Bilancio di un ritiro piccolo e grande

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Non sono i numeri a dire ed esprimere la qualità di un’esperienza, di una relazione, di un vissuto… i numeri vanno bene per i bilanci economici, per le statistiche, per i sondaggi. Quando in gioco ci sono le relazioni, le scelte, i sentimenti, i pensieri, la fede i numeri non servono, o meglio servono a molto poco. Non ha senso chiedere “quanta fede hai?”, “quanto mi vuoi bene?”, “quanto ti è piaciuta l’esperienza vissuta?”… non ha senso semplicemente per il fatto che non esiste una unità di misura in grado di quantificare e rapportare grandezze in questi ambiti…. al più si può rispondere dicendo “poco!”, “molto”, “tanto!”, “per niente!”, ma queste locuzioni esprimono una qualità, non una quantità…

Ne sono abbastanza convinto, me ne accorgo anche da una certa allergia sviluppata ad alcune domande del tipo: “Quanti eravate domenica al ritiro?”; Eravamo pochi… troppo pochi.

Alcune cose mi hanno colpito e mi spingono a riflettere e a osare condividere queste mie riflessioni: Perché?

Perché ogni giorno, in questi anni, ho condiviso – tra alterne vicende (ovvero tra grandi gioie ed entusiasmi e delusioni e incomprensioni) – la passione educativa per l’oratorio, per i giovani e i ragazzi della nostra comunità, ma non è ancora emersa l’importanza fondamentale di andare all’essenziale?

Perché siamo davvero bravi (e non in senso ironico o sarcastico) sul fare, ma molto deboli sull’essere?

Perché quando abbiamo l’opportunità di grazia di andare alla fonte del nostro agire e del nostro essere (Gesù Cristo) ci tiriamo indietro?

Perché etichettiamo alcune esperienze come “adatte ad altri, ma non per me”?

Perché?

Io la risposta a questi perché non l’ho! La sto cercando, mi aiutate?

Può darsi che questa mia venga letta come “un normale sfogo di fronte ad un insuccesso pastorale”, ma non è così! Non è così perché non è l’amarezza ad esprimersi, ma l’affetto e la stima. Non è così perché l’esperienza del ritiro di domenica è stata semplice, bella, ricca di grazia e di fraternità. Non è così perché il Signore non ha rinunciato a far sentire la sua dolce presenza. Non è così perché sono (siamo) tornati contenti da questa esperienza. Semmai rimane il rammarico di non aver potuto allargare il dialogo e il confronto.

Non è così perché anche per me sarebbe più comodo tacere e lasciare andare, ma non sarebbe giusto.

Gli adolescenti presenti sono stati splendidi… e li ringrazio di cuore per la carica che hanno trasmesso a noi grandi. Queste considerazioni potrebbero estendersi anche alle altre proposte di formazione e di preghiera organizzate in Avvento: la messa del giovedì, la preghiera della sera, Io te & la Parola etc. Tante altre proposte sono sul calendario (Esercizi, Bose, Taizè, Campogiovani)

Animatori: che facciamo? Rilancio o rinuncio?

Un abbraccio fraterno

don Carlo

Dal Vangelo secondo Luca

Uno dei commensali, avendo udito ciò, gli disse: «Beato chi mangerà il pane nel regno di Dio!». Gesù rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: Venite, è pronto. Ma tutti, all’unanimità, cominciarono a scusarsi. Il primo disse: Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego, considerami giustificato. Un altro disse: Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego, considerami giustificato. Un altro disse: Ho preso moglie e perciò non posso venire. Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al padrone. Allora il padrone di casa, irritato, disse al servo: Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui poveri, storpi, ciechi e zoppi. Il servo disse: Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto. Il padrone allora disse al servo: Esci per le strade e lungo le siepi, spingili a entrare, perché la mia casa si riempia.

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