La passione del perdono

Cammino dei gruppi famiglia: Osea e Gomer

I primi tre capitoli del Libro del profeta Osea sono autobiografici: il racconto narra la vicenda personale e familiare del poeta. La testimonianza della vita matrimoniale si interseca e si confonde con quella dell’alleanza tra Dio ed Israele; anche se ciò può essere interpretato in modo simbolico, è invece quasi certo che si tratti di fatti effettivamente accaduti, secondo la volontà del Signore, perché fossero di esempio per tutto il popolo ebraico.

Osea, il cui nome contiene il verbo “jasha’”che in ebraico indica la “salvezza” operata dal Signore, predica nel regno settentrionale d’Israele tra il 750 e il 724 a.C. Egli, seguendo la volontà di Dio, aveva sposato Gomer, figlia di Diblaim, la quale era una prostituta (forse una donna che partecipava ai culti della fertilità diffusi tra i Cananei, indigeni della Palestina). Dal matrimonio nascono tre figli che ricevono nomi capaci di esprimere un monito per tutto Israele: Izreel, Non-amata e Non-popolo-mio, a rappresentare la storia di infedeltà del popolo di Dio e la fine della benevolenza del Signore nei confronti di Israele.

La storia familiare di Osea si sviluppa con continuità secondo significati simbolici. La vicenda di infedeltà del popolo di Israele è ripresa dal profeta che, rivolgendosi ai figli, accusa la loro madre e propria moglie di tradimento, dichiarando la volontà di ripudiarla e di spogliarla della dignità nuziale, pur coltivando la segreta speranza di un pentimento e di un ritorno al focolare abbandonato per seguire gli amanti. Come Osea, anche Dio si rivela ferito dal popolo ebraico che lo ha abbandonato per andare in cerca di altri dei, ma profondamente innamorato e determinato a riconquistarlo.

Il profeta, attingendo all’esperienza personale, descrive il rapporto tra Dio e il suo popolo come una relazione nuziale: si ritorna allora alla luna di miele da vivere nella solitudine del deserto, luogo dell’intimità in cui si rinnova l’alleanza con la promessa di un amore eterno. Le clausole del vincolo sono le tipiche virtù del patto che ha unito Dio e Israele: giustizia, diritto, benevolenza, amore, fedeltà e conoscenza. In questo nuovo contesto anche i nomi dei figli devono cambiare perché rappresentano il legame che ora unisce tra loro i genitori e, simbolicamente, Dio e il popolo ebraico. Essi diventano Izreel, Amata, Mio popolo. Con la conversione ritornano gioia e amore.

Per una miglior comprensione del testo, si consiglia la lettura degli interi capitoli del Libro di Osea. 

1. Un matrimonio intaccato dall’infedeltà conosce una crisi più profonda di un matrimonio che, sebbene litigioso, vede i due coniugi ancora interessati l’uno all’altra. L’infedeltà tuttavia si insinua non di rado nella vita di coppia, anche senza arrivare all’adulterio o alla separazione. Ci può essere infatti un’infedeltà quotidiana che si afferma quando non si ravviva costantemente l’amore per il coniuge: il non essere attenti ai bisogni dell’altro, il passare tanto tempo nella freddezza, l’indifferenza reciproca… sono piccoli tradimenti in grado di far crollare anche i matrimoni apparentemente più saldi. Prima di essere o divenire un atto manifesto, l’adulterio nasce come realtà che germina nel cuore; prima di essere relazione con un amante l’adulterio è disaffezione verso il coniuge. Davanti all’infedeltà, nella vita quotidiana dei coniugi si generano reazioni istintive: rabbia, desiderio di controllare, tentazione di vendicarsi, disperazione, non riconoscimento del problema, presa di distanza dal coniuge. 

2. La storia di Osea, sposo di Gomer, donna ampliamente infedele, ci mostra una strada alternativa: la scelta di perdonare per ritrovarsi nell’amore. Quello scelto da Osea è un cammino in salita, che fa i conti con la rabbia e l’umiliazione ma che non manca di ascoltare l’amore che ancora abita nel suo cuore. Osea spera di ritrovare l’amore di un tempo: sceglie di attirare a sé la moglie, di condurla nel deserto e di parlare al suo cuore. Ecco ancora il deserto come luogo privilegiato di intimità ove, senza frastuoni o distrazioni, si può ascoltare la voce l’uno dell’altra. Quando tra due sposi si vive una crisi può innescarsi un cammino di conversione individuale e di coppia: la sofferenza e l’umiliazione sono una via per imparare o riscoprire l’umiltà, sentimento che predispone all’ascolto e all’incontro. Dall’incontro dei cuori può scaturire un’armonia ritrovata ed un nuovo orizzonte guadagnato nella sofferenza. La crisi diventa così un tempo di grazia perché porta in sé stessa, nella fatica che comporta e nelle energie nuove che provoca e mette in moto, la possibilità di trasformarsi. 

3. Nella coppia il perdono è sincero e bello quando punta a ritrovare la bellezza dell’amore coniugale. L’apertura al perdono da parte di uno dei due coniugi è il primo passo per concedere a sé stessi di riconoscersi e ritrovarsi come coniugi e per riscoprire l’amore in cui si era smesso di credere.  Nel perdono scambiato tra gli sposi è all’opera l’amore di Dio: così facendo essi consentono al Signore di manifestarsi come Colui che dà la forza di perdonare e che perdona. Nella storia di ciascuna coppia esiste il tempo della conversione. Ed anche per tale tempo la memoria ha un ruolo importante. Ricordare i momenti belli e importanti della propria storia, in cui abbiamo vissuto intensamente il nostro amore e la bellezza del vivere insieme, suscita nostalgia e desiderio di ritrovare il calore dell’abbraccio dell’altro ed, in lui, di Dio.

Domande per la coppia 

  • Quali infedeltà sono più comuni nella nostra storia di coppia?
  • Quando sfuggiamo all’amore tra noi e ci allontaniamo dall’amore di Dio riusciamo a cercare il deserto come luogo privilegiato di intimità e a parlare al cuore l’uno dell’altra?
  • Canterà come nei giorni della sua giovinezza…” Di quali momenti della nostra storia possiamo fare memoria per ritrovarci e fare comunione?

Quindicesima festa della Famiglia

Giornata all’aperto per bambini e famiglie presso il parco comunale “Gino Vaia” (area ex ippodromo).

Domenica 8 settembre

  • ore 11,00: S. Messa all’aperto (in caso di maltempo la funzione verrà celebrata nella chiesa parrocchiale di Leno)
  • ore 14,00: animazione ed intrattenimento gratuiti per i bambini: giochi gonfiabili, truccabimbi con animazione, trenino, scambio libri per ragazzi e sale colorato, gimkana con Veloteam (portare la bicicletta)

Stand gastronomico
spazio piccoli-nic ad accesso libero per pranzo al sacco

Stand informativi

  • Centro per la famiglia nido “Il melograno”: laboratori per bambini
  • Cag: truccabimbi e animazione
  • Commissione Famiglia: vendita libri
  • Nonsolonoi: raccolta materiale scolastico
  • Associazione genitori A.Ge. onlus

Durante tutta la giornata sarà presente l’Associazione Croce Bianca del Dominato Leonense.

Insieme verso il Matrimonio – Autunno 2019

Zona Pastorale San Salvatore

INSIEME VERSO IL MATRIMONIO

itinerario di formazione per coppie di fidanzati

Sede:

  • Gli incontri si terranno alle ore 20,30 presso l’Oratorio “San Luigi” – via Re Desiderio, 37 Leno (BS).

Metodologia:

  • Momenti di preghiera, di ascolto, di riflessione, di fraternità.
  • Lavori di gruppo.
  • L’itinerario è animato da un sacerdote e da alcune coppie di sposi, avvalendosi anche dell’intervento di esperti nella consulenza matrimoniale e familiare

Contributo:

  • Il contributo richiesto è di € 50,00 la coppia

DATE:

  • Ottobre: 1 – 3 – 8 – 10 – 15 – 17 – 23 – 24 – 29 – 31
  • Novembre: 2, ore 18.30 in Chiesa Parrocchiale

Per loro natura gli incontri richiedono partecipazione assidua e continua.

Referente:

don Ciro Panigara – Leno;
tel.: 329 3822142.

Il modulo di iscrizione è disponibile nella pagina materiale.

Grazie o Signore per il dono dei figli

Ti ringraziamo o Signore per averci sostenuti nei momenti in cui sembrava che non fossimo destinati a diventare genitori e quando le gravidanze si sono interrotte nonostante i nostri sforzi.

Ti ringraziamo o Signore perché poi sono arrivati due splendidi tesori e con loro un carico di gioia, speranza, fatiche e preoccupazioni.

Ti ringraziamo o Signore di donarci la sapienza affinché possano crescere amando e apprezzando la vita, affinché possiamo donare loro tutti gli strumenti per vivere in questa bellissima ma complicatissima società, affinché possiamo insegnare loro che la vita è meravigliosa se vissuta con gli altri, affinché possiamo far comprendere che le difficoltà sono parte della vita e vanno affrontate perché anche la fatica ha un valore e sopra ogni cosa affinché possano imparare a vederti e ad incontrarti in ogni fratello e in ogni piccolo gesto che segnerà la loro vita.

Grazie

Chiara e Enrico

Acquila e Priscilla

La passione della testimonianza

“La vicenda di Aquila e Priscilla, una coppia di giudei appartenente alla primitiva comunità cristiana, induce un diverso modo d’intendere il rapporto tra coppia e chiesa. Aquila e la moglie Priscilla, giudei profughi giunti da Roma, risiedono a Corinto. Il loro primo contatto con la novità del cristianesimo avviene sul posto di lavoro. Gestendo una piccola attività economica per la costruzione di tende, offrono lavoro all’apostolo Paolo, perché possa mantenersi mentre annuncia il vangelo.  Quell’incontro segna la loro vita, che procede con un crescente coinvolgimento nella vita dell’Apostolo.” (da A. Fumagalli “E Dio disse loro…” ed. San Paolo pag.53). Lo ospitano nella loro casa (Atti 18,2-3), lo accompagnano nei suoi viaggi (Atti 18,18), condividono la sua opera fino a “rischiare la testa per lui” (Romani 16,4). A poco a poco i due coniugi acquistano ruoli sempre più importanti nell’evangelizzazione sia a Corinto che a Efeso fino a farsi promotori di una maggiore chiarezza nell’esporre i contenuti della fede in Cristo Gesù, a farsi catechisti nei confronti di Apollo.

Atti degli Apostoli 18, 1-18

Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto. Qui trovò un Giudeo chiamato Aquila, oriundo del Ponto, arrivato poco prima dall’Italia con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei. Paolo si recò da loro e poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì nella loro casa e lavorava. Erano infatti di mestiere fabbricatori di tende. Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci. Quando giunsero dalla Macedonia Sila e Timòteo, Paolo si dedicò tutto alla predicazione, affermando davanti ai Giudei che Gesù era il Cristo. Ma poiché essi gli si opponevano e bestemmiavano, scuotendosi le vesti, disse: «Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente; da ora in poi io andrò dai pagani». E andatosene di là, entrò nella casa di un tale chiamato Tizio Giusto, che onorava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga. Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e anche molti dei Corinzi, udendo Paolo, credevano e si facevano battezzare. E una notte in visione il Signore disse a Paolo: «Non aver paura, ma continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male, perché io ho un popolo numeroso in questa città». Così Paolo si fermò un anno e mezzo, insegnando fra loro la parola di Dio. Mentre era proconsole dell’Acaia Gallione, i Giudei insorsero in massa contro Paolo e lo condussero al tribunale dicendo: «Costui persuade la gente a rendere un culto a Dio in modo contrario alla legge». Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: «Se si trattasse di un delitto o di un’azione malvagia, o Giudei, io vi ascolterei, come di ragione. Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra legge, vedetevela voi; io non voglio essere giudice di queste faccende». E li fece cacciare dal tribunale. Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagoga, e lo percossero davanti al tribunale ma Gallione non si curava affatto di tutto ciò. Paolo si trattenne ancora parecchi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s’imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencre si era fatto tagliare i capelli a causa di un voto che aveva fatto. Giunsero a Efeso, dove lasciò i due coniugi, ed entrato nella sinagoga si mise a discutere con i Giudei. Questi lo pregavano di fermarsi più a lungo, ma non acconsentì. Tuttavia prese congedo dicendo: «Ritornerò di nuovo da voi, se Dio lo vorrà», quindi partì da Efeso. Giunto a Cesarèa, si recò a salutare la Chiesa di Gerusalemme e poi scese ad Antiochia. Trascorso colà un po’ di tempo, partì di nuovo percorrendo di seguito le regioni della Galazia e della Frigia, confermando nella fede tutti i discepoli. Arrivò a Efeso un Giudeo, chiamato Apollo, nativo di Alessandria, uomo colto, versato nelle Scritture. Questi era stato ammaestrato nella via del Signore e pieno di fervore parlava e insegnava esattamente ciò che si riferiva a Gesù, sebbene conoscesse soltanto il battesimo di Giovanni. Egli intanto cominciò a parlare francamente nella sinagoga. Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio. Poiché egli desiderava passare nell’Acaia, i fratelli lo incoraggiarono e scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza. Giunto colà, fu molto utile a quelli che per opera della grazia erano divenuti credenti; confutava infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo. 

Quante volte ci è capitato di sentire critiche sulla chiesa e sul suo operato. Il ruolo della chiesa nella storia e dei suoi membri è sempre più spesso travisato e incompreso. Ci fa soffrire soprattutto il fatto che a volte questa incapacità di leggere il compito che Gesù ha affidato alla chiesa avvenga all’interno di famiglie o comunità che si definiscono cristiane. In questo modo si verifica un profondo distacco dalla vera identità di cristiani: “essere” chiesa, riconoscersi chiesa è indispensabile per poter essere testimoni di Cristo. La chiesa è sempre in cammino, santa e peccatrice, ma arricchita del dono dello Spirito che permette questo riconoscimento. Aquila e Priscilla hanno tanto da dirci a questo proposito; ci insegnano soprattutto ad essere chiesa, comunità in cammino, testimoni del Cristo risorto. Prima di prendere in considerazione cosa fa la chiesa dobbiamo infatti tutti riconoscerci parte viva di essa.

Questa coppia è chiesa in un modo talmente concreto da poter passare inosservato:

  1. La coppia Aquila e Priscilla è chiesa che accoglie. Aperta ad ascoltare, a “far entrare” nella propria casa, pronta a condividere un lavoro, un tetto e soprattutto il bagaglio di fede acquisito.
  2. Questa coppia è chiesa che “parte”, si fa missionaria. Questi coniugi infatti vivono la casa, ma è una casa che si può lasciare per un compito più grande, prioritario, come l’evangelizzazione: si fanno compagni di un maestro per il compito affidato da Gesù alla chiesa.
  3. Infine questa coppia è chiesa che “testimonia” la fede e che la trasmette attraverso un insegnamento permeato di cura, di dolcezza, di attenzione genitoriale. (L’educazione del cuore direbbe don Bosco). Nei confronti di Apollo: “Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio”. Per spiegare la via nuova di Dio lo accolgono, lo ascoltano, si prendono cura di lui e lo indirizzano al meglio. Sono maestri in umiltà: è in un modo familiare che si insegna la verità su Gesù.

L’evangelizzazione passa dunque attraverso questi tre aspetti, vissuti nella concretezza della vita familiare, nella casa, nel quotidiano, nell’incontro, nel contatto diretto, nella vicinanza. Tutto questo Aquila e Priscilla lo fanno perché vivono nello Spirito, sono testimoni efficaci dell’essere chiesa. Certo ci sembra di scorgere una urgenza, una priorità nell’essere chiesa, nell’uscire allo scoperto in questo mondo e mettere in evidenza che la famiglia, forse oggi più di allora, deve essere protagonista di un ruolo evangelizzatore. La famiglia deve appropriarsi del suo ruolo ed essere chiesa domestica. Utopia?

Forse per qualcuno, ma non per chi crede nel dono dello Spirito e per chi, come Aquila e Priscilla si lascia pervadere da questo stesso Spirito che illumina la mente e il cuore della chiesa.

Pellegrinaggio alla Madonna della Spiga

Mercoledì primo maggio anche quest’anno si è rinnovata la tradizione del pellegrinaggio mariano a piedi per le famiglie. Ci siamo messi in cammino da Offlaga per un sentiero che a tratti ha costeggiato il fiume Mella per raggiungere il Santuario di Quinzanello, intitolato alla Beata Vergine Maria della Spiga. Lungo il tratto a piedi, e a più riprese con don Ciro e i bambini presenti abbiamo pregato il santo Rosario. Alle ore 11 circa abbiamo celebrato la S. Messa.

Toccante l’omelia di don Ciro, che ci ha presentato la Vergine Maria come la donna silenziosa e riflessiva, attenta e in ascolto della Parola. Terminata la celebrazione ci siamo recati presso l’oratorio per un momento conviviale. Anche don Davide e Monsignore ci hanno raggiunti per stare insieme e condividere con noi un pezzo di strada.

Ma è davvero particolare la storia di questo grazioso Santuario immerso nel verde della pianura: la tradizione narra che, nel tempo di una tremenda carestia, mentre il popolo moltiplicava preghiere, funzioni e processioni per ottenere il tempo propizio ad un buon raccolto, il 19 maggio di un anno imprecisato, un povero contandinello – muto dalla nascita – mentre se ne stava solo in un campo o, come è più probabile, nei pressi di una chiesetta, poi sostituita dall’attuale Santuario, vide appressarglisi una Signora riccamente vestita che teneva fra le mani alcune spighe di frumento già maturo.

Il povero muto riconobbe subito nella Signora la Vergine Maria e si prostrò a venerarla, ma subito la visione scomparve. Il giovinetto si precipitò di corsa in paese per annunciare ciò che gli era accaduto e poté farlo perché miracolosamente aveva avuto la parola. Né si accontentò di descrivere l’Apparizione, ma caldamente esortò i compaesani ad erigere sul posto un Santuario, ciò che avvenne il 14 Maggio 1546. 

biancaCENA

Biancacena è un contest creato per colorare l’oratorio in una sera della festa! Un momento di convivialità e socializzazione che va oltre i soliti standard! L’appuntamento è per venerdì 14 giugno.

Un solo codice colore per l’abbigliamento, la tavola e il suo allestimento: il bianco.

Regolamento

  • Rispettare il dress code: vestirsi rigorosamente di bianco!
  • Ogni partecipante prepara l’allestimento del proprio tavolo prenotato, e porta con sé gli oggetti essenziali.
  • Non è ammesso l’utilizzo di oggetti usa e getta. (Lo stand gastronomico assieme al cibo fornisce anche piatti posate e bicchieri biodegradabili).
  • Ogni partecipante porta tutte le decorazioni utili (candele, fiori, addobbi etc etc).
  • La consumazione è obbligatoria presso lo stand gastronomico della festa.

Programma

  • dalle ore 18,30 allestimento tavolo
  • dalle ore 19,30 inizio cena

Il miglior tavolo verrà premiato con un brindisi speciale!

Come partecipare

La prenotazione del tavolo deve avvenire entro e non oltre giovedì 13 giugno o presso le casse delle festa o scrivendo a info@oratorioleno.it, comunicando nome e cognome e numero telefonico referente, nome (originale) da dare al tavolo e numero partecipanti.

La partecipazione al contest autorizza la direzione della festa alla pubblicazione delle foto e delle immagini.

Durante la serata si esibiranno i “Big ol’Delay“.

Liberi tutti con Mosè!

Giovedì 13 giugno il grest “Liberi tutti con Mosè” arriva alla Festa dell’Oratorio. Super festa per tutti i bambini ed i ragazzi!

Vi aspettiamo alle 19:30 per l’inizio della serata. Presenteremo l’inno e tutti i balli del grest! Durante la serata inoltre verranno consegnate le magliette agli iscritti.

Ricordiamo che sarà attivo il servizio cucina, con menu speciale gnocco fritto. Cosa state aspettando?

Davide e Betsabea: la prova dell’attrazione

Secondo incontro del Cammino dei Gruppi Famiglia

Le pagine bibliche conservano una tra le vicende più drammatiche di rapporto adulterino, quella raccontata in nel Secondo Libro di Samuele, che vede come protagonisti il grande re Davide e Betsabea, moglie di un suo valoroso ufficiale. 

Dal secondo libro di Samuele (11, 1-4) 

L’anno dopo, al tempo in cui i re sogliono andare in guerra, Davide mandò Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele a devastare il paese degli Ammoniti; posero l’assedio a Rabbà mentre Davide rimaneva a Gerusalemme. Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dall’alto di quella terrazza egli vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella di aspetto. Davide mandò a informarsi chi fosse la donna. Gli fu detto: “È Betsabea figlia di Eliàm, moglie di Uria l’Hittita”. Allora Davide mandò messaggeri a prenderla. Essa andò da lui ed egli giacque con lei, che si era appena purificata dalla immondezza. Poi essa tornò a casa.

La scena narrata aiuta ad entrare nelle pieghe dell’infedeltà amorosa perché ci presenta i due protagonisti della storia con i loro sentimenti e comportamenti. Davide, vulnerabile come ogni uomo, non può restare indifferente al fascino femminile di una donna come Betsabea e sembra incarnare lo stereotipo del maschio cacciatore che non sa e non può resistere ad una preda allettante. Betsabea, sensibile come ogni donna, non può rimanere indifferente alle attenzioni di un uomo interessante, vittorioso e potente come Davide e sembra confermare l’immagine della femmina tentatrice che non può fare a meno di essere conquistata. Tutto questo sembrerebbe portare quasi necessariamente all’infedeltà come una conclusione inevitabile, stante la nostra natura di uomini e donne che non possono opporsi all’istinto dell’attrazione reciproca. Ma il Signore, in questa vicenda, scopre delle responsabilità e segnerà con le sue punizioni i destini dei due protagonisti perché proprio là dove lo sguardo maschile è colpito e la sensibilità femminile è destata, comincia la responsabilità di un uomo e di una donna: Davide “decide” di volere quella donna e Betsabea “accetta” di andare dal re. 

Il brano e la vicenda offrono alcune possibilità di analisi di ciò che oggi sempre più frequentemente sembra succedere all’interno della coppia: l’affacciarsi ad un certo punto della vita matrimoniale di un’alternativa, che molte volte sembra capitare così, senza che nessuno dei due sia consapevolmente andato a cercarla. Entrando, seppur con molta discrezione, nei risvolti che spesso accompagnano questi vissuti, aiutandoci anche con il testo, si possono fare alcune osservazioni.

Oggi comunemente si pensa che ogni attrazione sia un istinto irresistibile e quindi un destino fatale perché “al cuore non si comanda” e, dunque, bisogna andare “dove ti porta il cuore”. Queste affermazioni, così scontate ma tanto diffuse, poggiano su un presupposto: che l’uomo non sia libero ma schiavo delle situazioni, del suo istinto, delle sue passioni e che le sue scelte non siano dettate dalla volontà ma determinate dalle sue pulsioni. In questo modo si tende a de-responsabilizzare le persone riguardo a certi temi e rendere così non punibili determinati comportamenti.  Invece si può osservare che, se è vero che al cuore non si comanda, bisogna vedere dove si è deciso di attaccare il proprio cuore perché, come ci ricorda Gesù nel Vangelo di Matteo (6,21), il cuore si trova là dove l’uomo ha posto il suo tesoro.  Sono allora rivelatori quei piccoli gesti che, presi in sé, appaiono innocenti come prolungare lo sguardo, approfittare di determinate occasioni, indulgere a certe emozioni o sensazioni ma che permettono al cuore di attaccarsi impercettibilmente a questa possibilità, di accarezzare sempre più concretamente questa fantasia. E in questo modo entra in gioco la volontà e l’uomo e la donna decidono di dare importanza e valore a questa situazione e le permettono liberamente di prendere forma e realtà. Ma se entra in gioco la libertà si può parlare anche di responsabilità e di valutazione delle conseguenze e non più di un semplice arrendersi alle circostanze.

Un’altra considerazione suggerita dalla situazione narrata dal brano consiste nel sottolineare che oggi la mentalità corrente porta a confondere innamoramento e amore e considera vero il falso presupposto che sentirsi innamorati corrisponda ad amare l’altro. L’innamoramento è certo un ingrediente dell’amore ma tra l’uno e l’altro c’è una differenza decisiva: il primo sorge spontaneo, il secondo richiede una scelta. Permane invece nella nostra cultura, e non solo tra i giovani, il mito dell’innamoramento come misura del vero amore: essere totalmente attratti e affascinati dall’altro, ricercare la fusione totale con lui, essere scossi da sensazioni ed emozioni violente a contatto con l’altro diventano i parametri con cui definire il valore e la bontà di una relazione. Molto meno sono presi in considerazione i sentimenti di fiducia e di reciproco affidamento, l’impegno di una parola data, l’orgoglio di costruire qualcosa insieme, lo stimolo di una relazione in continuo divenire, la tensione positiva di avere un progetto di coppia da realizzare insieme. 

Un’ultima considerazione a partire dal brano, ci conduce a domandarci il perché della situazione di adulterio: spesso non è tanto la seduzione della nuova possibilità ma la perdita di fascino della vita matrimoniale consueta. La condizione che spesso fa da sfondo alle infedeltà coniugali è quella di una coppia che ha dato troppo per scontato il rapporto e non lo ha solidificato e irrobustito con continue opere di “ristrutturazione”. Un amore, che era stato anche grande ma che inesorabilmente e senza che nessun dei due lo volesse si è stemperato in una routine senza più desiderio e fantasia, apre facilmente la strada a un’alternativa che riporti il gusto del vivere e dell’amare che si era perso. La passione dell’adulterio non attacca se non là dove il fuoco dell’amore matrimoniale non è più alimentato. E per alimentarlo non basta trattenere gli occhi da distrazioni galeotte: occorre fissarli negli occhi di chi, forse un giorno ormai lontano, per primo ci innamorò. 

Come reagire di fronte all’affacciarsi di queste emozioni e sentimenti dentro un rapporto di coppia? La via d’uscita non è tanto quella che conduce a negarli, a reprimerli, soffocati dai sensi di colpa o paralizzati dalla paura di sensazioni forti. La risposta più saggia consiste invece nel non giudicare le emozioni perché esse non sono né buone né cattive, né giuste né sbagliate ma sono semplicemente parte della nostra struttura e imparare così a riconoscerle, individuarle e, proprio perché uniche e personali, comunicarle alle persone che ci interessano. La consapevolezza delle proprie emozioni, il riconoscerle, il permettersi di viverle, senza indulgervi ma anche senza fingere di non viverle, costituisce un forte processo di crescita che può portare a saperle controllare sempre di più.

Iscrizioni al grest 2019

Le iscrizioni al grest 2019 cominceranno sabato 6 aprile alle ore 9:00. Anche quest’anno si svolgeranno online, all’indirizzo foglia.oratorioleno.it, dove sarete guidati nell’inserimento di tutti i dati necessari al completamento di una iscrizione.

La procedura è molto semplice e i passaggi che la compongono descrivono le operazioni da compiere. In caso ci fossero dei dubbi potete guardare la video guida, dove viene effettuata un’iscrizione, o contattarci all’indirizzo mail info@oratorioleno.it per avere ulteriori informazioni.