Un anno di misericordia

Lo scorso 20 novembre, Papa Francesco, ha chiuso, in Vaticano, la porta santa, segno dell’anno giubilare della misericordia, iniziato l’8 dicembre 2015 e ha invitato la Chiesa tutta, a mettere sempre più al centro il Vangelo.

Oltre 22 milioni di persone hanno attraversato quella porta ed è un numero che certamente non si era preventivato dato che lo stesso Pontefice aveva voluto che non tutto si concentrasse a Roma. Per questo motivo in tutte le diocesi del mondo si sono attivati cammini e proposte con la possibilità di sperimentare la misericordia di Dio e allo stesso tempo, ogni Cristiano, potesse attuare comportamenti “misericordiosi come il Padre” (vedi logo anno santo). Dopo un anno così intenso, cosa è cambiato in noi? Come ha agito la misericordia di Dio nei nostri cuori e nelle nostre coscienze? Come abbiamo assimilato questa dimensione di Dio?

Credo che a questa domanda si possa rispondere ribadendo cosa sia la misericordia. La misericordia è l’avere e dare un’energia particolare che dia la possibilità di mettere in atto azioni che riscattino la persona che ha compiuto una colpa o stia vivendo situazioni di miseria. La misericordia è la forma più alta di accostamento alle persone. Non consiste nel lasciare le persone nella condizione nella quale si trovano, bensì, nel portarle, per quanto possibile, ad essere corrispondenti alla figura di persona che Dio ha disposto. In altre parole: se una persona ha sbagliato, si è rovinata! Usare misericordia, non vuol dire fare finta di niente ma vuol dire aiutare quella persona a uscire dalla condizione di rovina nella quale si era posta. Lo stesso si può dire di chi sta vivendo in condizioni di precarietà per malattia, relazioni infrante, sofferenza e rischia di rovinarsi. Anche in questo caso, usare misericordia vorrà dire dare alla persona energia vitale affinché possa recuperare. Misericordia è prendersi cura della persona perché corrisponda alla dignità stabilita da Dio. Usando un’immagine cara al principio della giustizia, potremmo dire che è come “rimettere le cose a posto”. È, quindi, l’atteggiamento di prendersi cura di chi ha sciupato se stesso. È compito dei discepoli di Gesù, sulla scorta del suo atteggiamento, fare avvertire la misericordia di Dio che rende giusti così che si possa corrispondere a quello che Dio chiede. Se, dunque, usare misericordia, vuol dire dare energia vitale alle persone che si stanno sciupando così che possano recuperare, allora si può capire quanto sia stato premuroso l’intento del Santo Padre di indire un anno come questo e quanto sia il bisogno di misericordia che abbiamo e dobbiamo manifestarci.

Non a caso, il Papa ha detto che questo giubileo non finisce mai. Nella nostra comunità, sulla scia della comprensione della misericordia per come l’abbiamo intesa poco fa, dove abbiamo ricevuto e trasmesso energia vitale? Forse attraverso i sacramenti o nella preghiera sia essa personale o comunitaria? Nell’aver ricevuto l’annuncio della Parola di Dio e nell’aver avuto la possibilità di approfondirla e lasciarci raccogliere come una famiglia? Magari abbiamo sperimentato la misericordia di Dio o abbiamo usato misericordia attraverso i gesti di carità siano essi legati al sostenere una condizione economica precaria o all’accoglienza di chi cercasse una forma di ospitalità? Forse, ancora, abbiamo sperimentato misericordia per il tempo che abbiamo ricevuto o ci è stato dedicato magari nell’ascolto o nel fare compagnia o semplicemente nell’essere presenti. Forse, abbiamo sperimentato misericordia essendo stati perdonati o avendo perdonato. Forse abbiamo ricevuto energia vitale perché ci siamo sentiti chiamati per nome.

In tutti questi e in tanti altri casi, questo anno può averci dato e insegnato tanto. Mi auguro che sia limpida in noi la consapevolezza non tanto di un’opportunità che ci è concessa, ma della vocazione alla quale siamo chiamati e che risponde ad un bisogno grande che abbiamo ossia di essere presi in cura.


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