“A chi ha Dio nulla gli manca, solo Dio basta”

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Siamo all’inizio di un nuovo anno pastorale e il Signore ci chiama a continuare il nostro cammino di comunione e di santità per attuare la sua missione, che Gesù ha ricevuto dal Padre e che Lui ha affidato alla Chiesa. Ciò significa che anche noi siamo associati alla sua opera di salvezza. Certo, non siamo noi a salvare nessuno, ma Gesù oggi porta la salvezza anche attraverso di noi, se ci sentiamo parte della sua Chiesa e, quindi, partecipi della missione che il Signore le ha affidato. A ciascuno, dentro la comunità cristiana e insieme con essa, è affidato un “pezzettino” dell’opera di salvezza di Cristo, che consiste principalmente nella coerente testimonianza del nostro credere, offerta ad un mondo che non sa trovare le strade per redimersi da una situazione di deriva rispetto all’identità stessa dell’uomo e che cerca inutilmente soluzioni al suo interno, quasi pensasse di bastare a se stesso, senza il riferimento a Colui quale viene ed al quale è chiamato a ritornare.

In questo mondo Dio ha scelto uomini e donne e li ha costituiti suo popolo (la Chiesa), perché siano segno di speranza, luce che orienta, strumento di perdono, fonte di consolazione, mezzo di pace, sorgente di gioia… attraverso il riferimento a Colui che, solo, può offrire tutto questo, in quanto è vita, amore, pace, gioia, consolazione, misericordia  Gesù, Figlio di Dio. Per compiere questa missione il nostro Vescovo Luciano in questo anno pastorale ci indica un cammino da compiere. Innanzitutto ci chiede di tenere fisso lo sguardo su Gesù, attraverso la mediazione di uno dei suoi grandi apostoli: Papa Paolo VI, esempio di amore a Cristo e alla Chiesa, a cui egli ha donato tutta la sua esistenza terrena. La sua vita e il suo esempio ci stimolano a seguire con vera intensità l’unico e vero Maestro: Gesù. In una bellissima preghiera a Cristo Paolo VI ripete in continuazione: “Cristo, solo Tu ci sei necessario”, facendo riecheggiare le parole di una grande santa, Teiera d’Avila: “A chi ha Dio nulla gli manca, solo Dio basta”. L’esempio e la parola di Paolo Vi getta luce sulle realtà che siamo chiamati come Chiesa bresciana ad approfondire in questo anno pastorale:

1. La vita consacrata: è uno straordinario dono, che noi cristiani dobbiamo riscoprire. Essa “manifesta nel modo più chiaro la trascendenza della fede rispetto al inondo e agli interessi del mondo: se la vita consacrata arranca, vuol dire che stiamo diventando troppo “mondani”, che la nostra speranza ha il fiato corto, che la nostra testimonianza rischia dì sciogliersi in un conformismo banale. Abbiamo bisogno di riscoprire la “diversità” della fede rispetto al successo umano” (dalla lettera del Vescovo Luciano per l’anno pastorale 2014/15 ): in tutto ciò la vita dei nostri fratelli e sorelle consacrati ci è dì grande stimolo.

2. La famiglia. Essa “è e deve diventare sempre più il soggetto primo della trasmissione della fede”. Il Vangelo della famiglia, cioè l’annuncio di una buona notizia che viene da Dio e che si realizza in un modo pieno di vivere l’esperienza dell’amore umano, riconosce come autentici ed essenziali doni la fedeltà, la durata nel tempo, la fecondità, che permettono di vivere con stupore e con riconoscenza l’esperienza familiare… Ma oggi si fa fatica a cogliere questi aspetti come dono, perché non si ha il coraggio di rischiare, spesso a causa della poca fede: “uomini di poca fede, perché dubitate?” (cfr. Vescovo Luciano).

3. La verifica dell’ICFR. Il Vescovo ribadisce che la proposta del nuovo cammino di iniziazione cristiana per i fanciulli e í ragazzi è stata una scelta straordinaria e coraggiosa della Chiesa bresciana per rispondere creativamente alla sfida che la cultura contemporanea pone alla fede. Non sappiamo dove ci porterà questa verifica. Certo ci spronerà a trovare mezzi sempre più adatti per “essere fedeli e gioiosi nell’offrire a tutti il dono dell’amore di Dio in Cristo Gesù”. Tutti saremo chiamati ad esprimere il nostro parere circa l’esperienza compiuta a riguardo di questo cammino.

4. Il cammino dell’Unità pastorale. Ormai la nostra Diocesi ha avviato questo cammino, non tanto per far fronte alla penuria di preti, quanto piuttosto per la necessità di trovare strade nuove di pastorale e di evangelizzazione in un mondo completamente cambiato rispetto agli anni passati, nel quale anche i cristiani sono chiamati a vivere in modo nuovo la propria fede, il proprio impegno di testimonianza e il proprio modo di appartenenza alla Chiesa.

Anche noi vogliamo inserirci nel cammino che il Vescovo ha tracciato e, per rispondere in modo adeguato alle domande del nostro tempo, vogliamo render più forte soprattutto la fede di noi adulti, per poter prendere per mano i più giovani e trasmettere loro la gioia di appartenere a Cristo nella Chiesa. Per questo abbiamo pensato di offrire agli adulti alcuni momenti di approfondimento della fede, in due tempi: un corso sulla liturgia e, in particolare, sulla Messa, incastonato nel corso zonale di formazione per i catechisti e il “catecumenato quaresimale”. Sono occasioni che ci aiutano a non vivere la fede in modo formale e superficiale e a entrare nei misteri celebrati con più consapevolezza, in modo che motivino in modo profondo tutto il nostro vivere. So che questa proposta richiede impegno, anche perché è serale; ma credo che siamo tutti convinti della necessità oggi di una formazione permanente, che permetta alla nostra fede di non rimanere bambina, ma di crescere con noi e di farci crescere verso Dio. Del resto è ciò che noi chiediamo sempre ai giovani: non fermarsi di fronte all’impegno, alle fatiche, ai sacrifici che la vita domanda (in particolare la vita di fede), per fortificarsi ed essere pronti a cogliere la vera gioia che nasce da un impegno serio. Che Maria, “Madre sollecita e premurosa” (così la definì in un suo passaggio Paolo VI) ci sostenga nel nostro cammino.

 Monsignore

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