Sale della terra e luce del mondo

5 febbraio 2017

Nella pagina evangelica odierna, Gesù utilizza due immagini esplicite, cioè molto chiare, per descrivere i discepoli. Li definisce: “Sale della terra e luce del mondo”. Da notare, cioè è un elemento su cui porre attenzione, che Gesù non dice ai discepoli che potrebbero essere sale della terra o potrebbero essere luce del mondo, ma che già lo sono e in virtù, in ragione della loro condizione non possono sprecare ciò che sono perché sarebbe un paradosso. Dice: “Il sale se perde il sapore a null’altro serve se a essere gettato” e sarebbe un paradosso..

Ma, seppur può sembrare o sarebbe un paradosso, non è raro che, purtroppo, le nostre vite siano senza sapore, o siano poco luminose. Attenzione! Perché anche in questo caso non sto parlando del fatto che vi sia qualcosa o qualcuno che copra i sapori, sto parlando della possibilità di abbassare il livello, la percezione del gusto.

Se Gesù ci dice questo, ossia di fare attenzione a non perdere sapore, è perché conosce la realtà umana e perché sa che questo rischio è percorribilissimo. Non so se anche a voi capita, ogni tanto, di scoprirsi senza sapore, di aver perso magari smalto, intensità, di aver perso la capacità di gustare qualcosa, di riscoprire il bello di ciò che facciamo tutti i giorni. Torno a dire che, se Gesù dice questo è perché è una ipotesi percorribilissima. Anche nei nostri discorsi capita, a volte, che commentando i comportamenti o lo stile di qualcuno, arriviamo a dire “eh non sa di niente!”. Quasi è peggio il fatto che non abbia sapore rispetto al fatto che possa invece avere un sapore amaro, perché potremmo anche tollerare il fatto di saper mangiare amaro, a volte. Ma noi siamo fatti così! Gli esseri umani sono fatti così: il non aver sapore ci dà fastidio, ci spiace, ci spiazza.

Bisogna, allora, fare attenzione a quando si perde il sapore. Quando abbiamo l’influenza, ci si accorge che i sapori vengono alterati, a volte non riesci a gustare le cose. C’è una patologia, che dice che non sei capace di gustare. Allora, questo Vangelo, penso possa aiutarci in primo luogo a tener monitorato il nostro saper gustare la vita; a tener monitorati i nostri livelli di percezione del gusto, della luminosità della nostra esistenza. Perché se neanche ci accorgiamo di perdere il sapore, allora, ancor di più andiamo in confusione.

Il non saper di nulla ci manda in confusione, ci appiattisce, crea una sorta di omologazione. Ora, non vorrei essere pessimista, ma ci accorgiamo un po’ tutti che oggi c’è una difficoltà oggettiva nel saper cogliere ciò che è buono rispetto a ciò che non lo è. Non è più così semplice saper discernere la volontà di Dio, perché forse abbiamo perso un po’ il gusto dell’esistenza, o meglio, abbiamo perso la capacità di gustare la vita.

Questo Vangelo, quindi, può darci questo monito, di tener controllato il nostro livello di percezione del gusto. Domandiamoci se siamo ancora capaci di trovare i sapori nella nostra vita, in quello che facciamo e in quello che siamo, perché se non accade, vuol dire che c’è una patologia.

Un secondo aspetto su cui poter fare attenzione grazie a questo Vangelo, è dato dal fatto che possiamo fare, invece, appello in modo consapevole a ciò che siamo. E ciò che siamo va al di là di ciò che facciamo. Ciò che siamo dice la nostra identità: noi siamo sale, siamo luce. Perché? perché in noi abita Dio ed è alla sua luce e al suo sapore che dobbiamo fare attenzione, a cui dobbiamo attingere. Se guardassimo di migliorare la nostra esistenza, o di adottare strategie o antidoti di fronte alle patologie che ci fan perdere il sapore della vita, solo in base alle nostre capacità, faremmo un grosso errore. Arriveremmo ad un certo punto in cui non saremmo più in grado di andare oltre e vorrebbe dire che tutto dipenderebbe solo da noi. Ma questo indicherebbe che saremmo ripiegati su noi stessi, che tutto dipenderebbe dalla sola nostra realtà, solo da noi! Questo non è vero. Abbiamo bisogno di fare appello a ciò che siamo, perché ciò che siamo è l’immagine di Dio. Diceva benissimo il versetto all’alleluia dove Gesù si proclama “Luce del mondo, e chi mi segue avrà la luce della vita”. Non è un caso che Gesù ai suoi discepoli dica che sono sale, ma nella misura in cui lo seguono. Se non lo seguiamo, perdiamo il sapore.

Fare appello a ciò che siamo, vuol dire appunto darci la possibilità di riconoscere ciò che in noi ci porta a togliere il sapore, e ad attuare strategie che ci possano permettere di recuperarlo. Noi siamo i cristiani, siamo quelli che danno il sapore della vita, quelli che danno la luce, quelli che danno il colore, che danno la gioia. Quando usciamo da questa chiesa o se viviamo le nostre vite in forma pallida o insaporita, diciamocelo, facciamo appello a quello che siamo. Dacci, il sapore, Signore! Dacci luce! Perché abbiamo bisogno di luce e sapore. Certo, non son qua a dire che se si perde il sapore, si perde la luminosità, almeno facciamo qualcosa che se anche ha un cattivo sapore, almeno è qualcosa. Assolutamente no. Solo che non aver sapore ci spiazza, ci manda in confusione. Se ho un sapore cattivo è una cosa grave ma almeno so che è una cosa da evitare perché mi spiace, mi dà fastidio. Il problema è quando non sai di niente. Se non sai di niente, non indichi neanche niente. Se penso ai miei ragazzi, a quanta fatica si faccia con loro nel riuscire a dare qualche orientamento, a volte me lo domando: non sarà, forse, che tu, don non sai di niente? O che perdi sapore? E se così fosse, allora recuperiamolo questo sapore. Chiediamo dono questo a Dio.


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