Il Vangelo della famiglia, gioia del mondo

IX incontro mondiale della famiglia, Dublino 21-26 agosto

Nel prossimo mese di agosto si svolgerà a Dublino il nono incontro mondiale delle famiglie. Questi appuntamenti sono nati da un’intuizione di Papa Giovanni Paolo II che nel 1994 decise di costituire un’occasione internazionale di preghiera, catechesi e festa che attirasse partecipanti da tutto il mondo con l’obiettivo di rafforzare i legami tra le famiglie e testimoniare l’importanza fondamentale del matrimonio e della famiglia per tutta la società. Il mio ricordo non può non andare al Family 2012 di Milano, dove decine di famiglie dei Gruppi Famiglia di tutta Italia parteciparono a questo evento. L’incontro di Dublino sarà il primo dopo la pubblicazione dell’Esortazione apostolica Amoris Laetitia, documento che non è stato un semplice aggiornamento della pastorale familiare, bensì un modo nuovo di vivere la Chiesa e di realizzare l’amore di Dio Padre con gioia e speranza in famiglia e nella collettività. Papa Francesco chiede ad ognuno di noi: il Vangelo continua ad essere gioia per il mondo? E ancora: la famiglia continua ad essere buona notizia per il mondo di oggi?

Con una visione realistica possiamo guardare alle nostre piccole chiese domestiche, alle nostre comunità, alle nostre parrocchie e comprendere meglio se questo Vangelo è al centro della nostra vita, se lo leggiamo insieme per far sì che possa rigenerarci, aiutarci ad essere suoi testimoni fedeli. Possiamo dirci con onestà che non sempre “vi riconosceranno da come vi amerete” (Gv 13), ma siamo in cammino, crediamo a questa buona notizia e cerchiamo di testimoniarla. Papa Francesco cosi risponde: “La famiglia è il ‘si’ del Dio Amore. Solo a partire dall’amore la famiglia può manifestare, diffondere e rigenerare l’amore di Dio nel mondo. Senza l’amore non si può vivere come figli di Dio, come coniugi, genitori e fratelli”.

Quanto siamo consapevoli, allora, che la nostra piccola o grande famiglia è colma dell’amore di Dio? ll papa continua: “Desidero sottolineare quanto sia importante che le famiglie si chiedano spesso se vivono a partire dall’amore, per l’amore e nell’amore. Ciò, concretamente, significa darsi, perdonarsi, non spazientirsi, anticipare l’altro, rispettarsi. Come sarebbe migliore la vita familiare se ogni giorno si vivessero le tre semplici parole permesso, grazie, scusa. Ogni giorno facciamo esperienza di fragilità e debolezza e per questo tutti noi, famiglie e pastori, abbiamo bisogno di una rinnovata umiltà che plasmi il desiderio di formarci, di educarci ed essere educati, di aiutare ed essere aiutati, di accompagnati, di scernere e integrare tutti gli uomini di buona volontà”.

Tutti noi condividiamo questo sogno di una Chiesa misericordiosa, vicino a chi soffre, a chi è debole e stanco, ed è perciò che, nella nostra quotidianità, siamo chiamati ad edificare mattoncini di questa Chiesa, aiutandoci vicendevolmente a percorrere la strada con speranza e fiducia nello Spirito Santo che ci guida ed indirizza verso il bene comune Nei nostri Gruppi Famiglia, attraverso la lectio divina, la revisione di vita ed i campi estivi, possiamo ricaricarci di questo amore grande e misericordioso he deve continuare a sconvolgere le nostre vite e contagiare chi incrociamo ogni giorno. Le nostre relazioni, occasionali o permanenti, in famiglia, al lavoro, nel tempo libero, siano permeate sempre di gioia, ottimismo, coraggio e verità a partire dal vissuto di ognuno, come Gesù che accoglieva ed incontrava tutti, ciascuno, proprio lì dove la persona si trovava, senza giudicare.

Cosa è un Gruppo Famiglia?

Il Gruppo Famiglia è

  • luogo di crescita nella fede e nella spiritualità propria dello stato coniugale;
  • momento di apertura alla vita parrocchiale e comunitaria;
  • stimolo al servizio pastorale nella Chiesa e all’impegno nella società.

La finalità dei gruppi famiglia è la continua e progressiva presa di coscienza del dono e del compito propri del matrimonio cristiano e la promozione per le coppie e le famiglie della loro specifica vita secondo lo Spirito.

Lo stile dei gruppi famiglia è quello di:

  • un clima di preghiera e di ascolto della Parola di Dio;
  • un reciproco scambio di esperienze sulla vita cristiana e matrimoniale;
  • una permanente comunione con l’intera comunità parrocchiale.

Le ragioni nel mettersi insieme nel gruppo Famiglia sono molte:

  • incontrarsi e confrontarsi con il Signore attraverso la Santa Scrittura;
  • parlare dei propri figli per crescere come genitori nel compito educativo;
  • vivere in forma concreta l’appartenenza ad una comunità adulta;
  • condividere momenti di festa e di preghiera, e altri momenti durante l’anno.

Tra le famiglie si approfondisce la conoscenza reciproca, si costruiscono rapporti di solidarietà. Si impara a vivere insieme nella comunione spirituale attraverso la preghiera. L’amicizia, la riflessione sui temi affrontati negli incontri diventano scelte concrete di quotidiana testimonianza evangelica.

Le modalità del ritrovarsi sono le seguenti:

  • Ogni gruppo famiglia è formato da almeno 6 o più famiglie e ha un nome
    proprio che lo contraddistingue.
  • Ci si trova con don Ciro e/o suor Graziella, che sono i referenti e gli animatori
    dei gruppi, a orari già stabiliti da un calendario, a rotazione nelle diverse
    famiglie.
  • Viene proposto un tema, partendo dalla Parola di Dio e utilizzando altri testi del
    Magistero della Chiesa, del Papa, o di altre persone che vivono o studiano la
    pastorale della famiglia.
  • Si vive un momento di condivisione e al termine si conclude con una piccola
    preghiera e benedizione alle famiglie.
  • Prima di salutarci si vive un momento di convivialità.

Per informazioni: don Ciro 3293822142 – ciropanigara@gmail.com
suor Graziella: 3385820874 – graziellampv@alice.it

Cosa significa avere fede in Dio come coppia di sposi?

Vogliamo proporre alle nostre famiglie alcune riflessioni scritte da don Renzo Bonetti, esperto di pastorale familiare e presidente della Fondazione Famiglia Dono Grande, da anni impegnato al servizio delle famiglie tramite il progetto Mistero Grande.

Usando le parole di Benedetto XVI: “Il matrimonio è legato alla fede, non in senso generico. Il matrimonio come unione d’amore fedele e indissolubile, si fonda sulla grazia che viene da Dio Uno e Trino, che in Gesù ci ha amati d’amore fedele fino alla croce”. Cosa significa nella vita quotidiana “aver fede”? Aver fede, credere in una persona, significa fidarsi di lei, poterci contare al 100%. Si vivono sentimenti di questo genere tra i coniugi, tra genitori e figli (e viceversa). Anche il salmista (Salmo 130) parlando di abbandono nel Signore usa le parole: “Come un bimbo in braccio alla madre”. E trovarsi accanto persone di cui fidarsi è un grande dono. La persona fidata ascolta, consiglia, aiuta nel bisogno. Inoltre  non la speranza, qualunque speranza, pone la sua radice nella fede, nella certezza che qualcosa che non vediamo  possa accadere.

Cosa significa avere fede cristiana?

Significa scoprire di avere il dono del Signore Gesù. È Lui la persona di cui mi posso fidare ciecamente, che fa il mio bene, che mi ama al 100%. È Lui che mi fa conoscere l’amore del Padre e mi dona lo Spirito Santo.

Da lui, Gesù di Nazareth vivo e risorto, mi posso far consigliare, istruire, guidare.

Il Signore Gesù è una persona quindi da scoprire e necessariamente da accogliere per poter sperimentare quanto valga la pena affidarsi totalmente a Lui. Per rendere ancor meglio questo aspetto possiamo usare una situazione che può accadere in ambito familiare. Un papà straordinario, capace di cose straordinarie per i propri figli, molto preparato per accompagnarli nella crescita per ottenere il meglio di loro; ma se quel padre non è accolto e stimato dal figlio, se quest’ultimo non legittima il papà ad essere voce autorevole, meritoria di essere ascoltata, escluderà questa voce dalla sua vita seguendo solo quella degli amici che lo invitano ad essere libero dai condizionamenti. Il figlio perderà un’occasione (magari unica) per diventare grande. Il dono c’è stato, ma per mancanza di fiducia, non è stato accolto dal figlio. Quindi, potremmo anche dire, che la Fede è il terreno in cui avvengono gli scambi di doni tra noi e Dio (e se non solchiamo questo territorio, non potremmo mai gustare i suoi doni).

Fede non significa sommessamente piegarsi alla potenza di un Dio forte che schiaccia bensì accettare di metterlo al di sopra della nostra intelligenza e volontà perché possa guidare il nostro agire. È lasciarsi andare, anche oltre la nostra persona, riconoscendo in Gesù un amore così grande per cui valga la pena metterci in fedele ascolto del Consigliere.

Alla luce della fede qual è l’identità degli sposi?

Gli sposi, essendo stati creati ad immagine e somiglianza di Dio, grazie allo Spirito Santo ricevuto nel Sacramento del Matrimonio, sono riflesso dell’amore Trinitario. E questo indipendentemente dai loro tradimenti, dalle loro discussioni, dai loro difetti. Essi hanno infatti lo stesso amore Divino Trinitario per loro e “per tutti”: sono pertanto anche chiamati a diffondere questo amore a quanti incontrano. Gesù, anche dietro al fango che può offuscare e sommergere la peggiore delle coppie, vede la presenza di quell’Amore che dice Trinità. Privi di questa consapevolezza, è improbabile lasciarsi andare nel donare oltre la propria casa e famiglia. Gli sposi, ogni giorno, devono riscoprire coscienza di questa “dignità divina”, del loro essere qui sulla terra riflesso di Dio Trinità, del loro essere ri-espressione del Gesù che ama fino a dare tutto per amore.

Cosa significa per gli sposi vivere questa nuova identità?

Per vivere il sacramento del matrimonio con fede gli sposi devono fare vita di coppia con Gesù, avere con Lui una unità tanto profonda da vivere ogni aspetto della vita coniugale con il Suo stesso Spirito. Lo Spirito Santo donerà pienezza d’amore ad ogni loro gesto e capacità di trasmettere l’amore di Dio. Gli sposi si ritrovano così famiglia per far famiglia più grande, famiglia Chiesa, con gli altri sposi ugualmente uniti profondamente a Gesù.

Campovacanza Famiglie 2018

dal 5 al 12 agosto
a Serrada di Folgaria (1.169 mt. – Trentino Alto Adige)

Anche quest’anno vogliamo vivere un momento bello e intenso di vita familiare in montagna, presso la casa di Serrada in Folgaria (TN).

Le iscrizioni si ricevono personalmente presso don Ciro (non tramite telefono) versando la caparra di 150 € a famiglia incominciando dal 1 marzo. L’acconto versato non viene restituito in caso di mancata partecipazione.

Quota di partecipazione

Bambini fino ai 3 anni: gratis
Bambini dai 3 ai 6 anni: 95 €
Figli dai 6 ai 18 anni: 185 €
Adulti: 295 €

RIUNIONE ORGANIZZATIVA
Ci incontriamo martedì 3 luglio alle ore 20.30 in Oratorio per vedere insieme tutte le note pratiche. Raccoglieremo anche il saldo.

Nel nostro archivio puoi trovare tutte le immagini dei campi famiglie degli anni passati!

I bambini e la Fede

Insegniamo a nostri figli a pregare, non solo a dire preghierine

Scriveva don Oreste Benzi, fondatore della Comunità papa Giovanni XXIII: “I vostri figli non seguono ciò che voi dite, ma quello che voi siete”. Ed esemplificava: “Un giorno portavo la comunione agli ammalati. Mentre davo Gesù a un ragazzo cerebroleso gravissimo, la mamma disse al fratellino di tre anni: “Dì le preghierine”. Lui obiettò: “Io non dico le preghierine”. Intervenni io dicendo: “Signora, Franchino non vuole dire le preghierine, vuole parlare con Gesù”, e mi raccolsi in preghiera in silenzio. Franchino congiunse le mani e cominciò a parlare con Gesù, come poteva. Il bambino non “dice le preghierine” ma “prega”, e pregare è pensare a Dio volendogli bene, è lasciar venire in noi il buon Dio e dare spazio allo Spirito Santo che prega dentro di noi. Di tutto ciò, il bambino, il ragazzo, l’adolescente ha bisogno. Ma come un bambino impara a parlare vedendo e sentendo parlare, così impara a pregare vedendo e sentendo pregare”.

Insegnare la fede in famiglia

Non c’è un’età giusta per educare alla fede. Per questo cammino non basta far battezzare il bambino, serve accompagnarlo nel suo cammino di crescita condividendo con lui lo spazio che Dio ha nel nostro cuore. Con il bambino piccolo lo strumento è la parola: come gli spieghiamo che un piatto si chiama piatto, così, di fronte ad un’immagine sacra, gli possiamo dire: questo è Gesù, questa è la sua mamma. Come lo portiamo al parco o in mille altri posti, così lo possiamo portare in Chiesa, fargli cogliere il silenzio, le luci delle candele, coltivare il suo stupore, ecc. Ci sono però tre verbi che dobbiamo coltivare in noi e trasmettere a lui, soprattutto con la testimonianza: fidarsi, promettere, stupirsi.

Fidarsi

I bambini hanno bisogno di potersi fidare dei loro genitori, ma sovente noi adulti diciamo ma non facciamo, non abbiamo mai abbastanza tempo, ecc. Capita che un bambino dubiti che il suo papà arriverà in orario ad una recita, perché purtroppo succede. E, quando succede, dobbiamo saperci scusare e dimostrare che gli vogliamo bene, anche se siamo arrivati in ritardo. Dio ci vuole bene. Aiutiamo i bambini a fare una piccola preghiera, da soli, davanti all’immagine di Gesù nella loro cameretta: “Papà Dio ci ha tanto amato, che ha dato per noi suo Figlio Gesù”. Il momento più adatto è la sera, quando il bambino si consegna al buio della notte e all’ignoto del sonno. Si addormenterà con la certezza dell’amore non solo di papà e mamma ma anche di papà Dio e dell’amico Gesù. La loro compagnia è più forte di ogni paura.

Promettere

I bambini sperimentano che la forza delle relazioni, con coetanei ai giardinetti, alla scuola d’infanzia, con i fratellini, con papà e mamma, si fonda anche sulla capacità di farsi delle promesse di bene. Dal segno convenzionale del pollice in su che segna il valore di un’amicizia fra piccoli, al bacio della buonanotte che ogni sera chiude in sigillo la promessa di amore che reciprocamente genitori e figli si scambiano: le promesse sono segni e gesti, prima che parole. E quando le promesse non vengono mantenute, insegniamo e testimoniamo il perdono e la riconciliazione.

Stupirsi

Lo stupore è alla base di ogni atto conoscitivo del bambino, e apre in lui anche l’immaginazione. La via più facile di esprimere lo stupore è nel volto, e nelle domande. Se le domande verranno accolte, suscitate ed apprezzate, lo stupore resterà una costante nella crescita umana del bambino, un atteggiamento positivo. La domanda su Dio si esprime, spesso, come interrogativo sul senso dell’universo e, quindi, come interpellanza sul valore del vivere e del morire. Come genitori, la risposta alla domanda religiosa la troviamo nella vita di Gesù, nella sua “buona notizia”. “Solo se guardiamo i bambini con gli occhi di Gesù possiamo veramente capire in che senso, difendendo la famiglia, proteggiamo l’umanità! Il punto di vista dei bambini è il punto di vista del Figlio di Dio”.

Jingle Quiz 2017

Torna anche quest’anno il Jingle Quiz, la sfida per i bambini e ragazzi fino ai 14 anni che si svolge nel periodo della novena di Natale, subito dopo la preghiera serale!

Regolamento

  • Viene posta una domanda a carattere religioso ai ragazzi (fino a 14 anni), i quali devono rispondere al cellulare di don Ciro (3293822142).
  • Vengono premiati i primi 10 sms ricevuti in ordine di tempo: il primo riceverà 10 punti, il secondo 9… e via a scalare.
  • Sono validi solo gli sms che contengono nome e cognome del ragazzo.
  • Ogni sera viene annunciato il vincitore e i punteggi della serata precedente.
  • Il gioco termina il 23 dicembre sera.
  • Il giorno di Natale i primi 5 classificati possono ritirare i premi in sacrestia.

Classifica

52 Braga Letizia e Agnese
51 Lò Federico e Alessandra
50 Benvenuti Matteo e Matilde
44 Berardi Giulia
43 Bonazza Davide
40 Dagani Emma
40 Malagni Anna e Alessandra
35 Lazzari Catia
34 Bottelli Vera
17 Rizzi Sofia e Angelica
15 Gallina Giulia
11 Belleri Michele
4 Bertola Matteo

I vincitori potranno ritirare il premio in sagrestia, dopo le messe di Natale e S. Stefano.

Novena di Natale 2017

Dal 16 al 24 dicembre torna la Novena di Natale!

Tutte le sere a partire dalle ore 19.45 sulla radio parrocchiale (102.6 MHz) saremo guidati nella preghiera che ci condurrà fino al Natale. La prima parte, che potete scaricare di seguito, sarà comune a tutte le sere, mentre la seconda parte sarà variabile ed animata da alcuni membri della nostra comunità.

Novena di Natale 2017 parte comune iniziale

Pellegrinaggio di San Valentino 2018

Venerdì 16 febbraio

  • Partenza da Leno in piazza alle ore 6.00 (venire un momento prima).
  • Soste lungo il percorso.
  • Visita guidata della città si Siena.
  • Pranzo in ristorante.
  • Nel pomeriggio partenza per Monte Uliveto Maggiore e visita guidata all’Abbazia e al Monastero Benedettino.
  • Nel tardo pomeriggio arrivo in Hotel a Chianciano Terme, sistemazione, cena e pernottamento.

Sabato 17 febbraio

  • Prima colazione in Hotel.
  • Partenza per la visita guidata dell’Abbazia cistercense di san Galgano a Montesiepi.
  • Spostamento per la visita guidata del borgo medievale fortificato di Monteriggioni.
  • Pranzo in ristorante.
  • Nel pomeriggio visita guidata del borgo di san Gimignano.
  • In serata rientro in Hotel, cena e pernottamento.

Domenica 18 febbraio

  • Prima colazione in hotel.
  • Partenza e visita guidata della città di Arezzo.
  • Pranzo in ristorante e tempo libero.
  • Rientro in serata a Leno.

Quota di partecipazione individuale: 280 € da portare in Segreteria Parrocchiale al momento dell’iscrizione nei giorni di mercoledì, giovedì e venerdì dalle 9.00 alle 12.30.
In caso di rinuncia verranno trattenuti 50 €.

La quota comprende:

  • viaggio a/r in pullman G.T.L. fornito dalla dita Autonoleggio Losio
  • Sistemazione in hotel 4 stelle a Chianciano Terme
  • Trattamento in pensione completa in hotel e ristoranti come da programma
  • Bevande ai pasti: ¼ vino e ½ minerale a persona a pasto
  • Servizio guida e Assicurazione personale medico e bagaglio

Narrare la pienezza

Voglio fare un tentativo: guardarmi all’indietro fino ad ottobre e cercare di evidenziare a grandi linee alcuni temi emersi nei gruppi famiglia nel corso di questo anno pastorale, nei quali abbiamo raccontato noi stessi, la nostra gioia di vivere e le nostre stanchezze alla luce dell’Amoris Lætitia di papa Francesco, in un periodo coì intenso per la Chiesa, spronata più volte dal papa stesso a mettere al centro la famiglia nelle nostre riflessioni e soprattutto nella nostra società. Sulla scia anche dei Sinodi sul tema, i nostri gruppi, nel loro piccolo hanno dedicato alla famiglia iniziative e riflessioni: la scelta di rimettere al centro la famiglia chiede una visione carica di speranza e di coraggio, un nuovo annuncio in un contesto di crisi e di valori che ha cambiato soprattutto le relazioni fra le persone e di conseguenza, la famiglia stessa.

Ci siamo chiesti, in questo passaggio così delicato, cosa come famiglie possiamo fare. Più di quanto fosse in passato, oggi sono centrali le relazioni o meglio la cura di esse. La solidarietà fra formazioni sociali, tra cui la famiglia, e quella fra le generazioni sembra minata dalle scelte delle persone: figli che scelgono la convivenza invece del matrimonio, genitori che non battezzano i propri figli, cioè i nostri nipoti, situazioni di fragilità che segnano la vita, che fuggono l’orizzonte del “per sempre”, perché troppo difficile.

Sappiamo che il cambiamento di partner o di famiglia, salutato all’inizio da un misto di entusiasmo e di rassegnazione (piuttosto che continuare così meglio…) produce sovente situazioni complicate, si scontra con diritti sacrosanti di coniugi e figli, genera vite aggrovigliate anziché essere via per una nuova felicità.

In questo, l’annuncio della Misericordia per le famiglie deve passare attraverso la vicinanza e la solidarietà senza pregiudizio. L’accogliere è un duro banco di prova per tutti, ma solo così possiamo costruire una solidarietà nuova, evangelica e capace di salvare la nostra vita. È in virtù di quello che abbiamo ricevuto, di Colui che abbiamo incontrato, del sentirci amati così come siamo, che possiamo sostenere le prove della vita senza perderci; è grazie alla ricerca ostinata di comunità ancora aperte e vive, che cerchiamo, pur nelle fatiche, di trovare le ragioni che ci uniscono Agli altri più che quelle che ci dividono.

Questa santa fatica ci avvicina agli altri per sentirci fratelli, e allo stesso tempo ci fa trovare Dio che cammina nelle nostre strade, che ancora oggi ci raggiunge attraverso i poveri, le difficoltà, i momenti lieti oppure in quelli più bui. È una presenza silenziosa, la sua al nostro fianco, e chiede a noi di raccontare questa esperienza. Siamo chiamati ad essere narratori di una pienezza, perché Gesù è venuto a portarci la vita e ce la dona in abbondanza. Per questo non ci vogliamo stancare, ma con coraggio, animati dalla fede, siamo pronti per un nuovo anno pastorale, in cui proveremo a metterci in campo per poter essere luce di misericordia e piccoli testimoni del Suo vangelo nella nostra comunità.

Di me sarete testimoni fino ai confini della terra

28 maggio 2017

Ad una lettura semplice e banale dei testi delle letture di oggi, la festa dell’Ascensione, potrebbe sembrare che tra questi testi ci sia qualche piccola incoerenza. Nel Vangelo di Matteo che abbiamo appena ascoltato, Gesù fa una promessa: dice non preoccupatevi, io rimarrò con voi per sempre, fino alla fine del mondo. Se invece prendiamo l’altro testo che abbiamo sentito, tratto dagli Atti degli Apostoli, notiamo che Luca dice ad un certo punto che, passati quaranta giorni dalla resurrezione, Gesù se ne va e viene sottratto alla vista dei loro occhi. Allora questo Gesù rimane o se ne va? Il Signore c’è per qualcuno che è più privilegiato e per altri è invisibile? In quei discepoli bloccati a guardare il cielo, vediamo un po’ la perplessità mia e di tutti coloro che ogni tanto si chiedono, specialmente in alcuni momenti della vita, dove sei Gesù.

Anche noi, forse, di tanto in tanto fissiamo in cielo e ci domandiamo che cosa dobbiamo fare, come affrontare per esempio alcune difficoltà che viviamo sulla terra, vicino o lontano da noi. A volte è troppo dura e confusa la vita concreta, preferiamo pensare che la fede è in fondo il guardare in alto, lontano da me e lontano dai miei fratelli. Quei due uomini in bianche vesti ci richiamano ci rimproverano. Ci ricordano anche che la promessa del ritorno pieno di Gesù ci sarà senza dubbio, senza confusione. Una promessa che vuole metterci il cuore in pace, cioè la storia alla fine ha Gesù come protagonista assoluto e noi non siamo abbandonati da lui. Ma ora è tempo di guardare avanti a sé, lungo i sentieri della vita, della storia dell’umanità. Ecco allora quell’invito. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli. Di me sarete testimoni fino ai confini della terra.

Quell’invito dato ai discepoli è fatto a ciascuno di noi, ad ogni credente, che porta il nome di Gesù. Sì, perché siamo cristiani. Certo, il Signore non lo vediamo con l’occhio fisico, non lo tocchiamo come poteva fare un suo discepolo o qualche suo amico di allora, ma non per questo non è possibile sentirlo vicino, sperimentarne l’amicizia. Ieri sera facevo un esempio ai ragazzi animatori del Grest: come quando vai in bicicletta si smette di pedalare, la bicicletta pian piano si ferma, o meglio, cade. E quindi sei costretto ad appoggiarti ad un certo punto. Ma se non ti fermi, se vai avanti e pedali, la bicicletta sta sempre in equilibrio, anche quando magari il terreno è brutto, scosceso. Un paragone che forse può sembrare banale ma penso che in fondo sia questo il significato della missione di Gesù ai suoi discepoli. Essere cristiani e andare continuamente senza fermare l’annuncio del Vangelo. Lo dice anche nell’Amoris Laetitia, scrivendo agli innamorati e alle famiglie il Papa: continuate a camminare, non abbiate paura. É questo il mondo, il vostro mondo, il mondo che dovete amare. Abbiate speranza, abbiate fiducia. E proprio in questo continuo andare nell’incontro continuo con i fratelli e le varie situazioni dell’umanità che possiamo tener viva la presenza di Gesù. Sentivo vivo anche per me.

Se ci fermiamo nella testimonianza e non continuiamo a rendere evidente Gesù nei nostri gesti, nelle vostre parole, nelle nostre scelte, la sua presenza si spegne. Succede come alla bicicletta, poi si cade. Fermarsi a guardare il cielo, secondo il racconto del Vangelo, sembra dunque un gesto inutile. Non è dunque incoerente la scrittura che ascoltiamo questa domenica. Essa ci dice che Gesù non è più presente nel corpo fisico, nemmeno con il suo corpo da risorto, e che da quel giorno che se ne è definitivamente andato dalla vista degli apostoli suoi amici, il mondo per vederlo e sperimentarlo ha proprio bisogno di annunciarlo, e come? Con la vita. A volte bastano gesti così semplici e concreti per rendere presente il Signore. A voi fidanzati auguro davvero di scoprire nella vostra vita che il Signore sarà sempre presente. Sarà presente in voi in ogni momento, specialmente in quelli tristi, quando sembrerà che lui sia lontano, allora lui sarà lì ad aiutarvi, anche a raccogliere la vostra lacrima, a trasformarla in germe di risurrezione. Gesù non vi abbandonerà mai, sappiatelo. Non abbandonerà mai l’umanità, perché ha lasciato come dono il suo spirito, quello che celebreremo domenica prossima a Pentecoste. Ha lasciato lo spirito del risorto perché lui sia davvero vivo e presente in mezzo noi. Che il Signore cammini davvero sempre con voi, possiate sentirlo più che vicino, dentro di voi, come compagno sicuro di strada, e vi condurrà ai pascoli della vera gioia.