Trinità

L’omelia della Santa Messa della domenica della Festa dell’Oratorio 2019 – 16 giugno 2019

A parecchi di noi, quando eravamo piccoli e abbiamo incominciato a muovere i primi passi, o ci spostavamo ancora a gattoni, ci hanno detto, nel tempo invernale, di non toccare la stufa o il fuoco del camino perché ci saremmo scottati. Era praticamente impossibile pensare che avremmo potuto capire che cosa volesse dire scottarsi, lo abbiamo però compreso bene quando abbiamo messo per la prima volta le dita su qualcosa di bollente. Allora sì che abbiamo capito cosa volesse dire scottarsi.

Questo per dire che cosa? Che noi viviamo l’esperienza e non l’idea. Nella grande maggioranza dei casi noi impariamo, conosciamo a partire dalla praticità e meno dal concetto, anche dal concetto ma meno rispetto alla praticità. Facendo un esempio molto semplice, quasi banale: se dovessi spiegare a qualcuno che non ha mai mangiato un gelato, che cosa è un gelato e che sapore ha, per quanto io possa a sforzarmi, quella persona potrà immaginarsi che cosa sia un gelato e che sapore possa avere, ma arriverà a capire con esattezza il sapore del gelato solo dopo che lo avrà assaggiato.

Questo è quello che capita anche con la nostra fede; la nostra fede è molto concreta, molto pratica, la abbiamo resa noi un po’ confinata in una dimensione troppo intellettuale, ma è molto concreta. Anche qui potrei fare un esempio, forse un po’ più crudo dell’altro, senza voler turbare nessuno, ma mettiamo il caso che si stia vivendo una prova particolare, una fatica, un dolore, magari anche per un lutto. Se hai fede, sei disposto a metterti nelle mani di Dio, se non ce l’hai non lo fai. È molto concreta la cosa; anche perché la fede non è solo un dono, ma è anche una scelta, quindi possiamo sempre farla. Ecco, approfondire la solennità della Trinità, è possibile se noi oggi ci mettiamo alla scuola di Gesù, il quale ci parla della realtà di Dio tenendo conto delle nostre caratteristiche e delle nostre capacità.

Che cosa è la Trinità? O meglio, chi è la Trinità?

È la base della nostra fede, cioè noi crediamo in un Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo. Perché questi tre nomi? Perché Gesù ce ne ha parlato in questi termini, non è un’invenzione degli uomini, ma ce l’ha rivelata Gesù. Se dovessimo racchiudere in uno schema molto veloce quello che Gesù ci ha detto circa Dio, quello che è venuto a raccontarci, a fare con i suoi gesti, ma anche con la predicazione, potremmo dire che Dio ama tanto l’uomo e il mondo in cui vive, che desidera essergli vicino, quindi manda nel mondo il figlio. Questo figlio, Gesù, ci insegna a chiamare Dio come Padre. Questo figlio, sempre, è accanto allo Spirito perché possiamo vivere come Dio. Ecco, questo è uno schema un po’ efficace, molto stringente per dire quello che grosso modo possiamo dire della Trinità. E ora lasciamolo per un attimo da parte, non perché non sia importante capire, ma perché non vorrei corressimo il rischio di rinchiudere Dio in uno schema anche un po’ freddo, in un concetto.

Dio non è un concetto da capire, Dio è una manifestazione d’amore da accogliere, a noi compete quello, l’amore da accogliere. Anche perché, e il testo ce lo ha anche detto un po’ oggi, quando Gesù ci dice che per ora i suoi discepoli non hanno la capacità di portare il peso della conoscenza di quello che lui andrà a fare; noi non siamo in grado di capire tutto Dio, bisogna essere qui molto pratici, non possiamo definire Dio, Dio è infinito.

Ma se da un lato è vero che non possiamo capire tutto Dio, è però altrettanto vero che noi possiamo sperimentare tutto Dio. Come? Per esempio nei sacramenti, per esempio nell’amore, nel perdono. E quindi ecco che torna il fatto che noi, sperimentando, conosciamo e impariamo. Noi viviamo l’esperienza più che l’idea. Noi viviamo e sentiamo Dio quando sperimentiamo la sua presenza più che avere l’idea di un Dio che esista o meno; e in sintesi, che cosa, che scopo ha allora questa festa della Trinità? Per un verso vuole rimandarci all’identità di Dio, quindi a capire non solo chi è, ma anche cosa fa. Ci dice che è colui che vuole prendersi cura delle persone che gli stanno care, farci che noi gli siamo cari, e che questo Dio ha al suo interno una relazione d’amore che vuole condividere con l’esistenza umana. Per un altro verso invece, vuole rimandarci alla gloria, alla gratitudine. Perché diciamo gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito santo? Per dire che siamo grati a questo Dio che vuole prendersi cura di noi. Praticamente è come se dicesse che la nostra vita non è abbandonata, ma sussiste per una relazione che ci è costantemente data, rinnovata.

Mentre vi guardavo, facevo un pensiero: noi siamo qua, nel mese di giugno del 2019, in questo bel contesto, vedo le vostre facce, i vostri volti, conosco molte delle vostre storie, sento di appartenere a voi, e vi dico con amicizia che non vorrei essere da nessun altra parte se non qua e vi ringrazio per quello che siete stati e siete per me. Grazie. Lo dico attorno all’altare, perché qui noi siamo un corpo, una comunità. 

Ripartiamo dalla preghiera

Santa Messa di apertura della Festa dell’Oratorio 2019

Prima di dar voce alla mia riflessione, compiamo due gesti che diventeranno parte, poi, anche della mia omelia. Il primo è quello che ci vede qui perché quasi incaricati, insigniti di un ruolo di servizio, di una missione; e qui sto parlando di tutti quelli che si sono resi disponibili per dedicare del tempo, energie e risorse, del volontariato durante la festa. Invito, pertanto, quanti fanno parte de turni di servizio e di prendere la maglietta e indossarla. Spieghiamo anche il perché di questo gesto: quando l’abbiamo pensato è sorto il dubbio che si potesse pensare che “questi mettono la maglietta come se fossero superman”. Niente a che fare con questo. Quella maglietta ha il valore della mia stola. E a cosa serve la stola? La stola non è nient’altro che un simbolo che ricorda il grembiule che ha messo Gesù nell’ultima cena quando si mise a servire i suoi discepoli. Questa maglia per noi è il simbolo dell’amore, del servizio e quello che facciamo lo facciamo perché vogliamo imitare Gesù. Il cristiano è colui che si lascia amare da Gesù e percorre i suoi passi, calca le sue impronte.

Il secondo gesto che andiamo a compiere è l’accensione di questa candela. Ogni sera, per sette sere, accenderemo una candela indicando come la nostra festa parta della preghiera. Aggiungeremo ogni sera una candela così che ritmerà il tempo della nostra festa. Ogni sera cominceremo le nostre attività con la preghiera, perché ci sentiamo dei mandati e soprattutto perché dove due o tre sono riuniti nel nome del signore Gesù noi sappiamo che Lui è mezzo a loro. Vorremmo raccontare a tutte le persone che verranno qua che qui c’è Gesù, perché noi lo preghiamo e ci sentiamo raggiunti dal suo amore. Vorremmo raccontare questo e lo faremo ovviamente come saremo capaci, ma perché partiremo da qui.

Ho già messo in evidenza alcuni motivi per i quali noi stasera siamo qui a dare inizio alla settimana dell’Oratorio, sapendo che far festa vuol dire che c’è un qualcosa che ci attira. Più quello che ci attira è forte più raccoglierà gente. L’oggetto della festa, per noi è Gesù. É lui che ci riunisce. In fin dei conti noi perché siam qui stasera? Io ho ben chiaro in testa il perché e ve lo voglio dire con schiettezza. Noi siam qui fondamentale per un’unica cosa: siam qui per pregare e penso che abbiam bisogno di ripartire ancora una volta dalla preghiera. Magari negli ultimi anni siamo stati capaci e bravi a fare anche tante cose. Siam diventati abili a leggere la realtà sociale, a dare un po’ di numeri, a fare alcune proiezioni, a progettare, a diventare tecnologici ma dobbiamo ripartire dalla preghiera. Per quanto potremo essere bravi, o noi partiamo dalla preghiera o altrimenti tutto comincerà e finirà con noi. Non possiamo solamente fidarci delle nostre capacità: già altre volte ho fatto questa riflessione con voi, non possiamo solamente ottimizzare le nostre risorse ed essere ottimisti per quello che facciamo. La categoria dell’ottimismo non è una categoria cristiana perché l’ottimismo si basa sulle nostre capacità, sulle nostre risorse: finché le abbiamo tutto o quasi, va bene, ma quando non le abbiam più si passa dall’ottimismo al pessimismo. Non sarà che forse c’è troppo pessimismo in giro perché puntiamo solo su di noi? In questo caso, la categoria cristiana necessaria è quella della speranza.

La speranza illumina l’attesa

L’attesa è viva quando io spero perché so che il mio Dio sarà sempre accanto a me e io ho bisogno di incontrarlo, ho bisogno di parlargli assieme, ho bisogno di ascoltarlo e cosa meglio della preghiera può fare questo? Per cui io vi dico che siamo in questa sede per pregare. Per pregare non solo per la festa dell’Oratorio ma per pregare per la nostra comunità e per pregare per la Chiesa intera in questa festa di Maria madre della Chiesa. Abbiamo diversi motivi per pregare: io ve ne elenco alcuni ma ognuno poi avrà i suoi. Il primo è che noi pregando assieme siamo un popolo; il popolo è diverso dalla massa, la massa è senza nome, la massa è generica, il popolo ha la sua identità. Chi siamo noi? Siamo quelli che stanno qui attorno (all’altare), cioè quelli che vengono qua e da qua ricevono la loro forza.

Motivo ancora per pregare: questa mattina ho concluso il percorso della visita agli ammalati, alle persone anziane, e parlando con loro a uno di questi che è particolarmente sofferente ho detto “stasera ti ricordo nella preghiera, ti ricordo nella Messa all’Oratorio. Ti ricordo lì perché hai tante volte frequentato questo ambiente” e chiedo a tutti voi di pregare anche per questa persona. Siam qui, ancora, per pregare per altri motivi; sempre nel giro di questa mattina ho incontrato una signora molto anziana, ora è debole ma ha una grande forza nella sua preghiera. “Ricordo anche te nella preghiera”. Siam qui anche perché vogliamo ricordare una persona che ha voluto bene all’Oratorio, ha voluto bene alla sua famiglia, Maria Teresa, i suoi figli hanno frequentato questo posto, lo frequentano, così come il marito. Bello il fatto che anche molti amici hanno pensato di ricordarla e di far celebrare questa Santa Messa. Volentieri lo facciamo. Abbiam fatto anche un gesto in sua memoria, appunto perché conoscevamo la sua passione per l’educazione, per la crescita, per gli ambienti come questo: le tre piante nuove che abbiam messo nel parco giochi, e per noi la pianta che si semina indica qualcosa di importante, una vita che cresce, farà ombra, sarà segno di una vita che passa attraverso il progetto di Dio e della sua creazione e che manifesta la sua bellezza. Le tre piante che abbiam messo al parco, l’abbiam fatto in nome di Maria Teresa. Per cui ogni qual volta vedremo quelle tre piante ci verrà in mente.

Siam qui, ancora, per pregare per la nostra Chiesa: non so voi ma io che son prete, a volte non so da che parte sbattere la testa: non sappiamo più cosa fare e non basta avere gli ulivi belli, non basta avere tutto pulito, tutto ordinato. Anche se dedichiamo mille ore all’Oratorio, ed è bello averlo così, questo non basta, per cui vi dico mettiamoci in preghiera, chiediamo a Dio che apra una via, che ci aiuti in questo periodo dove io mi sento un po’ smarrito e vedo la riflessione sulla nostra pastorale ecclesiale un po’ smarrita. Tanto impegno, tanto faticare, tante energie, tanta progettazione, tanta passione… sembra quasi che il vento porti via tutto, sembra che serva a poco o per non dire a nulla. E ora non sto qua a citare i numeri e dire chi non vien più e chi viene ancora, ho fatto pace con i numeri. Avverto, però, una preoccupazione non tanto perché i numeri calino o crescano ma perché sembra che ci stiamo allontanando da Dio, almeno nelle nostre priorità. Sembra che stiamo perdendo quel che di più vero abbiamo, il nostro spirito, che va ravvivato, va sostenuto, va curato sicuramente più di tutte queste cose che per quanto possano essere belle e funzionali, non sono compensative della serenità di sentirsi amati. Se non si entra mai là dentro (indica la porta della chiesetta) allora è inutile. Lo dico spesso questo ai genitori quando facciamo gli incontri, ogni qual volta veniamo qua la prima cosa che dobbiamo fare, che diventa fortemente educativa, potentemente educativa, è entrare là dentro, salutare il Signore, ringraziarlo perché ci ha dato l’opportunità di vivere nella nostra comunità. Quando noi entriamo, dietro l’altare abbiamo una bellissima immagine di Maria. Gesù ce l’ha affidata come mamma, come colei che si prende cura di noi. É stato bello che quest’anno un gruppo di persone sia venuto qui a pregare il rosario durante il mese di maggio. Ci possono essere anche mille altre forme di preghiera: quando arriviamo qua vi auguro di fare una cosa prima di tutte: entrare là a salutare il Signore, sua madre che è nostra madre e sentirci fratelli e figli.

L’augurio che posso fare, il più bello, è questo: stasera ripartiamo dalla preghiera, tutto il resto viene dopo. Io son convinto che noi siamo bravi, che ce la caviamo anche in tante cose, che siam capaci a destreggiarci nelle diverse sfide che ci si presentano, ma dobbiamo ripartire della preghiera, altrimenti tutto comincerà e finirà con noi. E se tutto comincia e finisce con noi qual è il guaio? É che ogni volta devi ricominciare. E invece noi sappiamo che la vita la si è sempre imparata dagli altri, e se noi siam qui è perché qualcuno duemila anni fa ci ha raccontato quello che è accaduto e ha continuato a raccontarlo fino ad arrivare a noi. Ma se noi ci stacchiamo da questo circolo virtuoso, ogni volta bisognerà ricominciare da capo. Se ricominci da capo corri il rischio di perderai dei pezzi e ricomincerai a fare ancora la solita fatica, magari butterai via tante opportunità. Abbiamo una tradizione grande, una ricchezza grande, dalla quale partire: dalla preghiera.

La memoria

La memoria, è una tra le più grandi ricchezze di un popolo. Difficilmente, senza memoria, un popolo arriva a comprendersi nella sua identità profonda. La memoria, ci permette di far tornare alla mente eventi, persone, situazioni, in modo forte, quasi come se li stessimo rivivendo. Ci permette di non dover ripartire sempre da zero, ma ci offre la possibilità di appoggiarci sull’esperienza che abbiamo fatto o che qualcuno, prima di noi ha vissuto. La memoria, ancora, ci aiuta a comprendere come la nostra realtà non sia e non debba essere un qualcosa che inizi e finisca con noi.

Noi apparteniamo ad una dimensione relazionale che ci unisce alle figure che ci hanno preceduto e ci orienta verso quanti, nel futuro, abiteranno le nostre case. Ben venga, quindi, che ci sia qualcuno che tenga desta la memoria collettiva ripercorrendo le tappe della storia in modo da ravvivare la consapevolezza circa la nostra provenienza e non dimenticare il lavoro di tante persone che hanno segnato la vita della comunità nella quale viviamo.

Il lavoro di Andreino Corrini va in questa direzione: è un tentativo di mettere in evidenza le scelte e le opere della pastorale della Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, che nel corso degli ultimi decenni, ha portato avanti l’evangelizzazione in un contesto culturale che è andato gradualmente modificandosi. Centrale, la realtà dell’Oratorio San Luigi, come “strumento” concreto della pastorale parrocchiale, in grado di intercettare la maggior parte delle fasce d’età sia con iniziative specifiche ma anche proponendosi come punto di riferimento del vivere lenese. Paziente è stato il lavoro di ricerca unitamente alla riflessione di sintesi del Professor Corrini al quale va il mio speciale ringraziamento per la costanza e l’impegno profusi.

Auguro che questo lavoro, possa essere utile a riconoscere la passione e lo sforzo di una Chiesa fatta di persone concrete, che nella concretezza dell’esistenza, hanno dato e danno voce al bisogno di avere qualcuno accanto e non sentirsi soli, rispondendo, per come è stato ed è possibile al comando evangelico che dice come la dedizione agli altri rende migliori le vite di ciascuno.

Il libro “Oratorio San Luigi Leno – Storia e attualità (1987-2017)” è disponibile in Oratorio.

Comunicazioni appuntamenti VI anno catechesi

Ai genitori dei ragazzi del
VI anno di catechesi

Gentili Signori, con la presente, siamo a comunicarvi alcune date di appuntamenti che pensiamo possano essere significativi per il cammino di catechesi dei vostri figli in preparazione alla celebrazione dei sacramenti della confermazione ed eucarestia:

Giovedì Santo, 18 aprile

  • Per chi volesse, ci sarà la possibilità di partecipare alla Santa Messa Crismale, in cattedrale a Brescia, presieduta dal Vescovo Pierantonio. Questa celebrazione indica l’inizio del triduo pasquale. Referente per questa possibilità è la catechista Annalisa. Chi fosse interessato può contattarla al n.3341823495;
  • Tutto il VI anno è invitato alle ore 20.30, in chiesa, a Leno, a partecipare alla Santa Messa “nella Cena del Signore”, dove verrà fatta memoria del gesto di Gesù di lavare i piedi ai suoi discepoli. Alcuni ragazzi/e del VI anno, saranno incaricati di rappresentare gli apostoli. Gli incaricati verranno indicati durante gli incontri di catechismo precedenti.

Venerdì Santo, 19 aprile

L’invito è ancora esteso a tutto il VI anno, per la celebrazione del BACIO AL CROCIFISSO, alle ore 20.30, in chiesa, a Leno; Qualora non fossero possibili le partecipazioni serali, invitiamo alle preghiere che verranno fatte il venerdì mattina e il sabato mattina, alle ore 10, sempre in chiesa, a Leno.

Domenica 28 aprile

Ritiro spirituale all’oratorio di Milzanello, in preparazione alla celebrazione dei sacramenti. Il programma prevede:

  • Ore 09.45: arrivo alla chiesa di Milzanello;
  • Ore 10.00: Santa Messa;
  • Ore 11.00: proposta di riflessione e preghiera personale;
  • Ore 12.00: pranzo al sacco;
  • Ore 13.30: lavori di gruppo;
  • Ore 15.00: conclusione.

In merito al ritiro spirituale, per quanto concerne i trasporti, chiediamo a ciascuna famiglia di organizzarsi per gli spostamenti. La stessa cosa vale per il pranzo al sacco. Informiamo, inoltre, che tutta la proposta si svolgerà nella chiesa e nell’oratorio della parrocchia di Milzanello.

Ricordiamo, ancora, che nelle date di sabato 23 marzo e 27 aprile p.v. come accordatici durante l’ultimo incontro, ci saranno le prove di canto per il coro dei genitori. Le prove si terranno in aula verde, alle ore 20.30. Come stabilito, i ragazzi possono venire con i genitori in occasione delle prove e per loro sarà organizzata un’attività.

Ricordiamo, infine, che le confessioni e le prove per la celebrazione dei sacramenti, si svolgeranno sabato 11 maggio 2019, alle 20.30 in chiesa a Leno.

Cogliamo l’occasione per augurare un buon cammino quaresimale.

Don Davide e i catechisti

Programma C.A.G. 2018/2019

Quest’anno il Centro di Aggregazione Giovanile “Don Milani” vuole affrontare il tema delle elezioni e ricreare le tappe fondamentali per la realizzazione del Consiglio comunale dei ragazzi . 

Il progetto di educazione alla cittadinanza è in stretta collaborazione  con la Giunta e il Consiglio Comunale di Leno e ha come obiettivo la creazione di un vero e proprio consiglio comunale di giovani, con un suo sindaco e suoi consiglieri, che possa discutere ed elaborare proposte  da presentare ai “colleghi” adulti.

Questo  progetto,  pensato per stimolare nei più giovani una partecipazione attiva alla vita della comunità di cui fanno parte, ha la finalità di far conoscere ai ragazzi le modalità attraverso cui il cittadino esercita i propri diritti democratici, incoraggia  la cultura del dialogo e della legalità,  promuove la conoscenza del funzionamento delle amministrazioni locali. Sappiamo bene che i cittadini hanno un ruolo importante nel costruire una società migliore e più democratica; e che sviluppare le competenze e gli atteggiamenti per una cittadinanza attiva è essenziale nell’educare i giovani.

I cittadini attivi non solo conoscono i loro diritti e le loro responsabilità, ma mostrano anche solidarietà con le altre persone e sono pronti a dare qualcosa alla società. 

L’attività sarà articolata in diversi momenti:

  • Incontro con il Sindaco di Leno Cristina Tedaldi, che spiegherà come si è giunti alla nascita della Costituzione e all’importanza del diritto di voto: seguirà una breve intervista al Sindaco. 
  • presentazione, da parte dei ragazzi interessati,  della propria candidatura a sindaco con il proprio entourage di consiglieri; seguirà la presentazione di un programma elettorale;
  • organizzazione della campagna elettorale da parte dei candidati, con strutturazione di manifesti, volantini ecc., e presentazione delle liste formatesi agli altri ragazzi del C.A.G;
  • Visita in Comune per vedere gli spazi adibiti al Consiglio Comunale per conoscere le autorità;
  • elezione dei consiglieri e del Sindaco da parte dei ragazzi del C.A.G, scrutinio e proclamazione ufficiale degli eletti;
  • insediamento del Consiglio e del Sindaco;
  • incontro tra il Sindaco del C.A.G. e le istituzioni.

Le proposte dell’anno

Attività e uscite 

  • Cene (animazione a seguire: gara di Just Dance): a Gennaio e a Maggio
  • Visita in Comune per vedere gli spazi adibiti al Consiglio Comunale 
  • Un incontro con un’ostetrica del distretto di Ghedi che tratterà il tema dei problemi adolescenziali con i ragazzi di terza media (Maggio 2019)
  • Uscita serale con classi terze (indicativamente Aprile)
  • Gite di tutta la giornata (una uscita con i mezzi pubblici e una con il pullman): il 4 Marzo (lunedì di Carnevale) e venerdì 26 Aprile (vacanze pasquali)

Don Davide e le educatrici del C.A.G.

Iscrizioni al catechismo | 2018-2019

Carissime famiglie,

diamo inizio ad un nuovo anno pastorale ricco di opportunità per vivere l’esperienza della comunità cristiana, condividendo la nostra fede e la nostra appartenenza alla Chiesa.

Se ora ci stiamo incontrando, è perché abbiamo scelto di fidarci della provvidenza del Signore ed anche delle proposte che la Parrocchia esprime per facilitare la partecipazione alla vita comunitaria. Se ci stiamo incontrando, ancora, è anche perché avete responsabilmente scelto di accompagnare i vostri figli attraverso i percorsi di catechesi, dove alcuni tra voi cominciano assieme a famiglie nuove ed altri continuano le esperienze in atto.

In base alle diverse fasce d’età, ciascun gruppo avrà un calendario con le indicazioni per gli incontri dei ragazzi e dei genitori e comprensibilmente diversi saranno i momenti nei quali ci si ritroverà. Ci sembra però bello e pensiamo esprima anche un forte senso di appartenenza, che assieme, tutti, ci presentiamo a Dio in un momento di preghiera per ringraziarlo delle attività estive appena concluse e per affidarci in vista del nuovo periodo. Ecco, allora, che in occasione delle Sante Quarantore, che già sono una tappa significativa all’interno dell’anno pastorale, possiamo dare inizio ufficiale al catechismo davanti all’Eucarestia.

Ci incontreremo in un unico momento:
DOMENICA 30 settembre alle ore 10.30 in Chiesa;

in quell’occasione vi chiediamo di riportare compilato il modulo di iscrizione che avete ricevuto in Oratorio. L’invito è esteso a tutta la famiglia.
Augurandoci ogni bene nel Signore Gesù, vi salutiamo.

I Sacerdoti, le Suore e i Catechisti.

Le iscrizioni saranno dal 17 al 23 settembre, dalle ore 15:00 alle 18:00 presso la segreteria dell’Oratorio.

Quando arrivate in chiesa parrocchiale vi invitiamo a consegnare il modulo iscrizione all’ingresso e ad accomodarvi nella parte indicata sulla piantina sotto riportata.

Chi si fida è libero

Omelia della Santa Messa della Festa dell’Oratorio – 17 giugno 2017.

Molti già lo sanno, ma per chi ancora non lo sapesse davanti alla chiesetta c’è un’aiuola con tre piante di ulivo. In quella che dà verso il centro del cortile c’è un nido di merli. Fino alla settimana scorsa nessuno sapeva di quel nido, perché i rami erano più lunghi. Quando abbiamo tagliato i rami il nido è venuto allo scoperto e penso che da allora in poi abbiamo creato decisamente ansia alla mamma di quei pulcini, perché avendo tolto la protezione sono sotto la luce del sole; non tanto per la luce, ma perché possono essere visti da altri uccelli più grandi che possono mangiarli. Se pensiamo poi alle mille pallonate che arrivano tutto il giorno, o a chi va a vederli perché sono belli… la mamma di quei pulcini sicuramente ha passato l’ultima settimana preoccupata. Quella mamma ovviamente ha deposto le uova, le ha covate perché era la cosa più cara che aveva e perché nel suo istinto sapeva che da quelle uova, la vita sarebbe uscita potente, sarebbe venuta fuori, avrebbe rotto il guscio, sarebbe venuta alla luce, e così è accaduto.

Con esempi simili a questo per il significato ci parla oggi la Sacra Scrittura. Nella prima lettura, di Ezechiele, ci viene descritto di un germoglio e di un seme che sono piccoli inizialmente, ma che poi diventano grandi.

La vita cresce e diventa potente nel suo sviluppo.

Perché Gesù utilizza queste immagini? Perché vuole parlarci del regno di Dio. Che cos’è il regno di Dio? Il regno di Dio è dove Dio è re. E se Dio è re per Lui vuol dire essere responsabile di un regno, responsabile di chi abita quel regno. Che caratteristiche deve avere chi abita in quel regno? Chi abita nel regno di Dio è colui che vive secondo la sua volontà e a questi Dio chiede di essere collaboratori. Ci chiede di essere giorno per giorno capaci di costruire quello stile, quel regno che diventa il suo regno. Non ha scelto a caso Gesù questa immagine. Gesù sa una cosa molto profonda: sa che nel nostro spirito, nel nostro animo, sono presenti alcune tentazioni. Tra queste ve n’è una che molto spesso trova spazio ed è la tentazione della sfiducia; diventa forte questa tentazione quando vedi che le cose non vanno come vorresti o quando, dopo tanti sforzi, non arrivi ai risultati che avevi sperato, o quando vedi che nonostante tu ti impegni a fare molte cose, altra gente va a dissipare quello che tu fai. Allora arrivi a dire “non ne vale la pena”.

Quando arriviamo dire “non ne vale la pena” vuol dire che il male ci ha già travolti e già siamo sulla via della sconfitta. Gesù ci dice oggi “il regno di Dio è come un piccolo seme” che vuol dire: non aspettate vi cambiamenti eclatanti, non aspettate di trasformazioni grandiose, perché noi vorremmo svegliarci la mattina con un mondo diverso, con un mondo migliore. Ma così non accade. Ci dice Gesù oggi che ogni piccolo gesto del suo regno, ogni piccolo gesto nel suo stile costruisce il regno di Dio, e contribuisce a far sì che la sfiducia non trovi spazio in noi. É una tentazione forte questa: quante volte sperimentiamo il senso di abbandono, di sfiducia? Diciamo “non val la pena essere onesti, con tutta quella corruzione che c’è in giro”, “non vale la pena provare a portare pace in tutta questa violenza”, “non vale la pena prendersi cura dell’oratorio, dei tanti limiti che ci possono essere nella società di oggi”, “non val la pena annunciare il Vangelo, quando sembra che nessuno interessi nulla”. Quando sembra che a nessuno interessi nulla.

Perché Dio arriva sempre a farti la domanda giusta. L’importante poi è rispondere nel modo giusto.

Ecco, quando noi pensiamo “non val la pena” allora purtroppo il male ci ha già travolti. E bisogna fare attenzione a non lasciarsi fagocitare da questo male; noi siamo quelli della speranza.

Il nostro Dio è un Dio di speranza.

La speranza è la vera categoria cristiana, che non si basa solo sulle nostre forze, ma si basa sul fatto che noi con Dio faremo grandi cose. Se non fosse così, se tutto fosse basato solo sulle nostre capacità o su quello che ci riserva la vita, saremmo in balia dei più forti e dei più fortunati. Dio non desidera questo e ci chiede di fidarci di lui. Ogni giorno, passo dopo passo, una briciola alla volta, un gesto alla volta. Ci rendiamo conto o no che anche momenti come questo, dove abbiamo duecento ragazzi che vengono a fare esperienza e si sentono appartenere a questo oratorio, un po’ alla volta segneranno la loro cultura, la loro crescita. Poi non sono tutti qua stamattina a messa, è vero. La messa non è più un punto di partenza, ormai deve diventare un punto di arrivo. Ci proviamo ogni giorno, anche i genitori ed anche i nonni. Proviamoci ogni giorno, non lasciamo cadere la speranza, con piccoli gesti che diventano grandi gesti.

Le grandi trasformazioni quasi sempre avvengono in seguito alla violenza. Solo le bombe trasformano i territori in un secondo. L’uomo nei millenni trasforma territorio, e qui siamo nel posto migliore per dirlo: mille anni di lavoro dei monaci hanno bonificato un’intera terra di cui noi siamo i figli. Anno dopo anno, giorno dopo giorno, e ci hanno portato qui a fidarci di quel piccolo seme che diventa grande perché la vita viene fuori e la vita va avanti sempre nella misura in cui noi la doniamo. Ma se la tratteniamo allora la vita si interrompe.

Ci chiede oggi il Signore di non avere paura, o meglio di fidarci di Lui nonostante la paura. Perché l’uomo coraggioso è l’uomo che ha paura, perché se non avesse paura non ci sarebbe neanche il coraggio. Oggi ci chiede di essere coraggiosi, anche  a Leno, nel nostro contesto.

Il Vangelo ci cambia, anche oggi continua a cambiarci. Allora apriamoci a questa speranza e ogni qualvolta ci rendiamo conto che in noi serpeggia, perché si insinua giorno dopo giorno logorante la sfiducia, e ci mangia, cerchiamo di avere la consapevolezza di non ascoltarla, perché ci mangerà. Chi vive di sfiducia muore.

Chi si fida è libero, ha vinto.

Non ha neanche bisogno di dimostrazioni perché sa che c’è un Dio che non lo abbandona. Questo vogliamo raccontare, questo dobbiamo raccontare a noi, ma soprattutto a loro, che saranno quelli che si prenderanno cura di noi quando saremo vecchi. Ora noi diamo a questi piccoli lo stile della carità o altrimenti, come purtroppo accade a volte, saremo vittima della cultura dello scarto, dove chi non produce non conta più niente. E qui zittisco perché non vorrei andare oltre, far star male, ma ascoltiamo di quanta meschinità c’è dietro le sole logiche del mercato.

Noi siamo di più di un mercato, noi andiamo avanti, viviamo perché c’è qualcuno che ci vuole bene, e questo porta avanti la vita. Dio ci chiede questo oggi, questo coraggio e questa fiducia.

Dio vuole che l’uomo viva

La riflessione tenuta nella Chiesa di Santa Maria della Pace di Brescia, in occasione della Veglia delle Palme con il vescovo Pierantonio sabato 24 marzo.

La strategia vincente di chi ha pensato questo momento di preghiera, partiamo da lontano, dal papa con il suo messaggio fino a chi ha scritto la traccia di questo fascicoletto di preghiera dicevo, la strategia vincente ha voluto accostare creando una sorta di binomio paure e ascolto.

Perché dicevo essere una strategia vincente, perché l’accoppiata paure-ascolto è un modo efficace per descrivere bene la condizione alla quale apparteniamo e lo è almeno per due motivi: il primo perché l’uomo essenzialmente è un essere che ha paura. Noi abbiamo paura ed il tema delle paure è un capitolo decisamente vasto. Molte volte anche contraddittorio di se stesso. Noi a volte abbiamo paura perché non conosciamo la realtà intorno a noi o anche dentro di noi. Dove non conoscere indica per noi la non possibilità di gestire le cose, di controllarle e questo ci crea ansia, ci mette in difficoltà.

In altre occasioni capita l’esatto contrario, noi abbiamo paura perché proprio noi conosciamo la realtà che c’è attorno a noi o anche dentro di noi. Qui dovremo però fare una distinzione tra la conoscenza che passa dall’esperienza e la conoscenza che passa attraverso l’idea, l’ipotesi. Noi conosciamo certamente anche attraverso i concetti, le teorie ma principalmente conosciamo attraverso l’esperienza, noi viviamo l’esperienza non l’idea. Facciamo anche qua alcuni esempi perché rafforzano quanto appena detto circa la distinzione e l’idea del conoscere.

Noi tutti sappiamo che la guerra e la morte sono terribili ma finché la guerra è in Siria o in Iraq quella guerra non mi fa così paura il problema sarebbe se la guerra fosse qui. Noi tutti sappiamo che la morte è terribile ma finché la morte non ci tocca personalmente non ci fa forse così paura. Molto spesso mi è capitato di chiedere, in particolar modo ai giovani se avessero paura della morte e se quella non ha ancora toccato nessuno dei loro parenti la risposta è quasi unica, no, perché è ancora lontano, se però ti tocca allora le cose cambiano. Le paure ci mettono in difficoltà, le paure vanno a condizionare le nostre scelte e non esiste uomo che non abbia paura, anzi, l’uomo coraggioso è l’uomo che ha paura. Perché se non avesse paura non ci sarebbe neanche il coraggio ma siccome ha paura può arrivare anche al coraggio.

Tutti abbiamo paura.

Secondo motivo per cui dicevo essere l’abbinata vincente, paure e l’ascolto, perché l’uomo è un essere relazionale e l’ascolto è una tipica dinamica della menzione, dove l’ascolto e l’incontro sono ciò che muovono la nostra vita. Che cos’è la vita, la riflessione umana diche che la vita è la capacità di muoversi, di crescere autonomamente ma questa autonomia ha sempre un inizio che la vede mossa da qualcun altro. Nessuno di noi si da la vita da solo, come nessuno di noi ha imparato a vivere da solo. Ha imparato a vivere da solo perché ha ascoltato qualcuno che lo ha preceduto o ha visto qualcuno che lo ha preceduto.

L’ascolto è sufficiente per superare le paure? Dipende da quello che ascolti, perché se ascolti il terrore è chiaro che questo non ti tranquillizza e qui potremmo aprire un capitolo interessante su che cosa ascoltiamo, non solo in termini musicali ma anche di riflessione perché se quello che ascolto non mi pacifica oppure non mi aiuta ad approfondire alcuni temi della mia esistenza oppure non mi aiuta ad appassionarmi allora da ascolto come del resto allo sguardo al ducato.

Perché è una strategia vincente aver accostato paure e ascolto, ce o dice il testo che abbiamo appena ascoltato, perché è Dio stesso che ci invita ad ascoltarlo. Ascolta Israele il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Noi siamo chiamati invitati ad ascoltare Dio e non si tratta di un ascolto generico, di ascoltare Dio, la sua parola, la sua volontà e che cosa vuole Dio, che cosa ci dice. Ci dice una sola cosa, vuole che noi viviamo e non sopravviviamo perché con le paure non si vive, si sopravvive.

Dio vuole che l’uomo viva, per questo Dio va sempre là dove l’uomo muore.

Muore in tanti modi l’uomo. Muore nella malattia, muore nel peccato, muore nelle relazioni. Dio parla un unico linguaggio, il linguaggio della presenza dice io sono qua, io sono con te. Voglio che tu viva. Quindi se quando noi ascoltiamo ciò che c’è attorno a noi o che c’è dentro di noi ci accorgiamo che quello che ascoltiamo ci mette ansia, ci mette difficoltà, ci spaventa ci fa essere tristi. Dobbiamo riconoscere che quella non viene da Dio e quindi non va ascoltato. Non sarà così facile, sarebbe anche qua un tema molto interessante come fare per staccarci da ciò che ci fa male.

Le paure possiamo affrontarle ma mai da soli.

La regola numero uno che insegna l’esperienza della Chiesa millenaria diche quando uno sta male, è spaventato o ha paura mai stare da solo. Dio invece con la sua presenza dice sono con te e ce lo dice proprio cominciando questa settimana santa dove andremo vivere fasi salienti, fasi cruciali dell’esistenza di Gesù e della nostra di esistenza, perché la sua esistenza può cambiare la nostra esistenza nella misura in cui lasciamo che entri la nostra esistenza. Torno a dirvi se ascoltando ciò che avete attorno, ciò che avete dentro non vi fa essere quieti, vi fa paura o vi spaventa non ascoltatelo. Se avete difficoltà a pensare al vostro futuro, a immaginarlo a progettarlo, se fate fatica ad avere speranza, a creare, a costruire allora parlatene con Dio.

Auguri.

Guarda il video della veglia:

Veglia delle Palme

Da Dio siamo solamente amati

Qualche anno fa, quando ero in un’altra parrocchia, in un giorno come questo si lanciavano i palloncini in occasione della giornata per la vita. Una volta lanciati e fatta la preghiera, mentre tornavo a casa ho incontrato un paio di signore. Erano quasi anziane e una di quelle mi dice un po’ sorridendo:

Che bello il gesto di oggi. Eh sa, vorrei anch’io volare un po’ come quel palloncino.

Al che io ho detto a quella signora: “Mi sta forse dicendo che non è felice?”. Lei è rimasta un stupita ma col volto un po’ assente e non ha detto nulla. Poi, è venuta a cercarmi qualche giorno dopo e mi ha detto:

Sì don, avevi ragione non sono felice e vorrei andarmene. Vorrei volare via come quel palloncino, vorrei essere libera.

Mi disse: “vorrei essere libera”! Allora, io le ho detto: “Signora, si ricorda il lancio dei palloncini? Una volta lanciati in cielo si sono staccati da terra. Magari tutti i problemi sono rimasti per terra, ma quei palloncini hanno forse scelto dove andare?” Il vento li ha portati via. Noi sappiamo che ad un certo punto alcuni scoppiano, altri vengono portati per terra… siamo convinti che quei palloncini siano liberi? Volano, ma non vuol dire che siano liberi, perché il vento li porta dove vuole. Oggi, perché c’è una bella giornata di sole, vediamo la luce che li illumina, ma se poi incontrano un temporale, il vento dove li porta? Se poi incontrano una tempesta? O se vanno contro un aereo? E la grandine? I fulmini e tante altre cose?

Questo per dire, che quando noi stiamo male, ci accorgiamo che lo star male non fa per noi. Vorremmo lasciarlo alle spalle, perché è brutto il male. Vi racconto una bellissima cosa che mi riguarda: a Natale è morta la mia nonna. Lei da un po’ di tempo non si muoveva, e ogni tanto perdeva un po’ anche il senno, però quando aveva lucidità, un giorno, mi ha detto: “Guarda, vorrei volare in cielo come una rondine”. Perché non poteva muoversi.

Tutti ci accorgiamo che il male stona con la nostra vita.

Ma attenzione, per il fatto che possiamo spostarci non vuol dire che siamo liberi di fare le cose giuste; anzi molte volte le emozioni ci portano dove non dovremmo essere e il Vangelo di oggi, in tal senso, ci aiuta, perché ad un certo punto dice che Gesù guarisce le malattie, ma dice anche un’altra cosa: Gesù è capace di scacciare i demoni.

Cosa sono i demoni? Sono purtroppo delle forze malefiche che hanno un compito: vogliono confonderci, vogliono agitarci, vogliono farci credere chissà quali cose belle ma ci imbrogliano. Gesù scaccia queste forze, e dice: “Vi faccio vedere io dove si deve andare”. Noi dobbiamo andare dove ci porta Gesù? Attenzione, anche in questo caso, noi non siamo obbligati da Gesù a seguirlo. Noi possiamo fare una cosa, noi possiamo scegliere di seguirlo perché ci ha lasciato liberi. E come possiamo raggiungere l’obbiettivo di seguire Gesù? Bello il gesto che hanno fatto i ragazzi del sesto anno, portando queste lampade. Lungo il percorso hanno portato delle lampade con l’augurio che dice: “In questa giornata noi chiediamo a Dio che ci illumini”. Non è sempre facile capire la strada di Dio, a volte queste forze malefiche, i demòni, ci confondono le idee, noi non ce ne accorgiamo e andiamo fuori strada. Allora, ci occorre luce. Ecco perché siamo qua, perché chiediamo a Dio che ci faccia capire dove dobbiamo andare, per poi poterlo seguire. É importante perché noi a volte siamo imbrogliati dal male. Da Dio no!

Da Dio siamo solamente amati.

Lui ci fa capire dove andare. Allora, questo è un bel segno e io auguro ai ragazzi che celebreranno i sacramenti, quest’anno, della cresima e della comunione, di lasciarsi guidare da Dio, di capire come fare a seguirlo e di avere anche la forza di dire “Taci!” alle forze malefiche che vogliono imbrogliarci. Il racconto di oggi dice questo, che Gesù è capace di guarire, non solo del corpo, ma anche nel nostro animo. Avete fatto mai caso, ragazzi, alle persone grandi che quando parlano tra loro, buona parte delle volte parlano dei mali del loro corpo? Noi parliamo spesso dei mali del nostro corpo perché abbiamo paura di star male, e parlandone sembra quasi di dire: “Non vi vogliamo!”. Raramente, invece, parliamo dei mali che abbiamo dentro. Non vedo mai nessuno parlare con gli altri e dire: “dentro sono triste”, o dire: “ho un problema, il mio animo agitato”. Non vogliamo apparire così.

Sappiamo che Gesù ci aiuta a guarire anche quei mali. Gesù scaccia quei demoni, perché vuole darci pace e vuole che la nostra vita, oggi, giornata per la vita, sia una vita bella da vivere. Una vita luminosa. Anche se a volte incontra fulmini, tempeste, grandine, temporali, spine e tante altre cose. Chiediamo a Dio di vivere una vita intensamente e luminosa.

40^ Giornata per la Vita

Ai genitori di tutti i cammini di fede

Oggetto: comunicazione in merito alla celebrazione della 40^ Giornata per la vita.

Cari genitori,
con questa lettera, intendiamo avvisarvi dell’opportunità di celebrare, il prossimo 04 febbraio la 40^ Giornata per la vita. Come ogni anno, la Chiesa italiana, ci invita a riflettere ed essere grati per il dono della vita.
Anche la nostra comunità parrocchiale da parecchio tempo, dà spazio a questo avvenimento con una manifestazione che è diventata, ormai, una tradizione.
Nei giorni precedenti all’evento, durante gli incontri del catechismo, approfondiremo con i ragazzi questa tematica che troverà l’esito nella celebrazione del 4 febbraio dove riporteremo parte dei lavori svolti durante la catechesi. Per questo motivo, vi invitiamo a prendere parte all’iniziativa che prevede il seguente programma:

Domenica 04 febbraio 2018

Ore 09.30: ritrovo nel cortile dell’oratorio e partenza in corteo verso la Chiesa; durante il ritrovo, verrà consegnato un palloncino al quale sarà possibile attaccare un messaggio per la giornata della vita;
Ore 10.00: sosta davanti alla chiesa, lancio dei palloncini e Santa Messa. Per chi frequentasse il catechismo alla domenica, l’incontro si svolgerà regolarmente al termine della Santa Messa.

Per ogni informazione, potete rivolgervi a don Davide 3383912010.

Augurandovi una buona continuazione, vi salutiamo.