L’avventura dell’amore è il vero “viaggio di nozze” della vita di coppia

Un commento al capitolo IV della Amoris laetitia

I nostri gruppi famiglia quest’anno stanno vivendo il loro percorso accompagnati dal testo dell’Amoris Laetitia di Papa Francesco. Nel mese di gennaio ci siamo soffermati sul capitolo terzo. Mi pare utile integrare e condividere con tutta la comunità, durante quest’anno pastorale, le riflessioni di studiosi o pastoralisti che hanno approfondito alcuni capitoli della esortazione stessa, come in questo caso mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara.

Per trovare il centro di gravità di Amoris Laetitia suggerisco un’immagine: quando la donna apre la custodia che contiene l’anello di fidanzamento su cui è incastonato un diamante, ammira anzitutto lo sfavillio del gioiello d’incalcolabile valore. Il capitolo IV: L’amore nel matrimonio è il diamante dell’Esortazione Apostolica.

Il “lavoro” dell’amore. 

Papa Francesco inizia così: “Tutto quanto è stato detto [fino ad ora] non è sufficiente ad esprimere il vangelo del matrimonio e della famiglia se non ci soffermiamo in modo specifico a parlare dell’amore” (n. 89). L’amore va portato alla parola e l’eco che vi risuona è la promessa. La promessa della grazia di agape [l’amore disinteressato] porta a compimento il lavoro di eros [l’amore di attrazione]. Il dono dell’amore è presente come promessa, ma assente come pieno compimento. Ha bisogno che il lavoro di eros sia plasmato dalla grazia di agape. L’Esortazione svolge una riflessione affascinante sul “lavoro” dell’amore sulla traccia dell’inno all’agape di san Paolo (1Cor 13). Parla dell’amore umano prima che cristiano e suggerisce che l’amore umano è un labor – un cammino e una lotta – che è messo in moto dalla promessa dell’agape cristiana. Il Papa attribuisce al soggetto (La carità è…) i verbi e le azioni dei sentimenti dell’amore, perché trovino la via per essere lavorati dalla presenza della grazia. Qui sta la “magia” del cammino dell’amore! In tutte le lingue moderne la parola amore significa sia la passione di eros che il dono dell’altro. Francesco abita senza paura la parola amore, parlando per trenta numeri de “il nostro amore quotidiano” (90-119). È un affascinante affresco del “prodigioso scambio” di eros e agape, nel tessuto della vita d’ogni giorno dell’uomo e della donna. Questo è il diamante di Amoris Laetitia, che brilla della forza libera, sciolta e serena della laetitia francescana.

La “più grande amicizia”

[…] Con realismo papa Francesco nel seguito del capitolo svolge il cammino storico dell’amore (nn. 120-162) e le sue trasformazioni (163-164). Egli afferma, infatti, che “non si deve gettare sopra due persone il tremendo peso di dover riprodurre in maniera perfetta l’unione che esiste tra Cristo e la sua Chiesa” (n. 122). Tra l’amore di Cristo per la sua Chiesa e il rapporto uomo donna esisterà sempre un’asimmetria invalicabile e un insopprimibile rimando. Per questo il Papa nel bel n. 123 sulla scorta di Tommaso definisce l’amore coniugale come “la più grande amicizia” (maxima amicitia). Nel rapporto uomo donna la differenza assume i tratti della sponsalità esclusiva e dell’apertura al definitivo.  Secondo le parole di san Bellarmino ciò non può accadere “senza un grande mistero” (n. 124) […]. Lo sguardo di papa Francesco sulla “drammatica” dell’amore arricchisce la famiglia dell’eloquenza di gesti affascinanti. La vicenda di una coppia e la generazione dei figli deve viaggiare tra le false idealizzazioni e le cadute deprimenti. È un’armonia di note che risuonano nella vita della famiglia […].

Le trasformazioni dell’amore.

Infine, corona questo capitolo-gioiello un cenno (nn. 163-164) sulle “trasformazioni dell’amore”. Se l’amore è un labor, un cammino e una lotta, esso è soggetto alla trasformazione delle sue figure. Solo l’assolutizzazione della forma romantica dell’innamoramento, spesso con fantasmi fortemente adolescenziali, produce un’esaltazione e un’idealizzazione dei modi dell’amore. Papa Francesco racconta le cose essenziali sui cambiamenti dell’amore. Anzitutto, il prolungamento della vita prospetta un mutamento della relazione intima e del senso di appartenenza per più decenni successivi, spostandosi dal desiderio sessuale al sentimento di complicità. Occorre sviluppare altri tipi di appagamento che rendono capaci di godere le diverse età della vita, la generazione dei figli, e la ripartenza con la venuta dei nipoti. Infine, la fedeltà al proprio progetto di vita genera forme simboliche di condivisione che talvolta si scoprono soprattutto con la perdita del partner. Un testo sintetico dice bene la capacità di realizzare la totalità, talvolta debordante dell’amore erotico, nella dedizione profonda dell’amore di benevolenza. Rileggiamo questo brano: “Ci si innamora di una persona intera con una identità propria, non solo di un corpo, sebbene tale corpo, al di là del logorio del tempo, non finisca mai di esprimere in qualche modo quell’identità personale che ha conquistato il cuore. Quando gli altri non possono più riconoscere la bellezza di tale identità, il coniuge innamorato continua ad essere capace di percepirla con l’istinto dell’amore, e l’affetto non scompare. Riafferma la sua decisione di appartenere ad essa, la sceglie nuovamente ed esprime tale scelta attraverso una vicinanza fedele e colma di tenerezza. La nobiltà della sua decisione per essa, essendo intensa e profonda, risveglia una nuova forma di emozione nel compimento della missione coniugale” (Amoris laetitia n. 164). Proprio nelle trasformazioni dell’amore la grazia di agape è capace di attivare il lavoro di eros, attraverso la feconda gestazione dell’“amicizia più grande”. Eros, philía [amicizia] e agape celebrano la loro danza circolare nella fecondità di un cammino che s’irradia sui sentieri della vita. Questa sintesi dell’amore è il riverbero della pericoresi trinitaria nella storia, non un suo facile rispecchiamento, né solo un trionfale inveramento, ma la sua “incarnazione” nella relazione tra l’uomo e la donna.  In sintesi, potremmo dire che che la carità è il cardine della salvezza. Se all’inizio Dio “uomo e donna li creò” nella tenerezza preveniente del dono, la misericordia di Cristo “uomo e donna li unirà” nel cammino con cui la grazia di agape porta a pienezza il lavoro di eros. Solo affidandosi alla relazione promettente nell’attraversamento del deserto della vita, l’uomo e la donna entreranno nella terra promessa in cui scorre in abbondanza la gioia.


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