“Annuncia ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te”

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Preparandoci all’anno giubilare della misericordia è giusto che riflettiamo un poco sui molteplici segni della misericordia di Dio nei confronti dell’uomo, per annunciare, in un tempo difficile come il nostro, la vicinanza di Dio e la sua opera di sostegno nei confronti dell’umanità. Così saremo annunciatori di quella speranza, che non è illusione, ma certezza di un graduale realizzarsi del progetto d’amore di Dio, teso alla salvezza, che consiste nel pieno compimento della nostra umanità, orientata alla perfetta comunione d’amore con Dio, in una vita che non finisce mai.

Questa pienezza passa attraverso la faticosa avventura della vita sulla terra, durante la quale l’uomo e la donna sono chiamati ad interpretare al meglio il loro essere creati ad immagine di Dio, attraverso il dono di sé, per il compiersi di un amore che si effonde sul prossimo, a partire da quello più vicino, fino a tutta la creazione, opera e dono di Dio per l’umanità.

E’ necessario, come primo atto, riconoscere con sincerità i nostri errori e peccati nell’uso dei beni ricevuti da Dio, non per abbatterci, bensì per prendere coscienza di ciò che ci impedisce di “gestirli” al meglio e riprendere ad usarli secondo la volontà di Dio, perché si compia in pienezza il suo disegno sull’umanità, a partire dall’accoglienza del perdono di Dio, che purifica i nostri errori e i nostri peccati.

Ecco allora che giungono opportune alcune offerte di riflessione e di azione che Papa Francesco, insieme con tutta la Chiesa, ci propone: una “ecologia globale” e di una “conversione ecologica”, che comporta il lasciar emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo che circonda l’uomo, a partire dall’uomo stesso. Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio significa innanzitutto riconoscere che l’opera non è nostra e che noi non siamo padroni di nessuno e di niente, neanche di noi stessi; e questo ci impedisce di camminare e progettare da soli, sollecitandoci a condividere la vita, le idee e le realizzazioni con la famiglia, con la comunità cristiana e con la società, oltre che invocare lo Spirito di Dio.
Uno dei grandi errori-peccati del nostro tempo, da confessare, è l’individualismo, che ci impedisce di comunicare e condividere, perché ci convince che solo quello che pensiamo, proponiamo e viviamo noi, come singoli o al massimo come famiglia, è giusto.

Oppure solo ciò che è offerto e vissuto dal proprio gruppo, dal proprio partito, dalla propria religione è giusto e buono per tutti: e qui si giunge al totalitarismo e al fondamentalismo. Ma anche il relativismo è un male dei nostri giorni:non c’è niente di assoluto, tutto può essere buono, dipende da come ognuno la pensa; così ciascuno o ciascuna società diventano legge a se stessi.

Tutto questo porta ad un clima di divisione, di paura, di sospetto, di intolleranza, di prevaricazione, di vendetta, di timidezza, di viltà, di disimpegno… dal quale, purtroppo neanche noi cristiani siamo immuni: quanti cristiani si fanno le loro regole religiose, morali, sociali! Quanto rancore e odio in alcune famiglie cristiane! Quanto disprezzo per la vita dell’altro! Quanto sospetto e intolleranza nei confronti del “forestiero”, del “migrante”! Quanto poco rispetto per l’ambiente! Quanta ipocrisia e incoerenza! Quanto sentimentalismo, spontaneismo, pressapochismo nel partecipare e vivere la celebrazione del Mistero di Cristo! Quanta poca intimità con Gesù Cristo e quanta difficoltà a sentire fratello il prossimo e famiglia la comunità cristiana!

Potremmo continuare ad elencare… accorgendoci che stiamo pensando agli altri. Ecco un altro grave peccato: ritenere che quanto vediamo di negativo sia degli altri, non avendo volontà e coraggio di mettere noi stessi in discussione e di pensare che tocchi proprio a noi cambiare, non sempre agli altri… al fratello, allo Stato, al Comune, alla Chiesa, al Forestiero…

Ora, però, ci sono grandi potenzialità e risorse, sia nella Chiesa che nella società, per una ripresa vera e duratura e per una ricostruzione religiosa, morale, sociale e ambientale, quale non c’è mai stata in nessuna delle epoche passate. Prima fra tutte una fede, la nostra, che sì può rinnovare, perché “Dio ogni mattina fa nuovo il suo amore per noi”. E’ necessario, però, che ognuno ci metta del suo; naturalmente ciò richiede impegno, fatica e perseveranza, ma per qualcosa che merita: la ricostruzione della società, la salvezza dell’ambiente, la riappropriazione del senso vero della vita. Il Papa Francesco, per questo, ci ha offerto tre grandi strumenti: l’Enciclica “Laudato sì”, l’Anno Santo della Misericordia con la bellissima Bolla di indizione e il Sinodo sulla Famiglia, per il quale è stato preparato un ottimo “Strumento di lavoro” dalla Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi. Potrebbero essere oggetto della nostra lettura estiva.

Ecco, ancora una volta la misericordia di Dio ci offre i suoi strumenti per operare la necessaria conversione a Lui. Accogliamoli e impariamo a guardare con occhi nuovi, occhi d’amore, al prossimo: alla moglie, al marito, ai genitori, ai figli, ai migranti, all’ambiente, diventando capaci di ricevere e dare perdono. Da qui rinasce la gioia, la vita, l’amore vero e il senso del futuro.

Monsignor Giovanni

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