Sì, è veramente risuscitato!

16 aprile 2017
Pasqua

Quello prima di Pasqua fu un sabato diverso dagli altri. Non appena fu terminato le donne accorsero al sepolcro. Pensavano che fosse tutto quello che restava loro di Gesù, lì al sepolcro. Sì un sepolcro, l’unico punto di incontro con Gesù crocifisso e addormentato nella morte. Ma nemmeno questa Pasqua era stata come le altre, come tutte quelle che si erano succedute da secoli, fin dalla traversata del Mar Rosso. Tanti agnelli, senza difetto, maschi e nati nell’anno, erano stati immolati, anno dopo anno, in questa notte santa, prima di essere consumati dai credenti con in mano il bastone, imitando l’Esodo di un tempo. Ma questa volta, nemmeno l’agnello pasquale era stato come gli altri; era stato unico, quello annunciato da tutti i precedenti: l’Agnello di Dio, giunto a togliere il peccato del mondo.

Mentre si affrettavano per raggiungere il sepolcro, le donne si preparavano a identificare un cadavere. Ma ciò che le attende e completamente diverso; contavano di trovare Gesù a riposo nel sepolcro. Il Signore non c’è più, il Suo riposo è terminato, glielo assicura l’angelo. Devono solo guardare per verificare che è così, “Venite a vedere il luogo dov’era deposto”; e poi infine la bella notizia, unica, sorprendente: è risorto proprio come aveva detto. Avranno creduto immediatamente alle parole dell’angelo? C’è un misto di timore e di gioia in loro. Con timore e gioia grande si precipitano a portare la notizia ai discepoli, invano d’altronde. Secondo l’evangelista gli uomini rifiutano di prestare fede a queste chiacchiere, perché provengono da donne, secondo la mentalità del tempo. Ma il Signore ci sorprende anche qui. Certo, nel momento in cui si allontanano in fretta dal sepolcro sanno solo per sentito dire, solo per le parole di quell’angelo, anche se il loro intuito femminile e il presentimento del loro cuore anticipano qualsiasi altra prova.

Ma non hanno potuto vedere o toccare Gesù, senza alcuna sorpresa da parte loro in fondo, “Non è qui” ha detto l’angelo, non è qui. E tuttavia non appena hanno iniziato la loro corsa verso i discepoli, a una svolta della strada, Gesù appare loro nella luce radiosa di quest’alba domenicale. Eccolo dunque, non aspetta, si fa vedere e questa volta si fa anche toccare in carne ed ossa, il Risorto. Ormai lo conoscono meglio, molto meglio che per sentito dire: i loro occhi Lo hanno visto, le loro mani Lo hanno toccato; mai più dubiteranno che Gesù sia realmente vivo. Mistero, questo, della presenza Pasquale di Gesù, mistero che si prolunga fino ad oggi nella fede della Chiesa e nella nostra fede. Il Gesù prima di Pasqua, vivo o morto secondo la carne, non esiste più. E’ inutile volerLo far ritornare come prima, è inutile tornare alla tomba. Tuttavia è più che mai presente, secondo lo Spirito risuscitato, vivo per sempre.
Lui ha anche promesso di restare con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo, ma Egli si rende palpabile e visibile soltanto dalla nostra fede: a occhi e mani di coloro che credono davvero. Le formule del credo della catechesi sembra che non siano sufficienti, in generale permettono soltanto di conoscere così per sentito dire, a meno di diventare improvvisamente lo strumento e il luogo privilegiato dell’incontro. Ora, oggi questo non dipende né da noi né dal catechismo e nemmeno dalla Chiesa, ma unicamente e gratuitamente da Lui, dal Gesù risuscitato.

Una mattina, una sera, magari preferibilmente di notte, chissà, alla svolta di una strada o nel silenzio di una stanza, come e quando Lui vorrà, ci basta desiderarLo, il Signore, chiedere e accettare di aspettare; quando per ognuno di noi sarà giunta l’ora Lo riconosceremo come le donne, grazie a due indizi che non ingannano mai: un timore sacro e dolce, che è il contrario della paura, e una gioia indicibile; due segni certi dell’amore. E anche noi potremo più dubitare “sì, è veramente risuscitato”. Allora, quando Lo incontreremo, anche noi correremo senza resistere ad annunciarLo ovunque, come quelle donne con timore, ma con gioia grande.


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