Buon Natale: ma ce lo meritiamo?

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Ho ricevuto una lettera interessante. Ricorda anzitutto lo stupore e la gioia perché nel Natale Dio si è fatto vicino a noi, ci ha trattati da figli donandoci, con un amore quasi incredibile, il suo stesso Figlio. Poi aggiunge: “Mi viene spontaneo chiedermi: ma questa umanità lo merita?”. Questa umanità è quella delle violenze gratuite, dell’indifferenza, degli egoismi contrapposti, del rifiuto dell’altro: può meritarsi il dono del Natale?

Verrebbe voglia di rispondere di no, che siamo troppo induriti nel male per meritare che Dio venga a visitarci, ma forse bisogna impostare diversamente la questione: forse non ci si deve domandare: “meritiamo il Natale?”.

Ma molto umilmente: “Abbiamo bisogno del Natale?”. Allora la risposta sarebbe senza esitazione: sì, ne abbiamo proprio bisogno, come di un’aria sana per respirare. Siamo un’umanità superficiale e sciocca in tante sue manifestazioni; ci procuriamo noi stessi la maggior parte dei nostri mali; ci intrappoliamo da soli in reti che ci paralizzano. Ma siamo pur sempre un’umanità che soffre.

Siamo attaccati ai soldi, è vero: un segno chiaro di egoismo, di meschinità. Ma non sarà che dietro a questo peccato sta una profonda insicurezza di fronte al futuro? E che cerchiamo di aggrapparci a quelle misere, incerte sicurezze che il mondo può offrirci? Se è così, abbiamo proprio bisogno del Natale; di sapere che Dio-Padre ci ha in nota e che dentro le sue mani paterne siamo al sicuro più di quanto ci possa garantire un conto in banca. Diventeremmo allora più liberi.

Siamo attaccati al piacere, tanto da deformare la sessualità e da privarla di senso perché possa diventare divertimento sempre a disposizione. Ma potrebbe essere che l’ossessione e la degradazione del sesso nascondano la disperazione e la solitudine e abbiano lo scopo di anestetizzare il dolore di vivere.

Abbiamo bisogno di un Dio-Padre che ci faccia ritrovare lo stupore di esistere e di essere amati e di poter amare; che ci aiuti a sollevare lo sguardo e a ritrovare il senso grande della dignità dell’uomo; che ci insegni il senso della fedeltà e della responsabilità.

Siamo litigiosi e aggressivi con gli altri, ombrosi di fronte agli estranei; tolleranti a parole ma sospettosi e spigolosi nei rapporti quotidiani. Sembriamo impauriti di fronte ad un futuro che ci sembra sempre più complesso e sempre meno controllabile.

C’è bisogno del Natale per ricordarci che Dio-Padre ha preso un volto di uomo e da allora il volto di ogni uomo ha assunto i lineamenti di Dio. Forse riusciremmo a non avere paura di ogni volto nuovo ma a tessere legami di fraternità: più capaci di amare.

Lo ammetto: non ci meritiamo il Natale. E chi mai potrebbe meritarlo? Chi potrebbe meritare che Dio lo prenda in considerazione e lo ami? Ma abbiamo bisogno del Natale perché, con tutte le nostre ricchezze, siamo e rimaniamo poveri; con tutte le nostre conoscenze siamo e rimaniamo disorientati.

“Soltanto un Dio ci può salvare”, ha lasciato scritto un famoso sociologo e filosofo. Basta questa convinzione perché l’evento del Natale abbia un senso e possa produrre un’esperienza di liberazione, di speranza e di amore.

E allora: Buon Natale!

don Domenico

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don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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