Chiesa di San Martino in Porzano

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Chiesa di San Martino
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Dedicata a S. Martino, segno di una presenza in luogo del monastero benedettino. A quanto scrive Luigi Cirimbelli: «doveva essere una grande chiesa, cioè dotata di notevoli beni, da far indicare il paese, in una famosa mappa quattrocentesca del territorio bresciano, con l’edificio sacro e non con la solita torre o con il borgo fortificato.

Da questo disegno sembra che si tratti di una chiesa a tre navate. A quell’edificio dovrebbero appartenere tre formelle in cotto, recentemente ritrovate, che facevano parte del fregio del cornicione esterno, costituito da archetti trilobi impostati su protomi umane. Ancora appartenente alla chiesa quattrocentesca è il frammento di affresco raffigurante la Madonna con il Bambino, conservato su un altare laterale. Questa struttura venne restaurata nel primo Cinquecento, soprattutto per merito dei feudatari subentrati al monastero. Documenti cinquecenteschi ricordano lasciti degli Occanoni, che avevano nella chiesa una cappella gentilizia intitolata a S. Ambrogio, e soprattutto dei Cucchi».

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Nel 1756 venne dato dalla vicinia e dal rettore il via alla costruzione della nuova chiesa. Il progetto, attribuito da Sandro Guerrini a Antonio Marchetti, venne approvato dalla Curia vescovile il 30 aprile 1756.

Sotto la guida del capomastro Giovanni Andrea Lanza, la costruzione dell’edificio si concluse in un decennio. Il nuovo tem-pio fu benedetto il 24 novembre 1765 dall’arciprete di Bagnolo Mella don Benedetto Perugini. Nel 1846-1847 vennero acquistati i banchi e la Via Crucis in calcografia con dicitura in francese. Nel 1898 la chiesa venne restaurata nel suo interno su progetto dell’arch. Luigi Tombola che sistemò gli altari mentre la Bottega Poisa eseguì la soasa dell’altare maggiore e l’indoratura di lesene, del pulpito, delle soase e della cassa dell’organo.

Nel 1908 furono collocate le statue del S. Cuore e di S. Luigi; nel 1911 quella dell’Immacolata. Sempre nel 1911 vennero restaurate le strutture murarie esterne ed interne e posto dalla Società Bresciana Cementi e Costruzioni il pavimento in mattonelle. Al contempo veniva restaurato il castello del campanile. Nel 1944 veniva eseguita la decorazione da Eliodoro Coccoli e da Giacomo Prandelli.

Nel 1945 la Bottega Poisa forniva nuovi lampadari e nel 1955-1956 veniva eseguita dalla ditta Marengoni di Brescia la vetrata centrale e restaurate le altre vetrate.
Nel 1988 la chiesa veniva di nuovo e ampiamente restaurata nella facciata e nelle strutture murarie in generale. Nel 1995 veniva dotata di un bell’altare liturgico decorato dai signori Giuseppe Bellomi e Ludovico Baronio e di nuovi accessori, aggiunti via via a quelli acquisiti negli anni precedenti.

Entrando a sinistra si incontra una grande acqua santiera all’interno della quale si trova una incisione nel bacile che raffigura  un serpente mentre mangia un bambino (spiegazione:l’acqua benedetta che sovrasta l’incisione sta a significare che il male è sconfitto). Sempre proseguendo a sinistra si trova la cappella e l’altare di S. Giuseppe raffigurato in una statua di gesso. Segue la cappella con balaustre e l’altare dell’Addolorata, adorna di una bella pala raffigurante la Deposizione, commissionata, come afferma Sandro Guerrini, intorno al 1580 dalla Scuola del SS. Sacramento ad un buon pittore di scuola bresciana probabilmente su consiglio e in parte su finanziamento dei Cucchi.

L’altare maggiore è stato realizzato nel 1766 dal tagliapietra Carlo Cristini “con un suo compagno” (per 100 scudi) con marmi bianchi e colorati, mentre il tabernacolo venne eseguito nel 1800. Domina l’abside, la bella pala (centinata m. 215-143) del Moretto raffigurante la Madonna che allatta il Bambino su una falce di luna fra nubi e teste di angioletti e con ai piedi S. Martino in abiti vescovili e S. Caterina di Alessandria.

Il Fenaroli l’aveva ritenuta “probabile copia” di altra e Paolo Guerrini aveva confermato tale tesi. Camillo Boselli invece l’ha rivendicata decisamente al grande pittore bresciano assegnandola al 1530 e descrivendola.

La pala venne restaurata nel 1898 e raccolta nell’attuale soasa eseguita nello stesso tempo dalla bottega Poisa di Brescia. Scendendo lungo la navata di destra si incontra l’altare dedicato alla Madonna della Stalla, raffigurata in un affresco tolto da una cappella distrutta, collocato in luogo di una statua della Madonna del Rosario, che era contornata dai misteri del Rosario, in una bella ed elegante soasa in marmo. Davanti alla cappella troviamo le balaustre.

Bello è l’altare con paliotto ricco di marmi e di motivi ornamentali avente al centro una medaglia con la Madonna del Rosario tra i S.S. Domenico e Caterina da Siena. Segue la cappella di S. Carlo Borromeo, meno ricca della precedente ma non mancante di un’architettura di una certa eleganza e che accoglie una pala (già nella chiesa dei Ss. Giacomo e Filippo di Brescia) firmata da Carlo Baciocchi e datata 1672 raffigurante S. Carlo inginocchiato che adora il Bambino Gesù presentatogli da S. Antonio di Padova. Di un organo si hanno notizie nel 1823 quando lo strumento viene affidato per restauri a Tommaso Marchesini di Leno. Nuovi restauri vennero compiuti dai fratelli Serassi di Bergamo nel 1874.

L’attuale strumento viene attribuito a Giovanni Tonoli, ma non compare negli elenchi suoi. Si conoscono invece restauri compiuti nel 1894 da Porro, da Maccarinelli di Brescia, nel 1924 da Bianchetti Frigerio e nel 1955-1956 da Domenico Vegine di Casalpoglio (Mantova). Nel 1987 l’organo fu sostituito da un organo elettronico. Le campane vennero fuse da Gerolamo Maggi nel 1867. Nel 1981 venne rinsaldato il castello campanario. La sagrestia è adorna di una tela raffigurante S. Carlo inginocchiato davanti al Crocefisso, che Guerini giudica “notevole”.

Agli inizi del 2001 con il parroco don Roberto Rovaris viene ritinteggiata la sacrestia grazie al  decoratore Treccani Vittorio oriundo di Porzano. Vengono sostituiti gli infissi con nuove finestre e collocata in sacrestia una fontana in marmo di Botticino per il servizio liturgico con la scritta in greco trovata durante i lavori del pavimento della veranda che recita: “Lavati non soltanto le mani ma anche il cuore, la coscienza “.  In sacrestia viene collocato un “ bancone” di grandi dimensioni con cassetti in noce nostrana costruito nel 2001  dalla ditta Adami di Canneto d’Oglio e donato alla parrocchia del signor Ugo Bonaglia per custodire gli arredi liturgici come pianete del 1600-1700, tovaglie, suppellettili.

Vi sono, sempre in sacrestia due armadi e un cassettone della fine del 1800 e un armadio nuovo costruito nel 2000  dalla stessa ditta di Canneto d’Oglio in noce nostrana e massello.

Nel 2004 don Roberto trasforma una vecchia stanza adiacente alla sacrestia e comunicante con la chiesa “in chiesetta invernale” con 35 posti a sedere e luogo di incontri per genitori. Il tabernacolo in legno del 1600  è stato collocato nella parete.

Entrando in chiesa sulla destra troviamo la cappellina del Crocifisso con i simboli della passione restaurata dal signor Vittorio Treccani nel 2003. Sempre in questo luogo è stato trovata una nicchia che serviva come contenitore e custodia della Santa Croce. Tale cappellina serve da confessionale.

All’ingresso della chiesa nel pavimento troviamo due ossari del 1779  con lastre in marmo di Botticino.

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