Festival della missione: ecco il programma!

Dopo le prime anticipazioni di inizio luglio, nelle ultime settimane i tre soggetti promotori – Conferenza degli Istituti Missionari, Fondazione Missio della Conferenza episcopale italiana e Diocesi di Brescia – hanno messo a fuoco il momento di apertura del 12 ottobre, che vedrà tra l’altro la Messa celebrata dal nuovo vescovo di Brescia, mons. Pierantonio Tremolada, cui seguirà una fitta serie di veglie missionarie in varie parrocchie e monasteri di clausura della città e del territorio circostante.

Intenso il programma della mattinata di venerdì 13, che si svolgerà nella sede bresciana dell’Università Cattolica e presso l’Università Statale. Una scelta non casuale, a significare che il futuro della missione passa anche dal confronto con il mondo della cultura e della scienza.

In Cattolica la mattinata si aprirà con una tavola rotonda sul tema “Quale futuro per la missione ad gentes”, alla quale parteciperanno il cardinale Fernando Filoni (Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli) e i superiori maggiori di due istituti missionari italiani: le suore comboniane (Luigina Coccia) e i missionari della Consolata (Stefano Camerlengo).

Contemporaneamente, in Università Statale, si svolgerà l’incontro “Global Health Coverage”, dedicato alla tutela della salute tra Nord e Sud del mondo. Folto e qualificato, anche qui, il ventaglio dei relatori: Nicoletta Dentico (direttrice di Health Innovation in practice, Ginevra), Francesco Castelli (Professore ordinario di malattie infettive, delegato del Rettore per la cooperazione allo sviluppo), Carlo Collivignarelli (presidente e fondatore CeTamb), Massimo Chiappa (direttore Medicus Mundi), don Dante Carraro (direttore Medici con l’Africa – Cuamm), Alessandro Manciana (medico, volontario dell’anno Focsiv 2016). Nel corso dell’incontro Elisabetta Soglio (giornalista del Corriera della Sera e autrice di Chiamatemi Giuseppe), intervisterà Giovanna Ambrosoli (direttrice della fondazione Ambrosoli) e padre Egidio Tocalli, missionario comboniano, “erede” di padre Giuseppe Ambrosoli.

Al Festival non mancheranno gli ospiti internazionali: dal cardinale filippino Luis Antonio Gokim Tagle, arcivescovo di Manila e presidente di Caritas Internationalis (venerdì 13 ottobre, ore 21) alla suora ugandese Rosemary Nyirumbe, scelta come “Eroe dell’anno” dalla CNN (sabato 14 ottobre, ore 15), dal messicano padre Alejandro Solalinde, impegnato contro il traffico di migranti (sabato 14 ottobre, ore 17), a Blessing Okoedion, nigeriana sfuggita alla tratta, che interverrà insieme a suor Gabriella Bottani (comboniana, presidente di Talitha Kum) in un incontro su questa moderna schiavitù (sabato, ore 18.30), per arrivare al francese Gael Giraud, gesuita ed economista, protagonista di un incontro su economia ed Evangelii Gaudium insieme a padre Alex Zanotelli (domenica 15 ottobre, ore 18).

Ma il Festival della Missione non sarà solo una carrellata di incontri e conferenze, pur con ospiti prestigiosi. Vuole essere anche un’occasione di festa e condivisione. Ecco allora uno speciale concerto per la pace dei The Sun, tra le principali christian rock band italiane. Al concerto-evento, che si svolgerà all’aperto in una delle piazze del centro storico di Brescia la sera del sabato, seguirà la “Notte bianca della missione” animata dal coro Tatanzambe e dai missionari, con testimonianze e preghiera conclusiva. Missionari e missionarie saranno i protagonisti degli inconsueti aperitivi che, nel tardo pomeriggio di sabato e domenica, si svolgeranno in vari locali del centro città.

Per restare all’ambito musicale, nel programma messo a fuoco nelle ultime settimane sono stati inseriti anche i concerti del multietnico Coro Elikya (domenica 15 ottobre, ore 12) e di Scalamusic (domenica 15 ottobre, ore 15.30).

In ambito teatrale, spicca tra le varie proposte “Irene”, una rappresentazione teatrale sulla beata Irene Stefani, missionaria bresciana della Consolata, ideata dalla compagnia teatrale Controsenso appositamente per il Festival (sabato 15 ottobre, ore 21). Da segnalare anche lo spettacolo “Vento”, ideato e messo in scena da un gruppo di giovani legato al Pime (sabato 12, ore 18.30).

La intensa quattro giorni del Festival della Missione potrà avvalersi di alcuni momenti preparatori, anche questi progressivamente in via di definizione. Mentre due “fili rossi” che si intrecceranno agli eventi sono rappresentati dal ricchissimo programma delle circa 20 mostre, allestite in vari luoghi della città, e dallo Youth Village, uno spazio dedicato ai giovani, allestito presso il Centro Pastorale Paolo VI, che promuoverà alcuni momenti dedicati agli under 30.

La partecipazione a tutti i singoli eventi del Festival (compresi spettacoli e concerti) è gratuita. I promotori offrono ai missionari, ai delegati dei Centri diocesani missionari e ai gruppi organizzati di giovani che intendono pernottare a Brescia la possibilità di usufruire dell’ospitalità, secondo uno stile sobrio ed essenziale. Clicca qui per tutti i dettagli.

Sono state infine definite anche le prestigiose media-partnership di cui potrà avvalersi il Festival: con Avvenire, TV2000, Radio InBlu, l’agenzia SIR, il settimanale diocesano La Voce del Popolo e le riviste della Federazione della stampa missionaria italiana (Fesmi), mentre sono in corso contatti con altre realtà editoriali significative.

Qui puoi consultare la lista di tutti gli eventi giorno per giorno:
Prefestival
Giovedì 12
Venerdì 13
Sabato 14
Domenica 15

Una Finestra sui Balcani… parte 7

E’ passato un po’ di tempo ma non mi sono dimenticato della nostra finestra; l’inizio però del tempo estivo mi ha “rapito” in una serie di attività a pieno ritmo e mi sono rallentato nella scrittura, ma non vi ho dimenticato. Soprattutto spero che questo riflettere insieme possa essere servito a tutti quanti per pensare alla nostra vita quotidiana non solo dal nostro personale punto di vista ma allargando lo sguardo anche su chi vive diversamente da noi.

Finestra sui Balcani 2016

Vorrei iniziare la mia riflessione ancora dal servizio in carcere per raccontarvi la gioia di questi miei amici quando, a inizi di Giugno, sono riuscito a fargli un regalo promesso da tempo: una piccola biblioteca… con libri di carattere religioso e altri di argomenti vari; abbiamo inaugurato questo scaffale di libri il giorno della memoria di Sant’Antonio da Padova (santo molto popolare in Albania) e vedere la loro felicità… prendendo di assalto questo centinaio di libri che avevamo portato, mi ha come sempre colpito. Con un dono cosi insignificante (noi ormai i libri non li compriamo nemmeno più) sembrava di aver donato oro a questi fratelli… le loro strette di mano come sempre mi hanno colpito e di nuovo ho imparato che incontrare una persona e farla felice, senza nessun pregiudizio, è il modo più forte per annunciare il Vangelo di Gesù… senza bisogno di troppe spiegazioni, quando uno si sente amato cosi come è, il Signore Gesù fa i suoi miracoli.

Finestra sui Balcani 2016
In queste settimane siamo poi impegnati in alcune attività che ho chiamato “Campi-Vangelo”, non trovavo altri termini… ovvero è una trasformazione dell’idea di grest che agli inizi avevamo portato qui. Al posto cioè di fare attività con i bambini con cui già lavoriamo tutto l’anno, mi impegno con i nostri educatori ad andare nei villaggi più lontani, dove non abbiamo la chiesa, dove non facciamo attività durante anno ma dove sappiamo che ci sono delle famiglie cattoliche, e con questi piccoli gruppetti di 10-15-20 bambini, leggiamo insieme il vangelo, giochiamo e celebriamo alcuni sacramenti. Sono settimane di grandi spostamento…. polvere… chilometri di vai e vieni…. di grande caldo… ma sapere che qualcuno ti aspetta e che ciò che gli dici li fa felici, è il dono più grande e piu bello.
Penso anche il nostro Oratorio a Leno impegnato a offrire momenti di crescita e di incontro… penso alla Menonera Missionaria e al lavoro dei volontari che ogni sera fanno del loro meglio perché da quell’ambiente parta un aiuto per noi missionari… penso a tutti voi che mi avete letto in questo anno, condividendo o meno le mi provocazioni…. A tutti auguro BUONA ESTATE…. E dopo la metà di agosto arriverò anche io a Leno per qualche settimana in mezzo a voi….

CIAO,

don Roberto

Guarda la galleria con le foto inviate dall’Albania da don Roberto!

Una Finestra sui Balcani… parte 6

Hanno fatto il giro del mondo queste parole di Papa Francesco al Giubileo dei Ragazzi pochi giorni fa: «La vostra felicità non ha prezzo e non si commercia; non è una “app” che si scarica sul telefonino: nemmeno la versione più aggiornata potrà aiutarvi a diventare liberi e grandi nell’amore». E proprio da queste parole vorrei partire per una nuova semplice riflessione-testimonianza da questo piccolo e povero pezzo di chiesa.

Finestra sui Balcani 2016

La felicità non ha prezzo… non si compra… non si scarica dal web…; mi hanno toccato queste parole, sono vere e lo sappiamo tutti, ma quante volte invece la felicità ce la vogliamo costruire come ci pare e piace. Lo facciamo perchè ne abbiamo la possibilità, abbiamo qualche soldino in parte, abbiamo possibilità di muoverci, abbiamo una casa dove vivere… ma… tutto ciò che si “compra” non dona felicità vera, riempie per un pò e poi finisce. Allora vorrei offrirvi il racconto di due brevi fatti che ho riletto in questi giorni alla luce di queste parole del Papa.

Finestra sui Balcani 2016

Il primo fatto mi riporta in carcere (è una esperienza che mi sta provocando molto)… mi riporta alla mattina del Giovedi Santo, quando dopo un cammino di un po di mesi, 7 dei detenuti che incontro regolarmente hanno accettato di vivere l’esperienza del sacramento della riconciliazione. Per loro erano circa 15 anni che non vivevano una cosa simile… che non potevano riflettere su ciò che era avventuo in modo grave nella loro vita… era la prima volta che parlavano non essere giudicati ma accolti…; nelle loro lacrime, nei loro singhiozzi… ho visto che la felicità non si compra, ma è un dono che arriva inaspettato! Pur sapendo poco e niente del Giubileo, avevo spiegato loro che la porta della cella diventa Porta Santa… e se li avessi visti passare la porta della cella dopo la confessione, piangendo… in ginocchio… beh… non esistono parole per dire che quella era vera felicità. Ho passato il triduo pasquale pensando solo a questa esperienza… ed è vero che solo attraveroso il Signore Gesù arrivano certe gioie che fanno vivere.

Finestra sui Balcani 2016

Il secondo fatto mi riporta a una messa celebrata qualche giorno fa nella festa di san Giorgio in un villaggio; all’aperto… non abbiamo una chiesa vera e propria…. con poche persone, perchè la gente ormai non vive più lì… e ho provato una sincera gioia mentre ascoltavo la lettura degli Atti degli Apostoli che diceva “…così ci ha ordinato il Signore: «io ti ho posto per essere luce delle genti, perchè tu porti la salvezza sino all’estremità della terra»…. e nell’udire queste parole i pagani si rallegravano e glorificavano la Parola del Signore…” (At 14, 44-52). Vedere quelle poche persone, venute a piedi, per ascoltare una parola “diversa” dalle altre, anche se conoscono bene il Signore… vederli lì sereni anche se non avevano niente, ecco mi ha fatto davvero capire ancora una volta che la felicità vera nasce nel cuore di chi sa accogliere questa Parola del Signore al di là delle situazioni in cui vive. Spesso sono proprio i “pagani” quelli che sanno gioire di più nell’ascoltare la Parola perchè capiscono che è proprio quello che manca alla loro vita… ed ecco perchè resto convinto la missione “fino agli estremi confine della terra” è una provocazione perchè ci aiuta a scoprire ciò di cui veramente abbiamo bisogno per vivere!

Alla prossima…. ciao….

don Roberto

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“Avete a disposizione anche la Forza della Risurrezione”

PASQUA 2016

Sappiamo che non si può tornare indietro, sappiamo che quel che è fatto è fatto; perciò ho voluto celebrare con voi il Giubileo della misericordia, poiché questo non significa che non ci sia la possibilità di scrivere una nuova storia d’ora in avanti. Voi avete conosciuto la forza del dolore e del peccato; non dimenticatevi che avete a disposizione anche la forza della risurrezione, la forza della misericordia divina che fa nuove tutte le cose …; Lavorate perché questa società che usa e getta non continui a mietere vittime.

Papa Francesco, ai detenuti di Ciudad Suarez Febbraio 2016

Cari amici,
eccomi a raccogliere alcuni pensieri da condividere per vivere una Pasqua che non sia solo “da calendario” ma che sia occasione davvero di ritrovare la “vita” che la Risurrezione di Gesù ci consegna…una vita piu grande della morte, di ogni morte fisica o spirituale. E come ci sia bisogno di questa “vita” che fa vivere al di là delle nostre situazioni, lo sto comprendendo nel tempo che condivido con i carcerati di massima sicurezza di Burrel. Quale altra possibilità per rinascere potrebbero avere dopo che una società li sta “dimenticando” tra quelle fredde mura per ciò che hanno fatto? Dove potrebbero trovare una vita che gli dona futuro dopo che il loro tempo si consuma inesorabilmente nel far passare le ore, i giorni, gli anni tra quelle mura che non aprono nessuna strada? Abbiamo visto in loro in questi mesi un aprirsi nuovamente al sorriso, nonostante tutto, semplicemente sedendoci una volta a settimana insieme, leggendo una pagina di Vangelo, unica cosa che ci è concesso portare dentro. Ho capito ancora di più che il Vangelo è vita perchè vedo che queste parole toccano la vita di queste persone che da tempo non si sentivano dire certe parole… che da tempo non si sentivano “cercati” da qualcuno in modo regolare, ogni settimana. E’ stato “difficile” rompere quella diffidenza che all’inizio restava tra noi e loro, dettata dal fatto che sembrava non credessero che andavamo per loro e per stare con loro… ma una volta visto che davvero noi tornavamo, avevamo parole per loro, ecco che si è aperto un pò di cielo, e di nuovo ho capito che il Vangelo è vita… vita nuova… che è Risurrezione veramente.

Finestra sui Balcani 2016

Quante volte il martedi, confrontandomi con Ghenti, il nostro educatore con cui viviamo questa esperienza, condividiamo a volte il timore di parlare in modo facile perchè tanto noi siamo “liberi”… e invece questi fratelli che incontriamo ci ascoltano e condividono senza pregiudizio… e sono loro a mettere noi a nostro agio, perchè hanno bisogno di questa Parola che solo Gesù riesce a consegnare…

Con questi pensieri vorrei augurarvi una Santa Pasqua… vivete con impegno queste giornate e questo tempo per saper “ricominciare-risorgere” a partire da Gesù, l’UNICO che offre questa possibilità; non cercate in tanti altri surrogati la vita… ma in Lui… certamente guardate la Croce, ma la Croce ci spinge a guardare in alto… e in alto troviamo il cielo e la vita nuova che si speriementa solo passando da quella Croce. Grazie perchè il vostro sostegno per la mia missione è uno strumento che aiuta a alcune persone a guardare in alto e a ritrovare vita attraverso Gesù.

BUONA PASQUA,

don Roberto Ferranti

Una Finestra sui Balcani… parte 5

Un saluto a tutti… e bentornati al nostro appuntamento affacciati su questa finestra per provare a vedere il mondo da un altro punto di vista, ma soprattutto per provare a vedere il mondo con il sapore del Vangelo, aiutati dalla semplice testimonianza della missione in questa terra, cosi vicina e cosi lontana.

Finestra sui Balcani 2016

Non posso non parlarvi dell’esperienza che da qualche mese mi sta prendendo tanto a livello umano, spirituale e educativo…. ed è la presenza nel Carcere di Massima Sicurezza della città dove vivo. Una esperienza intensa, che mi provoca; una esperienza che vi racconto perché penso sia una provocazione su come noi guardiamo gli altri. Inizio la mia condivisione con delle parole forti che Papa Francesco ha detto in carcere durante il suo ultimo viaggio in Messico; cosi ha detto a Ciudad Juarez il 17 Febbraio: “Nel dirvi queste cose, ricordo quelle parole di Gesù: “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra” (cfr Gv 8,7). E io me ne dovrei andare…. Nel dirvi queste cose, non lo faccio come dalla cattedra, con il dito alzato, lo faccio sulla base dell’esperienza delle mie stesse ferite, di errori e peccati che il Signore ha voluto perdonare e rieducare. Lo faccio sulla base della coscienza che, senza la sua grazia e la mia vigilanza, potrei tornare a ripeterli. Fratelli, mi chiedo sempre, entrando in un carcere: “Perché loro e non io?”. Ed è un mistero della misericordia divina. Ma questa misericordia divina oggi la stiamo celebrando tutti quanti, guardando avanti con speranza”. Parole forti… che bastano a farci stare un po in silenzio… e a capire che il mondo non dipende da noi!

Finestra sui Balcani 2016

Come ho già raccontato sono il primo sacerdote che ottiene un permesso di questo tipo per entrare ogni settimana, senza restrizioni, per fare delle attività con questi detenuti. Ogni martedi, insieme a uno degli educatori della nostra missione che si chiama Ghenti, oltreppasiamo la prima grande cancellata di ferro… poi il portone… poi passiamo alle perquisizioni… poi un altro grande cancello… altre perquisizioni… un cancello con altri lucchetti che si aprono e chiudono… un lungo corridoio… bussiamo all’ultima porta di ferro… una guardia ci apre… ed entriamo in un altro mondo, il cortile delle celle dei detenuti ordinari. E qui comincia l’esperienza… ti senti osservato, ti senti diverso, trovi sguardi curiosi, seri, gente che cammina freneticamente sfrutando il tempo all’aperto (il resto del giorno lo passano in cella), gente che si lava, altri che lavano i pochi vestiti che hanno… e che fare noi? Come comportarsi? Se mi fermassi a pensare perchè loro sono lì, non ti verrebbe voglia di avvicinare nessuno… e qui arriva la provocazione, la cosa che mi ha fatto tanto bene in questi mesi: lasciar da parte ogni pregiudizio e fermarti a stringere la mano, a salutare, a chiedere come stanno… e gli sguardi si rasserenano… le loro vite iniziano a parlare indipendentemente dal motivo per cui sono lì. I primi giorni avevo la percezione di entrare nella gabbia dei leoni, pensando che la maggioranza sono uomini che hanno compiuto reati molto gravi… oggi invece aspettiamo sempre con ansia che si apra l’ultimo cancello per entrare in quel cortile, per poter parlare con loro, per stringere le mani, abbracciare e dare anche qualche carezza che strappa loro un sorriso. Poi possiamo passare nelle celle singole della Massima Sicurezza per quelli che non potremo incontrare insieme agli altri… veloci saluti… strette di mano… brevi parole alle volte tra i denti per non farsi sentire dalle guardie e per raccontare qualche pezzo di vita. Poi la possibilità di un incontro con un gruppo di cattolici, una condivisione a partire dal Vangelo e una chiaccherata per seminare nel cuore qualche parola forte di bene. Tra questi cattolici mi ha colpito proprio questa mattina un giovane, che mi ha avvicinato alla fine dell’incontro (alla fine possiamo incontrarli personalmente se hanno delle richieste come avere un po di riso, pasta, olio, zucchero o dei vestiti perchè alcuni di questi non possono sempre vedere la famiglia) e questo giovane mi ha avvicinato e mi ha chiesto se potevo aiutare un suo compagno di cella anche se è musulmano perchè la famiglia non ha da mangiare e vivono abbandonati in un villaggio sulle montagne a causa delle traversie che la famiglia ha vissuto… e per sè questo ragazzo non ha chiesto nulla. Mi ha colpito e mi ha fatto bene… e mi ha fatto cadere tante barriere di giudizio. Enrtare in carcere mi sta insegnando a essere essenziale: anche quando entro non posso portarmi niente perchè è proibito, solo il Vangelo…e lascio parlare quelle quelle parole che lette dentro, credetemi, hanno tutto un altro sapore. E anche questo giovane, che non aveva niente, mi ha chiesto di aiutare qualcun’altro. Sono cosec he fanno pensare. Vi assicuro che a volte è difficile dire… ”ok, adesso usciamo”… le prime volte avevamo paura ad entrare, adesso ci fa soffrire dover uscire e aspettare una settimana per tornare. Non facciamo grandi cose… ma ho imparato a incontrare delle persone, ad amarle… senza giudicare, senza nemmeno conoscerle; sono già tanti che giudicano… ma chi di noi si preoccupa di avvicinare e ascoltare?

Don Roberto Ferranti

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Una Finestra sui Balcani… parte 4

Ancora una volta abbiamo la possibilità di incontrarci e di raccontarci un po’ del nostro cammino e aiutarci a essere più autentici in quello che facciamo e che viviamo come amici di Gesù. Il mio vivere in un altro pezzo di chiesa mi ha aiutato a vedere tante cose anche con un occhio diverso, cioè non solo dal nostro punto di vista italiano, ma anche dal punto di vista del resto del mondo che è decisamente più grande di noi, e questo mi ha fatto bene ed è quello che vorrei regalare anche a  voi, cioè vedere con occhi diversi ciò che viviamo.

Finestra sui Balcani 2016

Anche questa volta, vorrei partire da un tema che so essere difficile, leggo tanto dai giornali italiani e so quanto è difficile parlare di immigrati… ecco, pensate, che in questo momento sono io quello che ho un permesso di soggiorno in un paese straniero, permesso che ho dovuto ottenere andando in fila presso una prefettura a 100 km da dove vivo, tornare perchè le carte non erano giuste e alla fine aspettare fino a quando mi è stato dato; vi scrivo come “immigrato” in Albania per parlare di Gesù Cristo. Questa cosa forse muoverà qualcuno a tenerezza, dicendo “povero don Roberto, quante fatiche che fa”, e nonostante tutto mi volete bene perchè ci conosciamo…; pensate, ribaltando la situazione, che la mia stessa situazione la vivono centinaia di persone anche in Italia che vogliono essere in regola… ma che non sono amate o compatite e solo perchè non ci vogliamo sforzare di conoscerle. Dobbiamo riflettere…

E continuo a raccontarvi un fatto di emigrazione che nessuno racconterà ma che mi ha colpito spiritualmente, l’ho vissuto a Natale. Anche dalle nostre zone, molti, da inizio estate, si sono mossi per il Nord Europa per andare in Germania richiedendo assistenza… vivono in campi fino a quando sono schedati e riconosciuti e inseriti in qualche realtà locale. Partono vendendo tutto, casa, divano, letto, mucche… per cercare un futuro che qui non avranno. E cosi, come tante, è partita anche una piccola famiglia della nostra missione, con alle spalle un passato crudo: un papà che ha ucciso la moglie sotto gli occhi dei figli e si è rifatto una vita con una seconda donna… sono partiti da qui, per permettere almeno al più piccolo di avere un futuro non legato a questa storia. Questo bambino veniva sempre alla missione e faceva il chierichetto, prediletto di una delle nostre suore, sr. Annassunta. E’ partito in fretta e furia con chi lo portava là e non lo abbiamo piu sentito. Prima di Natale lo abbiamo ritrovato attraverso facebook e abbiamo scoperto, con grande sua gioia, che una delle prime cose che continuava a fare in Germania era proprio il chierichetto perchè cosi “gli sembrava di essere ancora alla nostra missione”. Questa cosa mi ha colpito, come questo bambino si è portato via il legame con Gesù in mezzo a tante sventure; ci ha mandato delle foto della messa di Natale mentre serviva nella Chiesa del luogo dove vive… unico chierichetto perchè nessun bimbo tedesco più faceva questo servizio. Nei giorni di Natale ho incontrato i nonni di questo bambino insieme a sr Annassunta e ho fatto vedere loro le foto di questo bambino mentre serviva messa… i lacrimoni di gioia che hanno segnato il volto di questi nonni vedendo il loro nipote mentre serviva la Messa non li potete immaginare… erano mesi che non avevano notizie. Questa è anche un’altra medaglia dell’emigrazione che a volte noi fatichiamo a vedere.

Finestra sui Balcani 2016

Un altro fatto che mi ha toccato e che voglio condividere, mi è capitato proprio la scorsa settimana in carcere, dove ormai vado regolarmente ogni settimana insieme a uno dei nostri educatori. I detenuti che incontro sono tutti in regime di massima sicurezza e tutti per reati molto gravi… sto conquistando la loro fiducia, soprattutto nella serenità che almeno io non sono li’ con loro per giudicare, ma per vivere quello che il Papa (che tutti applaudiamo come “un grande”) chiede di fare: stare con chi ha più bisogno. Parlavamo con loro dello scoprire il Signore nell’aiuto che ci possiamo dare uno all’altro; pensavamo di far capire loro che li vogliamo aiutare a portare la fatica dello stare in quel luogo, ma uno di loro ci ha fatto capire che il Signore li aveva già toccati… e raccontava: “sono da 10 anni in questo luogo… sono entrato che non sapevo nè leggere e nè scrivere, non avevo pazienza… mi restano ancora 17 anni… ma quest’uomo (cattolico) che vive in cella con me con pazienza giorno per giorno mi ha insegnato a leggere e scrivere… gratuitamente” (se pensate che il carcere per la giustizia locale è un luogo di pura condanna dove non vengono effettuate attività di alcun tipo escluso l’ascoltare il tempo che passa… potete capire la forza di questo gesto).

Due fatti che non commento… come hanno toccato il mio cuore, spero toccheranno anche il vostro.

Alla prossima,

don Roberto

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E’ questo il tempo per nuovi messaggeri cristiani, più generosi, più gioiosi, più santi

NATALE 2015

“E’ questo il tempo per nuovi messaggeri cristiani, più generosi, più gioiosi, più  santi”
(Papa Francesco, Tweet del 30 Novembre 2015)

Cari amici tutti,

con queste poche parole che condivido con voi, ci possiamo scambiare gli auguri di Natale cercando di non scadere nel banale usando parole vuote, ma cercando di dare un vero significato a quanto celebriamo. Ci saranno già tante parole inutili in questi giorni, non voglio aggiungerne anche io… voglio solo dirvi che possiate vivere un tempo spirituale in cui ritrovare la gioia di essere cristiani! Fatevi un vero regalo in questo Natale: statevene un poco in chiesa in silenzio, davanti a Gesù… e diventerete quei messaggeri gioiosi (come lo sono stati i pastori) di quel Gesù in cui crediamo… statevene un poco in chiesa in silenzio e ritrovate cosi quella generosità che ci deve contraddistinguere come cristiani… statevene un poco in chiesa in ginocchio davanti a Gesù e sentirete la bellezza di essere chiamati alla santità conducendo una vita più conforme al Vangelo. Questo è il Natale che ci propone il Vangelo e che ci propone Papa Francesco… questo è il Natale che vi auguro. Questo è il Natale che proviamo a vivere nelle nostre piccole chiese, dove non possiamo mettere luminarie, perchè non abbiamo la corrente ma dove proviamo a incontrarci e ad uscire contenti perchè stiamo conoscendo Gesù! Questo Natale lo vivo abitando nella città musulmana di Burrel dove il Natale sembra un giorno come un altro… ma dove il Signore Gesù nasce attraverso la nostra presenza avvicinando queste persone che sembrano essere lontane da Gesù e che invece hanno dentro il desiderio di incontrare uno come Lui che ama senza giudicare, che guarisce senza pretendere nulla, che dona il necessario a chi ne è privo. E questo Natale coincide con queste prime settimane in cui ho iniziato a essere presente, insieme ai nostri educatori,  nel carcere di massima sicurezza di questa città dove vivo; abbiamo scelto di iniziare da questa attività per essere segno di chiesa in un luogo dove non si sa cosa sia la chiesa… stare in mezzo a questi uomini, dimenticati da tutti, spesso anche dalle propie famiglie… tutti colpevoli di reati gravi ma sicuramente bisognosi di sentire una parola diversa da quella di condanna che hanno ricevuto. Non possiamo fare molto, ci stiamo ancora conoscendo… scambiamo qualche parola nei tempi che ci sono concessi… e ci preoccupiamo di dare vestiti a coperte a coloro che nemmeno li possono cambiare perchè le famiglie non vengono nemmeno a trovarli… e in carcere non c’è lavanderia o riscladamento…

Finestra sui Balcani 2015

Questo sarà il nostro Natale… una esperienza che non fa notizia… proprio come fu a Betlemme!

La notte di Natale andremo a prendere una ventina di persone di un villaggio dopo la nostra missione, cristiani che da tanto tempo non potevano venire a Messa perchè lontani e noi non avevamo le risorse di poterli andare a incontrare… ora, dal mese di settembre, quando con Ghenti, il nostro educatore, siamo tornati a cercarli, una volta al mese li andiamo a prendere la domenica per la Messa e per loro è stato un dono grande! Ci hanno chiesto di poter costruire una piccolissima cappella con una croce là dove loro, cattolici, vanno a seppellire i loro morti, e penso che in questo anno della misericordia, mi impegnerò a costruire anche questo segno che con sincerità ci hanno chiesto, ancora prima di chiederci altri aiuti materiali!

La generosità che il Bambino Gesù vi metterà nel cuore la userò per queste semplici cose, per questi carcerati e per questi fratelli del villaggio di Patin.

Finestra sui Balcani 2015

Grazie del vostro ricordo e del vostro sostegno che fa vivere me e anche tanti altri… grazie.

Vi auguro di fare Natale standovene un poco con Gesù in chiesa e scoprirete di nuovo gioia, generosità e santità che vi renderanno cristiani credibili.

Di cuore BUON NATALE A TUTTI VOI.

don Roberto Ferranti