Chiesa di San Michele: cronistoria di un complesso restauro.

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Nel gennaio 2015, dopo l’installazione di un paio di dispositivi necessari per controllare e limitare l’umidità di risalita nei muri della chiesa, l’abate mons. Giovanni Palamini decise di avviare un progetto di restauro e di recupero dell’immobile, lasciato a se stesso da oltre mezzo secolo, per restituirlo alla sua originaria funzione di edificio liturgico.

Il progetto, affidato all’arch. Giovanni Mambreani e a chi scrive, consegnato in Soprintendenza negli ultimi mesi del 2015, prevedeva l’installazione di un sistema di riscaldamento elettrico a pavimento, molto più efficace di quello ad aria esistente. Il nuovo sistema avrebbe eliminato i problemi generati dall’umidità di risalita delle murature e, oltre a consistenti risparmi, garantito una temperatura adeguata per consentire l’uso della chiesa anche nel periodo invernale.

L’installazione del nuovo impianto di riscaldamento richiedeva, quindi, la demolizione del vecchio pavimento e la sua sostituzione con uno più consono all’importanza del monumento.

Il progetto prevedeva, inoltre, il rifacimento di parte degli intonaci ammalorati dall’umidità di risalita e la sistemazione del tetto dell’abside, da cui penetrava acqua ogni volta che pioveva. La circostanza imponeva, altresì, la necessità di effettuare alcuni scavi archeologici all’interno dell’edificio e lungo la base esterna della parete nord per poter ricavare le informazioni necessarie a ricostruire le origini e la storia della chiesa. Infine, si prevedeva la ritinteggiatura sia degli ambienti interni, sia delle facciate esterne con tonalità di colore da concordare con la Soprintendenza.

L’iter per ottenere l’autorizzazione ad eseguire i lavori si rivelava tuttavia subito complicato dai successivi rinvii sia per il cambio del vertice della Soprintendenza, sia per il variare dei funzionari incaricati di seguire la pratica, ognuno interessato a proporre soluzioni diverse ai problemi che il complesso restauro presentava.
Dopo tre anni di attesa la soluzione trovata e concordata con la dott. ssa Mara Micaela Colletta, funzionario della Soprintendenza, previde di procedere alla realizzazione del progetto iniziale, con la prescrizione della posa di un pavimento in cotto antico di recupero.

Ottenuta il 22 maggio 2018 l’autorizzazione a procedere, l’adempimento di tutte le ulteriori pratiche burocratiche ha permesso di avviare i lavori soltanto un anno dopo, esattamente il 24 maggio 2019. L’impresa Edilrama, incaricata dei lavori, ha eseguito tutte le opere edili, iniziando dalla rimozione del pavimento, la realizzazione poi di una nuova caldana in calce per la posa del nuovo riscaldamento a pavimento, la demolizione quindi degli intonaci ammalorati per poterli sostituire con idoneo intonaco traspirante a base di calce. L’archeologa dott.ssa Ivana Venturini, inviata dalla Soprintendenza, si è occupata a sua volta di condurre le indagini archeologiche. Finanziato dalla Fondazione Dominato Leonense, il rapido sondaggio ha potuto stabilire che la costruzione della chiesa dovette avvenire tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento, obbedendo ad esigenze della comunità di Leno, che gli storici e gli specialisti stanno ancora indagando. La ditta Mainetti a sua volta, superando non pochi problemi con i tecnici della ditta produttrice, si è occupata dell’installazione dell’impianto di riscaldamento elettrico, costituito da una serie di tappetini dotati di serpentine in fibra di carbonio, stesi sotto il pavimento. Si tratta di un sistema che permette di riscaldare in tempi rapidi l’ambiente, evitando di dover avviare per tempo l’impianto e consentendo un notevole risparmio di energia.

Terminata l’installazione del sistema di riscaldamento a pavimento, si è proceduto alla posa delle mattonelle antiche in cotto, fornite dalla ditta Baratti Antichità. Trascorsi i tre mesi necessari per la completa asciugatura, si è proceduto alla pulitura e al trattamento finale del nuovo pavimento, eseguiti dalla ditta Poletto.
Per la ritinteggiatura dell’intera costruzione Claudio Loda ha offerto il lavoro di affrescatura delle pareti interne, mettendo a disposizione l’esperienza di una vita, aiutato dall’instancabile Sergio Ferrante; all’esterno invece Stefano Bianchetti ha messo a disposizione i mezzi e tutti i suoi uomini per tinteggiare le facciate nel giro di soli due giorni.

Infine, sono state restaurate le porte e il portone principale, si è proceduto ad un’attenta ripulitura della pala dell’altare dedicata a San Michele e, rimessi a nuovo, sono stati riposizionati gli altri arredi della chiesa. Da ultimo, utilizzando eleganti marmi di recupero, è stato realizzato un nuovo altare per le celebrazioni eucaristiche.

Finalmente San Michele, per la determinazione dell’abate mons. Renato Tononi, il sostegno di tutti i sacerdoti, del Consiglio Pastorale e del Consiglio degli Affari Economici della Parrocchia, la premura di don Davide e di don Ciro, torna ed essere una chiesa riconsegnata alla comunità, rimessa a nuovo e restituita al suo sobrio splendore.

ing. Giulia Baronio

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ORANews

Oratorio San Luigi di Leno


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