Caro monsignor

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Caro monsignor Giambattista,

Con grande difficoltà scriverò queste parole, perchè le partenze non mi sono mai piaciute.

Mio padre diceva sempre “Ciò che ha inizio, ha fine”. I miei fratelli ed io lo prendevamo un po’ in giro per questa sua “profonda filosofia”. Gli anni che scorrono insegnano, sperimentando la concretezza del vivere, quanto ciò sia vero. Iniziare e finire, arrivare e partire è il fluire della vita. In questa dinamica, ognuno gioca il proprio ruolo e lascia il proprio segno. La sua impronta, monsignore, rimarrà nel cuore del popolo di Leno, ora che il tempo della sua missione pastorale si è compiuta ed è tempo di salutarci. So che paragonare il popolo di Dio alle pecorelle non le piace, ma questa similitudine ben si addice, in questa circostanza, a noi che perdiamo un saldo, conosciuto e stimato punto di riferimento spirituale e non solo. Lo smarrimento è fisiologico. La domanda, di come sarà il poi, è naturale e legittima. Troppa vita si è intrecciata fra la Chiesa di Leno ed il suo pastore, perchè il suo andare via possa essere indolore. Ormai Lei conosceva tutto di noi: le nostre situazioni, i lati positivi, i nostri limiti, le resistenze.

Interagiva con noi con discrezione, sobrietà ed autorevolezza, rispettando sempre la nostra libertà, incarnando il credo cristiano, vissuto prima di essere predicato, come già scrissi su queste pagine, in occasione del suo quarantesimo anniversario di sacerdozio. Ha gioito per ogni nuova vita che sbocciava: è noto come amasse particolarmente il sacramento del Battesimo e con quanta fede, cura e partecipazione emotiva, lo donasse ad ogni bimbo. Erano musica, per le mie orecchie, le parole che lei rivolgeva ai genitori preoccupati che i bambini disturbassero con i loro pianti: “Lasciateli piangere, è la più bella preghiera che Dio ascolta”.

Ogni vita che se ne volava via, Le ha procurato dolore, spesso la commozione ha preso il sopravvento sulla liturgia, rivelando una profonda sensibile umanità. Anche a Lei non sono stati risparmiati momenti di dolore e comunque di fatica. Tanti se li porterà via, nascosti in fondo al cuore. Il ricordo dei suoi genitori volati via, uno dopo l’altro, mi torna spesso alla memoria: moderni Filemone e Bauci che, nella mitologia greca, ottennero dagli dei di morire insieme. Più recentemente, ha dovuto scendere a patti con il suo cuore, che la sensibilità e l’emotività hanno messo a dura prova. Prova superata brillantemente, per volontà divina certo, grazie alle cure mediche, alla forza di volontà, alla voglia di vivere, ma anche, me lo lasci dire, all’affetto delle sue pecorelle. In quel frangente, ricordo che Giuseppina ha dovuto tenerle a bada, tanto era il desiderio di starle vicino!

Ora, monsignore, si goda, per tutto il tempo che Dio vorrà, illegittimo riposo, con serenità. Ripensi ai momenti gioiosi di una vocazione pienamente vissuta e realizzata, alla soddisfazione di traguardi raggiunti, alle tante persone che le hanno voluto bene e continueranno a volergliene. È bello che vicino a Lei ci siano don Luciano ed il suo papà: è un ritorno in famiglia.

Personalmente La penserò con (mi lasci usare questa parola, visto che è stata sdoganata da chi conta) con tenerezza, per tutto ciò che ha rappresentato per me e per la mia famiglia, alla quale è sempre stato vicino. Felice d’averla incontrata e conosciuta… semplicemente Grazie!

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