Il saluto del Consiglio Pastorale

Monsignor Giovanni,

In occasione dell’inizio del suo nuovo cammino di apostolato, con queste poche righe, vogliamo ringraziarla per  quanto ha fatto per le nostre comunità parrocchiali durante la sua permanenza fra di noi.

Come membri del Consiglio Pastorale Parrocchiale vogliamo sottolineare e condividere alcuni aspetti che hanno caratterizzato la sua guida come nostro pastore. Ha dato una spinta per la realizzazione dell’unità pastorale superando le problematiche e valorizzandone gli aspetti positivi, aiutandoci ad amalgamarci attraverso i consigli pastorali riuniti che  sono stati fonte di arricchimento. Ci ha aiutato a testimoniare l’aspetto caritatevole della vita cristiana basandolo su 5 punti: distribuire,ascoltare,consolare,curare e pregare. A questo scopo  sono nati il gruppo Caritas, i ministri straordinari  dell’Eucarestia ed il gruppo liturgico dei lettori.

La sua sensibilità verso le persone le ha permesso di rilevare le  nostre necessità spirituali dando vita  all’adorazione eucaristica notturna, stabilendo orari per le confessioni anche al di fuori delle celebrazioni e mettendo a disposizione di tutti la Parola ponendola sull’ambone all’ingresso della chiesa.

Riguardo alle zone pastorali ha puntato con pazienza e determinazione ad aiutarci ad andare oltre alle messe ed i rosari, cercando di stimolarci a raggiungere in modo capillare tutte le persone per creare più solidarietà. Ha saputo stimolarci nella formazione attraverso ritiri spirituali coinvolgendo tutti, con momenti di preghiera comunitaria, celebrazione eucaristica e lavori di gruppo i cui esiti sono stati spunto per la programmazione dell’attività parrocchiale.

La ringraziamo per aver saputo creare un clima familiare durante i nostri incontri. Ci ha fatto sentire partecipi e corresponsabili. Ha indirizzato le nostre energie affinché prestassimo il nostro aiuto nel promuovere le attività pastorali.

Siamo sicuri che ha sempre avuto a cuore la cura delle anime dei suoi parrocchiani e la ringraziamo per l’immancabile preghiera quotidiana per la nostra comunità.

Il saluto delle associazioni

…dal Gruppo Alpini

Un grazie particolare, associato ad un affettuoso abbraccio e un caloroso saluto, lo vogliamo dedicare al nostro Mons. Giovanni Palamini che dopo tanti anni trascorsi nella nostra comunità, è stato chiamato a svolgere la sua missione pastorale lontano da noi. In questi anni ci hai accompagnato e supportato in tutte le nostre iniziative dimostrando sempre grande disponibilità verso tutti noi Alpini.

Caro Don Giovanni, sarai sempre nei nostri cuori… e quando penserai a noi Alpini di Leno, ognuno di noi tornerà nella tua mente, prega per noi, noi pregheremo per te e nel nome del Signore saremo sempre uniti.

Grazie di tutto e un augurio per il tuo nuovo cammino!

…dal Gruppo di Protezione Civile

É triste vedere andar via un amico. Un amico, perché per noi Monsignor Palamini è proprio questo. Vicino, tutte le volte che la nostra attività richiedeva un incoraggiamento ed una preghiera. Entusiasta, per quanto potevamo fare per gli altri, soprattutto nei casi di calamità. Disponibile, tutte le volte che avevamo bisogno di lui, e non sono state poche. Compiaciuto, tutte le volte che riuscivamo a raggiungere un obiettivo.Per tutto questo volevamo ringraziarlo e assicurargli che “i veri amici non saranno mai distanti, forse nello spazio ma non certo nel cuore”.

Gruppo Comunale di Protezione Civile Leno

…dal Circolo ACLI

Carissimo mons. Giovanni,
a nome di tutto il Consiglio Direttivo e di tutti i soci del circolo Acli di Leno, desidero ringraziarla per il servizio pastorale reso in questi anni nella nostra Parrocchia.
In particolare la ringraziamo per la vicinanza e il sostegno dato alla nostra associazione come Assistente Spirituale; è stato davvero molto importante per noi sentirla e vederla partecipe delle iniziative che di volta in volta si organizzavano.
Ora non ci resta che augurarle ogni bene per la nuova missione che il Vescovo le ha assegnato.

Noi tutti le assicuriamo il nostro ricordo nella preghiera e la nostra amicizia.
Grazie ancora, e tanti tanti auguri.

Per il Consiglio Wilma Bonetti

…dal Corpo Musicale Lenese

Grazie per aver sempre dato importanza e spazio alla musica nel suo operato. Per la sua presenza in prima fila ad ogni nostro concerto e la considerazione e le belle parole spese per la Banda… che l’esperienza nel nostro paese la accompagni sempre, in ogni suo nuovo cammino!

Corpo Musicale Lenese V. Capirola

Il Signore fa sicuri i passi dell’uomo

Caro Monsignor Giovanni,

cosa dire? Questo suo trasferimento ha preso tutti di sorpresa… noi pure. Tanti e vari sentimenti il cuore dona: dall’ombra fugace che vorrebbe offuscare la serenità  del nostro quotidiano, alla luce che la Speranza sa creare.

La prima espressione più vera, oltre l’affetto sincero perché le vogliamo bene, è la gratitudine. Lei già prima del suo arrivo ha mostrato la sua simpatia e il suo apprezzamento per la nostra presenza e l’ha confermato in mille occasioni durante questi anni ed è stato per noi motivo di grande Gioia. 

Grazie, Monsignore! Ci ha donato tanto, ha dato se stesso nei modi migliori e impensati. Abbiamo sperimentato la sua presenza sempre buona e paterna.  Alla gratitudine segue l’augurio più fervido di Grazia e Benedizione dal Signore per il futuro che l’attende, per la novità che le si presenta.

La Provvidenza l’ha condotta qui a Leno, l’ha guidata e sorretta nel suo operare.

La somiglianza del percorso che nel cielo traccia la Stella Cadente, rende meraviglioso il suo cammino qui, è la Scìa da Lei tracciata con la preghiera, la testimonianza fedele nel suo Ministero, la celebrazione dell’Eucaristia, il dono della sua saggia parola, la visita e il conforto ai malati, la cordialità verso chiunque, tutto  è  vivo nella mente e nel cuore; la Scìa tracciata, fiorirà e brillerà nel ricordo di lei e darà  frutti nella crescita della Comunità per la Chiesa locale piena di speranze e nella fioritura di Vocazioni che continueranno l’opera da lei avviata. É il nostro augurio più sincero che le darà consolazione e slancio nell’operare. 

Questo è quel poco che possiamo dirle perché la parola è inadeguata ad esprimere quanto Dio sa donare al cuore che sa ascoltarlo.

Con intensa commozione, riconoscenza e affetto le Suore Maestre Pie Venerini
Sr. Graziella, Sr. Maria Pia, Sr. Florence

Il prete nella comunità parrocchiale

Nonostante i dati degli ultimi anni mettano in evidenza un grande calo nella partecipazione e accostamento ai sacramenti, nonostante sembra diminuire il senso di appartenenza alla comunità e più in generale al vivere gli spazi pubblici, nonostante molte riflessioni diano una Chiesa “in ritirata”, quando cambia un prete in una parrocchia, si ravvivano l’interesse e i commenti circa l’avvicendamento della figura. Non credo si tratti solo di gossip, ma il fatto dice come, nel nostro tessuto sociale, il sacerdote sia parte dell’immaginario culturale, appartenga alle figure di riferimento e se, per qualcuno, non dal punto di vista valoriale, almeno per la sua presenza istituzionale.

Nella comunità Lenese, poi, che ha sempre avuto una bella tradizione di sacerdoti, questo aspetto tocca nel profondo la sua storia. Non siamo così estranei dal non riconoscere come vi siano forme di apparente disinteresse o di dissenso nei confronti della Chiesa e della sua ministerialità, ciò nonostante, a Leno, la presenza di un sacerdote interpella e dialoga con il vissuto dei cittadini. A tal proposito, potremmo aprire una riflessione che metterebbe sul tavolo numerose considerazioni sul ruolo, i compiti, gli aspetti da privilegiare nell’attività ministeriale e pastorale di un sacerdote. Probabilmente faremmo una lunga serie di caratteristiche positive che rispecchiano dei bisogni ai quali fare fronte e delle altre che dicano, invece, dei pericoli da evitare. Su alcune, forse, troveremmo condivisione e su altre dissenso. Credo che arriveremmo, anche a prendere in prestito l’immagine di un modo di dire tipico delle nostre parti, ossia che se guardassimo a cosa un prete debba o non debba fare, dovremmo “andare a farlo fare a Botticino”.

Penso che un aiuto nell’interpretare la presenza di un sacerdote in una comunità, ci venga dal da dove arrivi. Se arriva è perché qualcuno lo ha mandato e se è stato mandato, vuol dire che ha qualcosa da dirci.

La prima domanda quindi è: “Chi lo manda?” a questa possiamo rispondere dicendo che la nostra prospettiva di fede ci dice che è Dio che lo manda perché, lo ha chiamato e ha scelto di amarlo nella sua vocazione di annunciatore del Vangelo. L’essere inviato, si attua attraverso il servizio della Chiesa, nella persona del Vescovo che lo destina per un compito in un territorio.

La seconda domanda ci interrogava chiedendoci: “Che cosa viene a dirci?” Che “Dio è amore” (1 Gv 4, 8) ed è da questo messaggio che deve partire e al quale condurci con la sua testimonianza. Tutto, credo che si giochi entro queste due direttive. Se riusciremo, sempre più, ad avere attenzione a questa lettura della realtà sacerdotale, penso che si potrà creare un circolo virtuoso che si farà crescere nelle relazioni.

Carissimo Monsignor Giovanni Palamini​

La gratitudine è come un occhiale tramite il quale vedo il bene che c’è nell’altro.

Anselm Grün

Siamo abituati a dare tante cose per scontate, a pensare che tutto ci sia dovuto, che tutto ci spetti di diritto. Gratitudine significa accorgersi che, invece, tutto è dono. Significa rendersi conto di quanto la presenza dell’altro sia motivo per dire grazie!

Carissimo Monsignor Giovanni Palamini​,
è arrivato il momento di salutarla e soprattutto di ringraziarla per tutto quello che è stato e ha fatto per me e per la comunità parrocchiale. La parola “grazie” avremmo dovuto forse dirgliela più spesso, in modo più esplicito e affettuoso; oggi cerco di recuperare!

In realtà la capacità di ringraziare è dono dello Spirito e la riconoscenza verso di lei porta a guardare il volto buono del Signore che attraverso il suo sacerdozio ha guidato la nostra comunità in questi anni di cambiamento per la Chiesa. “Aprite le porte a Cristo” diceva Papa Woityla e i suoi successori non hanno fatto altro che confermare questa visione di Chiesa dove ci sia posto per tutti e dove tutti si sentano corresponsabili dell’annuncio del Vangelo, fatto non solo a parole ma soprattutto con l’esempio.

Grazie per avermi fatto sentire nella Chiesa come pietra viva, preziosa, in grado di portare il contributo in base a quello che sono e a quello che riesco a fare.
Grazie dunque perché ha cercato di fare della parrocchia di Leno una realtà aperta, dando testimonianza che l’apertura, la collaborazione per il bene comune, devono essere la prima caratteristica di noi cristiani. Noi parrocchiani forse non riusciamo sempre ad avere questa naturalezza cristiana, ma lei ha fatto il possibile per indicarci questa strada .

“Aprite le porte a Cristo” significa che credere in Gesù non è una scelta ideologica, ma è l’incontro gioioso col Signore, la costruzione di una relazione
profonda con Colui che ci ama da sempre. Quante volte l’ha ricordato e testimoniato, cercando di accogliere tutti con benevolenza. Grazie per la sua capacità nel predicare, nell’ascoltare, nel stare in silenzio, nel misurare le parole e per la mitezza con cui lei si è comportato in tante situazioni difficili. Grazie perché non ha mai smesso di togliere il suo sguardo di bene dalle nostre famiglie con la sua preghiera e, con le parole dette sempre con discrezione e rispetto, ci ha aiutato a stare vicino al Signore e a riconoscere che Lui continua ad essere vicino a noi in tutti i momenti gioiosi e dolorosi della vita.

L’amore per Gesù Cristo e per il suo popolo, la Chiesa, ha fatto di lei una guida sempre attenta in grado di condividere gioie e dolori, avendo una cura particolare per gli ammalati, gli anziani. Incoraggiandoci e sostenerci con passione, generosità e sollecitudine ha fatto sì che la sua presenza in mezzo a noi diventasse una benedizione di Dio per tutta la nostra comunità Lenese.

Per tutto quello che è riuscito a trasmettere e infondere nel cuore di ciascuno, le auguro di continuare a vivere con il cuore radicato in Gesù Cristo e nel Suo Vangelo il suo ministero sacerdotale.

Alessandro

L’ospitalità benedettina

Nel capitolo 53 della Regola, S. Benedetto asserisce:

Tutti gli ospiti che sopraggiungono siano accolti come Cristo, poiché Egli ci dirà: – Fui ospite e mi accoglieste (Mt 25,35).

L’ordine monastico si gloria di mantenere la tradizione dell’ospitalità. La tradizione dell’ospitalità è così intimamente legata alla spiritualità benedettina che un monastero senza Foresteria sarebbe quasi inconcepibile. Tuttavia è anche vero che una foresteria monastica non potrebbe svolgere la sua vera funzione, se dietro essa non ci fosse la presenza silenziosa e irradiante di una Comunità riunita nel nome di Cristo e totalmente orientata alla ricerca di Dio. Ed è proprio ciò che attira gli ospiti verso i Monasteri. Infatti il servizio di ospitalità che i monaci sono chiamati a rendere dipende dalla fedeltà con cui essi cercano di realizzare la loro specifica vocazione contemplativa.

La Comunità monastica, come l’ha concepita S. Benedetto, sa che in ogni Fratello che accoglie, accoglie Cristo e lo ridona in una misteriosa comunicazione di amore. Comunicazione possibile solo se l’accoglienza degli ospiti si svolge in modo da salvaguardare la pace e il raccoglimento della Comunità monastica. L’ospitalità, cara ai figli di S.Benedetto, è una vera e propria forma di zelo apostolico abbracciando gli uomini nella Carità di Cristo. Il servizio dell’ospitalità si fonda sull’ascolto, la prima parola con cui inizia la regola.

Ascoltando la Parola di Dio fatta Carne, il monaco diventa capace di accogliere il proprio simile nel cuore della sua preghiera e con i segni umani e fraterni. Voglio ora citare direttamente la Regola:

Tutti gli ospiti che sopravvengono siano accolti come Cristo… Quando dunque sarà annunciato un ospite, gli corrano incontro il superiore e i fratelli con ogni manifestazione di carità; e per prima cosa preghino insieme (la saggezza di Benedetto!), quindi si scambino la pace. E questo bacio della pace non venga dato se non dopo aver fatto la preghiera per evitare inganni del diavolo…. Si legga alla presenza dell’ospite la Legge divina per edificarlo, e quindi gli si manifesti ogni premura.

Il tutto, cioè, si faccia secondo la Fede e la Carità. Allora tutti si sentono “di casa”, ed è naturale, perché il Monastero è la casa del Padre, dove ognuno trova, giungendo, la propria parte di benedizione, riflesso della tenerezza del Cuore di Dio che lo attende.

Sembrano realtà di altri tempi, e invece è realtà odierna! É questa la vera accoglienza che i benedettini offrono ai loro ospiti: non un albergo per un po’ di turismo, ma un luogo dove incontrare il Signore per imparare ad accoglierLo.
L’apostolato specifico dei Monaci benedettini è questo: fraterna e cordiale apertura a tutti i Fratelli per comunicare loro con la vita ciò che hanno contemplato alla presenza di Dio.

Ora voglio citare una parte del Discorso di “San Paolo VI” che ha pronunciato a Montecassino il 24 Ottobre 1964.

A Noi è dato portare ora con altra testimonianza, che non quella sull’indole della vita monastica; e la esprimiamo in un semplice enunciato: La Chiesa ha bisogno ancor oggi di codesta forma di vita religiosa; il mondo ancor oggi ne ha bisogno. Ci dispensiamo di recarne le prove, che del resto ciascuno vede scaturire da sé dalla Nostra affermazione: sì, la Chiesa e il mondo, per differenti ma convergenti ragioni, hanno bisogno che San Benedetto esca dalla comunità ecclesiale e sociale, e si circondi del suo recinto di solitudine e di silenzio, e di lì ci faccia ascoltare l’incantevole accento della sua pacata ed assorta preghiera, di lì quasi ci lusinghi e ci chiami alle sue soglie claustrali, per offrirci il quadro d’un’officina del divino servizio, d’una piccola società ideale, dove finalmente regna l’amore, l’obbedienza, l’innocenza, la libertà dalle cose e l’arte di bene usarle, la prevalenza dello spirito, la pace in una parola, il Vangelo. San Benedetto ritorni per aiutarci a ricuperare la vita personale; quella vita personale, di cui oggi abbiamo brama ed affanno, e che lo sviluppo della vita moderna, a cui si deve il desiderio esasperato dell’essere noi stessi, soffoca mentre lo risveglia, delude mentre lo fa cosciente

Dopo le parole di un grande santo, Paolo VI, su un altro grande Santo, San Benedetto, non ho altro da dire!

Silvano Mauro Pedrini, Oblato

Agenda parrocchiale 2019-2020

É arrivata l’agenda parrocchiale per l’anno pastorale 2019-2020!

Puoi scaricarla a questo indirizzo o nella pagina Materiale; in alternativa puoi trovarla alle porte della Chiesa parrocchiale, nel comodo formato tascabile.

Amiamo con tutte le forze il Padre celeste

Carissimi parrocchiani di Leno, Milzanello e Porzano

Il vescovo Pierantonio mi ha chiesto di venire a guidare come parroco le vostre comunità. Cosciente dei miei limiti (non ultimo l’età piuttosto avanzata), ho cercato di fargli cambiare parere, ma, vista la sua insistenza, gli ho detto di sì, perché penso che uno diventi prete non per fare ciò che vuole lui o piace a lui.

Dopo aver detto di sì, sono stato confortato dalla scoperta di  queste espressioni  scritte ad un suo confratello da parte di Padre Massimiliano Kolbe, il francescano polacco morto nel 1941 nel campo di concentramento di Auschwitz in sostituzione volontaria di un papà di famiglia:

Dio, scienza e sapienza infinita, che conosce perfettamente quello che dobbiamo fare per aumentare la sua gloria, manifesta normalmente la sua volontà mediante i suoi rappresentanti sulla terra. L’obbedienza, ed essa sola, è quella che ci manifesta  con certezza la divina volontà. È vero che il superiore può errare, ma chi obbedisce non sbaglia. L’unica eccezione si verifica quando il superiore comanda qualcosa che chiaramente, anche in cose minime, va contro la legge divina. In questo caso egli non è più interprete della volontà di Dio… Amiamo dunque, fratelli, con tutte le forze il Padre celeste pieno di amore per noi; e la prova della nostra perfetta carità sia l’obbedienza, da esercitare soprattutto quando ci chiede  di sacrificare la nostra volontà. Infatti non conosciamo altro libro più sublime che Gesù Cristo crocifisso, per progredire nell’amore di Dio.

Confortato anche da queste parole, sono sereno; anzi, sono contento di venire, perché vengo a voi nel nome del Signore. Lui farà quello che le mie forze non sono in grado di fare.

Pregate per me.

Insieme a voi – in comunione con gli altri sacerdoti e con la collaborazione dei vari consigli parrocchiali – mi accingo a percorrere l’ultimo tratto di strada che il Signore vorrà concedermi. Insieme, nel nome del Signore, possiamo fare ancora cose belle e meravigliose. A presto.

Don Renato Tononi

Tu es sacerdos in aeternum

Con l’ascensione inizia la nostalgia del cielo. Di noi che restiamo nella storia, a fidarci di un corpo assente, a fidarci di una Voce. Ebbene, io sto con la voce. Continuo a starci. La senti cantare dentro, riaccendere, farti cuore. E l’assenza diventa una più ardente presenza. Nel racconto dell’ascensione, il Vangelo, a sorpresa, parla più di me che di Cristo. Io ricevo oggi la stessa consegna degli apostoli: annunciate. Niente altro. Non dice: organizzate, occupate i posti chiave, assoggettate, solo annunciate. Il vangelo. Non le vostre idee più belle, non la soluzione di tutti i problemi, non una politica, o una teologia, solo il Vangelo. E mi sembra persino facile, quando lo amo e lo respiro. Ce la farete, dice Gesù, certo fra sangue e prodigi, tra veleni e lacrime, tra parole che non vengono e parole irresistibili. Io ce la farò a trasmettere la Parola, a farla viva oggi, a renderla canto e sole. Anche se faccio fatica a credere, posso e devo aiutare altri a credere…

Una pennellata dopo l’altra, padre Ermes Ronchi* disegna con parole nitide, da assaporare e meditare, l’identità e l’essenza del sacerdote:

Io sto con la Voce.
Continuo a starci

La vocazione. Poi gli anni di studio, di meditazione e preghiera. Quindi la consacrazione ricevendo il sacramento dell’Ordine.

Ricordo che quando ero ragazzina il sacerdote era visto come un’autorità. A noi ragazzi veniva insegnato, quando lo incontravamo, di salutarlo con “riverisco”. Ciò contribuiva a renderlo distante, abitualmente sul pulpito o sull’altare.

Grazie al concilio vaticano II, oggi il sacerdote è uomo fra gli uomini, accanto ad essi come guida, ascolto, medico delle anime, punto di riferimento e mediazione tra il divino e  l’umano in perfetta sintonia con il sacerdozio di Cristo. Amministrando i Sacramenti dona ad ognuno di noi che formiamo comunità attorno al nostro pastore, la grazia divina che è cibo e sostegno per il cammino della vita, verso una continua crescita spirituale a cui siamo chiamati.

Conosco sacerdoti che hanno l’età dei miei figli, anche più giovani, che hanno ascoltato la Voce, compiendo la scelta estrema di riempire il loro cuore d’Infinito, soprattutto di questi tempi, in un mondo dove quasi tutto è apparenza, volubilità e seduzione. “L’essenziale è invisibile agli occhi” (A. De Saint-Exupery: Il piccolo principe): non per loro e li guardo con profonda ammirazione e con tanta materna dolcezza.

Una partita bellissima

È consuetudine che per le tappe del cammino verso il sacerdozio i seminaristi coinvolti scelgano una immagine con una frase evangelica. Qui sopra è riportata la lavanda dei piedi del Romanino dipinta nella Chiesa di Santa Maria della Neve a Pisogne, immagine che ho scelto, per il diaconato con i miei tre compagni, affiancata dalla frase “Li amò fino alla fine” tratta dal capitolo 13 del vangelo di Giovanni. Quando consegno questo segnalibro-promemoria richiedo sempre preghiera per il nostro passo ormai prossimo. Ho ricevuto risposte varie: alcuni mi hanno subito assicurato la loro preghiera, altri con un po’ di sottovalutazione mi hanno detto che la loro preghiera non vale molto ed io stupito controbattevo assicurando il valore della loro intercessione. Ricordare una persona, una situazione, una intenzione vuol dire portarla con semplicità al cuore luogo dove abita lo Spirito Santo che

… viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; 27e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio. (Rm 8, 26-27)

Senza accorgerci il nostro cuore si orienta ad accogliere amorevolmente quella persona, situazione o intenzione presentandola alle mani di Dio. Ritornando alle risposte ricevute una particolarmente divertente mi ha spiazzato. Un amico tifoso sfegatato di una squadra di calcio, che per par condicio non citerò, leggendo la frase mi dice stupito… è il motto della mia squadra… fino alla fine!

 Anche della mia! quando potevo andare a tifare la Leonessa basket lo gridavo anch’io, fino alla fine! È vero… fino alla fine. Un buon giocatore si allena per dare il meglio di se stesso, usa ogni energia disponibile fino alla fine. Così si manifesta la sua passione per lo sport che pratica, l’attaccamento alla sua squadra e a quanti credono in lui. Scelgo uno sport che mi garba particolarmente, il basket. Ogni minuto è importante, fino alla fine. Spesso si vedono ribaltoni che mai ci aspetteremmo e che stupiscono anche gli stessi protagonisti. Eppure anche nelle competizioni possiamo mettere tutto noi stessi, dare il meglio, e nonostante ciò potrebbe non bastare. Allora è tutta fortuna?? Beh nello sport c’è anche quella, ma nella vita? Nella vita possiamo incontrare eventi diversi, più o meno piacevoli o dolorosi, possiamo decidere se continuare a giocare la nostra partita fino alla fine. Sì, fino alla fine perché sappiamo che la nostra è una partecipazione a una partita più grande, fatta di tante persone e di un Capitano che ha giocato tutto sé stesso fino alla fine. Ed ha vinto definitivamente! Noi dobbiamo solo decidere se partecipare a questa bella partita che è già stata vinta; le cui gioie possiamo già pregustare e, ancor più bello, possiamo diventare collaboratori di questa gioia, cioè, con autenticità, possiamo trasmetterla anche a chi ci è vicino. 

È stato così per me, incontrare persone che stavano e stanno giocando la loro partita, ognuna a loro modo e con una intensità propria. Sì, sarebbe molto riduttivo fare confronti, e pure dannoso.

È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore. (Fil 2,13)

È Dio che ci dona la Grazia di correre in questa partita, a noi spetta solo di accogliere questo prezioso invito. Come già detto, a volte la vita presenta qualche infortunio, del fisico o del cuore, diventa ancora più importante chiedere la Grazia di poter continuare a giocare, di non scoraggiarsi e di cercare la vicinanza dei propri compagni ed il perdono se mi accorgo di aver sbagliato. È stato fondamentale avere un buon allenatore, il padre spirituale, il quale mi ha aiutato a capire come meglio giocare la mia partita a fianco del Capitano, colui che ci assicura la vittoria.

Gli educatori del seminario hanno contribuito ad una buona preparazione, a conoscermi di più per amare i miei doni ma anche i miei limiti. Attraverso questi ultimi capisco come è necessaria una squadra ed un Capitano. Da soli non si può vincere. Infatti i miei compagni di seminario e le persone che ho incontrato lungo il cammino sono state fondamentali, incontrarli è stato un dono, con loro ho sperimentato tanti assaggi di quella vittoria che ci aspetta. Oggi ringrazio il Signore per quanto mi ha concesso di percorrere e chiedo la Grazia della fedeltà al “contratto” o meglio al legame che sto per firmare. Il Capitano, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Come rispondere ad un amore così? Un amore che è gratuito, un amore che si china e che serve, che non finisce e che da compimento alle nostre vite?

Nicola Mossi