Misericordia: portare una parola (Vangelo) e un gesto di consolazione ai poveri

Papa Francesco nella Bolla di indizione del Giubileo della Misericordia, proponendo la riflessione sulle opere di misericordia, afferma che “la predicazione di Gesù ci presenta queste opere perché possiamo capire se viviamo o no come suoi discepoli”. Durante la Quaresima, le nostre tre comunità di Leno, Milzanello e Porzano hanno proposto agli adulti un itinerario di fede, guidati dalla “Madre della Misericordia”, che ci aiutasse a confrontare la nostra vita con le opere dì misericordia corporale e spirituale, per verificare il nostro discepolato dietro a Gesù.

Naturalmente la verifica ci ha visti carenti; ma l’incontro con la Parola di Gesù, che pure ha fatto emergere la distanza tra la fede che professiamo e la nostra vita, ci ha incoraggiato. Infatti, sappiamo che il Signore conosce la debolezza della nostra umanità, per questo ciò che gli sta a cuore non è tanto il fatto che non cadiamo nel peccato, quanto che, incoraggiati dal suo amore e sostenuti dalla sua grazia, abbiamo la forza di rialzarci e incontrare l’abbraccio della tenerezza e della paternità di Dio. Egli, poi, ci offre sempre nuove opportunità per mettere in pratica ciò che professiamo. E’ per questo che nell’itinerario che abbiamo chiamato “pellegrinaggio con Maria, Madre della Misericordia” abbiamo cercato di condividere il pellegrinaggio di fede di Maria. Anche Lei, infatti, ha dovuto compiere il suo cammino di fede, perché l’obbedienza dichiarata all’Angelo nell’annunciazione divenisse risposta giorno dopo giorno, nelle diverse circostanze della vita. Abbiamo scoperto, così, che le opere di misericordia sono fatte di Parola e gesti insieme. Parola ascoltata, perché riempia la nostra vita di senso profondo, di amore pieno, di pace e di consolazione, insomma, di Dio; e opere che diano significato concreto a ciò che abbiamo ascoltato e portiamo dentro di noi come dono da offrire.

Opere di misericordia: parola e gesti, Parole di Vangelo, che offrano gioia, sostegno, consolazione, incoraggiamento, speranza; che aiutino a leggere la realtà e le persone con gli occhi di Dio; che sostengano il giudizio secondo il cuore di Dio; che non siano parole formali, ma che corrispondano ad un amore che portiamo nel cuore. Gesti di consolazione, che rendano visibile la carità di Cristo, il suo volto misericordioso, la sua mitezza e umiltà di cuore, la sua passione e compassione per l’umanità. Allora sono parole e gesti che non fanno distinzione: in ogni uomo, in ogni donna, in ogni sofferente, in ogni migrante, in ogni affamato, in ogni assetato, in ogni forestiero, in ogni “sfortunato”, in ogni “nemico”, in ogni peccatore… vediamo il volto di Gesù che ci domanda di essere soccorso con parole di Vangelo e con opere di amore, perché la sua opera di redenzione continui nell’oggi di ogni generazione. Allo stesso tempo anche noi spesso ci ritroviamo in tutte queste situazioni, anche noi chiediamo soccorso, anche noi desideriamo che qualcuno dica una parola di conforto e ci accarezzi con tenerezza per mostrarci la vicinanza di Dio. Così queste opere ci coinvolgono in una reciprocità di evangelizzazione e di amore, come in una spirale che, abbracciando la nostra umanità, non si avvolge su se stessa, ma continua a crescere, portandoci sempre più in alto, vicino a Dio, fin quando lo raggiungeremo in modo definitivo e parteciperemo della sua pienezza di vita.

Ecco la vera Pasqua! Carissimi, vi invito a continuare questo anno della Misericordia con impegno nella fede e nella carità, perché sia sempre viva la nostra speranza e ne siamo portatori. Chiedo a tutti un impegno forte nel continuare o iniziare quei cammini di riconciliazione, che esprimono concretamente il desiderio di conversione alla Misericordia di Dio, da accogliere e da offrire. Per qualcuno, che fa fatica a vedere nei “forestieri” il volto di Gesù, il segno di riconciliazione potrebbe essere quello di mettere a disposizione l’appartamento sfitto perché vi possa essere accolta una famiglia di rifugiati, naturalmente sostenuto da tutta la comunità e dalla Caritas Diocesana. Così potremo fare un passo ulteriore verso la realizzazione del progetto pastorale della Parrocchia.

Auguro a tutti di riconoscere, come i due discepoli di Emmaus, il Cristo risorto che cammina accanto a noi nella persona del viandante, sia esso il connazionale o forestiero, il ricco o il povero, il malato o il sano, l’amico o il nemico, l’affamato o l’epulone. E a tutti l’incontro doni la gioia che risana la vita.

Monsignor Giovanni


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