Se tu non mi parli Signore, io non son capace di incontrarti

30 aprile 2017

Credo che la ricchezza della Parola che abbiamo ascoltato, che è Parola di Dio, ci convince ancora una volta che tutto  è dono, tutto è grazia. Se noi siamo qui oggi, intorno alla mensa della Parola e dell’Eucarestia, e ci sentiamo famiglia dei figli di Dio, e sentiamo il bisogno di Lui nella nostra vita, è perché anche questo desiderio ha messo dentro di noi Lui. come dono, perché possiamo vivere al meglio la nostra esistenza terrena, e poi raggiungere la vita definitiva. San Pietro ci dice questo: voi per opera sua credete in Dio, perfino la nostra fede, il fatto che noi possiamo credere, è un dono suo. Noi non sapremmo dire Gesù è il  Signore, noi non potremmo riconoscere nei segni sacramentali la sua presenza, se non perché Dio in Gesù e nello Spirito opera in noi e ci rende capaci di professare questa fede nella sua presenza non solo a parole, ma essendo intimamente convinti di quel che facciamo e di quel che diciamo.

Essendo intimamente convinti che al di là dell’impossibilità di toccare con mano una presenza fisica, noi abbiamo la certezza che Gesù è qui in mezzo a noi, e ci parla, ci ascolta, ci sollecita, con le sue domande, ispirazioni, mediante lo Spirito, e ci dà la forza e il coraggio di invitarlo nella nostra vita, perché possiamo vivere di lui. E poi ci dona la capacità di contemplare quell’evento che tra poco avverrà sull’altare, di trasformazione del pane e del vino nel corpo e sangue di Gesù il vivente, che poi nella comunione eucaristica si dona a noi. E noi diremo quando ci sarà dato il corpo di Cristo, risponderemo “Amen!”, che vuol dire è vero, lo riconosco, è il mio Signore. E tutto questo perché Gesù come ha fatto con i primi apostoli, fa anche con noi. La sera di quello stesso giorno, cioè il giorno della Pasqua. Quella Pasqua che poi si ripete per noi ogni settimana, la Pasqua settimanale, la domenica, quando il Signore ci porta qui come comunità cristiana, ci spiega le scrittura, ci aiuta a leggere i segni della Sua presenza e a riconoscerlo come il nostro Signore. E poi ci invita alla mensa dell’eucarestia, e lì noi lo riconosciamo come i due discepoli di Emmaus mentre benedice, spezza il pane e ce lo dona, e lui sparisce. Sparisce dentro di noi però. Non va lontano, e noi continuiamo a credere alla sua presenza perché siamo certi che è con noi, come han fatto i discepoli di Emmaus, i quali dal momento in cui l’hanno riconosciuto nello spezzare il pane non lo vedono più. Ma non importa più di vederlo con questi occhi, perché ormai la fede ha confermato loro la sua presenza.

Non è più il Dio fuori, ma è il Dio con noi. É il Dio che illumina le strade del buoi dell’umanità. Lo illumina con la sua presenza, il buio del nostro peccato, il buio del nostro egoismo, il buio della nostra tristezza. Lui è dentro di in per illuminare questo buio e rendere la nostra vita più vera, più simile alla sua. E ancora una volta è tutto un dono. Noi non riusciamo a conquistare la fede, non riusciamo nella nostra ricerca ad incontrare il Signore, se Lui non ci dona la fede e non si fa incontrare. Sant’Agostino in questo era profondamente convinto. Se tu non mi parli Signore, io non son capace di incontrarti. E posso ascoltarti solo perché so che tu mi parli. Credo che anche noi dovremo fare più esperienza di tutto questo, imparando ogni giorno ad aprire gli occhi della fede e ringraziare Dio per tutto ciò che siamo ed abbiamo, perché è tutto dono suo. Perfino il male, le difficoltà, diventa dono nel senso che Lui, se noi vogliamo, entra in queste realtà della nostra vita e ci aiuta a farle diventare esperienza che ci conduce al bene. Dio, lo dice anche Paolo, sa tirar fuori il bene anche dal male. Ma è necessario che noi riconosciamo la sua presenza nella nostra vita, diversamente non riusciamo a cogliere queste esperienze così grandi. E allora lasciamoci inondare da questa presenza di Gesù. E allora, come abbiamo pregato nella colletta iniziale, troveremo che al di là dei nostri anni, noi ci sentiremo dentro davvero giovani, perché chi vive nella fede di Gesù non invecchia. Il suo cuore rimane giovane, e la sua esistenza diventa continuamente un canto alla vita che è Dio Signore che vive dentro di noi. Allora potremo, come i due discepoli, uscendo dall’incontro col Signore, portare a tutti la gioia dell’incontro. E coloro che ci incontrano in noi riconoscono delle persone trasformate.

Questi due scappavano da Gerusalemme, dalla fede, dall’incontro con Gesù, ritornavano al peccato di prima, negando tutta l’esperienza che han fatto con Gesù. Capita anche a noi di voler rinnegare tutto quello che siamo e abbiamo ricevuto di fede, di doni spirituali, magari per conquistare un pezzo di terra in più, una casa in più, o per aumentare il conto corrente. Siamo capaci anche di rinnegare i doni che abbiamo avuto, ma questo ci rende tristi. E allora davvero noi che ci incontriamo col Signore la domenica, e lo riconosciamo nella parola e nello spezzare il pane, abbiamo il coraggio nell’uscire di chiesa e ributtarci  nella vita quotidiana, di manifestare la nostra gioia di essere cristiani, la volontà di convertirci, di vivere la vita convertita o comunque una vita fatta di momenti di conversione. Allora diventeremo per gli altri sacramento di Gesù, cioè segno efficace della sua presenza, e gli altri diventeranno per noi sacramento di Gesù, segno efficace della sua presenza. E questo soprattutto nella nostra famiglia, dove è più difficile vedere in colui che ci è sempre accanto, Gesù che dice “io sono accanto a te”.


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