biancaCENA

Biancacena è un contest creato per colorare l’oratorio in una sera della festa! Un momento di convivialità e socializzazione che va oltre i soliti standard! L’appuntamento è per venerdì 14 giugno.

Un solo codice colore per l’abbigliamento, la tavola e il suo allestimento: il bianco.

Regolamento

  • Rispettare il dress code: vestirsi rigorosamente di bianco!
  • Ogni partecipante prepara l’allestimento del proprio tavolo prenotato, e porta con sé gli oggetti essenziali.
  • Non è ammesso l’utilizzo di oggetti usa e getta. (Lo stand gastronomico assieme al cibo fornisce anche piatti posate e bicchieri biodegradabili).
  • Ogni partecipante porta tutte le decorazioni utili (candele, fiori, addobbi etc etc).
  • La consumazione è obbligatoria presso lo stand gastronomico della festa.

Programma

  • dalle ore 18,30 allestimento tavolo
  • dalle ore 19,30 inizio cena

Il miglior tavolo verrà premiato con un brindisi speciale!

Come partecipare

La prenotazione del tavolo deve avvenire entro e non oltre giovedì 13 giugno o presso le casse delle festa o scrivendo a info@oratorioleno.it, comunicando nome e cognome e numero telefonico referente, nome (originale) da dare al tavolo e numero partecipanti.

La partecipazione al contest autorizza la direzione della festa alla pubblicazione delle foto e delle immagini.

Durante la serata si esibiranno i “Big ol’Delay“.

Liberi tutti con Mosè!

Giovedì 13 giugno il grest “Liberi tutti con Mosè” arriva alla Festa dell’Oratorio. Super festa per tutti i bambini ed i ragazzi!

Vi aspettiamo alle 19:30 per l’inizio della serata. Presenteremo l’inno e tutti i balli del grest! Durante la serata inoltre verranno consegnate le magliette agli iscritti.

Ricordiamo che sarà attivo il servizio cucina, con menu speciale gnocco fritto. Cosa state aspettando?

Davide e Betsabea: la prova dell’attrazione

Secondo incontro del Cammino dei Gruppi Famiglia

Le pagine bibliche conservano una tra le vicende più drammatiche di rapporto adulterino, quella raccontata in nel Secondo Libro di Samuele, che vede come protagonisti il grande re Davide e Betsabea, moglie di un suo valoroso ufficiale. 

Dal secondo libro di Samuele (11, 1-4) 

L’anno dopo, al tempo in cui i re sogliono andare in guerra, Davide mandò Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele a devastare il paese degli Ammoniti; posero l’assedio a Rabbà mentre Davide rimaneva a Gerusalemme. Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dall’alto di quella terrazza egli vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella di aspetto. Davide mandò a informarsi chi fosse la donna. Gli fu detto: “È Betsabea figlia di Eliàm, moglie di Uria l’Hittita”. Allora Davide mandò messaggeri a prenderla. Essa andò da lui ed egli giacque con lei, che si era appena purificata dalla immondezza. Poi essa tornò a casa.

La scena narrata aiuta ad entrare nelle pieghe dell’infedeltà amorosa perché ci presenta i due protagonisti della storia con i loro sentimenti e comportamenti. Davide, vulnerabile come ogni uomo, non può restare indifferente al fascino femminile di una donna come Betsabea e sembra incarnare lo stereotipo del maschio cacciatore che non sa e non può resistere ad una preda allettante. Betsabea, sensibile come ogni donna, non può rimanere indifferente alle attenzioni di un uomo interessante, vittorioso e potente come Davide e sembra confermare l’immagine della femmina tentatrice che non può fare a meno di essere conquistata. Tutto questo sembrerebbe portare quasi necessariamente all’infedeltà come una conclusione inevitabile, stante la nostra natura di uomini e donne che non possono opporsi all’istinto dell’attrazione reciproca. Ma il Signore, in questa vicenda, scopre delle responsabilità e segnerà con le sue punizioni i destini dei due protagonisti perché proprio là dove lo sguardo maschile è colpito e la sensibilità femminile è destata, comincia la responsabilità di un uomo e di una donna: Davide “decide” di volere quella donna e Betsabea “accetta” di andare dal re. 

Il brano e la vicenda offrono alcune possibilità di analisi di ciò che oggi sempre più frequentemente sembra succedere all’interno della coppia: l’affacciarsi ad un certo punto della vita matrimoniale di un’alternativa, che molte volte sembra capitare così, senza che nessuno dei due sia consapevolmente andato a cercarla. Entrando, seppur con molta discrezione, nei risvolti che spesso accompagnano questi vissuti, aiutandoci anche con il testo, si possono fare alcune osservazioni.

Oggi comunemente si pensa che ogni attrazione sia un istinto irresistibile e quindi un destino fatale perché “al cuore non si comanda” e, dunque, bisogna andare “dove ti porta il cuore”. Queste affermazioni, così scontate ma tanto diffuse, poggiano su un presupposto: che l’uomo non sia libero ma schiavo delle situazioni, del suo istinto, delle sue passioni e che le sue scelte non siano dettate dalla volontà ma determinate dalle sue pulsioni. In questo modo si tende a de-responsabilizzare le persone riguardo a certi temi e rendere così non punibili determinati comportamenti.  Invece si può osservare che, se è vero che al cuore non si comanda, bisogna vedere dove si è deciso di attaccare il proprio cuore perché, come ci ricorda Gesù nel Vangelo di Matteo (6,21), il cuore si trova là dove l’uomo ha posto il suo tesoro.  Sono allora rivelatori quei piccoli gesti che, presi in sé, appaiono innocenti come prolungare lo sguardo, approfittare di determinate occasioni, indulgere a certe emozioni o sensazioni ma che permettono al cuore di attaccarsi impercettibilmente a questa possibilità, di accarezzare sempre più concretamente questa fantasia. E in questo modo entra in gioco la volontà e l’uomo e la donna decidono di dare importanza e valore a questa situazione e le permettono liberamente di prendere forma e realtà. Ma se entra in gioco la libertà si può parlare anche di responsabilità e di valutazione delle conseguenze e non più di un semplice arrendersi alle circostanze.

Un’altra considerazione suggerita dalla situazione narrata dal brano consiste nel sottolineare che oggi la mentalità corrente porta a confondere innamoramento e amore e considera vero il falso presupposto che sentirsi innamorati corrisponda ad amare l’altro. L’innamoramento è certo un ingrediente dell’amore ma tra l’uno e l’altro c’è una differenza decisiva: il primo sorge spontaneo, il secondo richiede una scelta. Permane invece nella nostra cultura, e non solo tra i giovani, il mito dell’innamoramento come misura del vero amore: essere totalmente attratti e affascinati dall’altro, ricercare la fusione totale con lui, essere scossi da sensazioni ed emozioni violente a contatto con l’altro diventano i parametri con cui definire il valore e la bontà di una relazione. Molto meno sono presi in considerazione i sentimenti di fiducia e di reciproco affidamento, l’impegno di una parola data, l’orgoglio di costruire qualcosa insieme, lo stimolo di una relazione in continuo divenire, la tensione positiva di avere un progetto di coppia da realizzare insieme. 

Un’ultima considerazione a partire dal brano, ci conduce a domandarci il perché della situazione di adulterio: spesso non è tanto la seduzione della nuova possibilità ma la perdita di fascino della vita matrimoniale consueta. La condizione che spesso fa da sfondo alle infedeltà coniugali è quella di una coppia che ha dato troppo per scontato il rapporto e non lo ha solidificato e irrobustito con continue opere di “ristrutturazione”. Un amore, che era stato anche grande ma che inesorabilmente e senza che nessun dei due lo volesse si è stemperato in una routine senza più desiderio e fantasia, apre facilmente la strada a un’alternativa che riporti il gusto del vivere e dell’amare che si era perso. La passione dell’adulterio non attacca se non là dove il fuoco dell’amore matrimoniale non è più alimentato. E per alimentarlo non basta trattenere gli occhi da distrazioni galeotte: occorre fissarli negli occhi di chi, forse un giorno ormai lontano, per primo ci innamorò. 

Come reagire di fronte all’affacciarsi di queste emozioni e sentimenti dentro un rapporto di coppia? La via d’uscita non è tanto quella che conduce a negarli, a reprimerli, soffocati dai sensi di colpa o paralizzati dalla paura di sensazioni forti. La risposta più saggia consiste invece nel non giudicare le emozioni perché esse non sono né buone né cattive, né giuste né sbagliate ma sono semplicemente parte della nostra struttura e imparare così a riconoscerle, individuarle e, proprio perché uniche e personali, comunicarle alle persone che ci interessano. La consapevolezza delle proprie emozioni, il riconoscerle, il permettersi di viverle, senza indulgervi ma anche senza fingere di non viverle, costituisce un forte processo di crescita che può portare a saperle controllare sempre di più.

Iscrizioni al grest 2019

Le iscrizioni al grest 2019 cominceranno sabato 6 aprile alle ore 9:00. Anche quest’anno si svolgeranno online, all’indirizzo foglia.oratorioleno.it, dove sarete guidati nell’inserimento di tutti i dati necessari al completamento di una iscrizione.

La procedura è molto semplice e i passaggi che la compongono descrivono le operazioni da compiere. In caso ci fossero dei dubbi potete guardare la video guida, dove viene effettuata un’iscrizione, o contattarci all’indirizzo mail info@oratorioleno.it per avere ulteriori informazioni.

Liberi tutti con Mosè

Il GREST proposto dall’oratorio San Luigi in collaborazione con il Comune di Leno, si struttura nell’arco di 3 settimane, dal lunedì al venerdì e di 4 settimane per il Minigrest, sempre dal lunedì al venerdì e si rivolge a diverse fasce d’età:

  1. quella dei bambini in età della scuola dell’infanzia 3-6 anni. Questa fascia del GREST viene comunemente chiamata MINIGREST;
  2. quella dei ragazzi che hanno frequentato la scuola primaria nelle classi dal 1° al 3° anno;
  3. quella dei ragazzi che hanno frequentato la scuola primaria nelle classi dal 4° al 5° anno;
  4. quella dei ragazzi che hanno frequentato la scuola secondaria di primo grado nelle classi dal 1° al 2° anno;
  5. quella dei ragazzi che hanno frequentato la 3^ della scuola secondaria di primo grado e la 1^ superiore: Summer on the road.

Per il MINIGREST il periodo è di 4 settimane, da lunedì 1 Luglio a venerdì 26 Luglio. l’orario delle attività va dalle ore 9:00 alle 12:00 per chi fa mezza giornata e per chi fa l’intera giornata, continua dalle 13:45 alle 17:00. Per coloro che usufruiscono del servizio mensa messo a disposizione dal Comune l’orario è continuato. Il MINIGREST si svolge presso la scuola dell’infanzia in via Ermoaldo.

Per le altre fasce d’età il periodo è di 3 settimane: da lunedì 1 Luglio a venerdì 19 Luglio. l’orario delle attività va dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 13:45 alle 17:00. Per coloro che usufruiscono del servizio mensa messo a disposizione dal Comune l’orario è continuato. I ragazzi verranno accompagnati dai loro animatori presso la mensa della scuola primaria di Via F.lli De Giuli, 3. Al riprendere delle attività, i ragazzi che non usufruiscono del servizio mensa devono sempre arrivare in Oratorio entro le 13:45. Il GREST, in tutte le sue fasce d’età, offre anche un servizio di pre-accoglienza ossia: dalle ore 7:45 saranno presenti degli animatori per accogliere i bambini i cui genitori, per differenti motivi (lavorativi o di altra necessità), hanno bisogno di questa ulteriore opportunità. Le diverse attività verranno svolte nei rispettivi luoghi (Oratorio San Luigi e scuola Primaria, scuola dell’Infanzia) e nelle destinazioni stabilite a seconda delle proposte giornaliere.

Dalle uscite nei parchi presenti nel nostro comune, o nei comuni vicini, agli oratori delle nostre parrocchie o le piscine comunali di via M. L. King 17 o ai vari parchi delle uscite programmate. Gli spostamenti in base alle destinazioni avverranno a piedi, in bicicletta o in autobus (vedi programma giornaliero nelle pagine seguenti).

Si ricorda che al termine degli orari stabiliti dal calendario delle attività, i ragazzi iscritti al Grest, Minigrest e Summer on the Road NON saranno più sotto la responsabilità della Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo.
Non sarà possibile stabilire preferenze nei gruppi o squadre di appartenenza.

Corso di pittura e cucito

Cercando di ampliare l’offerta educativa e venire incontro alle esigenze delle famiglie, abbiamo collocato queste proposte dal 10 al 28 Giugno, da lunedì a venerdì, dalle 14 alle 17. Le attività saranno svolte con la supervisione di animatori. Le iscrizioni saranno su questo sito, a partire dal 6 aprile.

Presentazione Grest 2019

In occasione della festa dell’Oratorio che si svolgerà nei giorni dal 10 al 16 Giugno, la sera di giovedì 13, ci sarà la presentazione ufficiale del GREST e la consegna delle magliette. il programma prevede alle ore 20:00 la presentazione del tema del GREST 2018 e la consegna delle magliette.

Iscrizioni

Le iscrizioni inizieranno sabato 6 aprile. In un prossimo articolo verranno spiegate le modalità ed i tempi.

Vai alla pagina Estate per tutte le info sulle attività estive dell’Oratorio!

Campovacanza famiglie 2019

da sabato 3 a sabato 10 agosto

a San Giacomo in Valle Aurina(1.192 mt. – Alto Adige) – Hotel Kapellenhof

Si rinnova anche quest’anno uno tra i momenti più belli e intensi di vita familiare in montagna, questa volta in Valle Aurina (Bz). Le iscrizioni si ricevono solo presso la segreteria parrocchiale in via Dante 15 versando la caparra di 150 € a famiglia.

Orari segreteria: mercoledì, giovedì, e venerdì: ore 9,30 – 12,00.
L’acconto versato non viene restituito in caso di mancata partecipazione.

Quota di partecipazione

Bambini fino ai 3 anni: gratis
Bambini dai 3 ai 6 anni: 100 €
Figli dai 6 – 18 anni: 190 €
Adulti: 300 €
(La data di nascita dei bambini è da calcolarsi dal 3 agosto)

Riunione organizzativa

Martedì 2 luglio alle ore 20.30 in Oratorio a Leno per vedere insieme tutte le note pratiche. Quella sera raccoglieremo anche il saldo.

Una giornata all’insegna del colore e del divertimento

Proprio i colori, e la voglia di divertirsi, sono stati gli elementi più evidenti della giornata del martedì 5 marzo scorso: ultimo di carnevale.

Fin dal primo pomeriggio, numerose maschere e coloratissimi costumi, hanno affollato il cortile dell’Oratorio, grazie alla bellissima giornata di sole che lasciava intravvedere l’arrivo della tanto attesa primavera. Aggiungi, della musica per i balli di gruppo, dei bravi animatori e animatrici per ravvivare la partecipazione ai momenti di divertimento, delle ottime frittelle e il “gioco è fatto”. Quest’anno, poi, abbiamo visto, anche una partecipazione più responsabile a proposito dell’utilizzo di bombolette e schiume varie.

Abbondanti, come sempre, invece, i coriandoli e le stelle filanti che al termine della giornata, hanno cambiato l’aspetto dell’Oratorio tanto da farlo sembrare un giardino con fiori di mille colori. É proprio vero che a volte basta poco per divertirsi serenamente e far divertire. Una volta conclusasi la festa, un gruppo di organizzati volontari, nel giro di un paio d’ore, aveva già rimesso tutto in ordine. Grazie a quanti si sono resi disponibili per questa opportunità che rende felici piccoli e grandi.

Un educatore.

Pellegrinaggio di San Valentino 2019 alla Roma paleocristiana

Eccoci finalmente giunti anche quest’anno all’appuntamento di San Valentino con l’ormai tradizionale Pellegrinaggio per coppie e famiglie organizzato nell’ambito della Pastorale della Famiglia della nostra parrocchia.

Una tre giorni (15-16-17 febbraio) immersi nella Roma Paleocristiana alla scoperta di tesori artistici, culturali, ricchi di un valore aggiunto per noi credenti e fuori dai tradizionali percorsi turistici.

La prima tappa è stata la visita alle Catacombe di Priscilla, si trovano nel quartiere Trieste sotto Villa Ada, sono tra le più antiche di Roma, scavate nel tufo, sono estese su più livelli di profondità, per 13 Km di lunghezza. Il primo piano, il più antico, si snoda in percorsi irregolari di gallerie nelle cui pareti sono ricavati i “loculi” le tombe comuni con iscrizioni in greco o in latino. Qui abbiamo potuto inoltre ammirare, in una piccola cappella sepolcrale quella che forse è la più antica rappresentazione dell’Eucarestia, l’affresco dei Magi e la più antica immagine della Madonna che si conosce (risalente al II secolo) ritratta seduta con un bambino accanto al profeta Ballam che indica una stella.

Questo luogo, tre il III e il IV secolo accolse, inoltre, corpi di numerosi martiri e di alcuni pontefici.

Per concludere in bellezza la giornata abbiamo poi visitato le Basiliche di:

  • Santa Prassede che conserva, nella sua semplice bellezza, la cappella di san Zenone completamente rivestita di mosaici bizantini e dove viene conservata la reliquia della Colonna della Flagellazione di Gesù portata da Gerusalemme nel 1222 durante il pontificato di papa Onorio III.
  • Santa Pudenziana risalente al V secolo dove è possibile ammirare, nel mosaico dell’Abside, la raffigurazione di Cristo circondato dagli apostoli.

La seconda giornata del Pellegrinaggio, è iniziata con la visita del grandioso Battistero Lateranense. Esso è il più antico Battistero monumentale edificato per volere dell’imperatore Costantino come luogo di culto in cui la comunità cristiana poteva celebrare solennemente i Sacramenti della iniziazione. Ha la particolarità di non aver mai cessato di svolgere quella funzione per cui era stato costruito cioè il Battesimo. Sotto la cupola abbiamo potuto ammirare il fonte battesimale.

Adiacente al Battistero è possibile ammirare la cappella di San Venazio costruita sulla base delle preesistenti terme, essa custodisce l’edicola marmorea raffigurante il Cristo e due angeli e che conserva l’olio Santo utilizzato dalle parrocchie della Diocesi di Roma per la somministrazione dei sacramenti.

Nell’itinerario non è potuta mancare la visita al monastero e alla Basilica dei Santi Quattro Coronati sul colle Celio. Ancora oggi qui vivono, in clausura, le monache agostiniane. La posizione di questa chiesa era rilevante per essere in alto e per la sua vicinanza al Laterano sede allora del papato. Discordanti sono le tradizioni sull’identità dei martiri (“coronati” cioè dal lauro del martirio) cui la chiesa è dedicata: potrebbe trattarsi di marmorari della Pannonia martirizzati al tempo di Diocleziano (284-305) perché non vollero scolpire la statua del dio Esculapio (idoli pagani) oppure, secondo un’altra versione trattasi di pretoriani romani che si rifiutarono di adorarla. All’ingresso dell’edificio è possibile ammirare la massiccia torre campanaria del IX secolo.

Si è proseguito poi nel pomeriggio con la visita alla chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio nel rione Monti. La costruzione fu voluta probabilmente da papa Leone I, l’edificio aveva pianta circolare costituita in origine da tre cerchi concentrici e si inserisce nelle “rinascita classica” dell’architettura paleocristiana che raggiunse la sua massima espressione negli anni tra il 430 e il 460. Questa struttura presenta analogie con la pianta rotonda della Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme.

Sorge nella valle tra l’Esquilino e il Celio, sulla direttrice che unisce il Colosseo al Laterano nel rione Monti la Basilica di San Clemente, edificata nel tardo IV secolo su un preesistente edificio del II secolo d.C., si trattava della domus ecclesiaæ di Clemente. Le domus ecclesiaeæ erano luoghi di culto dove si riunivano i fedeli nei primi secoli del Cristianesimo. La basilica che oggi vediamo è stata edificata nel XII secolo ed è collegata al convento domenicano, si trova al di sopra di antichi edifici interrati per due livelli di profondità. Nella basilica inferiore sono presenti mosaici come quello relativo a San Cirillo e Metodio, nonché affreschi del XI secolo che raffigurano San Clemente e Sissinio dove vi sono le iscrizioni che rappresentano uno dei primi esempi del passaggio dal latino al “volgare”. Da non perdere l’ipogeo che si sviluppa sotto l’attuale basilica il più basso dei quali è costituito da un “mitreo” pregevole a lato del quale scorre ancora un sorprendente torrente sotterraneo.

Camminando verso L’Aventino andiamo a visitare l’elegante Basilica di Santa Sabina, situata vicino al Giardino degli Aranci. Degno di nota è sicuramente il portale ligneo d’ingresso ideato e costruito intorno al 432 d.c. Esso è suddiviso in ventiquattro riquadri che narrano scene del Vecchio e del Nuovo Testamento. Il riquadro più interessante è quello che narra la Crocifissione. Al suo interno si scopre la “Pietra del Diavolo” con la sua curiosa leggenda.

A pochi passi abbiamo visitato la Chiesa di Sant’ Alessio costruita tra il III e il IV secolo, la Chiesa di Sant’Anselmo che nonostante le apparenze è di recente costruzione (risale infatti alla fine dell’800).

La terza e ultima giornata del nostro Pellegrinaggio ci porta ad ammirare la Chiesa di Santa Maria in Cosmedin, chiesa Greco cattolica Melkita costruita nel VI secolo sui resti del tempio di Ercole e del Forum boarium. È una chiesa medioevale nota per accogliere nel suo portico la famosa Bocca della Verità. Il suo nome deriva dall’aggettivo greco “kosmidion” (bello) concetto a cui fu associata per la sua splendida e abbondante decorazione. Uno dei principali tesori che si conserva nella chiesa è il reliquiario di vetro con il cranio di San Valentino, patrono degli innamorati.

Attraverso una passeggiata con vista sui Fori Imperiali siamo giunti in Piazza del Campidoglio e sulla sommità del Colle Capitolino, non poteva di certo mancare la visita alla Basilica di Santa Maria in Ara Coeli (altare del cielo). Al suo interno è possibile ammirare tra i tanti tesori la Cappella del Bambinello dove si trova una scultura in legno del bambin Gesù, intagliata nel XV secolo con il legno d’olivo del Giardino del Getsemani, ricoperta di preziosi ex voto. Secondo la credenza popolare la statua era dotata di poteri miracolosi e i credenti vi si recavano per chiedere la grazia. Purtroppo nel 1994 la scultura venne trafugata e non più ritrovata: ora al suo posto c’è una copia dell’originale. Lasciata alle spalle la chiesa fortunatamente abbiamo percorso in discesa i 124 scalini per dirigerci verso l’Isola Tiberina, il Ghetto per giungere in Piazza e Chiesa di Santa Maria in Trastevere. Questa chiesa conserva nella parte superiore della facciata un mosaico del XIII secolo raffigurante Maria in Trono che allatta il bambino, affiancata da dieci donne recanti lampade. Che dire del Campanile? Sulla sommità si vede un mosaico raffigurante la Madonna con il bambino in una nicchia.

A conclusione di questa intensa esperienza dove le nostre famiglie hanno condiviso momenti di cultura e di fede, accompagnati dalla gioia dello stare insieme in pace e in serenità il nostro grazie corale è rivolto a Don Ciro, a Suor Graziella e all’inesauribile e simpatica Cristiana, la guida che anche quest’anno ci hanno accompagnati nella città eterna.

Guarda la galleria:

Pellegrinaggio di S. Valentino per Famiglie

Cammino dei gruppi famiglia

Nello scorso numero de La Badia abbiamo presentato il percorso che si era deciso di intraprendere come gruppi famiglia, partendo dalla parola di Dio e in modo particolare con le coppie che essa ci presenta. Vogliamo ora condividere le riflessioni coppia dopo coppia. Nella Genesi emerge gradualmente il disegno del Creatore nei confronti dell’umanità, il suo progetto di felicità per ogni individuo. Riflettere sulle vicende degli uomini e delle donne dell’inizio della storia della salvezza ci può aiutare anche a comprendere quella realtà fatta di entusiasmi e delusioni, gioie e dolori che da sempre costituisce la vita degli sposi. Una di queste coppie è rappresentata da GIACOBBE E RACHELE. 

Dal libro della Genesi (29, 16-21)

Labano aveva due figlie; la maggiore si chiamava Lia e la più piccola si chiamava Rachele. Lia aveva gli occhi smorti, mentre Rachele era bella di forme e avvenente di aspetto, perciò Giacobbe amava Rachele. Disse dunque: “Io ti servirò sette anni per Rachele, tua figlia minore”. Rispose Labano: “Preferisco darla a te piuttosto che a un estraneo. Rimani con me”. Così Giacobbe servì sette anni per Rachele: gli sembrarono pochi giorni tanto era il suo amore per lei. Poi Giacobbe disse a Labano: “Dammi la mia sposa, perché il mio tempo è compiuto e voglio unirmi a Lei”.

Siamo all’inizio della storia dei due giovani, al tempo del loro innamoramento. Giacobbe non si innamora di Lia che aveva gli occhi smorti, e se gli occhi smorti tengono lontano, probabilmente Rachele oltre ad essere ‘bella di forme e avvenente di aspetto aveva anche uno sguardo vivace, espressivo, profondo. È negli occhi di Rachele che Giacobbe legge il sogno, il progetto di Dio per lui e per entrambi e vi legge anche la promessa di un futuro radioso. È dallo sguardo dell’innamorata che Giacobbe trae la forza per il pesante servizio e la lunga attesa. Sappiamo quanto l’esperienza dell’innamoramento sia esaltante. Quando siamo innamorati, siamo portati a credere che il nostro sentimento durerà per sempre. Nulla potrà frapporsi tra noi. Nulla sarà più forte del nostro amore reciproco. Siamo rapiti dalla bellezza del nostro innamorato/a e trascorrere il tempo con lui/lei è come trovarsi nell’anticamera del paradiso. Pensiamo che insieme vivremo sempre di quelle meravigliose sensazioni e sogniamo la beatitudine coniugale. L’innamoramento però non è vero amore perché non richiede sforzi, ci dà l’impressione di essere arrivati e di non dover più cercare o faticare per crescere. Siamo all’apice della felicità di vita e il nostro unico desiderio è rimanerci beatamente. Del matrimonio però l’innamoramento è solo l’introduzione. Il progetto che Dio ci affida chiede di essere realizzato nell’amore, dettato dalla ragione e costruito con la volontà. Chi s’innamora si dona all’altro, si impegna per l’altro, perché legge nell’incontro la promessa di felicità che è però messa alla prova dal tempo che trascorre, dalle difficoltà che la vita porta con sé e diventa vera al vaglio della fedeltà e della fede in Dio che ne assicura la vitalità anche nel tempo della prova quando il nostro orizzonte si incupisce. 

La promessa nell’amore

1. Già dall’inizio, la vita a due si fonda sostanzialmente sulla “promessa”. E’ una promessa basata sulla fedeltà, sulla parola data, sull’impegno reciproco, e come tutte le promesse è proiettata nel futuro. Ma è nel presente, nell’oggi, che noi possiamo già vivere quella promessa. La viviamo nell’attesa. L’attesa non è un tempo vuoto che verrà colmato dall’evento, ma è il tempo dei preparativi, del desiderio che chiede di essere coltivato, che ci impegna, e ci fa crescere per poter essere attenti e pronti al momento opportuno. Pensiamo a quanto sia feconda l’attesa di una mamma che attende la nascita del figlio. Nell’attesa ci viene in aiuto Dio con la sua parola (Dt 8, 1 e ss) e così come esortava e sosteneva gli israeliti nel cammino verso la terra promessa, invita anche noi a mettere in pratica i suoi comandi che non dobbiamo considerare come una legge che ci condiziona, ci incatena, ma come un sostegno nel cammino verso il raggiungimento del nostro bene. E’ la legge dell’amore, è il comandamento dell’amore, della fedeltà e per la felicità. Può succedere che a volte ci accorgiamo di aver perso il dono della promessa e possiamo costatare quanto, nel nostro vissuto quotidiano, quella promessa sia un dono non ancora pienamente gustato. Occorre sfidare il tempo, guardare al domani, avventurarsi nel futuro.  Anche dopo molti anni, la vita a due deve restare una promessa che ci fa sperimentare quanto si può ancora costruire insieme.

2. La promessa è un progetto, quel progetto che noi abbiamo letto negli occhi del nostro innamorato al primo incontro così come era accaduto a Giacobbe e Rachele. Per quel progetto noi ci siamo solennemente impegnati nel giorno del nostro matrimonio: “Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia”. Se il tempo, le prove della vita ci hanno portato lontano occorre convertire lo sguardo sul nostro passato per tornare a ri-cercarlo nei momenti belli, nelle esperienze vissute, nei sorrisi dei primi anni dei figli, nella gioia dell’unione e dell’incontro. Soprattutto dobbiamo ricercarlo nello sguardo del nostro coniuge, lì dove Dio lo aveva posto e ce lo aveva fatto trovare.  Occorre riappropriarci di quel progetto sapendo che esso è il progetto di Dio per noi insieme, sapendo che il Signore si è impegnato con noi e ci fa da garante con la sua grazia. Essa però non è una nebbiolina che ci avvolge anche se noi non lo vogliamo: la grazia per essere efficace ha bisogno della nostra adesione, della nostra volontà, del nostro coinvolgimento, perché la fedeltà di Dio è un disegno posto nelle nostre mani. Non dobbiamo rassegnarci nella caduta, ma riprendere il cammino nella fiducia e nella responsabilità perché la promessa che abbiamo fatta nostra e che ci siamo scambiati dura nel tempo, dura fino a che avremo vita.

3. La promessa è un dono per la vita. Se allora vogliamo vivere la promessa dobbiamo vivere la vita e non lasciarci vivere: – per poter gustare l’esistenza piena e la presenza del proprio coniuge vicino a sé che nella relazione diventa fonte di stima, fiducia, tenerezza. Certo potranno essere cambiati i modi, da quelli travolgenti ed entusiasti dell’inizio a quelli più forti e intensi della vita matura, ma ciò dovrebbe essere l’occasione sempre rinnovata di vicinanza, di gratificazione, di fiducia e di speranza; – per coltivare l’esistenza relazionale non limitandoci nei nostri riferimenti solo ai figli e ai familiari, ma pensare ad un’esistenza capace di molte relazioni che ci stimolino e costruiscano storie di comunione e di servizio. Quante volte abbiamo sperimentato come l’apertura agli altri abbia giovato alla nostra relazione: ci ha permesso di scoprirci come persone nuove, con ricchezze interiori che noi stessi ignoravamo; – per vivere l’esistenza nella gioia ed entrare nella terra promessa per noi costituita dalla nostra casa, dalla famiglia, dalla comunità. Siano queste il paese ospitale dove abbiamo messo le nostre radici, dove i figli si sentono al riparo e possono stendere i loro rami verso l’avventura della vita. La nostra terra promessa, il nostro paese dove scorre latte e miele, è l’esistenza vissuta nella gioia. 

50 anni di AGE

A.Ge compie 50 anni, un traguardo importante nel servizio alla famiglia, alla scuola e quindi all’intera società. Voglio riportare, come riflessione di tutto ciò, il saluto che il Santo Padre ha rivolto ai vari associati convenuti a Roma per questo evento il 7 settembre scorso.

Papa Francesco, nel suo intervento, parte dalla considerazione che l’  A.Ge è formata da genitori che si ispirano all’etica cristiana, etica di attenzione all’altro nel servizio a favore dell’educazione dei più piccoli all’interno della parrocchia, della catechesi e, non per ultimo, della scuola. Questi sono i principali partner della famiglia nell’educazione.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Sono lieto di dare il benvenuto a tutti voi, rappresentanti dell’AGe, Associazione Italiana Genitori, che quest’anno compie 50 anni. Un bel traguardo! E un’occasione preziosa per confermare le motivazioni del vostro impegno a favore della famiglia e dell’educazione: un impegno che portate avanti secondo i principi dell’etica cristiana, affinché la famiglia sia un soggetto sempre più riconosciuto e protagonista nella vita sociale.

Molte delle vostre energie sono dedicate ad affiancare e sostenere i genitori nel loro compito educativo, specialmente in riferimento alla scuola, che da sempre costituisce il principale partner della famiglia nell’educazione dei figli. Ciò che fate in questo campo è davvero meritorio. Oggi, infatti, quando si parla di alleanza educativa tra scuola e famiglia, se ne parla soprattutto per denunciare il suo venir meno: il patto educativo è in calo. La famiglia non apprezza più come un tempo il lavoro degli insegnanti – spesso mal pagati – e questi avvertono come una fastidiosa invadenza la presenza dei genitori nelle scuole, finendo per tenerli ai margini o considerarli avversari.

Per cambiare questa situazione occorre che qualcuno faccia il primo passo, vincendo il timore dell’altro e tendendo la mano con generosità. Per questo vi invito a coltivare e alimentare sempre la fiducia nei confronti della scuola e degli insegnanti: senza di loro rischiate di rimanere soli nella vostra azione educativa e di essere sempre meno in grado di fronteggiare le nuove sfide educative che vengono dalla cultura contemporanea, dalla società, dai mass media, dalle nuove tecnologie. Gli insegnanti sono come voi impegnati ogni giorno nel servizio educativo ai vostri figli. Se è giusto lamentare gli eventuali limiti della loro azione, è doveroso stimarli come i più preziosi alleati nell’impresa educativa che insieme portate avanti. Io mi permetto di raccontarvi un aneddoto. Avevo dieci anni, e ho detto una cosa brutta alla maestra. La maestra ha chiamato mia mamma. Il giorno dopo è venuta mia mamma, e la maestra è andata a riceverla; hanno parlato, poi la mamma mi ha chiamato, e davanti alla maestra mi ha rimproverato e mi ha detto: “Chiedi scusa alla maestra”. Io l’ho fatto. “Bacia la maestra”, mi ha detto la mamma. E l’ho fatto, e poi sono tornato in aula, felice, ed è finita la storia. No, non era finita… Il secondo capitolo è quando sono tornato a casa… Questo si chiama “collaborazione” nell’educazione di un figlio: fra la famiglia e gli insegnanti.

La vostra presenza responsabile e disponibile, segno di amore non solo per i vostri figli ma verso quel bene di tutti che è la scuola, aiuterà a superare tante divisioni e incomprensioni in questo ambito, e a far sì che sia riconosciuto alle famiglie il loro ruolo primario nell’educazione e nell’istruzione dei bambini e dei giovani. Se infatti voi genitori avete bisogno degli insegnanti, anche la scuola ha bisogno di voi e non può raggiungere i suoi obiettivi senza realizzare un dialogo costruttivo con chi ha la prima responsabilità della crescita dei suoi alunni. Come ricorda l’Esortazione Amoris laetitia, «la scuola non sostituisce i genitori bensì è ad essi complementare. Questo è un principio basilare: qualsiasi altro collaboratore nel processo educativo deve agire in nome dei genitori, con il loro consenso e, in una certa misura, anche su loro incarico» (n. 84).

La vostra esperienza associativa vi ha certamente insegnato a confidare nell’aiuto reciproco. Ricordiamo il saggio proverbio africano: “Per educare un bambino ci vuole un villaggio”. Perciò, nell’educazione scolastica non deve mai mancare la collaborazione tra le diverse componenti della stessa comunità educativa. Senza comunicazione frequente e senza fiducia reciproca non si costruisce comunità e senza comunità non si riesce a educare.

Contribuire a eliminare la solitudine educativa delle famiglie è compito anche della Chiesa, che vi invito a sentire sempre al vostro fianco nella missione di educare i vostri figli e di rendere tutta la società un luogo a misura di famiglia, affinché ogni persona sia accolta, accompagnata, orientata verso i veri valori e messa in grado di dare il meglio di sé per la crescita comune. Avete dunque una doppia forza: quella che vi deriva dall’essere associazione, ossia persone che si uniscono non contro qualcuno ma per il bene di tutti, e la forza che ricevete dal vostro legame con la comunità cristiana, in cui trovate ispirazione, fiducia, sostegno.

Cari genitori, i figli sono il dono più prezioso che avete ricevuto. Sappiatelo custodire con impegno e generosità, lasciando ad essi la libertà necessaria per crescere e maturare come persone a loro volta capaci, un giorno, di aprirsi al dono della vita. L’attenzione con cui, come associazione, vigilate sui pericoli che insidiano la vita dei più piccoli non vi impedisca di guardare con fiducia al mondo, sapendo scegliere e indicare ai vostri figli le occasioni migliori di crescita umana, civile e cristiana. Insegnare ai vostri figli il discernimento morale, il discernimento etico: questo è buono, questo non è tanto buono, e questo è cattivo. Che loro sappiano distinguere. Ma questo si impara a casa e si impara a scuola: congiuntamente, tutte e due.

Vi ringrazio per questo incontro e benedico di cuore voi, le vostre famiglie e tutta l’associazione. Vi assicuro il mio ricordo nella preghiera. E anche voi, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie!

Tutto questo molto bello…..

Ma a Leno L’A. Ge cosa fa?

Gli associati collaborano alla Festa della Famiglia, all’Educational Day, alla festa dell’Oratorio e sollecitano la presenza dei genitori all’interno della scuola come rappresentanti di classe o direttamente nel Consiglio di Istituto.

Si preoccupa di raccogliere fondi per garantire la realizzazione di percorsi di formazione sia per ragazzi che per gli adulti.

Se volete conoscere l’associazione potete consultare il sito nazionale www.age.it oppure il sito locale di Leno www.ageleno.it, la pagina Facebook: www.facebook.com/AGELeno.

Per avere ulteriori informazioni scrivete una mail a ageleno@age.it.

Troverete sul sito tutte le informazioni su ciò che abbiamo fatto e ….che vogliamo fare.