Non ci si fermi al profitto

Il vicario per la pastorale dei laici, don Carlo Tartari, e il direttore dell’Ufficio per l’impegno sociale, Enzo Torri, hanno portato ieri la vicinanza del vescovo Tremolada e della Chiesa bresciana ai lavoratori della Medtronic.

Con questa visita desidero esprimere la vicinanza del Vescovo di Brescia Pierantonio Tremolada, attualmente in pellegrinaggio in Terra Santa con un gruppo di pellegrini della nostra Diocesi. Fin da subito, informato della grave situazione che i lavoratori e le lavoratrici della Invatec-Medtronic si trovano ad affrontare, il Vescovo ha voluto, tramite l’ufficio per l’impegno sociale diretto da Enzo Torri essere informato sullo sviluppo di questa grave crisi.

Incontrare voi oggi non significa incontrare una categoria di persone, ma entrare in relazione con volti, storie, famiglie, vicende uniche e irripetibili. La ricerca del dialogo e della comprensione nascono sempre da una volontà orientata all’ascolto, a formarsi un’idea a partire da ciò che l’altro dice ed esprime: oggi vorrei non moltiplicare le parole, ma amplificare l’ascolto e – come ricorda spesso il Vescovo – incontrare dei volti.

I volti e i racconti oggi ci dicono tutta la vostra preoccupazione, delusione e timore; questi sentimenti non ci lasciano indifferenti né apatici: abbiamo il dovere e il desiderio con voi di dare voce alle vostre legittime aspirazioni ad un lavoro dignitoso, valorizzante, capace di dare futuro e speranza alla vita delle vostre famiglie. Queste aspirazioni esprimono la volontà di uno sviluppo positivo per gli uomini e le donne coinvolti. Tale sviluppo, come ci ricorda Giovanni Paolo II nella Centesimus Annus, non deve essere inteso in un modo esclusivamente economico, ma in senso integralmente umano. Ovvero capace di costruire nel lavoro solidale una vita più degna, di far crescere effettivamente la dignità e la creatività di ogni singola persona, la sua capacità di rispondere alla propria vocazione e, dunque, all’appello di Dio, in essa contenuto.

Nella vostra faticosissima vicenda avete scelto di esprimere gesti di autentica solidarietà e collaborazione tra lavoratori e lavoratrici: non avete esitato a ridurvi volontariamente l’orario di lavoro per limitare il più possibile l’ipotesi di licenziamenti da parte dell’azienda. Dall’altra parte colpisce la pervicace volontà di una ricerca esclusiva della massimizzazione dei profitti che implica la dolorosa delocalizzazione dell’azienda.

La Chiesa riconosce la giusta funzione del profitto, come indicatore del buon andamento dell’azienda: quando un’azienda produce profitto, ciò significa che i fattori produttivi sono stati adeguatamente impiegati ed i corrispettivi bisogni umani debitamente soddisfatti. Tuttavia, il profitto non è l’unico indice delle condizioni dell’azienda. È possibile che i conti economici siano in ordine ed insieme che gli uomini, che costituiscono il patrimonio più prezioso dell’azienda, siano umiliati e offesi nella loro dignità. Oltre ad essere moralmente inammissibile, ciò non può non avere in prospettiva riflessi negativi anche per l’efficienza economica dell’azienda. Scopo dell’impresa, infatti, non è semplicemente la produzione del profitto, bensì l’esistenza stessa dell’impresa come comunità di uomini che, in diverso modo, perseguono il soddisfacimento dei loro fondamentali bisogni e costituiscono un particolare gruppo al servizio dell’intera società. Il profitto è un regolatore della vita dell’azienda, ma non è l’unico; ad esso va aggiunta la considerazione di altri fattori umani e morali che, a lungo periodo, sono almeno egualmente essenziali per la vita dell’impresa.

Prego con voi e per voi perché si riaprano le porte del dialogo, ci sia una costruttiva capacità di ascolto e che voi non siate soggetti a sentenze decise altrove senza alcuna considerazione del vostro vissuto e della vostra professionalità. Un segnale importante in questa direzione sarebbe sospendere l’esecutività dei passaggi già decisi con date predeterminate e rivedere, con le rappresentanze sindacali dei lavoratori, questo piano industriale nel quale a soffrire sono 314 famiglie. Ci vorrà un di più di generosità, coraggio, passione, speranza e per chi crede anche il dovere di un di più di preghiera perché chi ha in mano le leve delle decisioni non si fermi alla freddezza dei numeri, ma sappia incontrare i vostri volti. Ci siamo incontrati, non vi dimenticheremo.

Una storia grande che ci spinge ad alzarci

Brescia accoglie il festival della Missione con gioia e impegno. Quando, esattamente due anni fa, (era il settembre 2015) Cimi e Ufficio nazionale per la cooperazione tra le Chiese ci hanno coinvolto proponendo Brescia come luogo ove iniziare questo percorso, abbiamo detto si. Lo abbiamo detto quasi istintivamente perché si presagiva fin dai primi passi che questo percorso sarebbe stato fruttuoso, stimolante, faticoso, impegnativo.

Una sfida importante perché il livello organizzativo chiesto alla Diocesi di Brescia non implica solamente uno sforzo logistico, ma soprattutto richiede la capacità di intessere relazioni, collaborazioni, sinergie; come si usa dire oggi: fare rete, fare sistema.
Mi pare che “essere in comunione” esprima di più e meglio ciò che in questi mesi abbiamo operato. Abbiamo bussato a tante porte, tra le prime quella della Comune di Brescia, poi tante altre: gruppi, associazioni, fondazioni, onlus, parrocchie… Potrà forse sorprendere: nessuno ha detto no! L’idea del Festival come spazio e tempo per ridire si alla Missione, per ridirci che “Mission is possible” ha fatto breccia.

Da qui nasce la complessità e la bellezza del progetto:

  • 16 comunità cristiane che ospiteranno le veglie di preghiera e di testimonianza di inizio festival
  • 4 monasteri di clausura
  • 450 giovani ospitati nelle comunità che hanno aperto le porte di oratori, istituti e famiglie
  • 160 missionari provenienti da tutto il mondo

E circa 50 giovani che vivranno il Festival offrendosi come volontari pronti a servire dove sarà necessario.

Ci hanno chiamato di fatto da tutta Italia (anche da Palermo un gruppo di giovani verrà a Brescia per condividere con noi questo pezzo di strada). Abbiamo accolto il Festival consci della storia che ci precede. In Diocesi di Brescia non vi è comunità, paese, comune, parrocchia dal quale non sia partito un missionario, una missionaria, un laico animato dal desiderio di vivere il Vangelo in comunione con tanti fratelli e sorelle lontani.

Non è un storia solamente ecclesiale: è patrimonio di tutti. Prima dell’era digitale, abbiamo imparato a conoscere il mondo anche attraverso le lettere che i missionari da ogni angolo del mondo scrivevano alle proprie comunità. Da questo contatto costante e profondo sono nati i gruppi missionari, le associazioni, le onlus che si sono impegnati, accanto ai missionari a sognare, costruire, edificare un mondo più fraterno, giusto e solidale. Il primo gemellaggio del Comune di Brescia è stato stipulato con il comune di Kiremba in Burundi ove i segni della presenza bresciana sono ancora vivi e profondi a 60 anni di distanza.

Dalla nostra terra sono partiti San Daniele Comboni, la Beata Irene Stefani, la Beata Maria Troncatti. Da qui il Beato Paolo VI ha iniziato il suo ministero di Pastore per tutta la Chiesa. Una storia grande, che ci induce non solo a guardarci indietro con ammirazione, ma che ci spinge ad alzarci e osare ancora dire con la vita che la Missione è possibile.

Una Parola

C’è solo una parola che accompagna una partenza, una novità, un evento atteso o inaspettato; una parola antica: ce l’hanno insegnata fin da bambini, una parola che non può essere semplicemente una forma di cortesia e di buona educazione, ma può essere un suono del cuore, un riflesso di ciò che dentro si agita; Le parole spesso subiscono la corruzione del tempo e l’usura dell’abitudine e della routine, mi piacerebbe che anche le parole potessero rigenerarsi a vita nuova, ringiovanire, suonare fresche, frizzanti, coinvolgenti, vere. Vorrei che la parola potesse davvero dare ordine a ciò che nel cuore e nella mente ribolle in modo tempestoso e caotico.

La parola che mi accompagna è semplicemente: Grazie! Il Signore, che ha scelto e orientato il cammino della nostra comunità e il percorso della mia vita ha voluto che ci incontrassimo; l’incontro con una comunità non è mai generico o teorico, è estremamente concreto e reale, è un incontro che chiama alla condivisione, alla relazione, all’impegno reciproco. L’incontro è reale perché è popolato di volti, di storie, di esperienze, di sogni, di attese, di fatica, di gioia e di speranza. Il volto che ho incontrato, i lineamenti della nostra comunità non sono nè imprecisi nè indefiniti, ma sono grandi e variegati, più grandi della capacità di accoglerli in pienezza. Ho visto e incontrato il volto della nostra comunità nei preti che mi hanno accolto .

Il mio grazie va a Monsignore, le parole o il maldestro tentativo di descrivere la vicinanza e la collaborazione quotidiana di questi anni sarebbero inutili e inefficaci, ho cercato di imparare tanto dal nostro parroco e la condivisione di ogni giorno (la “ferialità” !!)  mi ha permesso di crescere e maturare; In questi 10 anni Monsignore mi ha onorato della sua fiducia, stima e attenzione e ciò appartiene al bagaglio indispensabile, indelebile e prezioso per affrontare gli anni e la missione che il Signore vorrà donarmi.

Grazie a don Domenico per la fraterna amicizia, per la sua innata e contagiosa simpatia, grazie a don Renato per la collaborazione la vicinanza e la testimonianza, a don Luigi per la sua benevola presenza e per il suo incoraggiamento: davvero il presbiterio lenese è stato un dono grande e immeritato.

Grazie alla comunità delle nostre Suore che da anni ci affianca nel cammino educativo della nostra parrocchia e del nostro oratorio, sono un dono importante e un segno evidente della pluralità dei doni con i quali il Signore impreziosisce la sua Chiesa. Grazie a coloro che si sono presi cura di me, un ricordo speciale a Giuseppina perché ogni giorno mi ha fatto sentire a casa con semplicità e dedizione.

Nel mio semplice ricordo rivedo il volto di don Luciano e lo ringrazio perché – soprattutto nei primi anni di impegno in oratorio – ho raccolto i frutti anche delle sue fatiche.

Questi 10 anni di ministero portano con sè il marchio indelebile di una realtà bellissima, complessa, impegnativa: il nostro oratorio. L’album dei ricordi si popola di nomi, esperienze, emozioni impossibili da sintetizzare. Un grazie grande alla comunità educativa del nostro oratorio: ai catechisti, agli animatori, agli educatori, ai volontari con i quali ho condiviso gioie, speranze, fatiche, grandi risate e qualche lacrima. Gran parte di ciò che l’oratorio è lo si deve a questi uomini e donne di buona volontà  che hanno scelto di essere coraggiosamente al servizio del Regno. Ho imparato tanto da voi, soprattutto quando gli “insuccessi” o qualche delusione anzichè spingervi a rinunciare o a tirarvi indietro ha moltiplicato le forze e le energie.

Non c’è oratorio senza i bambini, i ragazzi, le famiglie: ne ho incontrati tantissimi in occasione del percorso formativo della catechesi, nei gruppi adolescenti, ai campiscuola, al grest; molti ragazzini incontrati agli inizi del mio ministero a Leno adesso sono dei baldi giovani impegnati nel mondo del lavoro, nel volontariato, nel sociale, sono stati per me una grazia grande e sorprendente.

Accanto alla parola “grazie” ne emerge un’altra, più difficile da esprimere e forse per questo più importante: è la parola “perdono”. Vorrei esprimerla a coloro che non son riuscito a coinvolgere, a coloro che in misura diversa son rimasti delusi, ho la serena convinzione che il Signore provvede e accompagna tutti e in Lui ritroviamo quella serenità e vicinanza che nella vita talvolta rischiamo di perdere. Il volto di una comunità è un riflesso del volto di Gesù: amarlo, servirlo, accoglierlo significa incontrare Lui; ci ho provato con i miei limiti e con le qualità che il Signore dona ad ognuno di noi; ora inizia un percorso nuovo: devo vincere la tentazione della paura e della nostalgia, vi chiedo un ricordo semplice nella preghiera, voi tutti sarete presenti sempre nella mia vita e per questo al semplice Grazie unisco anche “Vi voglio bene”.

don Carlo

Dammi 10 parole…

Recentemente è uscito un piccolo testo (piccolo nelle dimensioni, ma grande nei contenuti) a firma di don Marco Mori, direttore dell’Ufficio di pastorale giovanile della nostra diocesi. Ho trovato il testo interessante e utile per una rilettura su ciò che quotidianamente incontro e vivo accanto e insieme alla nostra comunità: l’Oratorio.

Spesso l’Oratorio, in tutte le sue articolazioni, attività, programmi, iniziative, tradizioni, scadenze, incombenze, riunioni, vive a una velocità tale da non riuscire a leggersi, e quando non ci si ferma a fare il punto della strada aumentano i rischi di perdersi o di smarrire il senso del camminare. Ben venga allora l’opportunità di guardare all’Oratorio…

Immagino di “guardare” all’Oratorio come se guardassimo ad una persona… gli sguardi sull’oratorio sono molteplici: ci sono gli occhi di chi è capace di andare oltre il visibile per cogliere l’interiorità, la profondità del nostro Oratorio. C’è chi vi vede qualcosa di importante, qualcosa che gli appartiene, qualcosa che è famigliare come la propria casa. C’è chi riconosce l’Oratorio, ma lo tiene a distanza, c’è chi lo guarda con nostalgia pensando a “com’era una volta”, c’è chi lo sogna diverso, nuovo, più dinamico, più dentro al vissuto delle nostre famiglie e si adopera per essere parte di questo cambiamento… c’è chi lo sogna diverso, ma si ferma alla critica a volte costruttiva, altre volte malevola o un po’ superficiale… c’è chi ne coglie la dimensione comunitaria e la pluralità di talenti e carismi che lo compongono, c’è chi non vede il mosaico, ma solo qualche tassello e identifica l’uno con il tutto.

Potrei continuare, ma va bene così! purchè l’oratorio possa entrare nel nostro vissuto insieme a tanti altri luoghi e tempi di crescita e relazione, è positiva e utile ogni considerazione.

Nel testo di don Marco sono elencate alcune “attenzioni educative” per aprire un oratorio, una sorta di decalogo (minuscolo rispetto al ben più importante Decalogo di bibblica memoria).

Vi invito all’inizio di un tempo denso di attività e impegni per il nostro oratorio (festa, grest, follest, minigrest, campiscuola, gmg, missioni parrocchiali, ICFR…) a leggerlo, vi invito a rivivere l’antico gioco del “cel’ho” “manca”.

Laddove troviamo un “manca”, beh… rimbocchiamoci le maniche!

10 cose per aprire un oratorio

  1. Avere uno sguardo sulla vita, sempre
  2. Trovare ciò che ognuno può dare e chiederglielo
  3. Non fare solo riunioni organizzative
  4. Chiedere a tutti come vogliono l’oratorio
  5. Pregare tanto e far pregare
  6. Pensare e progettare di più di quello che si può fare all’inizio
  7. Guardarsi intorno negli altri oratori, ma non imitare tutto.
  8. Rispettare tutte le leggi anche se le carte sono tante
  9. Far lavorare tutti concretamente
  10. Non vedere quello che c’è, ma quel che ci sarà.

don Carlo

Dal Tabor… alla vita

In questo periodo  abbiamo vissuto l’intensa esperienza degli esercizi spirituali per giovani. L’appuntamento appartiene alla storia e alla tradizione del nostro Oratorio, da più di 20 anni  l’inizio della Quaresima è segnato dalla possibilità di trascorrere qualche tempo nel silenzio, nell’ascolto della Parola di Dio, nel raccoglimento e nella preghiera.

La bellissima cornice di Montecastello contribuisce a orientare il nostro sguardo e il nostro cuore verso Gesù. È evidente che tutto ciò può sembrare fuori moda, fuori dal mondo, fuori di testa eppure è possibile… eppure è reale… eppure accade. Ciò che mi colpisce anno dopo anno è la normalità di questi giovani che profondamente immersi nel mondo, nello studio, nel lavoro, nelle relazioni accolgono l’invito a non essere del mondo.

Vivere gli esercizi spirituali significa lasciar posto al Signore, passare dall’IO a DIO. La conversione è questo cammino continuo che ci libera dalle costrizioni a cui il peccato ci condanna per aprirci alla libertà offertaci dal Signore. Montecastello è una tappa, un passaggio: gran parte del cammino della vita però ha ben altri scenari. Gesù rimanda i discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni giù dal monte Tabor dopo la sua trasfigurazione: è un passaggio decisivo perché l’umanità non vive, spera, soffre sul Tabor della trasfigurazione, ma ai piedi della montagna. Il luogo e il tempo della missione affidata ai discepoli è tutta l’umanità; l’orizzonte è dato dagli “estremi confini della terra”, per questo il cammino riprende nei luoghi e negli impegni di ogni giorno. Ci attendono sfide importanti e decisive, si affacciano occasioni di impegno faticose ma affascinanti, abbiamo allora bisogno di mantenere aperto l’incontro con la Parola di Gesù. Non possiamo considerare episodico l’incontro con Lui, sarebbe relegare la grazia dei giorni vissuti all’archivio dei ricordi e quindi all’inutilità.

Spero che la grazia ricevuta dall’incontro con Gesù possa fraternamente contagiare coloro che incontreremo lungo il nostro cammino, per questo abbiamo bisogno davvero di diventare “sale della terra”, “luce del mondo”, “lievito”. Talvolta mi scoraggio vedendo che accanto al buon grano cresce anche la zizzania, ma il Vangelo ci invita a non abbatterci, a proseguire tenacemente l’accoglienza della Parola che genera frutti di vita nuova.

don Carlo

150 anni…

L’italia compie gli anni. Se ne è parlato molto in questo periodo, si sono moltiplicate le riflessioni di carattere storico, sociale, culturale per evidenziare e valorizzare il cammino compiuto dal nostro popolo in questo secolo e mezzo. Un  gruppo di circa 30 ragazzi e giovani ha potuto festeggiare “da vicino” questo evento. Le modalità di organizzazione sono state piuttosto fortuite e improvvisate, ma l’esperienza è stata coinvolgente, divertente, emozionante.

Siamo partiti mercoledì 16 Marzo da Leno alle 2 del mattino in pullman alla volta di Roma, dopo un viaggio tranquillo e sonnolento abbiamo raggiunto l’altare della Patria nel cuore della capitale dove abbiamo potuto visitare la mostra storica sui 150 anni di unità nazionale; in questo contesto abbiamo incontrato di persona il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il ministro della Pubblica Istruzione… l’incontro è stato rapido, simpatico coinvolgente; Insieme a noi  c’era un altro gruppo di studenti provenienti da Foggia, il Presidente della Repubblica ha rimarcato il fatto che la presenza di giovani provenienti dal sud al  nord (noi!) fosse un segno di un’unità raggiunta e attuata.

Abbiamo visitato rapidamente Roma e dopo qualche momento di relax siamo stati invitati in serata al Quirinale. Per la prima volta abbiamo varcato l’ingresso di questo enorme, austero, bellissimo palazzo; in attesa che la pioggia ci lasciasse un minimo di tregua abbiamo potuto sbirciare l’interno della residenza del Presidente. Ci hanno poi invitato a presenziare allo spettacolo preparato per celebrare i 150 anni di unità nazionale allestito sulla piazza del Quirinale; alcuni del gruppo hanno avuto la possibilità di stare proprio alle spalle del Presidente.

Il giorno successivo abbiamo visitato la Basilica di S. Pietro prima di riprendere la via verso casa.

Credo che ricorderemo questa esperienza perché ci ha permesso di incontrare le istituzioni del nostro Stato non da lontano, ma direi quasi faccia a faccia e questo può contribuire – mi auguro – ad un rinnovato senso civico e di impegno a servizio del bene comune.

don Carlo

S. Messa per giovani ed adolescenti

Riprende la tradizione di celebrare la Messa in Oratorio per gli adolescenti e i giovani. L’appuntamento si rinnova a partire da Domenica 28 Novembre 2010. Sono invitati tutti gli adolescenti che hanno a cuore l’incontro con la Parola di Gesù, con l’Eucaristia, con i fratelli e le sorelle. Sono tanti i motivi per dire “non mi interessa”, uno solo il motivo per esserci: Tu sei prezioso agli occhi di Dio!

Ti aspettiamo, basta un po’ di coraggio e di voglia di andare contro corrente…

don Carlo e gli animatori

N.B. La messa inizia alle 18.30 e termina alle 19.15. Il bar e il resto dell’Oratorio sono chiusi durante la celebrazione, non è possibile quindi sostare in oratorio in questa fascia oraria.

Ritiro di avvento per Comunità educativa e Giovani

Quest’anno vivremo il consueto ritiro di Avvento
con una novità…
Per favorire la presenza di tutta la comunità educativa e di tutti i giovani che vogliano regalarsi uno spazio di confronto, preghiera, incontro, ascolto, pensiamo sia opportuno non moltiplicare gli appuntamenti, ma unire, metter insieme, sperimentare nuove vie per questo ti proponiamo questo programma:
  • ore 17.00 Incontro con tutti gli animatori dei gruppi adolescenti per una verifica e programmazione del progetto educativo (Aula doppia)
  • ore 18.00 Per tutti (catechisti, animatori, giovani, etc.) ritrovo in teatro. Preghiera del Vespro insieme a genitori, famiglie, coppie.
  • A seguire Incontro con la Parola, spazio per la riflessione e la preghiera personale.
  • Celebrazione comunitaria. S. Messa in Teatro
  • Cena in fraternità (Aula Verde)

Se puoi e vuoi cerca di esserci… è importante!!!

Per te, per noi…
don Carlo & don Domenico

Educare alla Vita buona del Vangelo

Le attività dell’Oratorio in questo periodo sono in pieno svolgimento. L’impegno di tanti è il segno più evidente che c’è una passione educativa per la crescita delle nuove generazioni e un desiderio di mettersi al servizio del Vangelo e del suo annuncio. Ho accolto con grande piacere e soddisfazione la disponibilità di un nutrito gruppo di giovani ad accompagnare i più piccoli nell’esperienza della catechesi e gli adolescenti nel loro cammino di scoperta della vita, questi nuovi educatori sono il segno evidente che la comunità educativa non può rimanere bloccata e cristallizzata, ma ha bisogno di idee e apporti nuovi e freschi. Ho condiviso con loro gli entusiasmi degli inizi, ma anche le preoccupazioni e qualche delusione per alcune mancate risposte: non è facile per noi adulti impegnati nell’animazione dei gruppi superare talvolta la delusione di vedere che a fronte dell’impegno profuso e generoso, manca la risposta, immaginate come possa essere forte il disappunto per chi è agli inizi. Le luci e le ombre ci sono, ma se vediamo le ombre è perché la luce c’è!  L’opera educativa – ci ricordano i nostri vescovi in un bellissimo documento dal titolo “Educare alla vita buona del Vangelo” – si gioca sempre all’interno delle relazioni fondamentali dell’esistenza; è efficace nella misura in cui incontra la persona, nell’insieme delle sue esperienze. Gli ambiti della vita affettiva, del lavoro e della festa, della fragilità umana, della tradizione e della cittadinanza rappresentano un’articolazione molto utile per rileggere l’impegno educativo, al quale offrono stimoli e obbiettivi. È in queste relazioni fondamentali che scegliamo di essere presenti, è a partire dagli ambiti che toccano la vita dei nostri ragazzi e giovani che vorremmo cercare di essere significativi, non con le nostre parole, ma con la Parola di Gesù. Solo se questa Parola entra nel vissuto sprigiona il suo valore salvifico. Questa fiducia è l’anima della comunità educativa dell’Oratorio, in questo modo vorremmo testimoniare l’amore profondo della Chiesa per l’uomo e per il suo futuro. Le intenzioni più alte  e nobili rischiano di rimanere stucchevoli affermazioni di principio se non si declinano in scelte e opportunità concrete e fruibili; mi permetto di elencare alcuni ambiti decisivi per inverare la passione educativa:

·       Ogni venerdì si alternano in oratorio i tre gruppi adolescenti divisi per età.

·       Tutti i sabati l’Acr propone il proprio percorso di formazione che affiancandosi alla catechesi ordinaria si prende a cuore il cammino dei più piccoli.

·       Da poco abbiamo rinnovato un ambiente a disposizione dei giovani per incontri di formazione, possibilità di studio personale e in gruppo; abbiamo chiamato questo ambiente “il covo” non per richiamare luoghi malavitosi, ma per accentuare la dimensione di progettualità che dal covo necessita di una realizzazione fuori, nell’aperto del mondo. In questo ambiente realizziamo mensilmente incontri attorno alla dottrina sociale della Chiesa, esperienze di ascolto e condivisione della Parola (il percorso “Io Te & la Parola” riprende con l’Avvento).

·       Ogni domenica celebriamo l’Eucarestia per gli adolescenti (ore 18.30 Cappella dell’Oratorio).

·       Da circa due mesi ha preso vita il nuovo coro dei giovani intitolato a “S. Michele”.

·       Riprende il calendario delle iniziative di “Oratorio Leno on air” presso il Bar dell’Oratorio

·       Inizia il lungo cammino di avvicinamento alla grande Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) che si terrà a Madrid il prossimo Agosto.

·       Abbiamo in previsione il rilancio dell’attività della Compagnia teatrale dell’Oratorio.

·       Molto altro “bolle in pentola”, ma è presto per delinearne i contorni…

Senz’altro ho dimenticato molto di ciò che c’è: non intendo fornire un elenco scientifico e metodico delle attività dell’Oratorio; il mio intento è di esemplificare un percorso globale al quale è possibile a tutti affiancarsi.

Vorrei concludere con un invito agli adulti a meditare quanto i Vescovi ci ricordano nel già citato documento: “L’educatore è un testimone della verità, della bellezza e del bene, cosciente che la propria umanità è insieme ricchezza e limite. Ciò lo rende umile e in continua ricerca. Educa chi è capace di dare ragione della speranza che lo anima ed è sospinto dal desiderio di trasmetterla. La passione educativa è una vocazione, che si manifesta come un’arte sapienziale acquisita nel tempo attraverso un’esperienza maturata alla scuola di altri maestri. Nessun testo e nessuna teoria, per quanto illuminanti, potranno sostituire l’apprendistato sul campo.” Buon cammino !

Don Carlo 

Il passo giusto

A te che sei…

impegnato nel difficile ma esaltante compito di educare, animare, insegnare, testimoniare…

forse un po’ di “energia interiore” è necessaria…

Per questo ti propongo di incontrarci per pregare insieme di fronte a Gesù Eucaristia.

Il resto verrà da sè…

Appuntamenti:

Domenica 26 Settembre in Chiesa Parrocchiale

ore 15.00 : Preghiera per tutti i bambini e ragazzi

ore 17.30: Giovani & educatori/animatori/catechisti 

 A presto

don Carlo