Storia dell’Oratorio

Non sappiamo con certezza quando a Leno si andò formando il primo nucleo catechistico-oratoriano, è però interessante notare che fin dal ‘600 nella nostra parrocchia si trovava una chiesa-oratorio dedicata a S. Filippo Neri. Lo dimostrano documenti esistenti presso l’Archivio Vescovile di Brescia. Gli aderenti a questa congregazione operarono certamente a favore della gioventù con lo stesso spirito  e con le stesse iniziative dei loro confratelli romani. Gli iscritti all’oratorio filippino si riunivano per le pratiche di pietà e per le varie attività nella loro chiesa che sorgeva dove poi sarebbe stato edificato il teatro comunale. Dal 1662 al 1811 si impegnarono intensamente per le fanciulle e le giovani lenesi una decina di Orsoline. Le discepole di S. Angela Merici avevano la loro chiesa e la loro sede in via Collegio (edificio ancora denominato “il convento”). Erano consacrate a Dio e svolgevano un’attività di apostolato come laiche in mezzo alla gente. Spiegavano alle giovani la Dottrina Cristiana nei giorni festivi e, nei giorni feriali, le riunivano per istruirle nel  lavoro domestico e per insegnare loro a leggere e a scrivere.

Sia col governo austriaco prima, sia con lo stato liberale e laico italiano poi, gli oratori incontrarono non pochi impedimenti. Le autorità austriache osteggiarono gli oratori perché, andavano affermando, erano luoghi dove non si educava del tutto al rispetto verso l’imperatore ed i suoi governanti in Lombardia. Anche il nuovo governo dell’Italia unita cercò di sommergere le organizzazioni religiose, convinto che i preti insegnassero falsità e per timore che negli oratori potesse nascere un futuro partito clericale.
Per confermare quanto sopra, riportiamo ciò che scrisse il sottodelegato del circondario di Verolanuova nella sua relazione mensile del dicembre 1864 al prefetto di Brescia, relazione trascritta da Fappani. “Li oratori che sono esercitati con maggior gesuitismo e spirito di reazione, sono a Verolanuova, Leno e Quinzano. (…) Nelle adunanze ed esercizi spirituali non si insegna davvero l’amore alla famiglia, alla patria, al governo. Si fanno raccolte di denaro e si dà una educazione antisociale e direi quasi di setta”. Nonostante tanta diffidenza e numerosi contrasti, i catechismi e gli oratori continuarono a prosperare. Molti sacerdoti lavorarono espressamente e diedero grande impulso alle attività religiose e giovanili. Della nostra diocesi ricordiamo il beato Ludovico Pavoni e, a carattere nazionale, S. Giovanni Bosco, il più grande educatore dell’Ottocento. Con l’appoggio e l’incoraggiamento di Mons. Girolamo Verzeri, vescovo dal 1850 al 1883, gli oratori maschili e femminili vennero potenziati in quasi tutte le parrocchie. Furono gli anni in cui si seminarono fermenti di una maturazione decisiva dell’azione catechistica e oratoriana che formarono poi il nerbo di quel movimento cattolico, uno dei primi d’Italia per vivacità e per efficacia di presenza. Anche per le ragazze si fece molto, principalmente per opera delle Ancelle della carità e delle suore di Maria Bambina che aprirono oratori femminili in città e in molti paesi della diocesi.

Nel 1867 nacque la Gioventù Cattolica Italiana per iniziativa di un gruppo di giovani stretti attorno a Mario Fani e a Giovanni Acquaderni. Nel bresciano la Gioventù Cattolica trovò fertile terreno, oltre che una invidiata organizzazione parrocchiale già esistente. Nel 1868 a Brescia venne aperto il primo circolo cattolico giovanile dei SS. Faustino e Giovita. Ben presto sorsero altri circoli in provincia: a Bagolino, Chiari, Travagliato, Pisogne, Leno. Essi rappresentarono un argine al dilagare del liberalismo e della massoneria.

Don Luigi Olivares, parroco di Leno dal 1881 al 1914, come il suo predecessore don Bassano Cremonesini, ebbe un’attenzione speciale per l’istruzione religiosa della gioventù. Sua prima cura fu di procurare un ambiente adatto all’oratorio maschile che sistemò in un edificio vicino alla casa che nel 1906 divenne la sede del Ricovero Vecchi inabili al lavoro. Mino Micheli nel libro “I vivi e i morti” così ricorda l’oratorio di Leno all’inizio del nostro secolo: “ era in fondo al paese, vicino all’ospedale: un grande cortile, il porticato e al centro del cortile la giostra, con tanti seggiolini appesi alla catena, cui i ragazzi vocianti si appendevano, girando in tondo. Quanti ragazzi giocavano felici!”. Successivamente don Olivares diede vita al circolo cattolico giovanile dedicato ai SS. Vitale e Marziale che venne sistemato in alcuni locali dell’oratorio. Fin dall’inizio aderirono al circolo un buon numero di giovani. É bene precisare che circolo e oratorio erano due realtà diverse per statuto, ma praticamente si completavano a vicenda. L’oratorio era aperto ai ragazzi; al circolo poteva iscriversi solo chi aveva compiuto 15 anni e chi rispettava norme ben precise. Fino al 1910 fu direttore delle due istituzioni don Angelo Parracchini e, dal 1911 al 1920, don Vincenzo D’Acunzo.

L’oratorio femminile S. Agnese
Il 28 novembre 1904 giunsero a Leno tre ancelle della carità (già presenti presso l’Ospedale locale dal 1872) per dedicarsi all’oratorio e alla scuola di lavoro femminile. I locali adatti per il catechismo e il cortile per la ricreazione vennero messi a disposizione delle giovani dal parroco don Luigi Olivares in via Re Desiderio. All’inizio degli anni venti l’Oratorio, dedicato a S. Agnese, fu trasferito in un fabbricato di via Ospedale, acquistato e adattato dal parroco don Giovanni Marinoni. In quegli anni sorsero le Associazioni di Azione Cattolica Femminile. L’oratorio femminile era frequentato da quasi tutta la gioventù del paese

Il circolo cattolico giovanile SS. Vitale e Marziale
Nel gennaio 1921 a don Vincenzo D’Acunzo subentrò come direttore dell’Oratorio e assistente del circolo cattolico giovanile don Francesco Viviani. Fin dal primo giorno egli dedicò alle due associazioni tutto il suo entusiasmo e le sue forze, tanto da ottenere in breve tempo un gruppo di giovani tra i meglio organizzati della diocesi.
Le associazioni cattoliche di Leno, sempre fedeli alle direttive del centro diocesano e nazionale, ebbero vita rigogliosa malgrado le difficoltà dei tempi. Già nel 1920 i fascisti avevano compiuto spedizioni punitive in numerosi paesi del bresciano contro sedi cattoliche con sparatorie e manganellate. anche a Leno vi fu, nello stesso anno, una di queste spedizioni e alcuni giovani del circolo ricevettero insulti e bastonate. Nel 1922 altri giovani cattolici lenesi vennero picchiati a sangue (A. Fappani, la resistenza bresciana, vol 1, p.17). Il 13 novembre 1928, seguendo la sorte di altri nove circoli cattolici della diocesi, fu sciolto il circolo locale; la sua sede e l’oratorio furono occupati dai Balilla. Ci si accaniva contro don Francesco perché sapeva trascinare tanti giovani e apriva loro gli occhi sulla realtà del tempo. Nel 1929 il circolo locale ebbe l’alto onore, insieme ad altre nove associazioni chiuse dai fascisti, di figurare sul tavolo di Pio XI nell’udienza del Segretario generale del fascismo. Dopo il concordato venne revocato il decreto di scioglimento del circolo e si poté ricomporre l’associazione. Non fu però restituita la sede perché nel frattempo i locali erano stati ceduti al Ricovero Vecchi. Don Viviani riunì allora i giovani dapprima nella chiesa parrocchiale (fino al maggio 1933), poi nella casa del sig. Pietro Piccoli in via Signorelli. Finalmente nel maggio del 1934, fra il più grande entusiasmo, superati molti ostacoli, l’oratorio e il circolo si sistemarono nella nuova sede in via Collegio, acquistata appositamente dalla parrocchia. Nel 1937 gli iscritti al circolo vennero aggregati ufficialmente alla gioventù di Azione Cattolica.

Origini della Compagnia teatrale e del Coro parrocchiale
I locali del circolo, ogni sera, venivano frequentati da parecchi giovani che, quando non si teneva l’adunanza, trascorrevano una o due ore giocando a carte. Alcuni erano impegnati nelle prove di recitazione, altri nella scuola di canto o della banda. Altri ancora preparavano scenette coi burattini per divertire alla domenica i ragazzi. A tal fine era stato allestito un apposito teatrino. La filodrammatica si esibiva più volte all’anno. Le commedie, preparate con entusiasmo e massima cura, riscuotevano sempre grande successo presso la popolazione. Alcune recite vennero appositamente scritte da don Francesco, come “Il figliol prodigo”, “I Promessi sposi”.
Il gruppo cantori imparò innanzitutto la messa in canto gregoriano che, in seguito, venne cantata da tutti i fedeli durante la messa festiva delle ore 10.30. Apprendevano poi inni religiosi e patriottici, nonché brani vari di musica che venivano presentate durante le accademie. Tra le iniziative culturali più significative del circolo, in tempi dove era assai difficile procurarsi un libro, va annoverata sicuramente la biblioteca. I primi volumi vennero donati dai sacerdoti e da altre persone di Leno. Negli anni successivi si organizzarono lotterie che permisero l’acquisto di libri e riviste.

I giochi in oratorio
In oratorio non mancò, dagli anni venti al 1940, il sano passatempo all’aperto, anche se lo spazio era limitato. Nel cortile, ragazzi e giovani si divertivano con la giostra, l’altalena, il gioco delle bocce e altri svaghi. Si giocava anche al foot-ball, gioco fatto conoscere alcuni anni prima dai soldati inglesi alloggiati presso le scuole elementari. Nel 1924 per la disputa di partite di calcio venne preso in affitto dal circolo un appezzamento di terra dal sig. Taetti e, dal 1934 si gareggiò nel campetto messo a disposizione dell’Oratorio dal maestro Garda in via Collegio.

Regolamento interno
Leggendo alcuni articoli del regolamento del circolo, i soli rinvenuti nei registri dei verbali, può sembrare eccessiva la severità allora usata. Dobbiamo riconoscere d’altra parte che, per i giovani, il circolo costituiva una seconda vera famiglia, dove venivano condivise tutte le gioie e gli immancabili dolori della vita. Erano altri tempi. Grande era l’impegno dei dirigenti e i frutti, non mancarono. Più di un anziano, socio allora del circolo, ricorda quegli anni come veramente formativi.
Vengono qui di seguito riportati sei articoli del regolamento:
1.Chi intende iscriversi al circolo dei SS: Vitale e Marziale deve fare domanda per iscritto. Solo se la domanda è accolta dalla Presidenza si è iscritti. Ai nuovi iscritti si chiede un periodo di prova di due mesi. Se, passato tale periodo, essi avranno dimostrato buona condotta, passeranno nell’elenco dei soci effettivi; sarà loro consegnata la tessera con diritto di portare il distintivo.
2.Vengono radiati dal circolo coloro che non frequentano la Dottrina Cristiana, si recano a ballare, non frequentano le riunioni di circolo, non sono in regola con il pagamento delle quote mensili, non portano il distintivo ogni giorno festivo.
3.Per togliere eventuali discordie tra i giovani che desiderano portare la bandiera dell’associazione a processioni e manifestazioni varie, l’alfiere verrà estratto a sorte.
4.I membri della Presidenza devono trovarsi in sede alle ore 9 di sera e non più tardi delle 9.30. Chi arriva anche solo con un minuto di ritardo deve pagare: lire 1 di multa se presidente, segretario o assistente, lire 0,50 se consigliere.
5.Gli iscritti al circolo sono tenuti a partecipare al funerale di un socio con bandiera. Per gli iscritti poveri, i soci offriranno, con offerta spontanea, la somma necessaria per le spese del funerale.
6.Quando si sposa un socio, gli iscritti, in una sera precedente il matrimonio, si incontreranno in sede per gli auguri e il regalo al novello sposo. Seguirà una bicchierata.

Dal 1940, con la partenza dei primi giovani per il fronte, iniziava da parte dei dirigenti la corrispondenza coi soci militari, l’invio dei giornali dell’azione cattolica, la raccolta in sede delle loro fotografie. Nel 1942 si alloggiarono a Leno centinaia di soldati italiani. Nella sede del circolo essi trovarono la più schietta ospitalità e compagnia da parte dei giovani lenesi, nonché la buona parola dell’assistente.  Dal 1943 alla fine del conflitto l’attività del circolo e dell’oratorio venne ridotta al minimo in quanto quasi tutti i giovani si trovavano sotto le armi e la sede adibita ad aule scolastiche.
Già dal 1940 i sacerdoti avevano posto sul tappeto il problema urgente di un nuovo e più ampio ambiente per l’oratorio maschile. Don Viviani, da tempo, lamentava che nei giorni festivi i ragazzi occupavano anche i locali riservati all’associazione giovanile. Non era facile trovare nel centro abitato l’area necessaria per accogliere centinaia di fanciulli. Ce n’era una in tutto il paese; un vecchio fabbricato con annesso un grande cortile in via re desiderio. Il parroco don Giovanni Marinoni nel 1942 riuscì ad ottenere lo stabile del sig. Dander in cambio di 13 piò di terra del beneficio parrocchiale. Si era in piena guerra ed era impossibile affrontare subito le opere necessarie di adattamento e di ampliamento dell’edificio per ricavarne un numero sufficiente di aule per il catechismo. Per alcuni anni vi trovarono posto l’abitazione del direttore dell’oratorio don Erminio Bertuzzi ed alcune aule.
Nel 1949 il nuovo parroco don Battista Galli diede inizio ai lavori per la costruzione del salone teatro capace di 600 posti. Sopra lo stesso si ricavarono una decina di aule per il catechismo. All’esterno, sulla facciata della nuova ala che fronteggia il campo di gioco, si continuò l’elegante porticato della vecchia casa, lungo 64 metri, così da dare a tutto il complesso un tono di distinzione ed eleganza. L’opera ideata dall’architetto Valotti, venne eseguita su disegno dell’Ing. L. Bonaccini e del geometra G.B. Cherubini con l’approvazione e i suggerimenti di Mons. Daffini, al quale va il merito di aver insistito sulla continuazione, per tutta la lunghezza della facciata, del bel porticato. La spesa sostenuta dalla parrocchia superò i quindici milioni di lire.
Il nuovo edificio, dedicato a S. Luigi Gonzaga, fu inaugurato l’8 dicembre 1951 da mons. Bosio arcivescovo di Chieti alla chiusura delle sante missioni.
Nel 1958 si resero libere alcune stanze del vecchio edificio fino ad allora occupate da tre famiglie. Eseguiti gli opportuni lavori di adattamento, nei nuovi locali trovarono posto: al piano superiore l’appartamento del direttore dell’oratorio e, nelle stanze al pianterreno, un ampio ed accogliente bar, la sala per la televisione, la direzione con l’archivio, la sala giochi per i più piccoli. Solo un decennio più tardi si procedette alla ristrutturazione degli ultimi locali non ancora sistemati del fabbricato acquistato nel 1942.

Attività
Numerose le attività promosse dai direttori durante gli anni cinquanta e sessanta per dare ai ragazzi, dai 7 ai 14 anni, un’educazione religiosa. Un’attenzione particolare essi ebbero per il catechismo festivo; perché tutto si svolgesse nel migliore dei modi, tennero assidui incontri per preparare i catechisti, dotarono gli alunni del testo della Dottrina, si interessarono costantemente della frequenza e della disciplina.
Si rimaneva meravigliati nell’assistere al catechismo: alle due pomeridiane, al suono della campanella, cessato ogni gioco, i ragazzi si riunivano in fila sotto il porticato per la recita di una preghiera e per ascoltare gli eventuali avvisi del direttore; con ordine poi ci si recava nelle aule. L’anno catechistico veniva diviso in trimestri, alla fine dei quali si consegnavano a tutti, ragazzi e ragazze, la pagella che dovevano far firmare ai genitori. A giugno veniva svolta la gara catechistica con la premiazione dei più meritevoli.

La Messa
La messa festiva dei ragazzi veniva celebrata con grande raccoglimento, debitamente curata e guidata con tatto dai direttori dell’oratorio.
Il quotidiano “L’Italia”, nella pagina riservata alla cronaca bresciana, il 30 Gennaio 1955 così descriveva la “Messa domenicale dei fanciulli a Leno”

(…)Frotte di ragazzi avanzavano dalle varie vie del paese verso la chiesa. Nasini rossi, visi sbiancati, scarpe inzaccherate. Ridono egualmente. Suona la campanella per l’ultimo segnale; don Giulio sul portale batte le mani. L’ampia chiesa settecentesca va popolandosi. Presto sarà piena. Il direttore dell’oratorio in piedi sul primo banco domina la mareggiata di teste. Intona una lode sacra. Tutti cantano a voce piena. I banchi adesso sono stipati, due scaglioni di fanciulli trovano posto nei vani degli altari laterali. Quanti sono? non meno di seicento!! Sono stati abituati a pregare, a cantare, a rispondere in coro. Non sono sguaiati (…) Don Giulio rievoca un tratto del Vangelo: oramai i seicento ragazzi sono lontani, in Palestina, e vedono Gesù (…)  Don Giulio dà le ultime disposizioni per il catechismo del pomeriggio. Intanto la messa è finita. Con ordine i ragazzi escono a squadre. Anche gli adulti, rimasti ritti, fuori dai banchi durante la messa sono usciti; si sentono più leggeri, meno duri. Hanno respirato una boccata d’aria di cielo.

Tra le altre iniziative riguardanti fanciulli e fanciulle, ricordiamo:
•la messa feriale, durante l’Avvento e la Quaresima per gli alunni delle scuole elementari.
•Il mese di maggio. Ogni sera il direttore dell’oratorio, accompagnato da una frotta di ragazzi, si recava presso una chiesetta campestre o in una via del paese davanti a un’edicola della Madonna, per la recita del rosario. Alla fine veniva assegnato a tutti i presenti il fioretto per il giorno successivo, che costava piccoli sacrifici.
•Riassunto scritto del Vangelo festivo, narrato e spiegato durante la messa, dal direttore dell’oratorio
•La Via crucis. Ogni venerdì di quaresima alle ore 16.00, in chiesa i ragazzi si alternavano a leggere, davanti ad ogni stazione, alcuni loro pensieri sulla morte di Gesù.
•Il piccolo clero, assai numeroso e di servizio durante tutte le funzioni religiose.
•Catechismo estivo. Nel pomeriggio della domenica tutti i ragazzi venivano riuniti nel teatro per assistere alla proiezione di documentari (I Dieci Comandamenti, I Sacramenti, Episodi del Vecchio Testamento etc.)
•Apertura dell’oratorio nei giorni feriali, dalle ore 16.00 alle ore 18.00 per la ricreazione dei ragazzi, togliendoli così dai pericoli della strada

Da un’inchiesta effettuata nel 1960 risultò che circa 700 ragazzi e 650 ragazze (praticamente tutti), dai 6 ai 14 anni, frequentavano la messa festiva e, in egual numero, erano presenti al catechismo della domenica suddivisi in 18 classi i maschi e in 15 le ragazze.

I giornali dell’Oratorio
Il 1955 fu l’anno in cui i due oratori presentarono una assai gradita sorpresa: la nascita di due giornali. L’otto marzo veniva distribuito “Il Missile”, mensile ciclostilato, diretto a tutte le giovani lenesi che riuscì a portare un’ondata di novità nella vita dell’oratorio S. Agnese.
L’iniziativa delle giovani servì di sprone ai loro coetanei dell’oratorio maschile che, nel mese di maggio dello stesso anno, distribuivano il primo numero del giornalino a stampa “2000”. Il direttore era don Franco Bertoni. Entrambi i mensili, oltre ad articoli riguardanti l’educazione della gioventù, davano largo spazio alle attività svolte e da effettuare negli oratori. Nel 1962 sia “Il missile” che “2000” cessarono la pubblicazione in quanto la parrocchia diede vita al mensile “La Badia” che ha sempre riservato una o più pagine ai problemi e alle iniziative degli oratori.

Feste di San Luigi
Nell’oratorio maschile a partire dal 1947 prendeva nuovo impulso, per merito di don Giulio Pini, la bella tradizione delle cinque feste di S. Luigi. L’ultima delle cinque domeniche veniva celebrata in rande. Nelle tre sere precedenti, per la preparazione spirituale dei giovani, si tenevano incontri molto frequentati, nella chiesa di S. Michele e presso l’oratorio per gli adolescenti. La domenica mattina alle ore sette si celebrava la messa per i giovani e, alle otto quella dei ragazzi con comunione generale. L’inizio delle manifestazioni esterne veniva dato, terminata la messa delle otto, col lancio di un grande pallone aerostatico che lentamente saliva in cielo tra le acclamazioni di tutti i ragazzi riuniti sul sagrato della chiesa. Nel pomeriggio, nell’oratorio parato a festa con centinaia di bandierine e festoni, allestita nel campo una provvisoria pista, segnata con paletti e corde, si svolgevano giochi popolari, detti pomposamente “Olimpiadi di S. Luigi”. Terminate le gare dei ragazzi seguiva l’immancabile e sempre divertente corsa degli asini.

Prime comunioni
Fino a metà degli anni cinquanta le Prime Comunioni si facevano la domenica delle Palme. La messa si celebrava alle ore otto presenti i genitori. Non si parlava allora di tuniche, regali, foto e immagini ricordo, pranzi con invitati. Per alcuni anni la festa del primo incontro con Gesù Eucarestia era attesa da tutti i ragazzi anche per la tradizionale passeggiata a piedi che si faceva il giovedì successivo. Veniva organizzata dal direttore Don Giulio Pini, aiutato da chierici e catechisti. Verso le otto tutti i ragazzi e ragazze del paese, armati di sporte e fagottini con la colazione a sacco, si recavano in un paese vicino dove, presso quegli oratori, giocavano in piena libertà per tutta la giornata. In seguito le gite per i ragazzi e per i giovani si fecero in pullman ed ebbero per meta specialmente località dei laghi bresciani.

Spettacoli teatrali
Dopo la seconda guerra mondiale gli oratori lenesi hanno continuato la bella tradizione di organizzare rappresentazioni teatrali: commedie che terminavano con l’immancabile farsa, operette musicali, spettacoli che non avevano solo lo scopo di divertire, ma anche di istruire ed educare. Negli ultimi decenni sono subentrati spettacoli d’arte varia (Billy show, Gruppi spontanei musicali), nonché rappresentazioni teatrali in occasione di festività particolari (festa di S. Lucia, di S. Giovanni Bosco, S. Agnese, della mamma del papà, della vita, etc.) organizzate dai ragazzi e dai giovani stessi che hanno sempre riscosso calorosi applausi.

Attività ricreative per ragazzi
Alla domenica e spesso anche nei giorni feriali dopo la scuola, l’oratorio S. Luigi è stato a disposizione dei ragazzi per il loro passatempo. Gli impianti sportivi più di una volta sono stati ampliati e ammodernati: nel 1958 il campo di calcio è stato recintato e dotato dell’impianto di illuminazione per il torneo notturno, nel 1975 sono state costruite le docce e gli spogliatoi e, l’anno successivo asfaltati i campi da pallavolo e pallacanestro.

Tratto dalla pubblicazione “dei nostri Oratori” di Battista Favagrossa e Giovanni Fiora, Leno 1989