La virtù della fedeltà

La fedeltà è stata molto spesso pensata come coerenza con un impegno preso in passato. In tempi recenti questa prospettiva ha lasciato il posto alla fedeltà a se stessi che porta a mettere al primo posto il proprio bene e la propria realizzazione. Una relazione viene valutata in base alla sua capacità di favorire o contrastare l’armonia personale; in caso di conflitto l’individuo ha la priorità sulla coppia.

Dobbiamo parlare di fedeltà perché riconosciamo che ogni scelta di vita si realizza dentro la storia.

La vita coniugale si realizza dentro una storia abitata da gioie e dolori: possono esserci i momenti belli e gli incroci della vita, la gioia di un’intensa comunicazione e la presenza di muri che la rendono faticosa, una serena relazione con le famiglie di origine e tensioni per l’invadenza dei propri genitori, una buona vita sessuale e incomprensioni che la rendono difficile, la tranquillità economica e le ristrettezze dovute a difficoltà lavorative, la gioia di accogliere un figlio desiderato e la consapevolezza che i figli non arriveranno.

 Potremmo continuare con mille altri esempi, ma tutti ci portano a questa chiara consapevolezza: il matrimonio deve fare i conti con la vita e la storia, che la formula del consenso descrive come abitate da gioie e dolori, salute e malattia.

La fedeltà non è né fedeltà a se stessi, né fedeltà ad un impegno del passato (benché questi due elementi non siano ovviamente assenti), ma fedeltà a quel dono reciproco che è il progetto nel nome del quale ci si impegna l’uno con l’altro. 

La persona che ha scelto il matrimonio possiede ora un orizzonte che dà unità alla vita anche con le sue inevitabili limitazioni.

Il tempo porta con sé degli inevitabili cambiamenti nei desideri, nelle aspettative, nel carattere dell’altro. Non è detto che siano buoni o cattivi, ma certamente ci sono. Va detto che il cambiamento non piove dall’alto, ma avviene lentamente, ed entrambi i coniugi ne possono diventare, un po’ alla volta consapevoli. Parlare di fedeltà in questa situazione significa assunzione del cambiamento, che diventa rispetto dell’alterità del partner e garanzia che non ci sia né assimilazione né strumentalizzazione.

Nella fedeltà all’altro e alla promessa fatta è contenuta anche una fedeltà alla trascendenza del senso; non vi può essere promessa definitiva senza il riconoscimento di un ordine sacro.

La coppia decide della sua vita perché guidata dalla convinzione che esiste un senso definitivo dell’esistenza fondato nella decisione fedele e irrevocabile di Dio per essa; la vita diventa così una risposta a una chiamata più grande che racchiude il mistero della sua origine.

Il tutto prende corpo nella quotidianità, a confronto con le sfide della storia. Il progetto comune chiede sempre di essere revisionato perché fa i conti con il ciclo di vita. All’inizio ci sono le sfide legate ai compiti evolutivi, che abbiamo descritto; fedeltà è cura dei tempi e ritmi della vita, del lavoro, disponibilità al cambiamento quando arriva un figlio. La coppia è l’elemento fondante, il principio propulsore di tutto e la cura per la vita di coppia rimane basilare. Le stagioni si susseguono cariche di quei cambiamenti che la virtù della fedeltà porta a riconoscere, assumere ed elaborare. Infine, quando i figli lasciano la casa per seguire la loro strada, si apre una nuova stagione per la coppia, che è ancora piena di possibilità e opportunità. Quando la vecchiaia di entrambi e la morte di uno dei due bussa alla porta, la fedeltà assume il volto “dell’invocazione di fronte al mistero dell’esistenza”.

La fedeltà quindi non è solo un no al tradimento, ma è l’atteggiamento morale di chi è consapevole di tutto questo e vigila sul proprio cammino di coppia e di famiglia; fedeltà è aver cura del tempo che segue la scelta di vita, non in modo passivo ma creativo.

Parliamo così di fedeltà creativa che diventa un amore che cerca di superare i momenti difficili e le tensioni di un’esperienza aperta e incarnata nella storia. E nel senso che la coppia non è chiamata solo a vivere una fedeltà al passato e alla scelta fatta, ma anche una fedeltà al presente e al futuro, cioè a tutte le realtà, belle e difficili, che la vita potrebbe presentare. Il cristiano coglie che in questa fedeltà abita la logica pasquale che è parte della vita quotidiana, così come il coraggio del perdono e l’umiltà di ripartire sempre.

La fedeltà creatrice si fonda sulla volontà precisa di non rimettere in discussione l’impegno assunto, ma di integrare in esso tutti i cambiamenti che possono sopraggiungere. L’amore è in continua trasformazione e non potrebbe sussistere senza l’adattamento di un essere che cambia a un altro essere che cambia in un mondo che cambia.

don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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