Fa fiorire il deserto – Pasqua di Resurrezione

Domenica 1 aprile 

In lui dunque siamo risorti una prima volta
perché quando è risorto Cristo siamo risorti anche noi.
Cristo è morto nella carne in cui morirai anche tu,
ed è risorto in quello in cui anche tu risorgerai.
Col suo esempio ti ha insegnato
cosa non devi temere e cosa devi sperare.
Temevi la morte, ed è morto;
non speravi nella risurrezione: è risorto.
Mi dirai: è risorto lui, mica io!
Ma è risorto in ciò che da te aveva assunto per te.
Perciò la tua natura ti ha preceduto in lui,
e ciò che è stato assunto da te sale in cielo prima di te:
quindi anche tu sei già salito in cielo.
Egli ascende per primo, e noi in lui,
perché la sua carne è presa dal genere umano.
Con la sua risurrezione siamo risaliti dagli abissi della terra.

Sant’Agostino

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. (Gv 20, 1-9)

Fa fiorire il deserto – 31 marzo

Sabato santo: nelle nostre vene scorre una vita nuova, quella di Gesù risorto, quella che vince ogni male e ogni dolore; la vita che attingiamo nei sacramenti, nella Parola di Dio e nella comunità cristiana

Se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù. (Rm 6, 10-11)

La Pasqua di Gesù diviene la Pasqua del discepolo. La sua morte, causata dal peccato del mondo, viene ribaltata in vita perché Dio lo ha risuscitato. Il discepolo muore a causa del peccato, vive a causa della vita nuova che in Cristo Gesù gli è data. Nella notte che ti attende, rimani in attesa della Luce nuova che ti strappa dalle tenebre.

Signore, in questo giorno di silenzio e di attesa, donaci la tua speranza! Una speranza che vince il male, i dubbi e le paure che ci circondano. Una speranza che è segno del tuo amore per noi!

Trascorro un momento in Chiesa per pregare raccogliermi di fronte al mistero pasquale.

Fa fiorire il deserto – 30 marzo

Venerdì Santo: Gesù offre la sua vita. Se anche tu offri la vita a Dio per il bene di tutti, il Signore farà di te una meraviglia stupenda.

Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito. (Gv 19, 28-30)

Oggi saliamo al Calvario, il luogo nel quale Gesù manifesta e rivela compiutamente l’amore del Padre per l’uomo, quell’amore di cui Lui ha sete. È compiuto tutto! È compiuto il dono definitivo e irrevocabile! Lo Spirito ti permette di lascarti avvolgere da questo dono: non più racchiuso in un tempio fatto da mani d’uomo, ma dato per tutti nell’aperto del mondo

Sono disposto ad amare chi mi rispetta, chi mi apprezza, chi mi difende e chi mi ascolta. Ma la tua croce è amore per chi non ti ha rispettato, apprezzato, difeso e ascoltato. Fa’ o Signore che la mia croce sia dello stesso legno della tua.

Penso a come ho portato avanti l’impegno della mia quaresima. Sono riuscito ad essere fedele a quanto mi ero proposto?

Fa fiorire il deserto – 29 marzo

Giovedì Santo: siamo nel cuore dell’anno liturgico. La cena di Gesù e l’Eucaristia sono il tesoro che Dio ha messo nei nostri vasi di argilla. Se sappiamo condividerlo anche gli altri incontreranno il Risorto.

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga. (1 Cor 11, 23-26)

Di giorno in giorno, di comunità in comunità, da discepolo a discepolo, ciò che hai ricevuto viene trasmesso, consegnato, donato. Solo mangiando di quel pane e bevendo a quel calice entri nel mistero della passione, morte e resurrezione di Gesù. Ogni volta, ogni domenica, ogni giorno finché Lui verrà. Allora lo riconoscerai.

Ricordaci Signore che possiamo essere tuoi testimoni non solo con la parola ma soprattutto con le azioni quotidiane. Aiutaci a pronunciare il tuo nome nei luoghi in cui siamo chiamati a vivere.

Recito una preghiera prima dei pasti insieme alla mia famiglia. (potrebbe diventare un’abitudine quotidiana!).

Fa fiorire il deserto – 28 marzo

Anche se vediamo che in noi c’è il segno del male, questo non ci fa più paura. È vero: non siamo innocenti, ma riconciliati e perdonati da Dio sì

“Ti lodo, Signore; tu eri in collera con me, ma la tua collera si è placata e tu mi hai consolato. Ecco, Dio è la mia salvezza; io avrò fiducia, non avrò timore, perché mia forza e mio canto è il Signore; egli è stato la mia salvezza”. Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza. (Is. 12, 1-3)

Incontrare la collera del Signore è quanto di più temibile possa accadere nella vita. Ma Dio si rivela come colui che consola, come colui che salva. La collera dell’uomo si accanisce sul Figlio e Lui risponde perdonando, amando. Solo arrendendoti ad un amore così scandaloso e profondo scoprirai fiorire la lode nel tuo cuore e sulle tue labbra. Solo così anche il tuo cuore passerà dalla collera alla gioia.

Ti preghiamo Signore per tutte quelle persone che vivono gravi momenti di solitudine, tristezza e disperazione. Rendici capaci di saper leggere e accompagnare chi vive questi momenti di prova

Recito il rosario ricordando tutti coloro che vivono nella sofferenza.

Fa fiorire il deserto – 27 marzo

Fidarci e ascoltare gli altri talvolta ci fa soffrire perché non facciamo quello che avremmo desiderato. Eppure se ci fidiamo di Dio, Egli ci porta sempre a traguardi che non avremmo mai immaginato.

“Il Signore ha salvato il suo popolo, il resto d’Israele”. Erano partiti nel pianto, io li riporterò tra le consolazioni; li ricondurrò a fiumi ricchi d’acqua per una strada dritta in cui non inciamperanno, perché io sono un padre per Israele, Èfraim è il mio primogenito”. Perché il Signore ha riscattato Giacobbe, lo ha liberato dalle mani di uno più forte di lui. (Ger 31; 7; 9; 11)

Il cammino del popolo di Israele è un frammento, un’immagine, un modello di ciò che il Signore desidera per tutta l’umanità e per ogni uomo. Ciò che Lui ha realizzato nella storia, oggi, adesso lo desidera per te: la consolazione, la liberazione sono i frutti del cammino lungo il quale lasciarsi condurre. Anche questo giorno è parte del tuo esodo; riconosci l’unicità e irripetibilità di questo dono.

Signore Gesù, ci hai detto: “Io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”. Aiutaci a tenere sempre viva nel cuore questa tua promessa di vicinanza

Scelgo una persona a cui dire “se hai bisogno di qualunque cosa, per te io ci sono”.

Fa fiorire il deserto – 26 marzo

Il cammino di quaresima ci porta ad entrare nella settimana santa: ancora una volta impariamo ad affidare a Gesù gli ostacoli, le difficoltà, i problemi che affrontiamo nel nostro percorso

Ed egli mi ha detto: “Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte. (2Cor 12, 9-10)

Quando ti senti forte rischi di pensare che puoi bastare a te stesso: l’orgoglio e la superbia possono inquinarti il cuore e illuderti di poter fare a meno degli altri e di Dio. La Parola ti invita ad accogliere la potenza di Cristo che si rivela nella debolezza, nell’abbandono al Padre, nella fragilità della condizione umana. Quando in te non trovi più alcuna forza, non disperare, ma senti di essere vicino a Gesù che nella debolezza, nella persecuzione e angoscia ha vinto il mondo.

Signore, vogliamo vivere al meglio questa settimana santa. Aiutaci nei momenti di sconforto, sofferenza e dolore, a non avere paura e ad affidarci completamente a Te.

Questo pomeriggio non accendo la televisione: mi metto in dialogo con il Signore

Fa fiorire il deserto – 25 marzo

Domenica delle Palme

Con la Domenica delle Palme inizia la Settimana Santa. Gesù entra nella città, Gerusalemme, in una festa di popolo, lo stesso popolo che, dopo pochi giorni, lo abbandonerà alla morte di croce. Il peccato si mostra in tutta la sua menzogna: rende l’uomo capace di ogni ingiustizia. Ma la salvezza di Dio arriva fino a queste profondità: con la Croce di Gesù siamo salvati dal peccato e dalla morte.

Suor Elisa Kidanè

Suora comboniana, ama definirsi: eritrea per nascita, comboniana per vocazione, cittadina del mondo per scelta. È nata a Segheneiti, Eritrea ed è stata per il suo istituto in Ecuador, Perù e Costa Rica

[I due discepoli] portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!». (Mc 11, 1-10)

Dal Peccato alla Salvezza

Spesso ho raccontato un aneddoto, come una divertente storiella, capitatomi quando mi trovavo nella missione di Santa Maria de los Caypas in Ecuador. Stavo preparando dei ragazzini alla Cresima. Premessa obbligatoria: Santa Maria de los Cayapas è una comunità sulle sponde del fiume Cayapas e raggiungibile solo in canoa; si trova dentro una foresta lussureggiante. Avevo parlato ai ragazzini del deserto e del suo significato teologico. Mi ero dilungata sul viaggio del popolo di Israele nel deserto, delle fatiche e tentazioni e mi ero addentrata anche nel racconto dei 40 giorni di Gesù passati nel deserto. Eppure qualcosa mi diceva che questa storia del deserto non veniva percepita come avrei voluto io! Mi venne allora l’idea di chiedere che cosa fosse per loro il deserto. Uno rispose allegramente: El desierto? Es un monte lleno de arboles”. Il deserto? È una montagna piena di alberi. Non avevano la minima idea di un paesaggio che non fosse coperto di erba e alberi. Ogni tanto ho raccontato questa storia come un aneddoto divertente. Fino all’anno scorso. Perché questa stessa risposta me la sono ritrovata mille miglia di distanza, dopo oltre vent’anni e nel cuore di un deserto vero e proprio. Mi trovavo a Kulluku, in Eritrea. Una delle zone più desertiche del paese. Da qualche anno le comboniane hanno aperto una comunità. Ho passato qualche giorno con le consorelle e uno di questi siamo andate a visitare una comunità cristiana. Nell’andare ragionavamo sulla bontà del nostro essere lì, sul fatto che i Kunama sono il gruppo etnico più isolato e spesso dimenticato. Sull’importanza della formazione dei leader e via discorrendo. Al nostro arrivo ci vennero incontro due catechisti. Due contadini che a differenza degli altri sanno leggere e scrivere, quindi ritenuti maestri e ascoltati dalla comunità tutta. Ci sediamo e iniziamo a discorrere. I discorsi vertono sulla difficile situazione economica e sociale. Il sogno, e la fatica di realizzarlo, di una scuoletta per i bambini. […] Non possiamo non cogliere il lento cammino fatto di piccoli e impercettibili passi. Il deserto per noi che ci viviamo è una scuola di vita. Hai visto quel piccolo orticello? Ebbene, a turno, uomini, donne bambini, lo custodiamo. Sono tante le insidie che vorrebbero soffocare la vita che vuole nascere. Ed è una gioia indescrivibile quando riusciamo ad avere qualche frutto. Così, anche noi siamo dei piccoli orti… Ed è solo la cura, la disciplina, l’aiuto reciproco che impedirà al peccato di farla franca. Così spiego ai miei ragazzi il significato della vera Salvezza. Non è un miraggio o un miracolo che accade d’improvviso, ma un cammino lento, sofferto, fatto di delusioni, di voglia di mollare. Un cammino che qui nel deserto sembra non lasciare traccia, perché il vento scompiglia la sabbia e le orme vengono disfatte; ma il deserto ti insegna anche ad essere tenace, a saper resistere, ad affidarti a quel Dio che ha avuto il coraggio di inviarci suo figlio, un figlio, Gesù, che a sua volta non ha avuto timore di sperimentare le asperità del deserto. La salvezza non è la fine di un percorso: è compagna di viaggio. Il peccato, la debolezza, la fragilità sono sempre lì, che tentano di farci desistere, ma la salvezza continua a darci il coraggio necessario per andare avanti. (Trovi la testimonianza e la biografia completa su bit.ly/missioniQuaresima2018)

Fa fiorire il deserto – 24 marzo

La vita di Dio cambia la mente e il cuore: con lo Spirito Santo muore il nostro uomo vecchio e impariamo a vivere nella comunione.

Quand’ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati tremò e tutti furono colmati di Spirito Santo e proclamavano la parola di Dio con franchezza. La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune. (At 4, 31-32)

Lo Spirito scuote, provoca, invia. Lo Spirito cambia persino il tuo linguaggio conferendogli coraggio, libertà e franchezza. Lo Spirito unisce e crea comunione: non in modo astratto, teorico, ideale, ma nella concretezza a diviene condivisione. Lo Spirito ti è dato da Gesù, e ti introduce nella sua stessa vita, nelle sue scelte, nel suo stile. La comunione di ciò che possiedi nasce dal percepire di avere un cuore solo e un’anima sola: chi ama comprende benissimo questo annuncio.

Ti preghiamo, Padre, per noi, per le nostre famiglie e per questa nostra comunità cristiana perché, nei giorni luminosi come in quelli più oscuri, apriamo il nostro cuore allo Spirito consolatore che illumina le menti e riscalda i cuori.

Propongo ai miei amici un pomeriggio di giochi da trascorrere insieme invitando anche chi di solito viene escluso.

Fa fiorire il deserto – 23 marzo

La presenza dell’amico Gesù al nostro fianco sostiene il nostro cammino: che i nostri passi ci aiutino ad amare e non ad allontanarci da Dio e dal prossimo.

Gesù si avvicinò e disse [ai discepoli]: “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. (Mt 28, 18-20)

Gesù si avvicina ai discepoli; da questa sua presenza e vicinanza nasce la missione. Non è il passaggio fugace di un momento, ma è la proposta di una alleanza nuova e definitiva: tutti i giorni! Fino alla fine! Anche nei giorni più cupi e tristi Lui c’è! La forza e la gioia del discepolo sono in questo rapporto, sono in questa certezza. Non è proposta per pochi privilegiati, è anche per te: vai dunque, perché il Signore si fida di te!

Ti preghiamo, Padre, per coloro che vivono la missione in terre lontane, perché nel contemplare il tuo Volto possano ritrovare la forza di annunciare il Vangelo alle genti

Propongo alla mia classe di catechismo di metterci in contatto con un missionario per farci raccontare la sua esperienza in missione.