Spiffero

E se fossimo ricordi che si spengono
negli occhi di un uomo che muore,
cosa vorresti fare?
cosa vorresti essere?

Quando questo tempo si sgretolerà in rimorsi,
nell’amara solitudine della memoria –
Quali destini impossibili bestemmierai?
            E se… e se… se solo…

Dacché viviamo in un continuo ricordo
che giorno su giorno stiamo costruendo
Scrivi in ogni stralcio d’istante
la vita che non vorrai rimpiangere.

Polifemo

A che serve turarsi le orecchie,
quando ciò che grida è dentro,
profondo sino all’anima?

Mormora, nei recessi della consapevolezza,
un brusio che sa di non so che sentimento;
e l’oggettività è così una vista lontana –

Ogni verità sfuma in poesia, in un cielo di pensieri
dove anziché volare si annega – e queste sensazioni sono spettri
senza il lenzuolo delle parole;

Stanco di rincorrere l’inesprimibile, a un certo punto sbotti
a chi ti chiede “Cos’hai, chi t’ha fatto questo?”:
“Niente, Nessuno”.

Deriva temporis

I giorni passano come secoli,

        e gli anni come istanti:

è trascorso anche il tempo

    che sembrava non dover mai passare,

e il viaggio s’è fatto un relitto nel mare degli accidenti,

    e gli amici naufraghi;

        Basta il distratto impigliarsi della memoria

al cuore delle cose, in un istante superstite al tempo

    Ed è subito ieri.

A immagine e somiglianza

Nel buio umano del cannibale disinteresse
sfolgorano talvolta sparuti ostinati atti di gentilezza –

Assomigliano alla fragile coraggiosa luce delle lucciole,
che nelle notti estive fan sembrare che le stelle
siano scese in giardino.

Illustrazione di Daniele

Voragine

Fra tante scadenze, sfugge che anche l’esistere ne ha una:
spesso la vita si perde, precisamente, nel senso
che la si dimentica fra impegni, vizi e abitudini;

Resta allora il cuore amaro per i giorni appassiti nell’incuria,
inghiottiti nella calca degli anni che disseca membra e speranze,
che la nostalgia affoga in malinconie e pensieri –

E affiora sugli occhi una tacita lacrima,
come un pugno gridato sulle già serrate porte
delle felicità mancate.

Illustrazione di Daniele.

#3

Affacciati a quei giorni tramontati o mai accaduti, come mari di cui ci si sente ancora indosso il sale, quale assurda tremenda poesia e che lacrime inconfessabili tracimano dai malchiusi spifferi della memoria: le anime più disperate sgranano il rosario delle circostanze sbagliate, balbettando di ciò che non hanno avuto il coraggio di dire, di fare, di essere; gli appagati di questa giostra umana tacciono, con in volto il sorriso innamorato per ogni baruffa di vita avuta col mondo. Pochi felici ricordi bastano perché la speranza appicchi, perché si rischiari e intiepidisca la notte insonne, e una qualche strada timidamente appaia.