Cammini per adolescenti e giovani

Nello scorso ottobre, dopo un adeguato tempo di programmazione, sono partiti i cammini per gli adolescenti e i giovani che interesseranno tutto l’anno pastorale. Tre, sono i gruppi che si sono formati con i rispettivi educatori e ovviamente tre sono le progettualità e le modalità operative. 

Il primo interessa la fascia dei ragazzi dai 13 ai 14 anni e di questi, una cinquantina hanno aderito alla proposta. Con questo gruppo di ragazzi, proveremo a sviluppare un percorso che provi innanzitutto ad ascoltarli nelle loro esigenze e proponga la riflessione e l’approfondimento di 4 punti cardine, ossia: riconoscere l’unicità di ciascuno; l’apprendere che la vita “funziona” se la doni e per questo l’esempio più grande ci viene dal Signore Gesù, capace di andare fino alla croce; il maturare una capacità critica e la conseguente possibilità di scegliere ciò che è secondo Dio che per noi vuol dire il bene e rigettare ciò che non sia secondo la sua volontà; infine, dando spazio al “bisogno di futuro” e la naturale propensione al desiderio che è insito nell’animo umano. Proveremo, a differenziare anche la proposta, all’interno delle programmazioni, a seconda della componente femminile e di quella maschile facendo attenzione alla comprensione che abbiamo del nostro corpo.

Il secondo gruppo di ragazzi, è rivolto a quelli della fascia 15-18 anni. Per questi 30, già lo scorso anno ha funzionato la proposta del teatro, ricordiamo la bella esperienza di Noè in chiave moderna, una produzione Oratorio San Luigi. Quest’anno, anche a partire dalla loro richiesta, abbiamo dato inizio ad un nuovo progetto: “Quando cadono le stelle”. In questo caso, il piano educativo che passerà attraverso la dimensione teatrale, proverà a toccare i temi della ricerca della felicità e la scoperta della propria libertà. Le dimensioni dell’avventura, dello stupore, della ricerca e del saper cogliere gli aiuti che ci possono venire da chi ci sta accanto o incontriamo lungo il cammino, porteranno i protagonisti della nuova opera targata Oratorio San Luigi, nella prima metà del secolo scorso, in un’America carica di opportunità ma anche di contraddizioni. Lì, vedranno, come l’amore, che è il riflesso di quello di Dio, diventa la chiave per riconoscere la bellezza di maturare relazioni significative.

Il terzo gruppo, riguarda i più grandi. In realtà non sempre come età, ma come esperienza in Oratorio sì. La proposta, ha trovato l’accoglienza di una trentina di ragazzi dai 16 ai 22 anni. Con loro, abbiamo stabilito un percorso che è stato il risultato di una riflessione comune. Innanzitutto, va ricordato che l’input è partito proprio da loro, dopo la bella esperienza del servizio all’ultimo Grest e questo ha dato l’opportunità anche di coinvolgere altri ragazzi che normalmente non hanno una presenza costante in Oratorio. Complimenti, quindi a loro e al loro entusiasmo. L’idea è quella di confrontarci su ciò che ci permetta di realizzarci e diventare uomini e donne liberi, nel senso, appunto di cogliere le possibilità per raggiungere la felicità. Per questo, proveremo a incontrare persone che hanno vissuto esperienze di riscatto, che hanno saputo trovare attorno a loro e in loro, le forze per rialzarsi. Ci confronteremo con quanti stanno vivendo esperienze di dono attraverso l’attenzione ai più bisognosi. Ci metteremo in ascolto della Parola di Dio e proveremo a condividere la nostra fede. Abbiamo messo in programma quattro giorni di esercizi spirituali e daremo spazio a esperienze di volontariato. Infine, è stato calendarizzato un cammino da Assisi a Roma nella prossima estate. 

Come potete vedere, di opportunità ve ne sono parecchie. Che il Signore, benedica l’impegno e i desideri di quanti interverranno in tali proposte. Seguiteci su oratorioleno.it.

Il prete nella comunità parrocchiale

Nonostante i dati degli ultimi anni mettano in evidenza un grande calo nella partecipazione e accostamento ai sacramenti, nonostante sembra diminuire il senso di appartenenza alla comunità e più in generale al vivere gli spazi pubblici, nonostante molte riflessioni diano una Chiesa “in ritirata”, quando cambia un prete in una parrocchia, si ravvivano l’interesse e i commenti circa l’avvicendamento della figura. Non credo si tratti solo di gossip, ma il fatto dice come, nel nostro tessuto sociale, il sacerdote sia parte dell’immaginario culturale, appartenga alle figure di riferimento e se, per qualcuno, non dal punto di vista valoriale, almeno per la sua presenza istituzionale.

Nella comunità Lenese, poi, che ha sempre avuto una bella tradizione di sacerdoti, questo aspetto tocca nel profondo la sua storia. Non siamo così estranei dal non riconoscere come vi siano forme di apparente disinteresse o di dissenso nei confronti della Chiesa e della sua ministerialità, ciò nonostante, a Leno, la presenza di un sacerdote interpella e dialoga con il vissuto dei cittadini. A tal proposito, potremmo aprire una riflessione che metterebbe sul tavolo numerose considerazioni sul ruolo, i compiti, gli aspetti da privilegiare nell’attività ministeriale e pastorale di un sacerdote. Probabilmente faremmo una lunga serie di caratteristiche positive che rispecchiano dei bisogni ai quali fare fronte e delle altre che dicano, invece, dei pericoli da evitare. Su alcune, forse, troveremmo condivisione e su altre dissenso. Credo che arriveremmo, anche a prendere in prestito l’immagine di un modo di dire tipico delle nostre parti, ossia che se guardassimo a cosa un prete debba o non debba fare, dovremmo “andare a farlo fare a Botticino”.

Penso che un aiuto nell’interpretare la presenza di un sacerdote in una comunità, ci venga dal da dove arrivi. Se arriva è perché qualcuno lo ha mandato e se è stato mandato, vuol dire che ha qualcosa da dirci.

La prima domanda quindi è: “Chi lo manda?” a questa possiamo rispondere dicendo che la nostra prospettiva di fede ci dice che è Dio che lo manda perché, lo ha chiamato e ha scelto di amarlo nella sua vocazione di annunciatore del Vangelo. L’essere inviato, si attua attraverso il servizio della Chiesa, nella persona del Vescovo che lo destina per un compito in un territorio.

La seconda domanda ci interrogava chiedendoci: “Che cosa viene a dirci?” Che “Dio è amore” (1 Gv 4, 8) ed è da questo messaggio che deve partire e al quale condurci con la sua testimonianza. Tutto, credo che si giochi entro queste due direttive. Se riusciremo, sempre più, ad avere attenzione a questa lettura della realtà sacerdotale, penso che si potrà creare un circolo virtuoso che si farà crescere nelle relazioni.

Il campo della bellezza

Il titolo suggestivo, è un modo per introdurre il tema che quest’anno ha accompagnato i campi scuola dei pre-adolescenti e adolescenti.

Innanzitutto, bella la cornice della Valle Aurina dove abbiamo trascorso un paio di settimane con due turni di presenza: il primo per i ragazzi delle medie e il secondo per quelli delle superiori. Inoltre, anche il gruppo delle famiglie, ha, poi, continuato l’esperienza dopo di noi nella stessa struttura sita in St. Jakob.

Proprio il tema della bellezza ha interessato i lavori di gruppo e cercato di coinvolgere lo stile delle giornate. Parlare della bellezza non è certamente un tema semplice e di questo ne eravamo consapevoli. Per tale motivo, è apparso un po’ come una sfida che volentieri abbiamo accettato. Non è semplice, per il fatto che è un argomento che dai per scontato ma quando sei chiamato a parlarne e a provare a descrivere cosa sia, ti accorgi che ti mancano le parole. A riguardo, va sottolineato come sia importante portare a parole cioè raccontare quello che vivi, pensi, a esprime le tue riflessioni, i tuoi valori, perché ti permette di rielaborare le cose e farle tue.

Non è semplice parlare di bellezza, inoltre, perché mentre ne parli, un po’ è come se la tradissi!

La bellezza ti trafigge, ti lascia a bocca aperta, perché ti apre allo stupore, al mistero che ti supera. Ciò nonostante, ci è servito approfondire questa tematica e credo ci abbia fatto bene. Abbiamo considerato l’ipotesi che ci si possa allenare a cogliere la bellezza che ci circonda e che abbiamo dentro. L’allenamento passa attraverso l’attenzione ai nostri sguardi che diventano anche un modo per capire chi siamo (l’occhio vede sempre ciò che ama); attraverso la cura e l’arricchimento del nostro linguaggio.

Disporre di un maggior numero di parole vuol dire anche disporre di un maggior numero di categorie per descrivere i nostri sentimenti e soprattutto perché il pensiero mi è possibile perché c’è una parola che lo riconosce. L’allenamento, ancora passa attraverso il metterci in ascolto, soprattutto della Bellezza che rende belli ossia di Dio.

A volte qualche spunto di riflessione può darci un’indicazione per intraprendere percorsi di approfondimento che possono renderci la vita migliore. Ci auguriamo che il lavoro proposto sia andato o andrà in questa direzione. 

Guarda le immagini del campo:

Camposcuola 2019 in Valle Aurina

Iscrizioni al catechismo

Leno, 31 agosto 2019

Carissime famiglie,

diamo inizio ad un nuovo anno pastorale ricco di opportunità per vivere l’esperienza della comunità cristiana, condividendo la nostra fede e la nostra appartenenza alla Chiesa.

Se ora ci stiamo incontrando, è perché abbiamo scelto di fidarci della provvidenza del Signore ed anche delle proposte che la Parrocchia esprime per facilitare la partecipazione alla vita comunitaria. Se ci stiamo incontrando, ancora, è anche perché avete responsabilmente scelto di accompagnare i vostri figli attraverso i percorsi di catechesi, dove alcuni tra voi cominciano assieme a famiglie nuove ed altri continuano le esperienze in atto.

In base alle diverse fasce d’età, ciascun gruppo avrà un calendario con le indicazioni per gli incontri dei ragazzi e dei genitori e comprensibilmente diversi saranno i momenti nei quali ci si ritroverà. Ci sembra, comunque, bello e pensiamo esprima anche un forte senso di appartenenza, che assieme, tutti, ci presentiamo a Dio in un momento di preghiera per ringraziarlo delle attività estive appena concluse e per affidarci in vista del nuovo periodo. Ecco, allora, che in occasione delle Sante Quarantore, che già sono una tappa significativa all’interno dell’anno pastorale, possiamo dare inizio ufficiale al catechismo davanti all’Eucarestia.

Ci incontreremo in un unico momento: domenica 29 settembre alle ore 10.30 in Chiesa; in quell’occasione vi chiediamo di riportare compilato il modulo di iscrizione che avete ricevuto in Oratorio. L’invito è esteso a tutta la famiglia.

Augurandoci ogni bene nel Signore Gesù, vi salutiamo.

I Sacerdoti, le Suore e i Catechisti.

Quando arrivate in chiesa parrocchiale vi invitiamo a consegnare il modulo iscrizione all’ingresso e ad accomodarvi nella parte indicata sulla piantina sotto riportata.

Le iscrizioni saranno aperte dal 16 al 23 settembre, presso l’Oratorio, dalle ore 15:00 alle ore 18:00.

Trinità

L’omelia della Santa Messa della domenica della Festa dell’Oratorio 2019 – 16 giugno 2019

A parecchi di noi, quando eravamo piccoli e abbiamo incominciato a muovere i primi passi, o ci spostavamo ancora a gattoni, ci hanno detto, nel tempo invernale, di non toccare la stufa o il fuoco del camino perché ci saremmo scottati. Era praticamente impossibile pensare che avremmo potuto capire che cosa volesse dire scottarsi, lo abbiamo però compreso bene quando abbiamo messo per la prima volta le dita su qualcosa di bollente. Allora sì che abbiamo capito cosa volesse dire scottarsi.

Questo per dire che cosa? Che noi viviamo l’esperienza e non l’idea. Nella grande maggioranza dei casi noi impariamo, conosciamo a partire dalla praticità e meno dal concetto, anche dal concetto ma meno rispetto alla praticità. Facendo un esempio molto semplice, quasi banale: se dovessi spiegare a qualcuno che non ha mai mangiato un gelato, che cosa è un gelato e che sapore ha, per quanto io possa a sforzarmi, quella persona potrà immaginarsi che cosa sia un gelato e che sapore possa avere, ma arriverà a capire con esattezza il sapore del gelato solo dopo che lo avrà assaggiato.

Questo è quello che capita anche con la nostra fede; la nostra fede è molto concreta, molto pratica, la abbiamo resa noi un po’ confinata in una dimensione troppo intellettuale, ma è molto concreta. Anche qui potrei fare un esempio, forse un po’ più crudo dell’altro, senza voler turbare nessuno, ma mettiamo il caso che si stia vivendo una prova particolare, una fatica, un dolore, magari anche per un lutto. Se hai fede, sei disposto a metterti nelle mani di Dio, se non ce l’hai non lo fai. È molto concreta la cosa; anche perché la fede non è solo un dono, ma è anche una scelta, quindi possiamo sempre farla. Ecco, approfondire la solennità della Trinità, è possibile se noi oggi ci mettiamo alla scuola di Gesù, il quale ci parla della realtà di Dio tenendo conto delle nostre caratteristiche e delle nostre capacità.

Che cosa è la Trinità? O meglio, chi è la Trinità?

È la base della nostra fede, cioè noi crediamo in un Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo. Perché questi tre nomi? Perché Gesù ce ne ha parlato in questi termini, non è un’invenzione degli uomini, ma ce l’ha rivelata Gesù. Se dovessimo racchiudere in uno schema molto veloce quello che Gesù ci ha detto circa Dio, quello che è venuto a raccontarci, a fare con i suoi gesti, ma anche con la predicazione, potremmo dire che Dio ama tanto l’uomo e il mondo in cui vive, che desidera essergli vicino, quindi manda nel mondo il figlio. Questo figlio, Gesù, ci insegna a chiamare Dio come Padre. Questo figlio, sempre, è accanto allo Spirito perché possiamo vivere come Dio. Ecco, questo è uno schema un po’ efficace, molto stringente per dire quello che grosso modo possiamo dire della Trinità. E ora lasciamolo per un attimo da parte, non perché non sia importante capire, ma perché non vorrei corressimo il rischio di rinchiudere Dio in uno schema anche un po’ freddo, in un concetto.

Dio non è un concetto da capire, Dio è una manifestazione d’amore da accogliere, a noi compete quello, l’amore da accogliere. Anche perché, e il testo ce lo ha anche detto un po’ oggi, quando Gesù ci dice che per ora i suoi discepoli non hanno la capacità di portare il peso della conoscenza di quello che lui andrà a fare; noi non siamo in grado di capire tutto Dio, bisogna essere qui molto pratici, non possiamo definire Dio, Dio è infinito.

Ma se da un lato è vero che non possiamo capire tutto Dio, è però altrettanto vero che noi possiamo sperimentare tutto Dio. Come? Per esempio nei sacramenti, per esempio nell’amore, nel perdono. E quindi ecco che torna il fatto che noi, sperimentando, conosciamo e impariamo. Noi viviamo l’esperienza più che l’idea. Noi viviamo e sentiamo Dio quando sperimentiamo la sua presenza più che avere l’idea di un Dio che esista o meno; e in sintesi, che cosa, che scopo ha allora questa festa della Trinità? Per un verso vuole rimandarci all’identità di Dio, quindi a capire non solo chi è, ma anche cosa fa. Ci dice che è colui che vuole prendersi cura delle persone che gli stanno care, farci che noi gli siamo cari, e che questo Dio ha al suo interno una relazione d’amore che vuole condividere con l’esistenza umana. Per un altro verso invece, vuole rimandarci alla gloria, alla gratitudine. Perché diciamo gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito santo? Per dire che siamo grati a questo Dio che vuole prendersi cura di noi. Praticamente è come se dicesse che la nostra vita non è abbandonata, ma sussiste per una relazione che ci è costantemente data, rinnovata.

Mentre vi guardavo, facevo un pensiero: noi siamo qua, nel mese di giugno del 2019, in questo bel contesto, vedo le vostre facce, i vostri volti, conosco molte delle vostre storie, sento di appartenere a voi, e vi dico con amicizia che non vorrei essere da nessun altra parte se non qua e vi ringrazio per quello che siete stati e siete per me. Grazie. Lo dico attorno all’altare, perché qui noi siamo un corpo, una comunità. 

Ripartiamo dalla preghiera

Santa Messa di apertura della Festa dell’Oratorio 2019

Prima di dar voce alla mia riflessione, compiamo due gesti che diventeranno parte, poi, anche della mia omelia. Il primo è quello che ci vede qui perché quasi incaricati, insigniti di un ruolo di servizio, di una missione; e qui sto parlando di tutti quelli che si sono resi disponibili per dedicare del tempo, energie e risorse, del volontariato durante la festa. Invito, pertanto, quanti fanno parte de turni di servizio e di prendere la maglietta e indossarla. Spieghiamo anche il perché di questo gesto: quando l’abbiamo pensato è sorto il dubbio che si potesse pensare che “questi mettono la maglietta come se fossero superman”. Niente a che fare con questo. Quella maglietta ha il valore della mia stola. E a cosa serve la stola? La stola non è nient’altro che un simbolo che ricorda il grembiule che ha messo Gesù nell’ultima cena quando si mise a servire i suoi discepoli. Questa maglia per noi è il simbolo dell’amore, del servizio e quello che facciamo lo facciamo perché vogliamo imitare Gesù. Il cristiano è colui che si lascia amare da Gesù e percorre i suoi passi, calca le sue impronte.

Il secondo gesto che andiamo a compiere è l’accensione di questa candela. Ogni sera, per sette sere, accenderemo una candela indicando come la nostra festa parta della preghiera. Aggiungeremo ogni sera una candela così che ritmerà il tempo della nostra festa. Ogni sera cominceremo le nostre attività con la preghiera, perché ci sentiamo dei mandati e soprattutto perché dove due o tre sono riuniti nel nome del signore Gesù noi sappiamo che Lui è mezzo a loro. Vorremmo raccontare a tutte le persone che verranno qua che qui c’è Gesù, perché noi lo preghiamo e ci sentiamo raggiunti dal suo amore. Vorremmo raccontare questo e lo faremo ovviamente come saremo capaci, ma perché partiremo da qui.

Ho già messo in evidenza alcuni motivi per i quali noi stasera siamo qui a dare inizio alla settimana dell’Oratorio, sapendo che far festa vuol dire che c’è un qualcosa che ci attira. Più quello che ci attira è forte più raccoglierà gente. L’oggetto della festa, per noi è Gesù. É lui che ci riunisce. In fin dei conti noi perché siam qui stasera? Io ho ben chiaro in testa il perché e ve lo voglio dire con schiettezza. Noi siam qui fondamentale per un’unica cosa: siam qui per pregare e penso che abbiam bisogno di ripartire ancora una volta dalla preghiera. Magari negli ultimi anni siamo stati capaci e bravi a fare anche tante cose. Siam diventati abili a leggere la realtà sociale, a dare un po’ di numeri, a fare alcune proiezioni, a progettare, a diventare tecnologici ma dobbiamo ripartire dalla preghiera. Per quanto potremo essere bravi, o noi partiamo dalla preghiera o altrimenti tutto comincerà e finirà con noi. Non possiamo solamente fidarci delle nostre capacità: già altre volte ho fatto questa riflessione con voi, non possiamo solamente ottimizzare le nostre risorse ed essere ottimisti per quello che facciamo. La categoria dell’ottimismo non è una categoria cristiana perché l’ottimismo si basa sulle nostre capacità, sulle nostre risorse: finché le abbiamo tutto o quasi, va bene, ma quando non le abbiam più si passa dall’ottimismo al pessimismo. Non sarà che forse c’è troppo pessimismo in giro perché puntiamo solo su di noi? In questo caso, la categoria cristiana necessaria è quella della speranza.

La speranza illumina l’attesa

L’attesa è viva quando io spero perché so che il mio Dio sarà sempre accanto a me e io ho bisogno di incontrarlo, ho bisogno di parlargli assieme, ho bisogno di ascoltarlo e cosa meglio della preghiera può fare questo? Per cui io vi dico che siamo in questa sede per pregare. Per pregare non solo per la festa dell’Oratorio ma per pregare per la nostra comunità e per pregare per la Chiesa intera in questa festa di Maria madre della Chiesa. Abbiamo diversi motivi per pregare: io ve ne elenco alcuni ma ognuno poi avrà i suoi. Il primo è che noi pregando assieme siamo un popolo; il popolo è diverso dalla massa, la massa è senza nome, la massa è generica, il popolo ha la sua identità. Chi siamo noi? Siamo quelli che stanno qui attorno (all’altare), cioè quelli che vengono qua e da qua ricevono la loro forza.

Motivo ancora per pregare: questa mattina ho concluso il percorso della visita agli ammalati, alle persone anziane, e parlando con loro a uno di questi che è particolarmente sofferente ho detto “stasera ti ricordo nella preghiera, ti ricordo nella Messa all’Oratorio. Ti ricordo lì perché hai tante volte frequentato questo ambiente” e chiedo a tutti voi di pregare anche per questa persona. Siam qui, ancora, per pregare per altri motivi; sempre nel giro di questa mattina ho incontrato una signora molto anziana, ora è debole ma ha una grande forza nella sua preghiera. “Ricordo anche te nella preghiera”. Siam qui anche perché vogliamo ricordare una persona che ha voluto bene all’Oratorio, ha voluto bene alla sua famiglia, Maria Teresa, i suoi figli hanno frequentato questo posto, lo frequentano, così come il marito. Bello il fatto che anche molti amici hanno pensato di ricordarla e di far celebrare questa Santa Messa. Volentieri lo facciamo. Abbiam fatto anche un gesto in sua memoria, appunto perché conoscevamo la sua passione per l’educazione, per la crescita, per gli ambienti come questo: le tre piante nuove che abbiam messo nel parco giochi, e per noi la pianta che si semina indica qualcosa di importante, una vita che cresce, farà ombra, sarà segno di una vita che passa attraverso il progetto di Dio e della sua creazione e che manifesta la sua bellezza. Le tre piante che abbiam messo al parco, l’abbiam fatto in nome di Maria Teresa. Per cui ogni qual volta vedremo quelle tre piante ci verrà in mente.

Siam qui, ancora, per pregare per la nostra Chiesa: non so voi ma io che son prete, a volte non so da che parte sbattere la testa: non sappiamo più cosa fare e non basta avere gli ulivi belli, non basta avere tutto pulito, tutto ordinato. Anche se dedichiamo mille ore all’Oratorio, ed è bello averlo così, questo non basta, per cui vi dico mettiamoci in preghiera, chiediamo a Dio che apra una via, che ci aiuti in questo periodo dove io mi sento un po’ smarrito e vedo la riflessione sulla nostra pastorale ecclesiale un po’ smarrita. Tanto impegno, tanto faticare, tante energie, tanta progettazione, tanta passione… sembra quasi che il vento porti via tutto, sembra che serva a poco o per non dire a nulla. E ora non sto qua a citare i numeri e dire chi non vien più e chi viene ancora, ho fatto pace con i numeri. Avverto, però, una preoccupazione non tanto perché i numeri calino o crescano ma perché sembra che ci stiamo allontanando da Dio, almeno nelle nostre priorità. Sembra che stiamo perdendo quel che di più vero abbiamo, il nostro spirito, che va ravvivato, va sostenuto, va curato sicuramente più di tutte queste cose che per quanto possano essere belle e funzionali, non sono compensative della serenità di sentirsi amati. Se non si entra mai là dentro (indica la porta della chiesetta) allora è inutile. Lo dico spesso questo ai genitori quando facciamo gli incontri, ogni qual volta veniamo qua la prima cosa che dobbiamo fare, che diventa fortemente educativa, potentemente educativa, è entrare là dentro, salutare il Signore, ringraziarlo perché ci ha dato l’opportunità di vivere nella nostra comunità. Quando noi entriamo, dietro l’altare abbiamo una bellissima immagine di Maria. Gesù ce l’ha affidata come mamma, come colei che si prende cura di noi. É stato bello che quest’anno un gruppo di persone sia venuto qui a pregare il rosario durante il mese di maggio. Ci possono essere anche mille altre forme di preghiera: quando arriviamo qua vi auguro di fare una cosa prima di tutte: entrare là a salutare il Signore, sua madre che è nostra madre e sentirci fratelli e figli.

L’augurio che posso fare, il più bello, è questo: stasera ripartiamo dalla preghiera, tutto il resto viene dopo. Io son convinto che noi siamo bravi, che ce la caviamo anche in tante cose, che siam capaci a destreggiarci nelle diverse sfide che ci si presentano, ma dobbiamo ripartire della preghiera, altrimenti tutto comincerà e finirà con noi. E se tutto comincia e finisce con noi qual è il guaio? É che ogni volta devi ricominciare. E invece noi sappiamo che la vita la si è sempre imparata dagli altri, e se noi siam qui è perché qualcuno duemila anni fa ci ha raccontato quello che è accaduto e ha continuato a raccontarlo fino ad arrivare a noi. Ma se noi ci stacchiamo da questo circolo virtuoso, ogni volta bisognerà ricominciare da capo. Se ricominci da capo corri il rischio di perderai dei pezzi e ricomincerai a fare ancora la solita fatica, magari butterai via tante opportunità. Abbiamo una tradizione grande, una ricchezza grande, dalla quale partire: dalla preghiera.

La memoria

La memoria, è una tra le più grandi ricchezze di un popolo. Difficilmente, senza memoria, un popolo arriva a comprendersi nella sua identità profonda. La memoria, ci permette di far tornare alla mente eventi, persone, situazioni, in modo forte, quasi come se li stessimo rivivendo. Ci permette di non dover ripartire sempre da zero, ma ci offre la possibilità di appoggiarci sull’esperienza che abbiamo fatto o che qualcuno, prima di noi ha vissuto. La memoria, ancora, ci aiuta a comprendere come la nostra realtà non sia e non debba essere un qualcosa che inizi e finisca con noi.

Noi apparteniamo ad una dimensione relazionale che ci unisce alle figure che ci hanno preceduto e ci orienta verso quanti, nel futuro, abiteranno le nostre case. Ben venga, quindi, che ci sia qualcuno che tenga desta la memoria collettiva ripercorrendo le tappe della storia in modo da ravvivare la consapevolezza circa la nostra provenienza e non dimenticare il lavoro di tante persone che hanno segnato la vita della comunità nella quale viviamo.

Il lavoro di Andreino Corrini va in questa direzione: è un tentativo di mettere in evidenza le scelte e le opere della pastorale della Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, che nel corso degli ultimi decenni, ha portato avanti l’evangelizzazione in un contesto culturale che è andato gradualmente modificandosi. Centrale, la realtà dell’Oratorio San Luigi, come “strumento” concreto della pastorale parrocchiale, in grado di intercettare la maggior parte delle fasce d’età sia con iniziative specifiche ma anche proponendosi come punto di riferimento del vivere lenese. Paziente è stato il lavoro di ricerca unitamente alla riflessione di sintesi del Professor Corrini al quale va il mio speciale ringraziamento per la costanza e l’impegno profusi.

Auguro che questo lavoro, possa essere utile a riconoscere la passione e lo sforzo di una Chiesa fatta di persone concrete, che nella concretezza dell’esistenza, hanno dato e danno voce al bisogno di avere qualcuno accanto e non sentirsi soli, rispondendo, per come è stato ed è possibile al comando evangelico che dice come la dedizione agli altri rende migliori le vite di ciascuno.

Il libro “Oratorio San Luigi Leno – Storia e attualità (1987-2017)” è disponibile in Oratorio.

Comunicazioni appuntamenti VI anno catechesi

Ai genitori dei ragazzi del
VI anno di catechesi

Gentili Signori, con la presente, siamo a comunicarvi alcune date di appuntamenti che pensiamo possano essere significativi per il cammino di catechesi dei vostri figli in preparazione alla celebrazione dei sacramenti della confermazione ed eucarestia:

Giovedì Santo, 18 aprile

  • Per chi volesse, ci sarà la possibilità di partecipare alla Santa Messa Crismale, in cattedrale a Brescia, presieduta dal Vescovo Pierantonio. Questa celebrazione indica l’inizio del triduo pasquale. Referente per questa possibilità è la catechista Annalisa. Chi fosse interessato può contattarla al n.3341823495;
  • Tutto il VI anno è invitato alle ore 20.30, in chiesa, a Leno, a partecipare alla Santa Messa “nella Cena del Signore”, dove verrà fatta memoria del gesto di Gesù di lavare i piedi ai suoi discepoli. Alcuni ragazzi/e del VI anno, saranno incaricati di rappresentare gli apostoli. Gli incaricati verranno indicati durante gli incontri di catechismo precedenti.

Venerdì Santo, 19 aprile

L’invito è ancora esteso a tutto il VI anno, per la celebrazione del BACIO AL CROCIFISSO, alle ore 20.30, in chiesa, a Leno; Qualora non fossero possibili le partecipazioni serali, invitiamo alle preghiere che verranno fatte il venerdì mattina e il sabato mattina, alle ore 10, sempre in chiesa, a Leno.

Domenica 28 aprile

Ritiro spirituale all’oratorio di Milzanello, in preparazione alla celebrazione dei sacramenti. Il programma prevede:

  • Ore 09.45: arrivo alla chiesa di Milzanello;
  • Ore 10.00: Santa Messa;
  • Ore 11.00: proposta di riflessione e preghiera personale;
  • Ore 12.00: pranzo al sacco;
  • Ore 13.30: lavori di gruppo;
  • Ore 15.00: conclusione.

In merito al ritiro spirituale, per quanto concerne i trasporti, chiediamo a ciascuna famiglia di organizzarsi per gli spostamenti. La stessa cosa vale per il pranzo al sacco. Informiamo, inoltre, che tutta la proposta si svolgerà nella chiesa e nell’oratorio della parrocchia di Milzanello.

Ricordiamo, ancora, che nelle date di sabato 23 marzo e 27 aprile p.v. come accordatici durante l’ultimo incontro, ci saranno le prove di canto per il coro dei genitori. Le prove si terranno in aula verde, alle ore 20.30. Come stabilito, i ragazzi possono venire con i genitori in occasione delle prove e per loro sarà organizzata un’attività.

Ricordiamo, infine, che le confessioni e le prove per la celebrazione dei sacramenti, si svolgeranno sabato 11 maggio 2019, alle 20.30 in chiesa a Leno.

Cogliamo l’occasione per augurare un buon cammino quaresimale.

Don Davide e i catechisti

Programma C.A.G. 2018/2019

Quest’anno il Centro di Aggregazione Giovanile “Don Milani” vuole affrontare il tema delle elezioni e ricreare le tappe fondamentali per la realizzazione del Consiglio comunale dei ragazzi . 

Il progetto di educazione alla cittadinanza è in stretta collaborazione  con la Giunta e il Consiglio Comunale di Leno e ha come obiettivo la creazione di un vero e proprio consiglio comunale di giovani, con un suo sindaco e suoi consiglieri, che possa discutere ed elaborare proposte  da presentare ai “colleghi” adulti.

Questo  progetto,  pensato per stimolare nei più giovani una partecipazione attiva alla vita della comunità di cui fanno parte, ha la finalità di far conoscere ai ragazzi le modalità attraverso cui il cittadino esercita i propri diritti democratici, incoraggia  la cultura del dialogo e della legalità,  promuove la conoscenza del funzionamento delle amministrazioni locali. Sappiamo bene che i cittadini hanno un ruolo importante nel costruire una società migliore e più democratica; e che sviluppare le competenze e gli atteggiamenti per una cittadinanza attiva è essenziale nell’educare i giovani.

I cittadini attivi non solo conoscono i loro diritti e le loro responsabilità, ma mostrano anche solidarietà con le altre persone e sono pronti a dare qualcosa alla società. 

L’attività sarà articolata in diversi momenti:

  • Incontro con il Sindaco di Leno Cristina Tedaldi, che spiegherà come si è giunti alla nascita della Costituzione e all’importanza del diritto di voto: seguirà una breve intervista al Sindaco. 
  • presentazione, da parte dei ragazzi interessati,  della propria candidatura a sindaco con il proprio entourage di consiglieri; seguirà la presentazione di un programma elettorale;
  • organizzazione della campagna elettorale da parte dei candidati, con strutturazione di manifesti, volantini ecc., e presentazione delle liste formatesi agli altri ragazzi del C.A.G;
  • Visita in Comune per vedere gli spazi adibiti al Consiglio Comunale per conoscere le autorità;
  • elezione dei consiglieri e del Sindaco da parte dei ragazzi del C.A.G, scrutinio e proclamazione ufficiale degli eletti;
  • insediamento del Consiglio e del Sindaco;
  • incontro tra il Sindaco del C.A.G. e le istituzioni.

Le proposte dell’anno

Attività e uscite 

  • Cene (animazione a seguire: gara di Just Dance): a Gennaio e a Maggio
  • Visita in Comune per vedere gli spazi adibiti al Consiglio Comunale 
  • Un incontro con un’ostetrica del distretto di Ghedi che tratterà il tema dei problemi adolescenziali con i ragazzi di terza media (Maggio 2019)
  • Uscita serale con classi terze (indicativamente Aprile)
  • Gite di tutta la giornata (una uscita con i mezzi pubblici e una con il pullman): il 4 Marzo (lunedì di Carnevale) e venerdì 26 Aprile (vacanze pasquali)

Don Davide e le educatrici del C.A.G.

Iscrizioni al catechismo | 2018-2019

Carissime famiglie,

diamo inizio ad un nuovo anno pastorale ricco di opportunità per vivere l’esperienza della comunità cristiana, condividendo la nostra fede e la nostra appartenenza alla Chiesa.

Se ora ci stiamo incontrando, è perché abbiamo scelto di fidarci della provvidenza del Signore ed anche delle proposte che la Parrocchia esprime per facilitare la partecipazione alla vita comunitaria. Se ci stiamo incontrando, ancora, è anche perché avete responsabilmente scelto di accompagnare i vostri figli attraverso i percorsi di catechesi, dove alcuni tra voi cominciano assieme a famiglie nuove ed altri continuano le esperienze in atto.

In base alle diverse fasce d’età, ciascun gruppo avrà un calendario con le indicazioni per gli incontri dei ragazzi e dei genitori e comprensibilmente diversi saranno i momenti nei quali ci si ritroverà. Ci sembra però bello e pensiamo esprima anche un forte senso di appartenenza, che assieme, tutti, ci presentiamo a Dio in un momento di preghiera per ringraziarlo delle attività estive appena concluse e per affidarci in vista del nuovo periodo. Ecco, allora, che in occasione delle Sante Quarantore, che già sono una tappa significativa all’interno dell’anno pastorale, possiamo dare inizio ufficiale al catechismo davanti all’Eucarestia.

Ci incontreremo in un unico momento:
DOMENICA 30 settembre alle ore 10.30 in Chiesa;

in quell’occasione vi chiediamo di riportare compilato il modulo di iscrizione che avete ricevuto in Oratorio. L’invito è esteso a tutta la famiglia.
Augurandoci ogni bene nel Signore Gesù, vi salutiamo.

I Sacerdoti, le Suore e i Catechisti.

Le iscrizioni saranno dal 17 al 23 settembre, dalle ore 15:00 alle 18:00 presso la segreteria dell’Oratorio.

Quando arrivate in chiesa parrocchiale vi invitiamo a consegnare il modulo iscrizione all’ingresso e ad accomodarvi nella parte indicata sulla piantina sotto riportata.