La voce del pastore

Carissimi parrocchiani,
anche se le festività del S. Natale si chiudono con l’Epifania, il dolce mistero del Dio fattosi bambino continua, e viene richiamato dalla domenica sacra alla Famiglia di Gesù, Giuseppe, Maria, che propriamente viene a coronare il periodo natalizio. Questo, perché essendo il Redentore divino, venuto a riordinare quello che era andato perduto, Iddio volle cominciasse dalla famiglia, purtroppo decaduta per il peccato di Adamo.
Ma la famiglia, quantunque riordinata, elevata, santificata da Cristo Salvatore, ha trovato, specie ai nostri tempi, quanto la profana, disgrega, sconsacra. La Chiesa, continuatrice dell’opera di Cristo, con sollecitudine materna, ha sempre però difesa, salvata la famiglia e ne ha richiamato incessantemente, con la voce e con ‘opera, la dignità e la grandezza.
Ecco la voce della Chiesa, la più vicina ai nostri tempi: Papa Leone XIII, includendo nei 1892, la festa della Sacra Famiglia nel ciclo natalizio, Così si esprime nella sua lettera apostolica al mondo: «L ’esempio della Sacra Famiglia, riassume nel modo più perfetto, le virtù che devono ornare il focolare domestico. Siano implorati quindi, tra le pareti domestiche, i benedetti nomi di Gesù, Giuseppe, Maria; a Loro si consacrino le famiglie cristiane, affinché vi mantengano l’amore, i buoni costumi e siano conforto nelle difficoltà e sofferenze ».
Papa Benedetto XV, l’angelo della pace nella prima guerra mondiale, « elevava in seguito a festività la Sacra Famiglia, estendendola a tutta la Chiesa, affinché l’ineffabile mistero fosse di esempio a tutte le famiglie cristiane ».
Papa Pio XI nella sua memorabile enciclica « Casti Connubii » richiamata la alta dignità e nobile missione della Famiglia, esprimeva poi, questo voto augurale: « Possano i coniugi porgersi il dovuto conforto nelle vicende liete e tristi e molto più nel procurarsi la salute eterna.. e grazie alle loro cure assidue ed al loro pio amore, la casa paterna diventi per i figli, in questa valle di lacrime, quasi un anticipo, di quel paradiso di delizie, ove il Creatore, aveva collocato i nostri progenitori ».
Papa Pio XII, rivolgendosi ai padri di famiglia ed a tutti i genitori cristiani così esortava: «Padri di famiglia, in nome delle vostre famiglie difendete la santità del matrimonio e l’unità del focolare. Difendete l’infanzia e l’adolescenza contro le propagande empie e disoneste, contro le seduzioni di spettacoli scandalosi, contro le licenze perniciose di stampa o di mezzi di comunicazione senza controllo. In nome delle vostre famiglie, difendete la pubblica decenza e dignità umana. In nome delle vostre famiglie, procurate il regno di Dio e del Cuore di Gesù, nelle vostre case, nella santificazione delle feste, nello esercizio della religione, nella pratica della giustizia e carità sociale, nella fraternità cristiana e nella pace ».
Papa Giovanni XXIII: nelle paterne, amabili sue esortazioni, più volte affermava: «L a famiglia è un dono di Dio; essa implica una vocazione che viene dall’alto, alla quale non ci si improvvisa. Essa è principio della vera buona educazione; la famiglia è tutto, o quasi tutto per l’uomo ».
Papa Paolo VI, annunziando la Costituzione del Concilio, sull’apostolato dei laici, parlando ad un numero cospicuo di sposi cristiani, così illustrava la grandezza della famiglia: « Ci piace vedere in voi, sposi cristiani, quanto il Concilio ha detto sul posto che debbono avere i coniugi cristiani nella vita della Chiesa. Nella vita matrimoniale e famigliare, dove la religione cristiana pervade tutto il tenore di vita, si ha l’esercizio di eccellente apostolato. Là i coniugi hanno la propria vocazione per essere l’uno all’altro ed ai figli, testimoni della fede e dell’amore di Cristo. La famiglia cristiana proclama altamente le virtù del Regno di Dio, come la speranza della vita beata. Così con il suo esempio e con la sua testimonianza è condanna del peccato ed « illumina quelli che cercano la verità. « E così nell’amore di Cristo, sempre più l’amore umano acquista profondità e vigore — si tempera nella pazienza e perseveranza — si impreziosisce nella custodia del cuore, si fortifica nelle prove ». La voce dei Papi, Supremi Pastori, è la voce di Cristo.
Ascoltiamoli!

 Mons. Arciprete

IL primo gennaio in Duomo
Aperto il Giubileo
Con una partecipazione straordinaria di fedeli

Sabato 1 gennaio, con la solenne Messa Pontificale celebrata da S. Ecc. mons. Vescovo in Cattedrale è stato solennemente aperto il Giubileo straordinario, di cui il Papa Paolo VI ha fatto dono, alla chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II , all’intera cattolicità.
Al Vangelo Sua Ecc. mons. Luigi Morstabilini ha pronunciato un breve discorso nel quale ha detto fra l’altro:
«Che cos’è il Giubileo? È un ’indulgenza plenaria che il Sommo Pontefice
concede in determinate circostanze sotto certe condizioni con annesse, di regola, delle speciali facoltà ai confessori in vantaggio di quanti intendono lucrare l’indulgenza giubilare. È una indulgenza plenaria, capace quindi, se esistono le disposizioni richieste, di cancellare tutta la pena temporale dovuta alle nostre colpe e che noi dovremmo scontare in questa vita e nel Purgatorio.
Quali sono le finalità che il Santo Padre intende far conseguire con questo Giubileo? Sono chiaramente espresse nella Costituzione apostolica di indizione e di promulgazione del Giubileo e sono:
1) Promuovere un rinnovamento spirituale nell’intimo santuario delle coscienze, mediante l’esercizio della virtù della penitenza e l’accesso ai SS. Sacramenti della confessione e dell’eucaristia, come pure mediante la partecipazione al Divino Sacrificio della S. Messa e la pratica delle virtù cristiane, specialmente della carità.
2) Una seconda finalità che il Santo Padre intende ottenere è quella di un accrescimento nel clero e nei fedeli del senso della Chiesa. Questa è anzi la vera caratteristica propria del presente Giubileo come lo fu anche del Concilio, definito appunto «Il Concilio della Chiesa».

Come è che il Giubileo intende contribuire a darci il senso della Chiesa?
Soprattutto in tre modi che sono anche consacrati nelle condizioni per lucrare l’indulgenza.
Primo modo: invitandoci ad approfondire i documenti conciliari e soprattutto la dottrina sulla Chiesa che è come l’anima di tutto l’insegnamento del Concilio Vaticano II. Ecco perché uno dei modi di lucrare l’indulgenza, supposta sempre la confessione e la comunione, è quello di assistere ad almeno tre istruzione circa i decreti del Concilio.
Un secondo modo per acquistare il senso della Chiesa è quello di stringersi con fede attorno al Vescovo, successore e pastore del suo gregge. Ai Vescovi, come sapete, fanno capo le chiese particolari delle diocesi, ma sopra di loro grava anche, in virtù di quella collegialità che è stata meglio definita e precisata dal recente Concilio, una certa corresponsabilità su tutta la Chiesa in dipendenza amorosa dal Sommo Pontefice.
Nel Vescovo quindi si compendiano in certo modo la cattolicità e l’unità della Chiesa. Stare uniti con lui, collaborare con lui, equivale a sentirsi uniti e a collaborare con tutta la Chiesa.
Al fine di sempre meglio realizzare questa unione fra il Vescovo e i suoi diocesani, la Costituzione giubilare stabilisce che l’indulgenza da parte di chi è confessato e comunicato la si possa acquistare ogni qualvolta si partecipa alla S. Messa celebrata dal Vescovo in Cattedrale con qualche solennità.
Un terzo modo di favorire nei fedeli il senso della Chiesa è quello del richiamo alla Cattedrale che è per eccellenza la chiesa della diocesi, la chiesa del Vescovo. Le varie chiese parrocchiali sono pure esse dei luoghi sacri, necessari per la comunità dei fedeli, luogo di ritrovo della famiglia parrocchiale, sotto la guida di un pastore, il parroco, che rappresenta ii Vescovo e agisce a nome e per autorità avuta da lui.
Il centro però della piena vita sia liturgica che sacramentaria sono la Cattedrale e il Vescovo. Sta bene quindi che i fedeli siano almeno in alcune circostanze richiamati a queste realtà. Ecco allora perché il Papa ha voluto fissare come sede naturale di questo Giubileo la Cattedrale a cui i fedeli della diocesi converranno nei prossimi mesi.
Per ragioni di necessità è concesso che il Vescovo possa anche fissare qualche altra chiesa, ma ciò non dovrà essere a scapito del principio sopra ricordato.
Altri motivi che hanno fatto assegnare alla Cattedrale un primato quasi assoluto ed esclusivo sono così indicati dal Santo Padre: la Cattedrale della diocesi è spesso luminosa, espressione d’arte e di pietà dei secoli passati e contiene non di rado mirabili opere d’arte; si distingue specialmente per la sua dignità (come dice il nome vetusto) di contenere la cattedra del Vescovo che è il fulcro di unità, di potestà e di autentico magistero in unione con Pietro.
«Se quelle ricordate sono le forme precipue con le quali questo Giubileo straordinario intende favorire il senso della Chiesa non bisogna però dimenticare che ogni anima avente la Fede e la Grazia fa parte della Chiesa. Corpo mistico di Cristo come un membro vivo e capace quindi, sotto l’azione dello Spirito Santo, di operare vitalmente nella Chiesa stessa.
Ecco perché fra le condizioni per lucrare questo Giubileo ve ne è una che accorda anche ai singoli fedeli di poter acquistare l’indulgenza, una sola volta, entro il tempo sacro, con la visita dovuta alla Cattedrale e con la rinnovazione ivi della professione di Fede usando qualsiasi forma approvata».

La voce del pastore

Carissimi,

cosa significa fare la Pasqua? A questa domanda molti cristiani rispondono: è confessarsi e comunicarsi durante il tempo pasquale, che si chiude nella domenica della SS. Trinità. È vero, ma ciò che importa di più, è lo spirito col quale ci si confessa e ci si comunica. Fare la Pasqua non è solo adempiere un obbligo grave, un mettersi in regola con la legge della Chiesa e poi credere che tutto sia finito.

Fare la Pasqua è unirsi interiormente alla risurrezione di Cristo, che è vittoria definitiva, totale, non vittoria d’uomo, ma vittoria di Dio, vittoria della vita sulla morte. La Pasqua cristiana è ogni anno la risurrezione dei cristiani; grazie ai Sacramenti essi passano ad una vita nuova, la vita di Cristo Risuscitato. Poiché Cristo risuscita nelle anime, ogni cristiano riceve nuove energie per vincere il peccato e l’egoismo, per una nuova corsa ed un nuovo balzo in avanti nella imitazione di Cristo, per sottomettere a Lui i propri istinti, tutti i nostri giorni, la vita intera, per dedicarci infine al prossimo ed amarlo come Cristo ci ha amato. Completiamo dunque in noi la vittoria di Cristo. Risuscitati con Lui, non torniamo a morire, né permettiamo che nuovamente ci stringano le pesanti catene della colpa, come abbiamo promesso nelle S. Missioni.

Completiamo la vittoria di Cristo, che è la vittoria dell’amore sull’odio e sull’egoismo. Portiamo dovunque il messaggio del Risuscitato divino, il suo, desiderio di creare un mondo nuovo pacificato ed unito in Lui. Tutti cooperiamo ad edificare la “Città dell’Amore”, ad immagine della vita d’amore che esiste tra le tre Persone divine, come insegna e richiama con paterna bontà l’augusto Vicario di Cristo, Papa Giovanni XXIII, che tutti cerca di pacificare ed affratellare nella luce del grande Concilio ecumenico.

Per questo la Pasqua diventa la domenica nella quale risuscita l’amore, la domenica della riconciliazione, della concordia, della pace, perché Cristo ci ha riconciliati con il Padre suo. Nella Pasqua, deve cessare ogni divisione e rancore: tutti i cuori devono battere con lo stesso ritmo, nell’amore reciproco.
Che in ogni famiglia, i cristiani risuscitati, possano sedere alla domestica mensa, con l’animo in pace, il cuore nella gioia, dividendo con tutti l’allegrezza pasquale.

Buona Pasqua!

Mons. Arciprete

Dopo le Sante Missioni

Carissimi Parrocchiani,

in quei giorni fortunati e benedetti il pietoso Redentore si è avvicinato a noi, come presso il paralitico del Vangelo; ed a noi ammalati nell’anima, forse paralizzati da anni nella vita spirituale, ha rivolto le medesime parole usate nel risanare l’Inferno: «Ti sono rimessi i peccati, sorgi, prendi il tuo letto, cammina e ritorna alla tua casa».

RISORGI: Gesù, ci ha steso la sua mano, ci ha offerto il suo aiuto. Noi vi abbiamo, corrisposto e si è operato per la Sua grazia e, divina potenza, il miracolo della nostra resurrezione, col dono di una pace intima, consolante.

PRENDI IL PESO DEL TUO LETTO: dopo tale resurrezione, Gesù ci ricorda, che la nostra debole natura, non è mutata e che ogni giorno dovremo ancora sostenere l’insistenza delle tentazioni, la ribellione delle disordinate passioni, come portare il peso della croce, nella lotta quotidiana. Per conservare il frutto della spirituale resurrezione, bisogna essere attenti, fuggire le occasioni, usare vigilanza e mortificazione.

CAMMINA: dopo, le sante Missioni, dobbiamo muovere i nostri passi di virtù in virtù, mantenendo i propositi fatti; progredire come Gesù adolescente, non solo in età, ma in sapienza e grazia. Occorrono sforzi continui e generosi, navigare contro corrente. Ricordiamo che il fermarsi, è già un retrocedere.

CAMMINA: la via è indicata nei Comandamenti della legge di Dio. Non c’è altra strada che porti a salvezza. Non crediamola troppo difficile ed impraticabile. Il giogo del Signore è dolce e soave; grande è la pace per chi li osserva e Gesù ci sostiene ed aiuta.

CAMMINA: ma, con lo sguardo rivolto alla presenza di Dio, che tutto vede. Tale pensiero ci trattiene dal peccato, ci anima all’adempimento dei nostri doveri, ci conforta nelle tribolazioni, ci rende invincibili nella lotta.

CAMMINA: e se lungo la via si cade, o se nel combattimento si rimane feriti? C’è modo di subito risorgere e risanare. Vi è il Sacramento della Penitenza, che è perdono e medicina. E se lungo la via ci assale la stanchezza? Vi è pronto l’alimento per il viaggio: la S. Eucarestia. La Comunione frequente è pane di forza e di vita.

CAMMINA: sì, sempre, ed in compagnia della Madre, con la devozione figliale alla Madonna. Dobbiamo sentirci sempre piccoli ed affidarci alle sue cure materne.

CAMMINA e va alla tua casa: la nostra casa è il Cielo, l’eterno Paradiso. Non mai perdere di mira, il gaudio ed il premio che ci attendono.

ACCOGLIETE, o carissimi, questi paterni suggerimenti. Approfittate della S. Quaresima per praticarli. Conserverete il frutto delle Sante Missioni e celebrerete nella prossima Pasqua, le vostre vittorie spirituali, con la gloriosa vittoria di Cristo Risorto.

Portando nel cuore, la vostra generosa corrispondenza alle Sante Missioni, vi benedico assieme ai Rev.mi Padri Missionari, che vi assicurano del loro perenne ed ammirato ricordo.

Vostro
Mons. Arciprete

 

SS. Missioni

Carissimi parrocchiani,

le prossime sante Missioni, che avranno solenne inizio domenica” 10 febbraio, e che si chiuderanno con maggior solennità, domenica sera 17 febbraio, alla presenza dell’Eccellentissimo Vescovo Ausiliare di Brescia, Mons.  Giuseppe  Almici :

  1. Sono una grazia eletta: ogni giorno, ogni momento della nostra vita è segnato con una grazia speciale. E’ la grazia di Dio che ci regge e ci governa ; ci illumina la mente a conoscere la verità, e  ci muove la volontà a compiere il bene. Il buon Dio dispone tuttavia, che nella vita ricorrano periodi di tempo segnati con grazie speciali. Sono i giorni e le ore di Dio, sono i momenti di Gesù, nei  quali la grazia ci conquista, ci trasforma, ci fà vivere di Cielo. E tali giorni sono le Sante Missioni. « Ecco il tempo accettevole, ecco i giorni della salute come si esprime l’Apostolo San Paolo.
  2. Sono il passaggio di Gesù: che nelle nostre borgate ripete le parabole, gli insegnamenti, i sermoni del Vangelo ed i miracoli operati: la guarigione, la risurrezione, 1a santificazione delle anime; che rinnova i suoi incontri, come con Nicodemo e Zaccheo, con la Samaritana e la Maddalena. E’ Gesù stesso che percorrerà la nostra parrocchia nella persona dei Missionari, che Egli ha rivestito della sua autorità e dei suoi poteri: « Come il Padre ha mandato me, così io mando voi .
  3. Sono la pace di Gesù: cioè l’effusione del suo amore e della sua misericordia, la sua benevola rivincita sulla nostra fragilità e malizia, vero dono della sua pace. Mentre il demonio è spirito di confusione, Gesù è spirito di pace e lo sarà per tante anime che navigano in un mare tempestoso di errori e di dubbi, di tentazioni e di tristi abitudini, di occasioni, di colpe e di rimorsi. Gesù Salvatore appare nei giorni delle Missioni, come luce fra le tenebre ed a queste anime si manifesta, le incoraggia, le calma e dona loro il perdono e la pace.

Le sante Missioni sono pace per le intelligenze, per i cuori e per le coscienze! Che tutti i carissimi figli della nostra parrocchia possano accogliere questa grazia eletta, questo passaggio, questa pace di Gesù! Persuadiamoci d’averne bisogno! Difatti: le nostre energie di pensiero e di affetto, sono in gran parte rivolte alla terra. Dio l’essere perfettissimo, infinitamente buono, che ci ha dato la vita e ce la conserva, Gesù il figlio di Dio fatto uomo, che ci ha redenti e santificati, col suo preziosissimo sangue, l’anima spirituale ed immortale, da salvare o da perdere eternamente, sono posti in dimenticanza.

Quando pensiamo a Dio nostro Padre misericordioso, come osserviamo i doveri che conte figli a Lui ci legano? Quando ci ricordiamo di Gesù nostro Salvatore, della sua dottrina, dei suoi esempi, dei suoi Sacramenti, della sua Chiesa? Quale il nostro amore per Lui? Quando pensiamo all’anima ed ai suoi eterni destini? Le Sante Missioni ci illumineranno sopra queste realtà essenziali, per riflettere e per risolvere.

Ed ora, miei cari parrocchiani, fiducioso della vostra generosa corrispondenza al dono delle missioni, che vi offro nel ventesimo anno di parrocchiato, tutti accogliendo nel mio cuore paterno, come nel giorno lontano del mio  ingresso fra di voi, vi benedico nel nome santo del Signore

vostro aff.mo Mons. Arciprete

La voce del pastore

Carissimi parrocchiani,

le prossime sante Missioni, che avranno solenne inizio domenica” 10 febbraio, e che si chiuderanno con maggior solennità, domenica sera 17 febbraio, alla presenza dell’Eccellentissimo Vescovo Ausiliare di Brescia, Mons.  Giuseppe  Almici :

1 ° Sono una grazia eletta: ogni giorno, ogni momento della nostra vita è segnato con una grazia speciale. E’ la grazia di Dio che ci regge e ci governa ; ci illumina la mente a conoscere la verità, e  ci muove la volontà a compiere il bene. Il buon Dio dispone tuttavia, che nella vita ricorrano periodi di tempo segnati con grazie speciali. Sono i giorni e le ore di Dio, sono i momenti di Gesù, nei  quali la grazia ci conquista, ci trasforma, ci fà vivere di Cielo. E tali giorni sono le Sante Missioni. « Ecco il tempo accettevole, ecco i giorni della salute come si esprime l’Apostolo San Paolo.

2° Sono il passaggio di Gesù: che nelle nostre borgate ripete le parabole, gli insegnamenti, i sermoni del Vangelo ed i miracoli operati: la guarigione, la risurrezione, 1a santificazione delle anime; che rinnova i suoi incontri, come con Nicodemo e Zaccheo, con la Samaritana e la Maddalena. E’ Gesù stesso che percorrerà la nostra parrocchia nella persona dei Missionari, che Egli ha rivestito della sua autorità e dei suoi poteri: « Come il Padre ha mandato me, così io mando voi .

3° Sono la pace di Gesù: cioè l’effusione del suo amore e della sua misericordia, la sua benevola rivincita sulla nostra fragilità e malizia, vero dono della sua pace. Mentre il demonio è spirito di confusione, Gesù è spirito di pace e lo sarà per tante anime che navigano in un mare tempestoso di errori e di dubbi, di tentazioni e di tristi abitudini, di occasioni, di colpe e di rimorsi. Gesù Salvatore appare nei giorni delle Missioni, come luce fra le tenebre ed a queste anime si manifesta, le incoraggia, le calma e dona loro il perdono e la pace.

Le sante Missioni sono pace per le intelligenze, per i cuori e per le coscienze! Che tutti i carissimi figli della nostra parrocchia possano accogliere questa grazia eletta, questo passaggio, questa pace di Gesù! Persuadiamoci d’averne bisogno! Difatti: le nostre energie di pensiero e di affetto, sono in gran parte rivolte alla terra. Dio l’essere perfettissimo, infinitamente buono, che ci ha dato la vita e ce la conserva, Gesù il figlio di Dio fatto uomo, che ci ha redenti e santificati, col suo preziosissimo sangue, l’anima spirituale ed immortale, da salvare o da perdere eternamente, sono posti in dimenticanza.

Quando pensiamo a Dio nostro Padre misericordioso, come osserviamo i doveri che conte figli a Lui ci legano? Quando ci ricordiamo di Gesù nostro Salvatore, della sua dottrina, dei suoi esempi, dei suoi Sacramenti, della sua Chiesa? Quale il nostro amore per Lui? Quando pensiamo all’anima ed ai suoi eterni destini? Le Sante Missioni ci illumineranno sopra queste realtà essenziali, per riflettere e per risolvere.

Ed ora, miei cari parrocchiani, fiducioso della vostra generosa corrispondenza al dono delle missioni, che vi offro nel ventesimo anno di parrocchiato, tutti accogliendo nel mio cuore paterno, come nel giorno lontano del mio  ingresso fra di voi, vi benedico nel nome santo del Signore

vostro aff.mo Mons. Arciprete

La voce del Pastore

Carissimi Parrocchiani,

la parabola del «convito» che Gesù Salvatore ha dettato un giorno di sabato, alla tavola del fariseo, ha riferenza diretta con la parrocchia, la quale essendo fonte della vita cristiana, si può assomigliare allo spirituale convito preparato dal Signore, per la salute delle nostre anime. In realtà Gesù benedetto ha preparato la «grande cena», il grande banchetto della Redenzione, mettendolo a disposizione di tutti gli uomini, appartenenti ad ogni stirpe, casta, nazionalità e posizione sociale. Tale grande banchetto viene imbandito nella Chiesa santa fondata da Gesù, la vera oasi delle anime, la vera grande sala apprestata per ricevervi il «pane della vita» recato al mondo dal Salvatore: «la verità che illumina, la grazia che santifica». La verità che illumina, è Gesù, il figlio di Dio fatto uomo, che ha solennemente proclamato: «Io sono la verità, sono la luce e chi non cammina dietro a me, cammina nelle tenebre». La verità rivelata dal Salvatore, viene a noi attraverso il sacro ministero della Chiesa, alla quale Gesù ha affidato la missione di predicare la Sua dottrina «Andate, predicate, chi ascolta voi ascolta me». La grazia che santifica è ancora Gesù medesimo il quale ha pure proclamato: «Io sono la vite, voi i tralci». Come i tralci della vite, o i rami di un albero, traggono il succo dal tronco, così le anime nostre traggono la vita da Gesù. La grazia viene comunicata a noi dai SS. Sacramenti, che Gesù ha istituito canali della grazia e che ha affidato di amministrare alla sua Chiesa…

Nella parrocchia, parte viva della Chiesa santa, questo spirituale e grande banchetto, è sempre imbandito, per illuminare e santificare le anime; e l’invito a parteciparvi è continuo, frequente, sollecito. L’invito assume un carattere solenne e straordinario, in certi periodi della vita parrocchiale, ed ecco le «Sante Missioni», tempo salutare, che nella nostra parrocchia saranno tenute dalla domenica di settuagesima, 10 febbraio, alla domenica di sessagesima 17 febbraio 1963. Quella settimana, già prossima e che si svolgerà sotto lo sguardo materno di Maria Immacolata apparsa a Lourdes, sarà lo straordinario, solenne banchetto, al quale sono invitati ed attesi da Gesù Salvatore e dalla Madonna benedetta, nostra madre celeste, tutti i figli della famiglia parrocchiale di Leno.

La parabola narrata da Gesù, sottolinea che tutti gli invitati, per futili ed interessati motivi, come per scuse ingiustificabili rifiutarono freddamente l’invito; ed allora vennero sostituiti da tanti altri, che l’accolsero generosamente. Mi sento sicuro, che tutti i miei cari parrocchiani accoglieranno con la medesima generosità, l’invito di partecipare al celeste banchetto delle prossime S. Missioni. Sarà la gioia più grande, che nel ventesimo anno del mio parrocchiato fra di voi, recherete al mio cuore.