Tre parrocchie in uscita nell’orizzonte dell’Evangelii Gaudium

Le nostre tre parrocchie stanno proponendo un percorso di formazione alla missionarietà, alla luce dell’evangelii gaudium curato dai padri saveriani.

1° Incontro

Lunedì 7 Novembre

L’Evangelii Gaudium raccoglie le sfide del Sinodo sulla nuova evangelizzazione (ottobre 2012), insieme alle preoccupazioni di un papa che, venendo “dalla fine del mondo”, si trova a fare i conti con una chiesa, che sembra aver smarrito la “grammatica pastorale”, tra un occidente cristiano che “ragiona debolmente” e un resto del mondo che ricomincia a “credere ferocemente”. La riforma delle strutture parrocchiali, che esige la conversione pastorale; si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie, “in uscita”.

Le cinque sfide della “parrocchia” oggi secondo l’evangelii gaudium

  1. Il primato della Testimonianza: per definire la Parrocchia.
    La prima sfida di una comunità cristiana oggi è quella della testimonianza: “La Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione” (nn.14. 131). Con la sua affermazione, ripresa da Benedetto XVI, papa Francesco ci propone un nuovo stile di parrocchia, che rimanda al metodo delle prime comunità cristiane, che crescevano per “irradiazione” o “attrazione” (cf. Atti degli Apostoli). La parrocchia si fa a partire dalla testimonianza gioiosa di una comunità, diventata “corpo di Cristo nel mondo”. Da qui l’importanza di non contaminare l’immagine dell’animatore pastorale con quella , per quanto utile, di un tecnico di una Ong. Per cui l’animatore pastorale dovrebbe essere soprattutto un cercatore di Dio, un mendicante di Dio presso tutti gli abitanti della parrocchia, un pellegrino povero e solidale con la gente in mezzo alla quale vive e insieme alla quale cerca gioiosamente i “germi del Verbo” che lo Spirito ha seminato dappertutto e in tutti i tempi nei solchi della storia.
  2. Il primato di Dio: per dare forma alla Parrocchia.
    “Dio ha voluto chiamarci a collaborare la vita della Chiesa si deve sempre manifestare che l’iniziativa è di Dio, che “è lui che ha amato noi” per primo e che “è Dio solo che fa crescere” (n.12). Ciò nonostante la comunità cristiana deve sempre fare i conti con il suo istinto di autopreservazione, che rischia di usurpare il posto a Dio, facendone una cosa propria. Gli animatori pastorali “collaboratori più che padroni”: il papa non usa per caso la frase: “Dio ha voluto chiamarci a collaborare”. Nella comunità cristiana, infatti, non siamo padroni ma servi, chiamati cioè a partecipare e collaborare. É una messa in guardia contro una parrocchia preoccupata della propria autopreservazione, centrata su se stessa, “in un’apparenza religiosa vuota di Dio” (n.97). Insomma, la parrocchia è come una casa che tiene la porta aperta in modo che il figlio possa entrarvi senza difficoltà. La parrocchia “non è una dogana”, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa” (n.47). Il confessionale “non deve essere una sala di tortura” (n.44). L’eucarestia non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli”, e il battesimo dovrebbe essere a disposizione di ciascuno e di tutti coloro che lo chiedono (cf. n. 47).
  3. Il primato della Missione: per trasformare la Comunità.
    Papa Francesco sogna una “scelta missionaria” della comunità cristiana, in grado di trasformarne lo stile, di riformarla in tutte le sue articolazioni: “Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale, diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione. La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie, che la conversione pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta, che ponga gli agenti pastorali in costante atteggiamento di “uscita” e favorisca così la risposta positiva di tutti coloro ai quali Gesù offre la sua amicizia. (n.27). Questa “scelta missionaria” tocca anche vescovi, preti, laici, lo stesso papato e la curia. Ma pure l’organizzazione della parrocchia, per esempio un’eccessiva centralizzazione, anziché aiutare, complica la vita della comunità e la sua dinamica missionaria. (cf. n. 32). Insomma la conseguenza pratica è “fare tutto in chiave missionaria”. Il che significa che anche la trasmissione della fede, la catechesi, la predicazione, tutto deve avere il suo centro nel Vangelo: “Una pastorale in chiave missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine che si tenta di imporre a forza di insistere. Alcune realtà rilevate sono più importanti per esprimere più direttamente il cuore del Vangelo”. (nn. 35-36).
  4. Il primato dei poveri: come credenti che ci evangelizzano.
    “Per la chiesa l’opzione per i poveri è una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica, filosofica. Dio concede loro “la sua prima misericordia”. Questa preferenza divina ha delle conseguenze nella vita di fede di tutti i cristiani, chiamati ad avere gli stessi sentimenti di Gesù. Per questo desidero una chiesa povera per i poveri. Essi hanno molto da insegnarci. Oltre a partecipare del sensus dei, con le proprie sofferenze conoscono il Cristo sofferente. É necessario che tutti ci lasciamo evangelizzare da loro” (n.198).
  5. Il primato del Dialogo: come nuovo stile della Parrocchia.
    Un Dio che comprende, ascolta con compassione e sente il dolore delle persone, non può essere che un Dio di dialogo. A questo dialogo è chiamata la parrocchia: il dialogo della vicinanza, che accorcia le distanze, che si abbassa fino all’umiliazione, e assume la vita umana, toccando la carne sofferente di Cristo nel popolo. Ne segue che gli animatori dovrebbero avere “odore di pecore” (n.24). E il loro cuore dovrebbe riempirsi “di volti e di nomi!” (n.274). Parafrasando papa Francesco, come animatori dovremmo preferire una parrocchia “accidentata, ferita, e sporca per essere uscita per le strade”, piuttosto che una parrocchia “malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze” (n.49).
    La scommessa che abbiamo davanti non è facile, perché trasformare la parrocchia in “comunità di discepoli-missionari” esige una conversione personale e strutturale che ha bisogno di tempi lunghi, ma è appena l’aurora! Non lasciamoci rubare il futuro. Facciamo partire questa conversione pastorale delle comunità di Leno-Milzanello-Porzano.

2° Incontro

Lunedì 14 novembre

Il primato della Testimonianza

DON GIUSEPPE (PINO) PUGLISI

don Giuseppe Puglisi
«La Chiesa cresce non per proselitismo, ma per attrazione» (EG 14. 131)
Dove per «attrazione» si intende che la parrocchia si fa e cresce a partire dalla «testimonianza gioiosa» di una comunità, diventata «corpo di Cristo nel mondo»

ANNALENA TONELLI

Lettere dal Kenya - Annalena Tonelli
«Scelsi di essere per gli altri: i poveri, i sofferenti, gli abbandonati, i non amati, che ero bambina e così sono stata e confido di continuare fino alla fine della mia vita. Volevo seguire solo Gesù Cristo. Null’altro mi interessava così fortemente: Lui e i poveri in Lui. Per Lui feci una scelta di povertà radicale»

I MONACI DI TIBHIRINE TESTIMONI PIÚ FORTI DELL’ODIO

monaci tibhirine
Frère Michel, uno dei sette monaci, al cugino: “Se ci capiterà qualcosa e non me lo auguro, vogliamo viverlo qui in solidarietà con tutti questi algerini e algerine che hanno già pagato con la loro vita, semplicemente solidali con tutti questi sconosciuti, innocenti… Continua, Giuseppe, a pregare per noi, per la presenza cristiana qui e per il popolo algerino. È quest’ultimo che soffre di più”

ORANews

ORANews

Oratorio San Luigi di Leno


Commenti