Perché dilaniarsi nel pianto?

Perché dilaniarsi nel pianto se la vita Le è stata generosa quanto a ricchezza d’anni e d’affetti, beni per nulla scontati, e se ora è nell’immortalità di Dio e le sue spoglie nell’immortalità della natura, che le adopera per rigenerare la vita stessa in nuovi fiori e nuove forme?

Non è dunque scomparsa, ma ci accompagna in un amore più grande, immenso quanto è quello della Carità Divina, profondo più della profonda umana disperazione: e ti è accanto il conforto di quei cuori illuminati che furono benedetti dalla presenza, fugace ed ormai estinte, ma non dimenticata, dell’anima che piangi come perduta.

Ma perché dirla perduta, se è il Buon Pastore che è giunto a ricercarla in questa vita per condurla all’ovile della beatitudine celeste?

Ella non era smarrita, ma troppo stanca per camminare ancora; e misericordioso il Signore l’ha presa in braccio, come altre volte aveva fatto nelle prove che il suo amore ci sottopone, e portata alla sua casa.

La morte non ci è nemica, ma ci è legge inesorabile, eppure essa non è sovrana dei nostri cuori, perché su di lei trionfa, sommo giudice, il Signore, e la pietà dello sguardo che volge alle miserie di noi uomini.

Ciò che in questa vita è addio, per noi non è che un arrivederci nella Gloria di Dio.

Enrico

Vento dell’Anima

Leno (Brescia) – Una scuola, un concorso nazionale e la voglia di mettersi in gioco e scavare in se stessi. E’ così che è nato “Vento dell’anima“, cortometraggio realizzato dai ragazzi della 2^C dell’Istituto comprensivo di Leno per la partecipazione al concorso nazionale “Bibbia-Musica-Bibbia: dalla cetra al rap“.

La musica infatti occupa un ruolo molto significativo nella vita degli adolescenti. Attraverso essa esprimono sentimenti ed emozioni e spesso trovano risposte alle tante domande che caratterizzano la loro vita in testi che hanno riferimenti biblici.

Il percorso, che ha coinvolto insegnanti e studenti, ha avuto inizio dall’osservazione di quanto succede ogni giorno nel mondo. I quotidiani riportano spesso fatti di cronaca che ci interrogano sul senso dell’esistere e quante domande invadono la nostra mente!

La sofferenza, le ingiustizie, il miracolo della vita, la paura dell’ignoto, la fuga dalla guerra sono immagini ormai quotidiane che non possono lasciare indifferenti. Così i ragazzi, guidati dai docenti Caterina Cadei / Religione, Vita Giannotti / Musica / sostegno, Elena Tognoli / Arte, Rosa Bonsignori / Inglese ed Angelo D’Errico / Lettere / Videomaker, sono stati invitati a portare in classe dei quotidiani ed a ricercare e selezionare degli articoli di cronaca che suscitassero in loro delle domande.

Si sono poi confrontati sulle loro scelte musicali e hanno osservato quanto le giornate di ciascuno siano permeate di musica e di canti in sintonia con i loro sentimenti ed emozioni. Hanno scoperto che la musica aiuta a trovare le risposte che stanno cercando, ma solo quando presenta riferimenti  alla Bibbia. Dall’analisi di alcuni testi delle canzoni di autori contemporanei, quali Simon and Garfunkel, Bob Dylan e Franco Battiato, hanno avuto conferma che attraverso la musica, il suono, e la danza l’uomo è riuscito da sempre ad esprimere questo bisogno di senso e in alcuni casi ad indicarci la via da percorrere per avere risposte.

I ragazzi hanno quindi analizzato il testo di alcune canzoni e ne hanno colto sia il riferimento biblico che il collegamento con la propria vita ed hanno potuto così trovare un aiuto alla loro ricerca di senso.

La Bibbia, codice culturale e storico, non solo religioso, ha spesso ispirato artisti in cerca di risposte per comprendere il senso della vita. Essa ci offre un’opportunità per guardare i fatti da un’altra prospettiva, quella che mette al centro l’altro, la solidarietà, la fratellanza, l’accoglienza…

Solo facendosi illuminare da questi valori e seguendo la direzione del vento l’uomo in ricerca riesce ad orientare correttamente il proprio cammino;  mettendoli al timone della nostra vita tutto acquista significato e le risposte risultano più facili.

Nel Salmo 120 risuona per sei volte il verbo ebraico shamar, «custodire, proteggere» trasformandolo in un brano rap i ragazzi invocano la protezione sulla loro vita e sul mondo intero.

Storia dell’uomo, storia del cibo

Il testo ha partecipato al Concorso Giuseppe Linetti nella sezione prosa.

Storia dell’uomo storia del cibo. E’ possibile assicurare a tutta l’umanità un’alimentazione buona, sana, sufficiente e sostenibile?
È possibile assicurare a tutta l’umanità un’alimentazione buona, sana, sufficiente e sostenibile?
Si cercherà di rispondere a questa domanda durante Expo 2015 che  avrà luogo a Milano tra il 1° maggio e il 31 ottobre 2015. Il tema proposto, “Nutrire il pianeta, energia per la vita” racchiude tutto ciò che riguarda l’alimentazione: dalla mancanza di cibo per alcune zone del mondo all’educazione alimentare,  alle tematiche degli O.G.M.
Per ricollegarci al tema di Expo 2015 dobbiamo ricostruire la storia dell’uomo e i cambiamenti legati all’alimentazione.

Nell’antichità gli uomini erano nomadi e sfruttavano le risorse del territorio; quando poi impararono le tecniche di allevamento e di agricoltura iniziarono a stabilirsi in città e villaggi e a scoprire cibi nuovi. L’uomo si evolve fino ad arrivare alla rivoluzione industriale i cui simboli erano le macchine, le ciminiere e il ferro; contemporaneamente nasce l’arte dolciaria.
Nel 1800 inizia la seconda rivoluzione industriale. In campo agricolo ed industriale si inizia a lavorare con attrezzature più moderne che rendono il lavoro più veloce. L’alimentazione cambia  e il cibo è di migliore qualità. Le donne facevano la spesa ogni giorno, non c’erano metodi di lunga conservazione  e gli alimenti erano sfusi. Si scoprì il motore a scoppio, l’elettricità e si iniziò a lavorare l’acciaio.
Ormai nel pieno dell’età contemporanea, nel 1900, inizia la terza rivoluzione industriale; si sviluppa l’ informatica e nascono nuovi macchinari che velocizzarono i processi agricoli. Al supermercato si va ogni settimana. I gusti del cibo sono più uniformi e la qualità assume più importanza.
Ma tra qualche decennio il nostro pianeta potrà produrre cibo a sufficienza?

Attualmente produce abbastanza cibo per una popolazione in continua crescita, ma i problemi sono la distribuzione di esso e la povertà. In alcune nazioni si combatte l’obesità, in altre il sottopeso. Ognuno di noi deve comperare solo quello che usa in modo che il cibo non diventi un rifiuto nei paesi industrializzati e un bisogno per quelli in via di sviluppo nei quali bisognerebbe puntare sulla crescita insegnando ai piccoli contadini a sfruttare al massimo i loro terreni.

Il cibo deve anche essere: sostenibile che vuol dire avere responsabilità nei confronti delle scelte e limitare l’impatto ambientale, sano cioè senza aggiunta di additivi che possono alterare i principi nutritivi a scapito della salute, buono e quindi piacere. Un’alimentazione sana, buona, sufficiente e sostenibile dipende quindi dall’ambiente, dalle persone e dal modo in cui gli alimenti vengono prodotti, trasformati e portati ai consumatori.
Della mal distribuzione del cibo nel mondo si preoccupa anche Vandana Shiva un’attivista e ambientalista indiana. Tra le sue battaglie che l’hanno famosa anche in Europa vi è quella contro gli O.G.M. che lei sostiene hanno causato una forte perdita di fertilità del suolo indiano. Inoltre Vandana Shiva afferma che la povertà dei paesi in via di sviluppo è causata dalla globalizzazione.
La globalizzazione è un insieme di forze economiche sociali, culturali, politiche e tecnologiche che possono avere effetti sul commercio, sulle culture  e sui costumi mondiali. Tra gli aspetti positivi vanno considerati la velocità delle comunicazioni e delle informazioni e la crescita economica. Gli aspetti negativi sono l’inquinamento ambientale e il rischio dell’aumento delle differenze sociali.

Dalla globalizzazione dipende la sostenibilità. Il termine ha origine dell’ecologia e indica la capacità dell’uomo di utilizzare le risorse naturali in modo che esse possano rigenerarsi naturalmente ed essere disponibili per il futuro.
Sarà quindi possibile assicurare a tutta l’umanità un’alimentazione buona, sufficiente e sostenibile? Io penso di sì, ma saranno i partecipanti ad Expo 2015 a confrontarsi su questo problema e a darci una risposta.

Francesco Berardi

 storia dell'uomo storia del cibo

Due piccole riflessioni…

Vi proponiamo di seguito due opere di Enrico Frosio, una partecipante ed una premiata al Concorso Giuseppe Linetti promosso, tra le altre associazioni, dall’Istituto Capirola e dal Rotary Club Brescia. Per la composizione vincitrice è esposta anche la motivazione.

Sono foglie autunnali questi miei pensieri
che cupi e morenti si protendon dall’albero della vita.
Sono ciò che resta di grandi sogni, rovine di mondi ideali
frammenti di speranze consumate come candele dallo scorrere del tempo.
Sono idee svuotate di ogni forza, ma non del loro valore
come vecchi uomini privati della loro salute ma non del loro onore
e del loro orgoglio.
Sono deliri frutto della follia in cui versa la mia coscienza
messaggi in bottiglia affidati alle tempeste dell’animo umano
che attendono solo d’esser letti.

partecipante

Come potrei arrabbiarmi con l’azzurro di questo cielo
o con la freschezza del prato su cui sono sdraiato?
Come potrei lamentarmi sapendo tutto ciò che la vita mi ha concesso?
Con quale coraggio bestemmierei la bellezza e la pace che sono intorno a me?

La realtà non è tomba ma fabbrica dei sogni
in lei ogni giorno nascon e vivon le aspettative e le speranze di ogni persona
E quando son deboli qualche volta tramontano
ma è nell’ordine delle cose che ciò che non è abbastanza forte per vivere muoia

Come le occasioni, così la felicità s’annida in ogni angolo di questo mondo
sotto le tende, sotto i mobili, sotto i volti apatici delle persone
Certe volte è impossibile arrabbiarsi col mondo
perchè riflettendoci c’è sempre un motivo per ridere ed essere felici
E per quanto piccolo sembri, non è mai stupido o banale

Sono un uomo fortunato, e sono felice di questa mia fortuna
Sono felice di essere vivo, sono felice di esistere, di sentire
Toglietemi ogni cosa, ma non questa vita;
la amo troppo per poter vivere senza

vincitrice

MOTIVAZIONE

La poesia può nascere in un attimo o da un’idea, trova riscontro nel pensiero che si alimenta e si concretizza nella scelta di uno stato dell’essere. E’ uno sfogo dell’anima che si guarda e traduce in parole le onde dei sentimenti che tingono di chiaro scuro la vita dell’uomo. Si veste di colori solari, quando è canto d’amore e di gioia che risveglia il miracolo della vita o diventa lamento nelle note cupe del dolore.

L’autore di questo componimento poetico senza titolo, quasi fosse superfluo scegliere una parola che avesse una connotazione superiore al significato dell’opera, si pone delle domande sul valore dell’esistenza e giunge a un’incoraggiante e consolatoria risposta. “La realtà non è tomba ma fabbrica di sogni” “La felicità s’annida in ogni angolo di questo mondo, sotto le tende, sotto i mobili, sotto i volti apatici delle persone” “Sono felice di essere vivo, sono felice di esistere”.

Sì, la felicità di essere vivi ci deve appartenere perché nonostante tutto la vita è un’esperienza unica che vale la pena di cogliere in tutte le sue sfumature.
L’opera poetica si compone di quattro strofe di varia lunghezza, segue i canoni della poesia moderna libera dai legami della metrica.
Essenzialmente concentrata a esternare i sentimenti così come fluiscono spontaneamente dal cuore, si distingue per la ricchezza del contenuto e per l’importanza del messaggio che non va disatteso.
Complimenti all’autore.