Risultato dei lavori di gruppo di domenica 26 giugno – Maguzzano

“LA CHIESA IN USCITA” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano.

Papa Francesco, Evangelii Gaudium, n. 24

RISULTATO DEI LAVORI DI GRUPPO DI DOMENICA 26 GIUGNO

MAGUZZANO

1. COSA MANCA ALLA NOSTRA COMUNITA’ PER ESSERE “COMUNITA’ DI DISCEPOLI DEL SIGNORE?

  • La consapevolezza di essere Chiesa e, quindi, di essere parte di una comunità, che confida non tanto sulle sue forze, ma sull’azione dello Spirito Santo, che offre i suoi doni per l’opera affidatale da Gesù. Alla chiesa nel suo insieme e ad ogni vocazione o ministero al suo interno Egli corrisponde una grazia propria (è quella che si chiama grazia del proprio “stato di vita”).
  • La capacità-volontà di mettere al primo posto la Parola, attraverso cui Dio si comunica all’uomo. Questo è un lavoro che impegna ciascuno innanzitutto a diventare missionari verso se stessi: conoscere il Maestro e “stare con Lui” (recuperare il senso della preghiera) per formarsi, cioè prendere la “forma” del vero discepolo di Gesù e imparare a “motivare” il proprio agire a partire dall’appartenenza a Lui e al suo Corpo, che è la Chiesa. Allora l’agire prende la forma del servizio, del “dare la vita” per gli altri, nella “gioia” di servire con “gratuità”.
  • Così si può diventare missionari verso gli altri, a partire dai più vicini: la famiglia, i vicini di casa, i colleghi di lavoro, di studio… insomma, coloro che incontriamo negli ambienti quotidiani della vita, impegnandoci a “pregare per e con tutti” e a testimoniare la nostra fede. E’ fondamentale il radicamento sul vangelo, la sua comprensione, assimilazione, condivisione e il farlo diventare vita. Occorre diventare famigliari del Vangelo.
  • Per essere missionari così è necessario fuggire la paura della “specificità” del cristianesimo e approfondire il “senso di appartenenza” alla comunità cristiana, superando i pregiudizi, per “accogliere” le differenze culturali e religiose come ricchezza e stimolo ad approfondire la nostra fede, senza la pretesa di cambiare o convertire.
  • Il cammino continua nel superamento dell’individualismo della fede, riscoprendo il suo carattere comunitario in una Chiesa di popolo. Moltiplicare le esperienze comunitarie, oltre la Messa: preghiera, formazione, ritiri… Così si arriva a condividere risorse e mezzi e ad impegnarsi nella dimensione educativa.

2. QUALI INIZIATIVE INTRAPRENDERE PER VIVERE LA MISSIONARIETA’ UNIVERSALE?

  • Coinvolgimento. Invitare ciascuno a dare quel “poco” o “tanto” che gli è disponibile di tempo, di intelligenza, di accoglienza… sapendo che lo Spirito Santo soffia su tutti, per un servizio alla comunità.
  • Formazione che ci aiuti a leggere il nostro tempo, per imparare a saper annunciare il Vangelo con linguaggi comprensibili, e “adattare” le tradizioni della “pietà popolare” ad una mentalità che non è più quella in cui sono sorte. Un esempio è la “Via Crucis vivente”, che aggrega molte persone intorno a un tema fondamentale della fede cristiana e può diventare un momento propizio di annuncio e di catechesi, soprattutto per coloro che sono “attori”. Potrebbe essere proposta nelle diverse zone.
  • Promuovere la pratica della preghiera di “effusione dello Spirito” per riscoprire la sua missione nella Chiesa e in noi e i suoi doni per saperli usare a servizio della Chiesa.
  • Aiutarci reciprocamente a prendere coscienza della responsabilità che abbiamo nel nostro comportamento, che influisce sugli altri in modo negativo (scandalo, inciampo) o in modo positivo (testimonianza del messaggio evangelico).

3. COME COINVOLGERE DI PIÙ I SINGOLI E LA COMUNITÀ NEL SERVIZIO MISSIONARIO?

  • Confrontarsi fra le diverse realtà della comunità (famiglia, gruppi, associazioni, categorie di persone… ), riconoscendo il comune obiettivo: portare Cristo e portare a Cristo.
  • Approfondire le relazioni personali, che diventano occasione di evangelizzazione;
  • Fare a tutti la proposta di partecipazione alla programmazione e svolgimento dei progetti pastorali (es. le feste patronali). Il coinvolgimento richiede, però, il “rispetto di tutti” nei loro tempi, modi, disponibilità…

4. COME ACCOMPAGNARE?

  • Formare i formatori (catechisti, volontari, operatori vari) spiritualmente, attraverso cammini di discern mento guidati da sacerdoti e laici preparati e sostenerli nei momenti di difficoltà.
  • Far crescere la “sensibilità alla vicinanza e all’accoglienza” verso qualsiasi persona o gruppo nelle sue situazioni di vita: bambino, giovane, anziano, malato, credente, ateo, cristiano, musulmano… dipendente da stupefacenti, alcool, gioco… Ricco, povero, colto, ignorante…
  • Insegnare a “osservare” per “cogliere” i diversi messaggi e i diversi bisogni che emergono negli eventi vissuti, per “annunciare il Vangelo della speranza e della prossimità”.
  • Stare” con le persone per “conoscerle”: allora si potranno accompagnare nel modo giusto.
  • Non trattenersi dal fare proposte significative ai figli e ai giovani in genere. Invitarli ai momenti comunitari, soprattutto se diversi dal “normale”, perché possano anch’essi contribuire al “rinnovamento”. Affidare loro compiti, responsabilizzarli, considerato che il contesto in cui le persone sono cresciute è quello di faticare il meno possibile e pretendere solo dagli altri.
  • Riproporre le “missioni popolari”;
  • Celebrare messe specifiche per le varie necessità della Chiesa e del mondo: carità, misericordia, missione, pace, giustizia…
  • Organizzare incontri con persone non credenti per un utile confronto.
  • Preparare meglio la messa: prove di canto, preghiere dei fedeli contestualizzate, ecc.
  • Proporre l’adorazione domenicale alle diverse categorie e gruppi.
  • Usare di più e meglio i nuovi mezzi della comunicazione per l’annuncio. Esempio: un messaggio evangelico quotidiano con SMS, tweet, whatsapp, ecc.
  • Potenziare l’azione dei Consigli di zona allo scopo di ricostituire reti sociali di solidarietà cristiana e poter rispondere, così, alle necessità quotidiane delle persone sole, degli anziani, degli ammalati, delle coppie in difficoltà, dei lontani…
  • Formare “gruppi del Vangelo”, composti da persone amiche tra di loro, che apprendano la capacità del confronto sulla Parola di Dio, da cui attingere forza per un sostegno reciproco.

5. QUALI EVENTI DOVREMMO FESTEGGIARE COME CRISTIANI?

  • Feste patronali.
  • Celebrare con più partecipazione e festa le nostre liturgie, a partire dalla messa domenicale.
  • Le tappe significative ed alcune testimonianze di vita cristiana (gli anniversari di matrimonio, di ordinazione, di consacrazione… )
  • Alcuni passaggi significativi della crescita umana (es. i diciottenni).
ORANews

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