A immagine e somiglianza

Nel buio umano del cannibale disinteresse
sfolgorano talvolta sparuti ostinati atti di gentilezza –

Assomigliano alla fragile coraggiosa luce delle lucciole,
che nelle notti estive fan sembrare che le stelle
siano scese in giardino.

Illustrazione di Daniele

Voragine

Fra tante scadenze, sfugge che anche l’esistere ne ha una:
spesso la vita si perde, precisamente, nel senso
che la si dimentica fra impegni, vizi e abitudini;

Resta allora il cuore amaro per i giorni appassiti nell’incuria,
inghiottiti nella calca degli anni che disseca membra e speranze,
che la nostalgia affoga in malinconie e pensieri –

E affiora sugli occhi una tacita lacrima,
come un pugno gridato sulle già serrate porte
delle felicità mancate.

Illustrazione di Daniele.

#3

Affacciati a quei giorni tramontati o mai accaduti, come mari di cui ci si sente ancora indosso il sale, quale assurda tremenda poesia e che lacrime inconfessabili tracimano dai malchiusi spifferi della memoria: le anime più disperate sgranano il rosario delle circostanze sbagliate, balbettando di ciò che non hanno avuto il coraggio di dire, di fare, di essere; gli appagati di questa giostra umana tacciono, con in volto il sorriso innamorato per ogni baruffa di vita avuta col mondo. Pochi felici ricordi bastano perché la speranza appicchi, perché si rischiari e intiepidisca la notte insonne, e una qualche strada timidamente appaia.

A cuore nudo

L’appetito esistenziale di un garofano
che fra i cocci del vaso infranto
abbarbica nel cemento,

la piccola gocciante voce della coscienza
che nelle grotte del cuore
si fa smisurato eco –

Non tutto il vuoto viene per nuocere,
spesso è anzi solo spazio per allargare
radici e ali.

Illustrazione di Daniele

#2

L’uomo è un’isola nel mare dell’esistenza, che interroga le onde sperando gli raccontino che qualcosa esiste, oltre la finitezza del proprio orizzonte. E ogni sua domanda è preghiera.

Avverte una solitudine incapace di definizione, che assomiglia forse alla sete del naufrago: acqua, acqua ovunque e non una goccia da bere – superficialmente tutto appare insomma apparecchiato per soddisfare la nostra felicità, ma l’anima sente come di non appartenere al luogo, percepisce che non c’è corrispondenza e non c’è reciprocità, sentimenti che già provava Adamo quando ebbe in dominio il mondo e non fu contento sinchè non ebbe Eva con cui condividerlo.

Autofagia

Quando avrete umiliato l’ultimo sogno d’idealista,
Quando avrete spezzato nell’ipocrisia e nell’abuso la gentilezza residua
e deriso ogni fragilità spalancatasi a soccorso del mondo,
Quando anche l’ultima schiena saràriempita
del ricamo delle vostre maldicenze,
Conoscerete come taglino i cocci delle persone
E non sarà rimasta cura d’amore capace
di ricucire la vostra solitudine.

Illustrazione di Daniele

#1

Quando parliamo di poesia il significato di spiegare assomiglia più al mestiere del vento con le vele, che non a quello del docente-automa a lezione. Non si tratta soltanto di vivisezionare la lirica in metrica, poetica e retorica, imbustando ogni cosa in apposite categorie stagne; e nemmeno di inventare astruse narrazioni, chiamandole poi interpretazioni personali – corre infatti una gran differenza fra personale e arbitrario.

È (anche) far intendere quali oceani e tempeste siano incastrati fra le maglie dei versi, e almeno per un’ora far sentire gli astanti parte del viaggio, anzichè intrappolati sulla sponda di un secolo opposto e inconciliabile.

La scelta di un preciso numero di termini, oltre che un fatto di efficacia retorica – sarebbero suonati strani titoli come 39parole o Settantatrévirgoladuerighe – è soprattutto un voluto invito alla concisione: sono brevi squarci di pensiero, non privi di una certa poesia, che non vogliono spiegare o insegnare; sono provocazioni, immagini, concetti liberi che hanno per sottointesa una domanda soltanto: “e tu, cosa ne pensi?”

Grazia

Assomigliamo ai girasoli,
dai cupi cuori
assetati di luce

Illustrazione di Daniele


Si dice che la bellezza di una poesia non la facciano le parole, ma gli spazi bianchi: è uno straordinario messaggio esistenziale, che riabilita – anche, per traslato, nella vita quotidiana – il potere e il profondo significato del silenzio. Vogliamo però prenderci la libertà e il rischio di interpretare quest’anima senza parole in un corpo di colori e linee, di aggiungere al nero dell’inchiostro e al bianco della pagina un’altra tinta: quella dei nostri occhi, delle nostre passioni, delle nostre esperienze

Il Mulino delle Lettere

Un approccio umanistico all’essere

MulinoAVVENTO

Dal due al ventitré dicembre, ogni giovedì e domenica, il sito dell’oratorio ospiterà diversi testi e immagini per animare, nei giorni che accompagnano al Natale, un percorso di riflessione su alcuni temi significativi: il MulinoAvvento.

Carovane di contadini, nella pittoresca campagna di un passato non troppo sbiadito, si rivolgevano carichi di polverose some verso i mulini: la macina avrebbe tradotto quei sacchi tracimanti spighe, gremiti della fatica e della speranza di intere stagioni, in materia per quegli alimenti necessari a sopravvivere; ma questo mulino non parla di grano, bensì delle vivande dell’anima, maturate e lavorate sulla base di esperienze, sentimenti e passioni seminati in ciascun essere umano: è un pane che non può saziare né del tutto né per sempre i dubbi che affamano lo spirito, ma è un pane condiviso e comune, da consumare in dialogo e ricerca con l’altro.

Il Mulino delle lettere è un’officina umana, uno sguardo poetico e impertinente sull’animosa quotidianità del mondo interiore e non solo, insomma, una provocazione e un invito a coltivare con coraggio quel “noi” che non trova spazio fra le scadenze e gli impegni: è un recipiente di versi e disegni, cui abbeverarsi nella torrida aridità dello spirito o in cui specchiare, senza timore di giudizi, la propria profondità. Ed è, soprattutto, una possibilità: forse presuntuosa e magari banale, da accogliere o rifiutare, ma che c’è e che con consapevole umiltà si offre.