Davide e Betsabea: la prova dell’attrazione

Secondo incontro del Cammino dei Gruppi Famiglia

Le pagine bibliche conservano una tra le vicende più drammatiche di rapporto adulterino, quella raccontata in nel Secondo Libro di Samuele, che vede come protagonisti il grande re Davide e Betsabea, moglie di un suo valoroso ufficiale. 

Dal secondo libro di Samuele (11, 1-4) 

L’anno dopo, al tempo in cui i re sogliono andare in guerra, Davide mandò Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele a devastare il paese degli Ammoniti; posero l’assedio a Rabbà mentre Davide rimaneva a Gerusalemme. Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dall’alto di quella terrazza egli vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella di aspetto. Davide mandò a informarsi chi fosse la donna. Gli fu detto: “È Betsabea figlia di Eliàm, moglie di Uria l’Hittita”. Allora Davide mandò messaggeri a prenderla. Essa andò da lui ed egli giacque con lei, che si era appena purificata dalla immondezza. Poi essa tornò a casa.

La scena narrata aiuta ad entrare nelle pieghe dell’infedeltà amorosa perché ci presenta i due protagonisti della storia con i loro sentimenti e comportamenti. Davide, vulnerabile come ogni uomo, non può restare indifferente al fascino femminile di una donna come Betsabea e sembra incarnare lo stereotipo del maschio cacciatore che non sa e non può resistere ad una preda allettante. Betsabea, sensibile come ogni donna, non può rimanere indifferente alle attenzioni di un uomo interessante, vittorioso e potente come Davide e sembra confermare l’immagine della femmina tentatrice che non può fare a meno di essere conquistata. Tutto questo sembrerebbe portare quasi necessariamente all’infedeltà come una conclusione inevitabile, stante la nostra natura di uomini e donne che non possono opporsi all’istinto dell’attrazione reciproca. Ma il Signore, in questa vicenda, scopre delle responsabilità e segnerà con le sue punizioni i destini dei due protagonisti perché proprio là dove lo sguardo maschile è colpito e la sensibilità femminile è destata, comincia la responsabilità di un uomo e di una donna: Davide “decide” di volere quella donna e Betsabea “accetta” di andare dal re. 

Il brano e la vicenda offrono alcune possibilità di analisi di ciò che oggi sempre più frequentemente sembra succedere all’interno della coppia: l’affacciarsi ad un certo punto della vita matrimoniale di un’alternativa, che molte volte sembra capitare così, senza che nessuno dei due sia consapevolmente andato a cercarla. Entrando, seppur con molta discrezione, nei risvolti che spesso accompagnano questi vissuti, aiutandoci anche con il testo, si possono fare alcune osservazioni.

Oggi comunemente si pensa che ogni attrazione sia un istinto irresistibile e quindi un destino fatale perché “al cuore non si comanda” e, dunque, bisogna andare “dove ti porta il cuore”. Queste affermazioni, così scontate ma tanto diffuse, poggiano su un presupposto: che l’uomo non sia libero ma schiavo delle situazioni, del suo istinto, delle sue passioni e che le sue scelte non siano dettate dalla volontà ma determinate dalle sue pulsioni. In questo modo si tende a de-responsabilizzare le persone riguardo a certi temi e rendere così non punibili determinati comportamenti.  Invece si può osservare che, se è vero che al cuore non si comanda, bisogna vedere dove si è deciso di attaccare il proprio cuore perché, come ci ricorda Gesù nel Vangelo di Matteo (6,21), il cuore si trova là dove l’uomo ha posto il suo tesoro.  Sono allora rivelatori quei piccoli gesti che, presi in sé, appaiono innocenti come prolungare lo sguardo, approfittare di determinate occasioni, indulgere a certe emozioni o sensazioni ma che permettono al cuore di attaccarsi impercettibilmente a questa possibilità, di accarezzare sempre più concretamente questa fantasia. E in questo modo entra in gioco la volontà e l’uomo e la donna decidono di dare importanza e valore a questa situazione e le permettono liberamente di prendere forma e realtà. Ma se entra in gioco la libertà si può parlare anche di responsabilità e di valutazione delle conseguenze e non più di un semplice arrendersi alle circostanze.

Un’altra considerazione suggerita dalla situazione narrata dal brano consiste nel sottolineare che oggi la mentalità corrente porta a confondere innamoramento e amore e considera vero il falso presupposto che sentirsi innamorati corrisponda ad amare l’altro. L’innamoramento è certo un ingrediente dell’amore ma tra l’uno e l’altro c’è una differenza decisiva: il primo sorge spontaneo, il secondo richiede una scelta. Permane invece nella nostra cultura, e non solo tra i giovani, il mito dell’innamoramento come misura del vero amore: essere totalmente attratti e affascinati dall’altro, ricercare la fusione totale con lui, essere scossi da sensazioni ed emozioni violente a contatto con l’altro diventano i parametri con cui definire il valore e la bontà di una relazione. Molto meno sono presi in considerazione i sentimenti di fiducia e di reciproco affidamento, l’impegno di una parola data, l’orgoglio di costruire qualcosa insieme, lo stimolo di una relazione in continuo divenire, la tensione positiva di avere un progetto di coppia da realizzare insieme. 

Un’ultima considerazione a partire dal brano, ci conduce a domandarci il perché della situazione di adulterio: spesso non è tanto la seduzione della nuova possibilità ma la perdita di fascino della vita matrimoniale consueta. La condizione che spesso fa da sfondo alle infedeltà coniugali è quella di una coppia che ha dato troppo per scontato il rapporto e non lo ha solidificato e irrobustito con continue opere di “ristrutturazione”. Un amore, che era stato anche grande ma che inesorabilmente e senza che nessun dei due lo volesse si è stemperato in una routine senza più desiderio e fantasia, apre facilmente la strada a un’alternativa che riporti il gusto del vivere e dell’amare che si era perso. La passione dell’adulterio non attacca se non là dove il fuoco dell’amore matrimoniale non è più alimentato. E per alimentarlo non basta trattenere gli occhi da distrazioni galeotte: occorre fissarli negli occhi di chi, forse un giorno ormai lontano, per primo ci innamorò. 

Come reagire di fronte all’affacciarsi di queste emozioni e sentimenti dentro un rapporto di coppia? La via d’uscita non è tanto quella che conduce a negarli, a reprimerli, soffocati dai sensi di colpa o paralizzati dalla paura di sensazioni forti. La risposta più saggia consiste invece nel non giudicare le emozioni perché esse non sono né buone né cattive, né giuste né sbagliate ma sono semplicemente parte della nostra struttura e imparare così a riconoscerle, individuarle e, proprio perché uniche e personali, comunicarle alle persone che ci interessano. La consapevolezza delle proprie emozioni, il riconoscerle, il permettersi di viverle, senza indulgervi ma anche senza fingere di non viverle, costituisce un forte processo di crescita che può portare a saperle controllare sempre di più.

Cammino dei gruppi famiglia

Nello scorso numero de La Badia abbiamo presentato il percorso che si era deciso di intraprendere come gruppi famiglia, partendo dalla parola di Dio e in modo particolare con le coppie che essa ci presenta. Vogliamo ora condividere le riflessioni coppia dopo coppia. Nella Genesi emerge gradualmente il disegno del Creatore nei confronti dell’umanità, il suo progetto di felicità per ogni individuo. Riflettere sulle vicende degli uomini e delle donne dell’inizio della storia della salvezza ci può aiutare anche a comprendere quella realtà fatta di entusiasmi e delusioni, gioie e dolori che da sempre costituisce la vita degli sposi. Una di queste coppie è rappresentata da GIACOBBE E RACHELE. 

Dal libro della Genesi (29, 16-21)

Labano aveva due figlie; la maggiore si chiamava Lia e la più piccola si chiamava Rachele. Lia aveva gli occhi smorti, mentre Rachele era bella di forme e avvenente di aspetto, perciò Giacobbe amava Rachele. Disse dunque: “Io ti servirò sette anni per Rachele, tua figlia minore”. Rispose Labano: “Preferisco darla a te piuttosto che a un estraneo. Rimani con me”. Così Giacobbe servì sette anni per Rachele: gli sembrarono pochi giorni tanto era il suo amore per lei. Poi Giacobbe disse a Labano: “Dammi la mia sposa, perché il mio tempo è compiuto e voglio unirmi a Lei”.

Siamo all’inizio della storia dei due giovani, al tempo del loro innamoramento. Giacobbe non si innamora di Lia che aveva gli occhi smorti, e se gli occhi smorti tengono lontano, probabilmente Rachele oltre ad essere ‘bella di forme e avvenente di aspetto aveva anche uno sguardo vivace, espressivo, profondo. È negli occhi di Rachele che Giacobbe legge il sogno, il progetto di Dio per lui e per entrambi e vi legge anche la promessa di un futuro radioso. È dallo sguardo dell’innamorata che Giacobbe trae la forza per il pesante servizio e la lunga attesa. Sappiamo quanto l’esperienza dell’innamoramento sia esaltante. Quando siamo innamorati, siamo portati a credere che il nostro sentimento durerà per sempre. Nulla potrà frapporsi tra noi. Nulla sarà più forte del nostro amore reciproco. Siamo rapiti dalla bellezza del nostro innamorato/a e trascorrere il tempo con lui/lei è come trovarsi nell’anticamera del paradiso. Pensiamo che insieme vivremo sempre di quelle meravigliose sensazioni e sogniamo la beatitudine coniugale. L’innamoramento però non è vero amore perché non richiede sforzi, ci dà l’impressione di essere arrivati e di non dover più cercare o faticare per crescere. Siamo all’apice della felicità di vita e il nostro unico desiderio è rimanerci beatamente. Del matrimonio però l’innamoramento è solo l’introduzione. Il progetto che Dio ci affida chiede di essere realizzato nell’amore, dettato dalla ragione e costruito con la volontà. Chi s’innamora si dona all’altro, si impegna per l’altro, perché legge nell’incontro la promessa di felicità che è però messa alla prova dal tempo che trascorre, dalle difficoltà che la vita porta con sé e diventa vera al vaglio della fedeltà e della fede in Dio che ne assicura la vitalità anche nel tempo della prova quando il nostro orizzonte si incupisce. 

La promessa nell’amore

1. Già dall’inizio, la vita a due si fonda sostanzialmente sulla “promessa”. E’ una promessa basata sulla fedeltà, sulla parola data, sull’impegno reciproco, e come tutte le promesse è proiettata nel futuro. Ma è nel presente, nell’oggi, che noi possiamo già vivere quella promessa. La viviamo nell’attesa. L’attesa non è un tempo vuoto che verrà colmato dall’evento, ma è il tempo dei preparativi, del desiderio che chiede di essere coltivato, che ci impegna, e ci fa crescere per poter essere attenti e pronti al momento opportuno. Pensiamo a quanto sia feconda l’attesa di una mamma che attende la nascita del figlio. Nell’attesa ci viene in aiuto Dio con la sua parola (Dt 8, 1 e ss) e così come esortava e sosteneva gli israeliti nel cammino verso la terra promessa, invita anche noi a mettere in pratica i suoi comandi che non dobbiamo considerare come una legge che ci condiziona, ci incatena, ma come un sostegno nel cammino verso il raggiungimento del nostro bene. E’ la legge dell’amore, è il comandamento dell’amore, della fedeltà e per la felicità. Può succedere che a volte ci accorgiamo di aver perso il dono della promessa e possiamo costatare quanto, nel nostro vissuto quotidiano, quella promessa sia un dono non ancora pienamente gustato. Occorre sfidare il tempo, guardare al domani, avventurarsi nel futuro.  Anche dopo molti anni, la vita a due deve restare una promessa che ci fa sperimentare quanto si può ancora costruire insieme.

2. La promessa è un progetto, quel progetto che noi abbiamo letto negli occhi del nostro innamorato al primo incontro così come era accaduto a Giacobbe e Rachele. Per quel progetto noi ci siamo solennemente impegnati nel giorno del nostro matrimonio: “Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia”. Se il tempo, le prove della vita ci hanno portato lontano occorre convertire lo sguardo sul nostro passato per tornare a ri-cercarlo nei momenti belli, nelle esperienze vissute, nei sorrisi dei primi anni dei figli, nella gioia dell’unione e dell’incontro. Soprattutto dobbiamo ricercarlo nello sguardo del nostro coniuge, lì dove Dio lo aveva posto e ce lo aveva fatto trovare.  Occorre riappropriarci di quel progetto sapendo che esso è il progetto di Dio per noi insieme, sapendo che il Signore si è impegnato con noi e ci fa da garante con la sua grazia. Essa però non è una nebbiolina che ci avvolge anche se noi non lo vogliamo: la grazia per essere efficace ha bisogno della nostra adesione, della nostra volontà, del nostro coinvolgimento, perché la fedeltà di Dio è un disegno posto nelle nostre mani. Non dobbiamo rassegnarci nella caduta, ma riprendere il cammino nella fiducia e nella responsabilità perché la promessa che abbiamo fatta nostra e che ci siamo scambiati dura nel tempo, dura fino a che avremo vita.

3. La promessa è un dono per la vita. Se allora vogliamo vivere la promessa dobbiamo vivere la vita e non lasciarci vivere: – per poter gustare l’esistenza piena e la presenza del proprio coniuge vicino a sé che nella relazione diventa fonte di stima, fiducia, tenerezza. Certo potranno essere cambiati i modi, da quelli travolgenti ed entusiasti dell’inizio a quelli più forti e intensi della vita matura, ma ciò dovrebbe essere l’occasione sempre rinnovata di vicinanza, di gratificazione, di fiducia e di speranza; – per coltivare l’esistenza relazionale non limitandoci nei nostri riferimenti solo ai figli e ai familiari, ma pensare ad un’esistenza capace di molte relazioni che ci stimolino e costruiscano storie di comunione e di servizio. Quante volte abbiamo sperimentato come l’apertura agli altri abbia giovato alla nostra relazione: ci ha permesso di scoprirci come persone nuove, con ricchezze interiori che noi stessi ignoravamo; – per vivere l’esistenza nella gioia ed entrare nella terra promessa per noi costituita dalla nostra casa, dalla famiglia, dalla comunità. Siano queste il paese ospitale dove abbiamo messo le nostre radici, dove i figli si sentono al riparo e possono stendere i loro rami verso l’avventura della vita. La nostra terra promessa, il nostro paese dove scorre latte e miele, è l’esistenza vissuta nella gioia. 

La promessa, la prova, la passione

Pastorale della famiglia – Storie di coppie nella Bibbia per il cammino dei gruppi famiglia

Quest’anno i gruppi famiglia hanno ricevuto un sussidio tutto nuovo per i loro incontri, incentrato sulla parola di Dio. Le schede preparate per questo nuovo sussidio per i gruppi famiglia si ispirano all’esperienza di alcune coppie celebri della bibbia. Tornare alle origini del testo biblico è sempre una occasione per risentire parole alte sulla vita, su Dio, sul mistero del bene e del male, sulle relazioni più intime, sulla coscienza degli uomini e delle donne che si sforzano di costruire la propria storia. Non tutte le storie scelte nel sussidio sono edificanti e appassionate al bene, ve ne sono anche alcune più sofferte, complicate o meschine. Come a tratti è anche la vita.

L’intento con cui leggere le storie di queste famiglie non è comunque quello di trovare indicazioni precise su cosa fare o non fare, le loro storie non sono dei modelli ma piuttosto delle icone, che rimandano ai misteri più profondi e più grandi del vivere. Sono spaccati di esperienza che tracciano delle luci o evidenziano delle ombre nella vita di una coppia e di una famiglia. Non hanno la pretesa di dire tutto ma piuttosto di aprire una riflessione, considerare un atteggiamento del cuore, guardare più a fondo nelle relazioni che si vivono giorno per giorno.

La Bibbia è un tutt’uno: anche se è una… biblioteca, composta da tantissimi libri, tuttavia essa è un insieme vivo e organico, un unico organismo di comunicazione a noi della Parola di Dio, che funziona a due polmoni: Antico Testamento e Nuovo Testamento, che si richiamano sempre l’un l’altro, come la voce e la sua eco. Ma eccone l’a- spetto per noi più interessante: la Bibbia è tutta quanta come una grandiosa icona della famiglia; e questo per molti motivi.

1. In quanto automanifestazione gratuita di Dio, la Bibbia è, da un capo all’altro, la rivelazione progressiva della famiglia di Dio (quella che noi chiamiamo la Santissima Trinità: parola che, appunto, vuol dire comunità di tre) o la rivelazione di Dio come una famiglia di tre persone che si amano… all’infinito.

2. Poi, in quanto comunicazione della Parola di Dio all’uomo, creato a sua immagine, la Bibbia è una comunicazione da famiglia a famiglia: dalla famiglia divina alla famiglia umana: infatti si può dire che tutta la rivelazione passa attraverso la famiglia, poiché tutta la storia della salvezza, da Adamo fino a Gesù e alla Chiesa, si snoda attraverso una catena di famiglie e si realizza attraverso una molteplicità di rapporti familiari.

3. Infine possiamo dire che la Bibbia è come una lettera alla famiglia e sulla famiglia: secondo le grandi parole del Concilio Vaticano II (cf. Costituzione dogmatica Lumen gentium), tutta la rivelazione biblica è avvenuta per radunare la famiglia dei figli di Dio che è la Chiesa e perché nella Chiesa, ogni famiglia diventi come una «chiesa domestica». Allora la Bibbia non può non essere tutta quanta un grande libro di spiritualità familiare, un libro pieno di piste di meditazione, in particolare, per chi vive il «mistero» della famiglia.

La scelta delle vicende bibliche proposte dalle schede offre un minimo di cammino pedagogico. Accanto alle diverse coppie bibliche scelte è sempre accostato una tema che faccia da orientamento per guidare la riflessione all’interno dei gruppi famiglia interessati. Il sussidio si divide in tre parti e segue la ripartizione già presente nelle parole utilizzate nel titolo: “La Promessa, La Prova, La Passione”. Si inizia con Giacobbe e Rachele e la promessa dell’amore che fonda e accom- pagna la vicenda di ogni coppia. Si prosegue poi con le prove di alcune coppie: Davide e Betsabea per esempio, e l’esperienza dell’attrazione, Acab e Gezabele e la complicità con il male.

Infine per il tema della passione due coppie: Osea e Gomer coinvolte nel mistero del perdono, Aquila e Priscilla e la testimonianza nella comunità.

Tutte le schede sono introdotte con la spiegazione del contesto in cui si svolge l’esperienza particolare della coppia prescelta e il corrispondente brano biblico (La storia, ieri). Segue una riflessione che si propone di focalizzare il tema di fondo e definire alcuni punti importanti per attualizzare la vicenda al presente (La storia, oggi). Per la condivisione si sono formulate due gruppi di domande (La storia per noi): alcune più personali rivolte alla coppia (per meditare a livello di singole coppie o per prepararsi all’incontro), altre rivolte al gruppo (per avviare o sostenere la condivisione insieme). C’è anche un suggerimento per la preghiera (Preghiamo insieme) che può essere utilizzato per i diversi momenti dell’incontro. Alla fine della scheda sono proposti alcuni testi (rif lessioni, testimonianze, documenti) che il gruppo può liberamente utilizzare per arricchire i contenuti proposti e adattarli al meglio alla fisionomia del proprio gruppo (Per continuare la rif lessione).

I Gruppi Famiglia sono aperti a tutti coloro che ne vogliano far parte. Basta contattare don Ciro oppure suor Graziella.

Jingle Quiz 2018

Torna anche quest’anno il Jingle Quiz, la sfida per i bambini e ragazzi fino ai 14 anni che si svolge nel periodo della novena di Natale, subito dopo la preghiera serale!

Regolamento

  • Viene posta una domanda a carattere religioso ai ragazzi (fino a 14 anni), i quali devono rispondere al cellulare di don Ciro (3293822142).
  • Vengono premiati i primi 10 sms ricevuti in ordine di tempo: il primo riceverà 10 punti, il secondo 9… e via a scalare.
  • Sono validi solo gli sms che contengono nome e cognome del ragazzo.
  • Ogni sera viene annunciato il vincitore e i punteggi della serata precedente.
  • Il gioco termina il 23 dicembre sera.
  • Il giorno di Natale i primi 5 classificati possono ritirare i premi in sacrestia.

Classifica finale

punti nome e cognome
63 Ester Braga
61 Federico e Alessandra Lo’
57 Matteo e Matilde Benvenuti
48 Letizia e Agnese Braga
44 Vera e Emma Bottelli
44 Tommaso Ferrari
32 Silvia e Francesco Gabossi
31 Emma Dagani
15 Michele Belleri

Pellegrinaggio di San Valentino 2019

Roma paleocristiana

per coppie e famiglie

Programma

Venerdì 15 febbraio
  • Partenza da Leno in piazza alle ore 5.00 (venire un momento prima);
  • Sosta per la colazione lungo il percorso;
  • Pranzo in autogrill a Roma nord oppure al sacco (ognuno si organizzi);
  • Nel pomeriggio visita alle Catacombe di Priscilla;
  • Spostamento e visita delle Basiliche di Santa Prassede e di Santa Pudenziana;
  • In serata arrivo in albergo, sistemazione, cena e pernottamento.
Sabato 16 febbraio
  • Prima colazione in albergo;
  • Partenza per la visita del Battistero Lateranense;
  • Visita al monastero e Chiesa dei Santi Quattro Coronati;
  • Pranzo presso il ristorante “La pace del Cervello”;
  • Nel pomeriggio visita della chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio;
  • Visita guidata alla Basilica di San Clemente;
  • Camminata verso l’Aventino: visita della Chiesa di Santa Sabina, del Giardino degli Aranci, Chiese di Sant’Alessio, Sant’Anselmo e al Roseto comunale;
  • In serata rientro in albergo, cena e pernottamento.
Domenica 17 febbraio
  • Prima colazione in albergo;
  • S. Messa domenicale;
  • Passeggiata tra piazza Venezia e Trastevere: Basilica di San Marco, Chiesa di Santa Maria Ara Coeli, Chiesa di Santa Maria in Cosmedin;
  • Passaggio sull’Isola Tiberina e Ghetto, Piazza e Chiesa di Santa Maria in Trastevere;
  • Pranzo al sacco fornito dall’albergo. Fermata a Salaria est;
  • Rientro in serata a Leno.

Quota di partecipazione individuale: 290 € da portare al momento dell’iscrizione in Segreteria Parrocchiale in via Dante 15, nei giorni mercoledì – giovedì – venerdì dalle 9.00 alle 12.00. In caso di rinuncia verrà trattenuta la somma di 50 € a testa. Portare al momento dell’iscrizione i dati di ciascun partecipante.

Itinerario di Fede – Autunno 2018

Carissimi fidanzati e fidanzate

l’itinerario di fede che vi è stato proposto per ricevere il Sacramento del matrimonio è terminato con la celebrazione condivisa con la comunità parrocchiale sabato 10 novembre. Durante la Santa Messa è stato chiesto di pregare per voi, per le vostre scelte e per una serena vita di coppia. Il successivo momento di condivisione all’oratorio è stato un modo per salutarvi e per augurarvi un cammino di fede gioioso.

La nostra speranza per tutti voi è che possiate formare delle sane famiglie cristiane, sentendovi sempre accolti e sostenuti nella Santa Madre Chiesa. Nelle serate trascorse insieme, abbiamo pregato e ascoltato la parola di Dio, possa la fiamma della vostra fede alimentarsi nei vostri cuori e brillare sempre come luce viva nella vostra vita di coppia. Confidiamo che per tutti voi, i temi e le riflessioni di queste serate abbiano portato buoni frutti, che siate stati capaci di riflettere sui molti punti fondamentali della vostra storia d’amore, sulle differenze sostanziali tra uomo e donna.

Non per ultimo ci auspichiamo che ci siano stati momenti anche divertenti e grazie alla vostra testimonianza, si possa sfatare il mito che questo “ corso” è noioso, pesante e inutile. Ci auguriamo invece che sia stato un modo per arricchirvi personalmente e come coppia.

Vi è stato detto che è essenziale confrontarvi, conoscersi e rivelare le proprie aspettative è doveroso prima di fare una scelta così impegnativa. Erroneamente, si parte dal presupposto che quello che pensiamo o addirittura decidiamo noi, possa valere per entrambi senza conoscere i reali desideri dell’altro, ma questo spesso porta a disagi e dissapori che a volte purtroppo sono difficili da risolvere. Ricordatevi che a DIO, colui al quale avrete chiesto di porre il Suo Sigillo nel vostro matrimonio, “Nulla è impossibile” chiedete a Lui di aiutarvi nelle difficoltà e non sarete delusi, Lui stesso ha detto “Chiedete e vi sarà dato”. Il lavoro di gruppo vi è stato proposto per approfondire i temi trattati, per parlare di voi stessi cercando di capire la persona che porterete all’altare, alla quale prometterete fedeltà, rispetto e accoglienza per tutta la vita. Potrebbero sembrare tutti argomenti scontati, ma in altri ambiti difficilmente si parla di tutto questo.

Abbiamo ricordato i primi momenti, quando vi siete conosciuti, l’innamoramento, gli episodi divertenti che avete condiviso, non dimenticateli mai, saranno sempre ricordi preziosi, quelli che vi faranno capire il perché vi siete scelti. Essere felici nel matrimonio non è impossibile, anzi è la parte più bella che Dio ci offre, Lui stesso “maschio e femmina li creò”.  Ovviamente siamo tutti consapevoli che non sarà tutto facile, ma questo non abbia mai a distruggere la vostra unione, gli ostacoli e le difficoltà vi fortifichino, fate in modo che il vostro SI non venga mai meno, se non sarà sempre possibile camminare a fianco a fianco abbiate la forza e l’umiltà di caricarvi a spalle reciprocamente.

Ricordatevi sempre del serbatoio dell’amore, riempitevelo a vicenda,  se a volte capiterà di non averlo al livello giusto abbiate il coraggio e la tenerezza per dire alla vostra metà quello di cui avete bisogno, non temete e sappiatevi confidare, create quell’intimità che sarà solo tutta vostra. La Grazia che riceverete nel giorno più bello della vostra vita sarà sempre con voi e vi aiuterà nei momenti più critici e non mancherà mai neppure nei numerosi momenti di gioia che saprete sicuramente creare nella vostra vita matrimoniale.

L’augurio più sincero da parte del parroco Don Giovanni, da Don Ciro, da Don Luciano, da tutti i sacerdoti, dai relatori che sono intervenuti, da tutti noi animatori e dalla comunità parrocchiale, è senz’altro quello che riempiate i vostri giorni insieme, con quell’amore che sarà paziente, benigno, non invidioso, che non si vanta, che non si gonfia, che non manca di rispetto, che non cerca l’interesse, che non si adira, che non tiene conto del male ricevuto, che non gode dell’ingiustizia, che si compiace della verità, che tutto copre, tutto crede, tutto spera e tutto sopporta. 

Il Signore Dio vi benedica e vi ricolmi di ogni bene! 

Gli animatori del corso in preparazione al matrimonio.

Ritiro di Avvento per le famiglie

Domenica 2 dicembre 2018
Oratorio San Luigi – Leno

Signore Gesù, vieni accanto a noi! 
Come un pastore buono, prendici in braccio e consolaci.
 Parla al nostro cuore, e scaccia da noi la paura 
di camminare sulle tue strade.

Programma

ore 09.30 – Lodi Mattutine
ore 09.45 – Riflessione di don Ciro
ore 10.30 – Condivisione
ore 11.00 – S. Messa
ore 12.00 – Pranzo al sacco

Vi aspettiamo!

don Ciro e suor Graziella

Festa della Famiglia 2018: alcune riflessioni a partire dalla Parola di Dio

Dal vangelo secondo Luca.

In genitori di Gesù si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero le sue parole. Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Il vangelo sopracitato richiama l’attenzione sulla famiglia in cui Gesù è cresciuto che “è di fatto una realtà unica e non ripetibile nella storia”, scrive Enzo Bianchi, il quale aggiunge: “c’è una donna, Maria, che diviene madre di un figlio nonostante la sua verginità, e lo concepisce nella forza dello Spirito Santo, c’è Giuseppe che è il padre di Gesù secondo la Legge, è suo padre perché lo ha educato; c’è Gesù, questo figlio che solo Dio, il Padre, poteva dare agli uomini, un Figlio unico in tutti i sensi… Siamo, dunque, di fronte ad una famiglia unica, non certo imitabile nella sua vicenda”. Ma che cosa da essa si può cogliere di esemplare per le nostre famiglie, le quali, soprattutto oggi, vivono una situazione di crisi contraddette come sono dalla cultura, dai comportamenti, dai “modelli” della vita odierna.

C’è un messaggio per le nostre famiglie in questo brano del Vangelo? Si, perché, a prescindere dall’assoluta singolarità della sua vicenda, le gioie e le sofferenze sperimentate dalla famiglia di Nazareth sono umanissime, e quindi riguardano ogni forma di famiglia e di vita comune…” Entriamo, direi in punta di piedi, a contemplare questa famiglia seguendo il testo del vangelo di Luca. Maria e Giuseppe si recano come ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua, “secondo la consuetudine della festa”. Gesù ha 12 anni ed è diventato “figlio del comandamento” (Bar Mizwah). Nel viaggio di andata tutto va bene ma, mentre stanno ritornando a Nazareth, i genitori si accorgono che il loro figlio non si trova tra gli altri bambini della carovana. Si domandano, probabilmente: è scappato altrove? E dove? L’abbiamo perso? Avremmo dovuto prestare maggiore attenzione? Di certo sono angosciati e fanno ritorno a Gerusalemme sperando di trovarlo. La ricerca dura tre giorni, una ricerca che poteva dare luogo ad accuse reciproche tra i due coniugi.

Non è forse vero che quando la sofferenza ci assale, quando un dramma ci coglie, siamo portati a ritenere responsabile chi ci sta accanto? Non accade forse così in quasi tutte le famiglie quando il dramma accade? Dopo tre giorni finalmente “lo trovano nel Tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte”. Gesù è ancora ragazzo. Non insegna. É in ascolto, come un qualsiasi discepolo, di coloro che sono “dottori”, spiegano come interpretare la Legge. In coloro che sentono le “sue risposte”, scrive Luca, nasce lo stupore! Ne vengono colti anche i suoi genitori quando lo trovano. E Maria, col tono di rimprovero tipico di ogni madre, gli dice:” Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo!”. Gesù sembra dare una risposta di protesta: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” dice puntualizzando la sua missione. Sua Madre ha commesso l’errore di parlare della preoccupazione che ha colto lei e Giuseppe dicendo: “ecco, tuo padre ed io”.

Gesù si sente quasi costretto a correggere le dolcissime e tenerissime parole di una mamma e dice con fermezza che suo padre è il “Padre che è nei cieli” e che deve occuparsi delle cose del Padre suo. Questa è la volontà divina. Il senso della sua vita consiste nell’obbedire alla volontà del Padre che è nei cieli. Questa è anche la novità, la bella notizia che Gesù annuncia: Lui è “obbediente” alla volontà del Padre. É venuto per questo! Ma i genitori di Gesù, annota Luca, “non compresero ciò che aveva detto loro”. Maria e Giuseppe cominciano soltanto a prendere coscienza che nella vita del loro figlio c’è un enigma, un mistero. Maria “custodiva tutti questi eventi nel suo cuore” (Lc 2,19): lei, che è la donna del discernimento, cerca, nella sua fede in Dio, il significato degli accadimenti che riguardano la sua famiglia.

A Nazareth Gesù “cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (cf. 1 Sam 2,26). Come tutti i ragazzi, fa esperienza di crescita verso la maturità e la pienezza della vita. I suoi genitori saranno chiamati dalle scelte di vita di Gesù ad accettare la distanza e la separazione da Lui, loro figlio. Saranno ore dolorose e difficili da capire e accettare. Ciò che essi hanno sperimentato è umanissimo: proprio in queste difficoltà possiamo riconoscere le difficoltà di ogni tipo di famiglia.  Non possiamo non pregare e dimenticare le tante famiglie ferite, che ci sono accanto nella vita di ogni giorno per curare e fasciare le loro ferite. Ha scritto G.K. Chesterton: “La famiglia è una bella istituzione proprio perché non è armoniosa. E’ sana proprio perché contiene così tante discrepanze e diversità”. La famiglia è un cammino faticoso, impegnativo e a volte conflittuale, come lo è la vita, del resto. 

Una certezza: non ci può essere un nuovo umanesimo di cui tanto si parla senza una famiglia che ritorni ad essere “scuola di umanità”. Le nostre famiglie cristiane capiscano davvero che solo insieme saremo costruttori di una nuova e bella umanità, che può nascere e crescere non grazie a chissà quali progetti o discorsi, sebbene importanti e necessari… la famiglia stessa è già il più bel progetto di Dio: amiamola, per amarci. 

Il Vangelo della famiglia, gioia del mondo

IX incontro mondiale della famiglia, Dublino 21-26 agosto

Nel prossimo mese di agosto si svolgerà a Dublino il nono incontro mondiale delle famiglie. Questi appuntamenti sono nati da un’intuizione di Papa Giovanni Paolo II che nel 1994 decise di costituire un’occasione internazionale di preghiera, catechesi e festa che attirasse partecipanti da tutto il mondo con l’obiettivo di rafforzare i legami tra le famiglie e testimoniare l’importanza fondamentale del matrimonio e della famiglia per tutta la società. Il mio ricordo non può non andare al Family 2012 di Milano, dove decine di famiglie dei Gruppi Famiglia di tutta Italia parteciparono a questo evento. L’incontro di Dublino sarà il primo dopo la pubblicazione dell’Esortazione apostolica Amoris Laetitia, documento che non è stato un semplice aggiornamento della pastorale familiare, bensì un modo nuovo di vivere la Chiesa e di realizzare l’amore di Dio Padre con gioia e speranza in famiglia e nella collettività. Papa Francesco chiede ad ognuno di noi: il Vangelo continua ad essere gioia per il mondo? E ancora: la famiglia continua ad essere buona notizia per il mondo di oggi?

Con una visione realistica possiamo guardare alle nostre piccole chiese domestiche, alle nostre comunità, alle nostre parrocchie e comprendere meglio se questo Vangelo è al centro della nostra vita, se lo leggiamo insieme per far sì che possa rigenerarci, aiutarci ad essere suoi testimoni fedeli. Possiamo dirci con onestà che non sempre “vi riconosceranno da come vi amerete” (Gv 13), ma siamo in cammino, crediamo a questa buona notizia e cerchiamo di testimoniarla. Papa Francesco cosi risponde: “La famiglia è il ‘si’ del Dio Amore. Solo a partire dall’amore la famiglia può manifestare, diffondere e rigenerare l’amore di Dio nel mondo. Senza l’amore non si può vivere come figli di Dio, come coniugi, genitori e fratelli”.

Quanto siamo consapevoli, allora, che la nostra piccola o grande famiglia è colma dell’amore di Dio? ll papa continua: “Desidero sottolineare quanto sia importante che le famiglie si chiedano spesso se vivono a partire dall’amore, per l’amore e nell’amore. Ciò, concretamente, significa darsi, perdonarsi, non spazientirsi, anticipare l’altro, rispettarsi. Come sarebbe migliore la vita familiare se ogni giorno si vivessero le tre semplici parole permesso, grazie, scusa. Ogni giorno facciamo esperienza di fragilità e debolezza e per questo tutti noi, famiglie e pastori, abbiamo bisogno di una rinnovata umiltà che plasmi il desiderio di formarci, di educarci ed essere educati, di aiutare ed essere aiutati, di accompagnati, di scernere e integrare tutti gli uomini di buona volontà”.

Tutti noi condividiamo questo sogno di una Chiesa misericordiosa, vicino a chi soffre, a chi è debole e stanco, ed è perciò che, nella nostra quotidianità, siamo chiamati ad edificare mattoncini di questa Chiesa, aiutandoci vicendevolmente a percorrere la strada con speranza e fiducia nello Spirito Santo che ci guida ed indirizza verso il bene comune Nei nostri Gruppi Famiglia, attraverso la lectio divina, la revisione di vita ed i campi estivi, possiamo ricaricarci di questo amore grande e misericordioso he deve continuare a sconvolgere le nostre vite e contagiare chi incrociamo ogni giorno. Le nostre relazioni, occasionali o permanenti, in famiglia, al lavoro, nel tempo libero, siano permeate sempre di gioia, ottimismo, coraggio e verità a partire dal vissuto di ognuno, come Gesù che accoglieva ed incontrava tutti, ciascuno, proprio lì dove la persona si trovava, senza giudicare.

Cosa è un Gruppo Famiglia?

Il Gruppo Famiglia è

  • luogo di crescita nella fede e nella spiritualità propria dello stato coniugale;
  • momento di apertura alla vita parrocchiale e comunitaria;
  • stimolo al servizio pastorale nella Chiesa e all’impegno nella società.

La finalità dei gruppi famiglia è la continua e progressiva presa di coscienza del dono e del compito propri del matrimonio cristiano e la promozione per le coppie e le famiglie della loro specifica vita secondo lo Spirito.

Lo stile dei gruppi famiglia è quello di:

  • un clima di preghiera e di ascolto della Parola di Dio;
  • un reciproco scambio di esperienze sulla vita cristiana e matrimoniale;
  • una permanente comunione con l’intera comunità parrocchiale.

Le ragioni nel mettersi insieme nel gruppo Famiglia sono molte:

  • incontrarsi e confrontarsi con il Signore attraverso la Santa Scrittura;
  • parlare dei propri figli per crescere come genitori nel compito educativo;
  • vivere in forma concreta l’appartenenza ad una comunità adulta;
  • condividere momenti di festa e di preghiera, e altri momenti durante l’anno.

Tra le famiglie si approfondisce la conoscenza reciproca, si costruiscono rapporti di solidarietà. Si impara a vivere insieme nella comunione spirituale attraverso la preghiera. L’amicizia, la riflessione sui temi affrontati negli incontri diventano scelte concrete di quotidiana testimonianza evangelica.

Le modalità del ritrovarsi sono le seguenti:

  • Ogni gruppo famiglia è formato da almeno 6 o più famiglie e ha un nome
    proprio che lo contraddistingue.
  • Ci si trova con don Ciro e/o suor Graziella, che sono i referenti e gli animatori
    dei gruppi, a orari già stabiliti da un calendario, a rotazione nelle diverse
    famiglie.
  • Viene proposto un tema, partendo dalla Parola di Dio e utilizzando altri testi del
    Magistero della Chiesa, del Papa, o di altre persone che vivono o studiano la
    pastorale della famiglia.
  • Si vive un momento di condivisione e al termine si conclude con una piccola
    preghiera e benedizione alle famiglie.
  • Prima di salutarci si vive un momento di convivialità.

Per informazioni: don Ciro 3293822142 – ciropanigara@gmail.com
suor Graziella: 3385820874 – graziellampv@alice.it