senso della meraviglia, il sentimento della propria inferiorità di fronte alla grandiosità della natura e delle opere umane. Perciò è facile andargli incontro, rendendogli accessibile un’idea di Dio, sia pur limitata, ma sufficiente per l’età. Presentargli un Dio che dia gioia, che accontenti la grande esigenza di affetto del cuore del piccolo… I suggerimenti pratici sono: la natura è una rivelazione sensibile di Dio e svelarla al fanciullo nella sua bellezza e grandiosità è occasione opportuna per dedurre in modo intuitivo la grandezza, la perfezione e la Provvidenza di Dio. E farlo non con accenti generici che generano della noia, ma concretamente, portando l’attenzione del bimbo su particolari reali ed evidenti, da cui risulta con immediatezza la grandezza meravigliosa di Dio.

Dice uno scrittore: «il bimbo pieno di meraviglia assorbe con gli occhi l’incanto delle cose…». Inoltre quando si parla di Dio, conviene farlo in una atmosfera satura di sacro; la voce, ad esempio sia sommessa, raccolta; si evitino paragoni ridicoli o men che rispettosi, che se talvolta risvegliano l’attenzione, non aumentano la venerazione; sfatare subito l’idea di quel vecchio con la barba bianca che siede sulle nuvole, che dovrebbe essere il Padre eterno; non abusare di diminutivi e vezzeggiativi parlando di cose sacre: piccolo bambin Gesù, preghierina, Madonnina, angioletti… e nominare invece con rispetto: la S. Messa, la S. Comunione, il Sacro Cuore …; esigere che facciano sempre bene il segno della Croce ed in modo serio, la genuflessione, l’atto di adorazione in Chiesa; insistere sull’uso esclusivamente sacro dell’acqua santa, delle immagini sacre, del Crocefisso, del Vangelo, del Catechismo… infine ha grande valore educativo il «silenzio» di fronte a Dio. Dice lo stesso scrittore già citato: «Pregando, dando l’esempio, immergendosi nel sacro silenzio davanti alla maestà di Dio, il papà o la mamma, fa fare all’anima del bambino i primi passi su quel sentiero che porta in alto, incontro a Dio… L’anima infantile sente dovunque il battito d’ali dell’infinito e nel mondo con le sue meraviglie vede il tempio di Dio».

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