Ateo per scelta?

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Consideriamo un giovane che vada in giro indossando blue-jeans e dica agli amici che li indossa “per scelta”; una ragazza che si faccia il tatuaggio e dica a tutti che s’è fatta tatuare “per scelta”; un italiano che dica “io mangio pasta per scelta”. Che “scelte” sarebbero mai queste? Tutti indossano blue-jeans. Tutti sono tatuati. Tutti in Italia mangiano pasta. Qui non c’è scelta, ma solo adeguamento. Proprio come essere atei. Essere atei è di moda.
Oggi sono tutti atei. I credenti sono mosche bianche… e poi bisogna vedere in che cosa credono. Molti cosiddetti credenti infatti sono solo superstizioni. Ma l’ateo “per scelta” esprime spesso solo il colmo della omegeneizzazione, del perfetto adeguamento alla mentalità comune, banalmente atea.
Quando si parla di Dio, quando si tenta di conversare sulla religione, molti rifiutano perfino il discorso. Sono anticattolici, non gli piace il papa e quindi si dicono atei. Negano ogni interesse per certe cose. Esiste una spiegazione logica per il rifiuto di ciò che non si conosce? Forse il pregiudizio o l’ignoranza? E se la fede fiduciosa fosse una cosa più seria del sangue di San Gennaro? E se la religione fosse una cosa più vera e più reale del vuoto di certe superstizioni?
La questione non è se tu hai o se non hai il cosiddetto dono della fede. La questione reale è: esiste la base per credere? E se esiste, qual è?
Se sono a-teo posso solo negare, dire NO a una fiducia di fondo che mi sostenga nella vita. Ma con il NO non inizia nessuna storia. Il foglio è nero. Impossibile scriverci sopra. Solo il SÌ apre gli scenari delle esistenze possibili, problematiche, i meandri della vita di ognuno. Solo il SÌ inaugura atti e responsabilità.
Un ragazzo credente sta con una ragazza atea. Che ragioni ha lei per essere assennata, casta, dolce, paziente? Che ragioni ha lei per essergli fedele, per non tradirlo, non scoraggiarlo, anzi per incoraggiarlo negli studi o nel lavoro? Che cosa può motivare lei a rispettarlo, ad amarlo per ciò che lui è nel suo interiore, e non solo per il suo esteriore? Quali motivazioni inducono lei, a-tea, ad avere figli e a crescerli bene, con sani princìpi (quali princìpi? Non esiste niente, non c’è principio!), col rispetto verso il prossimo… quale prossimo?
Non c’è Dio: che cosa impedisce al cassiere di banca di approfittare di una tua svista quando fai un versamento? Che impedisce all’uomo di essere il lupo degli altri uomini? Non esiste Dio, perciò mangiamo beviamo ingozziamoci fornichiamo adulteriamo corrompiamo scanniamo arraffiamo finché si può dire “oggi”, perché domani moriremo! E non è proprio questo ciò che tutti stanno facendo “per scelta”?

La formica e Gesù
Se una persona oggi decide di credere in Cristo secondo il Vangelo (Nuovo Testamento) fa una vera e propria scelta di vita, una scelta esistenziale. La vita del credente “per scelta” (lui sì, credente per “scelta”) è certamente non facile. Del resto, tutte le cose di valore non sono facili. La strada larga porta alla perdizione eterna.
Per il discepolo di Cristo si tratta di vivere in una società di bestemmiatori, malfidati, superficiali, vuoti, senza princìpi, ingannatori, calunniatori, rapaci, violenti, adulteri, corrotti, arraffatori, ingiusti, profittatori, egoisti, bugiardi, chiacchieroni, mancatori di parola, traditori…
Non sono anche questi i frutti dell’ateismo scettico, i risultati del “no”? Tuttavia, chi conosce e si fida di Gesù non si lagna di vivere in una società del genere. Piuttosto prega, confida in Dio, che sostiene sempre, nella vita e nella morte.
Per la prova filosofica dell’esistenza di Dio, può essere sufficiente considerare la formica. È priva di generali e di capi, eppure il suo esercito è attivissimo, ordinatissimo, efficacissimo. Trascina nel formicaio ben strutturato pagliuzze che pesano molto più del suo stesso peso.
Per la prova storica dell’esistenza di Dio, si può guardare alla persona di Gesù. Gesù Cristo ci mostra come è il Padre. In Gesù Cristo si rivela Dio. Conoscere Gesù è conoscere Dio: l’amore di Dio, la misericordia di Dio, la giustizia di Dio, il giudizio di Dio, la volontà di Dio.
E sulla volontà di Dio casca l’asino. Perché l’uomo post-moderno vuole sì fare la volontà, ma la propria. E a fare la propria volontà si sente davvero originale, invece è solo egoista. Accampa il diritto a fare la propria volontà perché crede che la sua tecnologia avanzatissima gli permetta di avere una sua volontà in-di-pen-den-te. E questa volontà egli intende esercitare senza limiti. Originale davvero. Proprio come chi pretenda d’aver scoperto l’acqua calda. Infatti, in che cosa mai l’uomo d’oggi è diverso da Adamo? Proprio in nulla. La bellezza e la bontà dell’apparenza, la desiderabilità della superbia della vita sono le stesse che un tempo tentarono i cavernicoli e che oggi seducono i tecnologici. Niente di nuovo sotto il sole.
L’uomo tecnologico, però, qualche domandina deve pur farsela. Ad esempio, come mai il progresso tecnologico è stato seppellito sotto genocidi e guerre mondiali? Come mai nell’ultima guerra di Gaza sono state gettate tecnologiche bombe al fosforo? Come mai la tecnologia medica, pur apprezzabile per i suoi risultati, è poi capace anche di tenere “in vita” cadaveri? La volontà è una bella cosa ma, come la libertà, bisogna saperla adoperare, prima di vantarsene. La volontà di potenza, infatti, può anche scatenare quel tranquillo signore, nostro vicino di casa, che ieri ha ammazzato moglie e figli, e poi si è suicidato. Dio non esiste. Perciò la società si suicida. “Per scelta”.
Ma la vera “scelta” non sarà forse quella di mettersi con pazienza a leggere e meditare il Vangelo, per imparare da Gesù qual è il senso della vita e il senso della morte. Si scoprirebbe l’incredibile:
Gesù è morto-e-risorto anche per te che sei ateo o sei tornato all’agnosticismo o che sei scettico, e non ti fidi di lui.

Don Domenico

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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