Bellezza e piacere

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La ripresa dell’incontro di formazione per i genitori dei ragazzi del VI e VII anno ICFR tenuta dal prof. Giuseppe Mari il 3 febbraio 2018.

Relatore: Giuseppe Mari
Ordinario di Pedagogia generale, Università Cattolica del Sacro Cuore (giuseppe.mari@unicatt.it).

(…) la Chiesa esiste per comunicare proprio questo: la Verità, la Bontà e la Bellezza “in persona”. (Papa Francesco, Discorso, 16 marzo 2013)

Perché la chiesa annuncia la bellezza “in persona”?

  • Perché annuncia Cristo, il “Buon Pastore”;
    Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore (Vangelo secondo Giovanni 10,11-15)
  • L’originale dice “bel (kalós) pastore”. Che cosa c’è di bello in Gesù?
  • Che dà la vita;
  • La radice della “bellezza” è morale, lo dice la parola stessa: “bello” dal latino benolus, diminutivo di bonus (“buono”). Ecco perché ciò che è bello corrisponde a ciò che è buono e a ciò che è vero;
  • La bellezza che cambia (perché è soggetta al potere del tempo) non è la “vera” bellezza e nemmeno quella “buona”. Non significa nulla? Certo che significa qualcosa, ma – appunto – solo una parte (la superficie) di quello che vuol dire la bellezza, che significa molto di più;
  • Lo stesso vale per il piacere. Tutto ciò che è buono genera piacere, ma non tutto ciò che genera piacere è buono. Come facciamo a orientarci? Dobbiamo fare attenzione a chi diventiamo attraverso quello che facciamo. La favola di Pinocchio insegna.

Un antico racconto per riflettere insieme

Eracle, al momento del passaggio dalla fanciullezza alla giovinezza, quando i giovani, ormai padroni di sé, mostrano se nella vita si indirizzeranno sulla via della virtù o su quella del vizio, si recò in un luogo solitario e seduto si domandava quale strada prendere; ed ecco gli apparvero due donne che venivano verso di lui (…). [Una] gli disse: “Vedo che tu, o Eracle, sei in dubbio su quale indirizzo dare alla tua vita. Allora, se mi farai tua amica, io ti porterò per la strada più dolce e facile, e non ci sarà piacere che tu non gusterai e passerai la vita senza fare esperienza del dolore”. (…) Ed Eracle, dopo averla ascoltata, chiese: “Donna, come ti chiami?”. E quella: “Felicità mi chiamano gli amici, ma quelli che mi odiano mi chiamano con disprezzo Vizio”. E intanto l’altra donna, avvicinatasi, disse: “Anch’io giungo a te, o Eracle, conoscendo i tuoi genitori (…). Non ti ingannerò con promesse allettanti, ma ti spiegherò senza menzogne come gli dei hanno ordinato la realtà delle cose buone e belle che ci sono, infatti, nessuna essi concedono agli uomini senza fatica e impegno (…). Se ti prenderai cura di affrontare questi sacrifici, tu potrai, o Eracle, figlio di nobili genitori, acquistare la più beata felicità”.
(Senofonte, Memorabili, II, 21-34; RCS 2001, pp. 161-169)

  • La forza fisica è sfidata a mostrarsi forza morale;
  • Il piacere attira ed è una aspirazione che tutti abbiamo;
  • I due discorsi si assomigliano molto, ma c’è un particolare unico nel discorso di Virtù;
  • È il richiamo ai “genitori”. Ci ricorda che abbiamo una provenienza, cioè qualcosa di originario: la nostra dignità. Siamo liberi solamente se scegliamo quello che ci merita ossia quello che vale. In caso contrario la bellezza e il piacere, che costituiscono due richiami che possono essere buoni, diventano cattivi perché ci fanno agire male cioè in modo incoerente rispetto al bene che siamo.
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ORANews

Oratorio San Luigi di Leno


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