La giovinezza dello Spirito nel carisma di S. Rosa Venerini

Il percorso del discepolo

“Signore, ciò che tu attendi da me non è che io ci arrivi, ma che mi incammini” (Anonimo)

Introduzione

La vicenda spirituale di S. Rosa Venerini è stata caratterizzata da un percorso che, traendo ispirazione dal Vangelo, può essere definito “il percorso del discepolo”.In questo modo la sua vita offre, ancora oggi, un messaggio significativo.

La sua esperienza, al di là delle peculiarità legate alla vocazione di Religiosa e alla spiritualità del tempo in cui è vissuta, si propone come esempio non solo per le sue figlie, ma anche per ogni cristiano che voglia mettersi alla sequela del Signore, lasciandosi guidare dallo Spirito che illumina e orienta i cuori delle persone verso scelte impegnative e ricche di significato.

Il percorso può essere sintetizzato in tre tappe:

  1. La chiamata e la risposta
  2. Al seguito di Gesù
  3. Nella Chiesa, per il mondo

1°. Chiamata – Risposta

L’incontro con il Signore avviene sempre per sua iniziativa: è Lui che fa il primo passo. Il discepolo è un “chiamato”, uno “scelto”. La conferma viene dalle parole stesse di Gesù ai suoi discepoli: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”. (Giov. 15, 16)

Rispondere liberamente a questa chiamata è mettere in gioco la propria vita, è “sposare” il progetto espresso nella pagina delle Beatitudini. Le Beatitudini costituiscono l’autoritratto di Gesù, la sua identità, quindi diventano il modello al quale ogni discepolo deve ispirarsi e con il quale deve confrontarsi.  E’ un progetto alternativo alla logica umana, che domanda il coraggio e la forza di andare contro-corrente e di non omologarsi alla cultura e mentalità corrente.

Dagli scritti di Rosa Venerini: “Che grande bene è quello di essere scelte a cooperare con Dio in questa missione. Oh Signore, mio caro, per la vostra bontà fateci capire questa grande predilezione perché possiamo corrispondervi degnamente!”

“La nostra Madre ci ha lasciato un imperativo pastorale: liberare dal male e dall’ignoranza perché diventi visibile il progetto di amore che Dio ha messo in ogni cuore umano”

2°.  Al seguito di Cristo

Dal Vangelo di Marco: Gesù “ne costituì dodici perché stessero con lui” (3,14). Il discepolo non impara una dottrina, ma assimila una vita: avviene per lui quasi una identificazione con Gesù. San Paolo dirà: “Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me” (Gal.2,20).

Dagli scritti di Rosa Venerini: “Spero nella sua bontà che un giorno sarò tutta sua e non cercherò altro che il suo gusto e la sua santa Grazia. Finora questo è il mio desiderio, il tesoro nascosto che io cerco”.

Stare con lui significa: ascolto – esperienza di vita – assimilazione dei valori.

I valori che Gesù vive e propone definiscono l’identità del discepolo e ne caratterizzano l’originalità.Possono essere sintetizzati nei seguenti:

+ la comunione con Dio nella preghiera.

Dagli scritti di Rosa Venerini:” L’orazione mentale non la lasciate mai. La meditazione sia il nutrimento di tutta la vostra vita”

+ la semplicità e il cuore dei “piccoli”: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11,25)

Dagli scritti di Rosa Venerini:” Signore, questo cuore duro è di Rosa,ammorbiditelo e fatelo tutto ardere del vostro amore”.

“Quello che viene dal cuore è più durevole e più vero ed è più vicino al temperamento dei giovani”

+ il servizio: sull’esempio di Gesù i discepoli testimoniano una Chiesa “del grembiule” (Tonino Bello), “un ospedale da campo” (Papa Francesco), una comunità pronta a servire e a curare. E’categorico l’ammonimento del Cristo nell’ultima cena: “Se dunque, io il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi anche voi dovete lavare i piedi gli uni gli altri”. ( Giov. 13,14). Una comunità disponibile a lavarsi i piedi, e il capo, prima di lavarli agli altri!

+ perdere la vita. Gesù pone una condizione ai suoi:“Ma chi perderà la propria vita per causa mia la troverà” (Mt 16,25).

Perdere la vita per il Signore significa non sprecarla, non essere schiavi dell’egoismo, ma donarla, condividerla, offrirla.  E’ questo il modo quotidiano di vivere la croce, consapevoli che al cuore della croce c’è l’amore che salva.

Dagli scritti di Rosa Venerini:” Sorelle carissime, faticate allegramente e non vi stancate mai di ringraziare l’eterno nostro Amore e Sommo Bene per averci chiamato ad un così santo servizio che è l’educazione cristiana delle fanciulle”.

“Le maestre si prenderanno cura di tutte le fanciulle, anche delle più povere, e delle più umili, anzi queste le educheranno con più amore”.

3° Nella chiesa, per il mondo

Dalla 1^ Lettera di San Pietro: “Quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale” (1Pt 2 ,5).

L’esperienza spirituale del discepolo non è quella di un navigatore solitario: al contrario, egli è impegnato a vivere il proprio rapporto con Dio partecipando responsabilmente alla costruzione di comunità cristiane “attraenti”, giovani e vivaci, non stanche.

“La Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione”, afferma Papa Francesco nell’Enciclica Evangelii Gaudium(14).  E ciascuno vi contribuisce con la ricchezza dei suoi doni, la vitalità dei propri carismi e la grazia della propria vocazione.

Una Chiesa attraente diventa spontaneamente una “Chiesa in uscita”, fedele al mandato del Signore, che, congedandosi dagli apostoli, diede loro questa consegna: “E di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria, e fino ai confini della terra” (Atti 1,8). Essere “Chiesa in uscita” domanda di mettersi per strada, sui tragitti   delle persone, per condividerne la vita e annunciare la “gioia del Vangelo”. (Evangeli gaudium) E’ l’invito che il Papa fa con passione a tutti i credenti:” Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze”. (EG 49)

Dagli scritti di Rosa Venerini: “Io, per me, il fare la scuola con gli esercizi spirituali della dottrina cristiana, della lezione spirituale e degli esempi raccontati e dati dalle Maestre, in casa, per le strade, lo ritengo una missione quotidiana e molto fruttuosa”.

Incontro zonale di formazione per catechisti – 18 ottobre 2017

La registrazione dell’incontro zonale di formazione per catechisti tenutosi il 18 ottobre 2017 presso l’Oratorio di Leno, con relatore il prof. Giuseppe Mari.

La messe è molta

Ottobre missionario 2017

Nei campi era ormai tempo di mietiture. Il grano aveva il colore del pane… Ma Gesù vede altro: guarda e vede che ogni uomo è una zolla di terra ancora atta a dare vita ai suoi semi divini che in noi crescono, dolcemente e tenacemente, come il grano che matura nel sole. E ha un sogno: svelare ad ogni uomo il tesoro nascosto nel campo, far scoprire a ogni persona la propria dignità, il proprio carisma da mettere a servizio del Regno, manifestarsi a ognuno come il Dio della Misericordia e della consolazione. Ma non vuole salvare il mondo senza di noi, vuole, desidera, chiede agli apostoli, a noi, di diventare discepoli, narratori di Dio. Il Signore ci chiede di costruire la Chiesa con Lui. Ogni uomo, in ogni parte del mondo, è “messe matura”, per diventare pane di Dio, per diventare figli di dio.

Queste parole di Gesù, in maniera particolare in questo tempo, ci interpellano direttamente e profondamente. Siamo discepoli perché chiamati a seguire Gesù da vicino, non come persone della folla, ma a seguirlo in un rapporto personale sempre più intimo e profondo con la sua grazia, perché siamo chiamati a innamorarci ogni giorno di più di Lui. E siamo costituiti insieme inseparabilmente apostoli, inviati dal Signore Gesù, perché non possiamo trattenere soltanto per noi la bellezza e la ricchezza del grande dono dell’amore ricevuto da Dio. “Ogni cristiano – ci ricorda Papa Francesco nella Evangelii gaudium – è missionario nella misura in cui si è incontrato con l’amore di Dio in Cristo Gesù; non diciamo più che siamo “discepoli” e “missionari”, ma che siamo sempre discepoli-missionari”. (n. 120), e con un tratto autobiografico si identifica con la missione: “Io sono una missione su questa terra” (n. 273). Purtroppo questa consapevolezza a più di cinquant’anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II, non è ancora pienamente entrata nella prassi ecclesiale. Molti cristiani ritengono ancora che la missio ad gentes sia una vocazione riservata a pochi uomini e donne. Ed invece “la missione…” rinnova la Chiesa, rinvigorisce la fede e l’identità cristiana, dà un nuovo entusiasmo e nuove motivazioni.

La fede si rafforza donandola! (Redemptoris Missio, 2), L’Ottobre Missionario, con il suo invito alla riflessione, alla preghiera, al gesto fraterno della condivisione è occasione perché le nostre comunità, fedeli alla logica della missione, evitino la malattia spirituale dell’autoreferenzialità, e si pongano alla ricerca di esempi concreti, di gesti significativi, di fatti emblematici, che ne scuotano il grigiore, e le rendano veramente sbilanciate verso la ricerca e l’ascolto dei lontani e dei non credenti; comunità attente a suscitare e a coltivare le grandi vocazioni cristiane, preparate a testimoniare la fede nell’immenso campo del mondo. Segni di questa Chiesa “in uscita missionaria”  che annuncia gioiosamente che la salvezza realizzata da Dio è per tutti (EG n. 113).

(a cura di S.E.R. Mons. Nunzio Galatino – Segretario Generale della C.E.I.)

Agenda parrocchiale 2017-2018

Carissimi,
tutta la vita è un cammino nel tempo e nello spazio, nei quali il Signore ci ha posto. Qui noi siamo chiamati a maturare il significato della nostra e dell’altrui esistenza, alla luce della Parola di Dio, dei sacramenti e dell’amore vicendevole, che alimentano la vita. Quanto più ascoltiamo, celebriamo, amiamo noi approfondiamo la relazione con Dio e con gli uomini e scopriamo che la vita nel tempo ha proprio questa caratteristica: vivere quelle relazioni d’amore ora imperfette e, a volte difficili, ma che gradualmente crescono in intensità e perfezione e ci proiettano verso un compimento che non fa parte del tempo, ma dell’eternità.

Nella storia del mondo noi non siamo soli, non siamo delle monadi, siamo un popolo, pellegrino nella fede, siamo la Chiesa di Cristo. Questo ci da la possibilità di sostenerci a vicenda e ritrovare gli uni negli altri energia, forza, coraggio, sostegno nel non perdere di vista la meta e non rimanere digiuni di quegli alimenti spirituali e materiali necessari per vivere in pienezza la gioia, sostenere la fatica e arrivare al compimento del nostro viaggio per vivere eternamente la gioia che ci aspetta. Questa è la missionarietà che siamo chiamati a vivere e a questo puntano le proposte e le attività pastorali che ci vengono proposte in questo nuovo anno. Sono esercizi di vita fraterna, di comunione con Dio, di ascolto della sua parola, di figliolanza divina, di tenerezza ricevuta e data, di ripresa del cammino dopo la caduta, di alimentazione a cibi spirituali per la vera vita e che contrastano i veleni dell’odio, della gelosia, dell’invidia, della vendetta, dell’ingiustizia, della divisione, della dipendenza, della schiavitù dalle cose e ci aiutano a tendere all’essenziale e a ciò che rimane e che è l’unico e vero scopo della vita: Dio, che è “la Vita” e il datore della vita.

L’invito, allora, rimane quello di camminare insieme, evangelizzarci a vicenda, cantare la gioia dell’essere Chiesa di Cristo e comunità di fratelli che “esce” da se stessa per portare a tutti la gioia del Vangelo.
BUON CAMMINO.

Mons. Giovanni

Agenda Parrocchiale 2017-2018

Camposcuola ACG

Questa estate, dal 25 al 30 luglio, abbiamo partecipato al campo scuola per giovanissimi organizzato dalla diocesi di Brescia che da un po’ di anni riunisce i ragazzi dai 14 ai 18 anni in un piccolo paese in mezzo alle montagne: Obra di Vallarsa (TN).

Uno degli scopi di questa esperienza, oltre a quello di divertirsi e stringere amicizie con coetanei di diversi paesi, è stato ragionare su noi stessi. Si sa, l’adolescenza è un periodo complesso: siamo ormai usciti dall’infanzia, ma ci mancano ancora la responsabilità e l’esperienza necessarie per diventare adulti e scegliere la nostre strada che ancora non conosciamo perché non sappiamo chi siamo. Per questo gli animatori ogni giorno ci hanno aiutato a capire, con attività divertenti, discorsi e riflessioni, quali sono i nostri desideri e ostacoli, cosa ci rende felici e che cosa ci fa sentire liberi. Inoltre abbiamo approfondito la nostra spiritualità. Una di queste attività è stata, per esempio, il “deserto”, dove ognuno di noi ha ragionato sulla propria fede e sul rapporto che ha con Dio.

Dopotutto, però, uno dei lati migliori è che questa settimana ti permette di conoscere nuovi amici che, anche se non riesci a vedere spesso, ti capiscono e ti aiutano quando ne hai bisogno.

Consigliamo questo camposcuola perché il divertimento si è unito alla ricerca della personalità e della spiritualità.

Un ringraziamento speciale è riservato sia ai nostri animatori, sempre disponibili a chiarire i nostri dubbi e capaci ad aiutarci in qualsiasi momento, rendendo più bella questa esperienza,  sia a don Giovanni, che riesce sempre a coinvolgere tutti nella preghiera e grazie al quale abbiamo capito che religione e adolescenza possono coesistere.

Gaia e Damiana

Scuola di Musica: anno scolastico 2017/2018

“La Musica come la Vita si può fare solo in un modo. Insieme”
– Ezio Bosso –

Con l’arrivo di settembre ripartono le attività della Scuola di Musica del Corpo Musicale Lenese “Vincenzo Capirola” sita nella splendida Villa Badia, via Re desiderio,1.

I corsi proposti per l’anno scolastico 2017/2018 sono: flauto traverso, oboe, fagotto, clarinetto, sassofono, corno, tromba, trombone, euphonium, basso tuba, percussioni, chitarra classica e moderna, pianoforte, basso elettrico, canto, musica giocando, propedeutica musicale, musica di insieme e il corso per adulti gratuito.

Inoltre quest’anno, il Corpo musicale Lenese “V.Capirola” offrirà tre borse di studio (ovvero l’intera annualità gratuita) per i corsi di trombone e euphonium, e dei prezzi speciali per i nuovi iscritti ai corsi propedeutici e di strumenti bandistici.

Fiore all’occhiello del percorso didattico della Scuola di Musica sono le lezioni collettive di Musica Giocando, Propedeutica Musicale, Musica di Insieme, e della Banda Giovanile “Luca Colosio”. Il percorso che porta allo studio di uno strumento musicale inizia a partire dai quattro anni con i corsi di Musica Giocando e Propedeutica Musicale in cui attraverso il gioco ritmico, il movimento, il canto, l’utilizzo del flauto dolce e di altri strumenti propedeutici a percussioni il bambino compie la sua prima esperienza musicale e acquisisce i prerequisiti necessari per affrontare successivamente lo studio di uno strumento.

Successivamente inizia lo studio dello strumento musicale. Il percorso di studi fin dal primo anno affianca alla lezione individuale di strumento una lezione collettiva di formazione musicale, prevista solo per i corsi di strumenti a fiato e percussioni. In questa lezione vengono fornite le basi di teoria e solfeggio e viene avviata la magica esperienza del “fare musica insieme”, fulcro e cuore pulsante di tutto il percorso didattico. Il piano di studi prevede tre anni di musica di insieme e successivamente l’ingresso in Banda Giovanile “Luca Colosio”. In questo modo i ragazzi, divisi per anno di studio, possono procedere di pari passo, vivere le stesse esperienze, soddisfazioni e fatiche, e oltre all’insegnamento musicale entrano in gioco altre dinamiche pedagogiche, relazionali e di amicizia fortificate e cementate dal magico mondo della Musica.

Gli allievi della Scuola di Musica si esibiscono varie volte durante l’anno scolastico affrontando sempre repertori nuovi e adatti al livello raggiunto. Appuntamenti tradizionali della Banda Giovanile “Luca Colosio”  e dei Gruppi di Musica di Insieme sono diventati il Concerto di Santa Lucia,  la rassegna di bande giovanili “Crescendo..Giovani in Concerto” e l’immancabile appuntamento con il saggio di fine anno, oltre ad esibizioni al di fuori di Leno in occasione di inviti a concerti e rassegne.

Da qualche anno l’offerta della Scuola di Musica si è arricchita di un corso gratuito per adulti: “La Grammatica della Musica”. Il corso è rivolto a tutti gli adulti che vogliono avvicinarsi al magico mondo della Musica, non è mai troppo tardi per imparare. Lo scopo è quello di formare un gruppo di musica di insieme di principianti che poi verranno inseriti nell’organico della Banda maggiore.

“Regalate uno strumento musicale ai bambini, affinché formino la loro sensibilità verso il bello, affinché riescano ad entrare nel mondo a modo loro e non in un modo precostituito, affinché riescano a comprendere che l’impegno e la volontà non sono una perdita di tempo, ma una scala verso un futuro migliore, affinché imparino che sognare non è una perdita di tempo, ma un modo per diventar grandi.
Questo ha insegnato a me suonare uno strumento musicale: mi ha insegnato a crescere come persona, a sviluppare la fantasia, ad essere sensibile ed aprire il cuore, a non aver paura del giudizio altrui, ad ottenere con forza ciò desidero e a sognare sempre come un bambino.”
– Marco Napoli –

Le iscrizioni ai corsi della Scuola di Musica sono sempre aperte.

Per qualsiasi informazione:
Corpo Musicale Lenese “Vincenzo Capirola”
Sede Scuola di Musica: Villa Badia, via Re Desiderio, 1 – Leno
tel: 339 6725976 / 338 8514351
mail: segreteria.cmlcapirola@gmail.com

Memoria e realtà

1997 – 2017 vent’anni: giovinezza, gioia, speranza, attesa sono manifestazione di vita, nota a ciascuno, ma è anche la storia di questo nostro ventennio. L’11 ottobre 1997 Leno ha accolto con festa la piccola comunità delle suore Maestre Pie Venerini, in una semplice prima abitazione tra gli abitanti in via Matteotti; poi si spalancò il Portone della Casa Pavia.

Il dono che l’illustre Famiglia Pavia aveva lasciato in eredità alla Parrocchia ora veniva offerto alle Suore. Un gesto generoso, edificante, compiuto dalle Sorelle Pavia, va ricordato con molta gratitudine perché rivela la viva Fede e la fiducia che il lavoro da esse intrapreso, sarebbe continuato, guidato dalla Provvidenza, la quale ben conosce il tempo e la storia. La Casa si rianimò di luce, il giardino rinverdì e rose e fiori sbocciarono per la gioia. Le prime tre Maestre Pie, sostituirono le tre sorelle Pavia.

Grazie, grazie alle care Donatrici; grazie all’intera Famiglia Pavia che vive nel meraviglioso gesto perché la vita non muore, la vita è vita. Così le Sorelle Pavia hanno espresso un segno della fede che supera la loro vita terrena. In questo modo hanno dimostrato il loro amore per Cristo, amando la Sua Chiesa.

Le Suore MAESTRE PIE VENERINI 

#FOTOBOOK

Sono arrivati!

Finalmente è disponibile l’album con le immagini di FotoBox, il contest proposto quest’anno alla Festa dell’Oratorio!

Foto Box

Puoi trovarlo presso l’Oratorio. Il libro è composto da più di 100 pagine piene di fotografie con tutti i partecipanti al concorso. L’offerta è libera.

Cosa aspetti a passare a prenderlo?

I nostri auguri a mons. Pierantonio Bodini

Il nostro concittadino, parroco di S. Francesco da Paola dal 24 giugno 2007, parroco di S. Stefano protomartire dal 23 aprile 2016, è stato nominato parroco anche del Buon Pastore dal 23 settembre 2017 – in prospettiva della costituzione dell’Unità Pastorale. Ha fatto l’ingresso in quest’ultima parrocchia sabato 23 settembre.

Continua ancora come:

  • Vicario Zonale di Brescia Est
  • Priore delle Delegazione di Brescia dell’Ordine Equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme
  • Docente di Bioetica e Teologia Morale presso l’Università Cattolica Facoltà di Medicina Roma (nella sede della Poliambulanza in Brescia)
  • Responsabile di alcuni progetti caritativi in Medio Oriente.

Dalla mia eternità cadono segni

Il tempo che stiamo vivendo è ricco di possibilità e di bellezza. Me lo ripeto con gioia crescente mentre stiamo concludendo le attività estive e già buttiamo un pensiero al prossimo anno pastorale che si apre carico di attese e di iniziative. È un tempo buono, dove il Padre è all’opera – in maniera molto più profonda e incisiva di quanto, a volte, ci è possibile intuire – e dentro il quale chiama anche noi a seminare, a coltivare, a raccogliere. I segni della sua presenza e della sua azione sono, a volte, proprio davanti ai nostri occhi spesso incapaci di riconoscerli, oppure ancora nascosti e in attesa sotto uno strato di terra, ma pronti a rivelarsi e a sorprenderci con i loro frutti quando meno ce lo aspetteremmo. Questo per dire che non è tutto facile, chiaro e immediato – e nessuno ci ha mai assicurato che lo sarebbe stato. Ma è tutto incredibilmente vero, bello e prezioso; tutto è amato da Colui che eternamente ama, ci ama. Mi piace ripartire così, quasi stropicciandomi gli occhi stanchi e annoiati, perché si lascino illuminare e entusiasmare dalla benedetta realtà che forma il nostro vivere.

“Giovani, fede e discernimento vocazionale”. Il tema per la prossima Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, convocata per l’ottobre 2018, traccia le coordinate essenziali per un itinerario ecclesiale che si preannuncia di assoluto interesse e attualità anche per le nostre comunità cristiane.
È un itinerario che – come Chiesa bresciana – desideriamo condividere e fare nostro, perché diventi una delle linee prospettiche che orientano il cammino oratoriano
dei prossimi anni e ci aiuti a muoverci insieme, e insieme ricercare alcune ulteriori possibilità per continuare ad annunciare e testimoniare il Vangelo nel nostro tempo. Il titolo del cammino sinodale accosta infatti tre termini – giovani, fede, discernimento vocazionale – che costituiscono una sfida e nello stesso tempo una opportunità che ci sembra importante cogliere al volo. L’intenzione che sta all’origine e anima questa iniziativa di approfondimento ecclesiale riguarda infatti la missione propria della chiesa, espressa dal Documento preparatorio con queste parole: “la Chiesa ha deciso di interrogarsi su come accompagnare i giovani a riconoscere e accogliere la chiamata all’amore e alla vita in pienezza, e anche di chiedere ai giovani stessi di aiutarla a identificare le modalità oggi più efficaci per annunciare la Buona Notizia. Attraverso i giovani, la Chiesa potrà percepire la voce del Signore che risuona anche oggi”. Anche solo da questo breve enunciato possiamo cogliere alcune preziose e utili indicazioni operative.

Come già espresso nel titolo è innanzitutto evidente la scelta di legare insieme pastorale giovanile e vocazionale. Nel documento si parla infatti di “pastorale giovanile vocazionale”. Questa reciproca inclusione, pur nella consapevolezza delle differenze, è una prospettiva che – a livello diocesano – abbiamo fatto nostra già da qualche tempo, proprio perché diventi una delle caratteristiche che distinguono e qualificano l’opera educativa nei confronti delle giovani generazioni e, in modo ancor più specifico, il rapporto pastorale con il mondo giovanile. In secondo luogo si esprime con forza il desiderio di andare incontro ai giovani per accompagnare in modo significativo le loro scelte di vita e prendersi cura del loro percorso di fede. Tutto ciò – come ben sappiamo – non è assolutamente di facile e immediata realizzazione. Non poche sono infatti le difficoltà di incontro e dialogo, serio e continuativo, con un mondo giovanile che ci sembra sempre più sfuggente e indefinito. Si tratta dunque di avviare un “movimento di uscita” capace di incrociare le attese, i desideri, i bisogni e tutto il vissuto dei giovani, così profondamente segnato dalla elevata complessità e dai rapidi mutamenti del nostro contesto culturale. Per il prossimo anno pastorale proviamo, semplicemente ma non banalmente, a metterci in ascolto. Scegliamo l’ascolto come modalità di essere “chiesa in uscita”. L’ascolto è già fondamentalmente un atteggiamento di uscita da se stessi per lasciare spazio e prestare attenzione a ciò che è altro da sé.

Il “mettersi in ascolto” ci sembra infatti una modalità e uno stile intelligente e possibile di “uscire”, per incontrare, comprendere e accogliere il mondo giovanile. Ascoltare
ci aiuta, forse, anche ad operare un necessario cambio di prospettiva: da uno sguardo un po’ risentito e sfiduciato sui giovani (…perché non vengono alla messa, non partecipano alle iniziative, non fanno scelte sempre coerenti con la fede…), a uno sguardo più contemplativo e profondo, che ne coglie la bellezza e il valore, che pazienta, perdona, ama. “Accompagnare i giovani – precisa il documento in preparazione al Sinodo – richiede di uscire dai propri schemi preconfezionati, incontrandoli lì dove sono, adeguandosi ai loro tempi e ai loro ritmi; significa anche prenderli sul serio nella loro fatica a decifrare la realtà in cui vivono e a trasformare un annuncio ricevuto in gesti e parole, nello sforzo quotidiano di costruire la propria storia e nella ricerca più o meno consapevole di un senso per le loro vite.”. Non si tratta di somministrare questionari, ma di farsi vicino, di accostare e accompagnare con discrezione, andando oltre lo steccato dei nostri pensieri, delle nostre sicurezze e ragioni, per stabilire un dialogo sincero e un rapporto di reciproca fiducia, per ricercare insieme il senso autentico dell’esistere e, in esso, del credere, dello sperare, dell’amare.

“Mettersi in ascolto”, come Chiesa, significa anche farci continuamente più attenti e disponibili ai segni della presenza del Padre dentro la realtà che viviamo, per riconoscere e discernere la sua voce e i suoi inviti, così che le nostre scelte e le nostre azioni siano sempre più conformi alla sua volontà. È una paziente e fiduciosa ricerca dell’opera di Dio, un discernimento comunitario di ciò che lo Spirito opera, suscita e chiede. Questo potrà significare e comportare l’avvio di una verifica seria e serena sulla qualità della nostra azione pastorale e, in particolare sul nostro sentire e agire l’annuncio della fede ai giovani, ma è una fatica alla quale ci sottoponiamo volentieri, perché all’annuncio della fede ai giovani e al loro accompagnamento non possiamo proprio rinunciare. Anzi è proprio al mondo giovanile che volgiamo con fiducia e speranza il nostro sguardo, consapevoli che possono essere essi stessi i protagonisti più autorevoli e efficaci dell’annuncio e della testimonianza di fede ai loro coetanei. I giovani stessi sono, per le nostre comunità cristiane e i nostri oratori, la risorsa più bella e gli alleati più validi per far incontrare Dio agli altri giovani.

Per favorire alcune occasioni di incontro e ascolto dei giovani – e possibilmente di tutti i giovani, anche di quelli che non frequentano abitualmente i nostri ambienti e itinerari – mettiamo a disposizione degli oratori, dei gruppi e delle associazioni un semplice strumento che abbiamo chiamato listeners’ corner. Si tratta di una simpatica proposta – gestita e animata da un gruppo di giovani stessi – per interagire con altri giovani attorno ad alcune specifiche questioni. L’iniziativa – presentata dettagliatamente da un apposito volantino illustrativo – è strutturata in diverse fasi con l’obiettivo essenziale di creare delle concrete occasioni di ascolto, di esposizione (metterci la faccia), ma anche di rilettura e di comprensione di quanto emerge dall’ascolto. In questo modo tentiamo di sentirci coinvolti e partecipi, anche a livello locale, di quanto la Chiesa, con il Sinodo dei Vescovi, vivrà in forma universale.
Accanto a questa specifica proposta sarà importante continuare a coltivare una sensibilità, già per altro ben presente, per la vita e la vocazione di ogni giovane. Nella proposta degli itinerari formativi, delle iniziative annuali e estive (campi, pellegrinaggi, esperienze di missione e carità…), come in ogni occasione di incontro e dialogo personale l’attenzione alla dimensione vocazionale della vita può costituire un preciso e chiaro riferimento e criterio orientativo per tutta la pastorale giovanile. In questo contesto – in modo particolare e specifico per i presbiteri – la cura all’accompagnamento personale, la disponibilità alla confessione, al discernimento e alla direzione spirituale divengono aspetti di primaria importanza per consolidare tutta l’opera di annuncio del Vangelo.

Come ogni anno il lavoro e l’entusiasmo per portarlo avanti non ci mancano. In quest’opera ci sentiamo e ci poniamo, il più possibile, in comunione con il Padre e tra di noi, per poter realmente camminare insieme. Ci aiuterà sicuramente il Vescovo Pierantonio che, con tanta gioia e simpatia, accogliamo come un dono del Cielo e
una guida sicura per la nostra diocesi.

di Giovanni Milesi