Perché dilaniarsi nel pianto?

Perché dilaniarsi nel pianto se la vita Le è stata generosa quanto a ricchezza d’anni e d’affetti, beni per nulla scontati, e se ora è nell’immortalità di Dio e le sue spoglie nell’immortalità della natura, che le adopera per rigenerare la vita stessa in nuovi fiori e nuove forme?

Non è dunque scomparsa, ma ci accompagna in un amore più grande, immenso quanto è quello della Carità Divina, profondo più della profonda umana disperazione: e ti è accanto il conforto di quei cuori illuminati che furono benedetti dalla presenza, fugace ed ormai estinte, ma non dimenticata, dell’anima che piangi come perduta.

Ma perché dirla perduta, se è il Buon Pastore che è giunto a ricercarla in questa vita per condurla all’ovile della beatitudine celeste?

Ella non era smarrita, ma troppo stanca per camminare ancora; e misericordioso il Signore l’ha presa in braccio, come altre volte aveva fatto nelle prove che il suo amore ci sottopone, e portata alla sua casa.

La morte non ci è nemica, ma ci è legge inesorabile, eppure essa non è sovrana dei nostri cuori, perché su di lei trionfa, sommo giudice, il Signore, e la pietà dello sguardo che volge alle miserie di noi uomini.

Ciò che in questa vita è addio, per noi non è che un arrivederci nella Gloria di Dio.

Enrico

ORANews

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Oratorio San Luigi di Leno


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