Cinesi ambulanti negli anni 40

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Uno di loro esponeva merci dozzinali in una cassetta a tracolla (gli ambulanti del nord africa non avevano ancora progettato tale attività), oppure legata con gli elastici di cameradaria sul portapacchi della robusta bicicletta.

Ricordo chiaramente quando esibiva cravatte, siringhe, borse d’acqua calda ecc. per la strada e nei cortili del paese qui a Porzano, ma per la sua difficoltà a pronunciare la erre: «clavarie pel sole due lile, tle lile…» lo si imitava prendendolo in giro con aria divertita.

Si racconta che alcuni ragazzi di città, a quel tempi, mostravano, giocando, il lembo piegato della giacchetta, simbolo dell’orecchia del maiale. Il maiale é uno del dodici animali accorsi a salutare il Budda morente e significa per i cinesi, con questo gesto, un’offesa pesantissima, dolorosa che i ragazzi producevano nell’insultare il cinesino ignorando l’oltraggio a Budda.

Povero cinesino! Già di per sé trovava difficoltà a proporre le merci in un paese straniero e per di più insultato oltraggiando Budda, il suo Dio, mi viene da pensare con quale cattiveria ci si rivolgeva a persone sconosciute seppur scherzando. Ma, oggigiomo, guardandoci negli occhi, che comportamento usiamo nel confronti del prossimo?

Estrapolato dalla procedura di Salvatore Mannuzzu del quotidiano Avvenire.

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