Il vostro parlare sia “si, si”; “no, no”; il di più viene dal maligno

12 febbraio 2017

Costantemente, le persone umane, sono messe di fronte alla scelta tra il bene e il male. In molti casi è evidente la differenza tra ciò che ci fa bene rispetto a ciò che è male; ma in molti altri casi non è così evidente saper scegliere, a maggior ragione, oggi, la complessità della nostra cultura, delle nostre vite, rende ancora più difficile, soprattutto per chi cresce e per chi si sta incamminando verso l’età adulta, poter fare scelte sempre più responsabili e legate al bene.

È chiaro che in questo continuo processo di scelta, di decisione, viene chiamata in causa la nostra libertà. Noi sappiamo bene che la libertà è l’opportunità che ci è concessa perché possiamo decidere, scegliere ciò che ci permette di realizzarci come persone; e che va ben al di là di scegliere solo ciò che ci fa piacere o meno. Me lo insegnereste anche voi, che la nostra libertà ci aiuta a fare le scelte che sono per il bene e molte volte le cose giuste le facciamo proprio perché sono giuste anche se non sempre ci piacciono. Pensiamo a quante cose fanno i genitori verso i figli, anche se non sono, sempre, così piacevoli, ma si fanno perché sono le cose giuste.

In questa dinamica, dove l’uomo si trova costantemente di fronte alla scelta, non sempre così evidente, si inserisce Dio. Da sempre, Dio, lungo la storia degli uomini, ha cercato di essere vicino agli uomini per dar loro delle indicazioni, affinché fossero facilitati nel capire dove sta il vero bene. Ed ecco che allora, a più riprese, Dio ha cercato una sorta di alleanza con l’uomo: pensiamo a quello che è accaduto attraverso i profeti lungo tutto l’Antico Testamento, attraverso alcune figure di re oppure pensiamo a figure importanti come Abramo, Mosè; pensiamo alla potenza e al valore di tutto ciò che è legato ai Comandamenti, che per secoli il popolo Ebraico ha seguito e tuttora lo sta seguendo e anche noi seguiamo e sono il nostro orientamento, sono la nostra freccia direzionale, che orienta le nostre scelte.

Lungo i secoli, il popolo ebraico, ha portato avanti l’insegnamento di questa legge che Dio ha dato agli uomini per facilitarli nel capire dove sta il bene e dove sta il male. Quando appare Gesù, con la sua prorompente novità, crea un po’ di difficoltà a quelli che hanno insegnato, che portavano avanti questo insegnamento della legge mosaica. Sappiamo bene che le novità si devono misurare e incontrare con le abitudini e a volte le abitudini fanno fatica ad accogliere o ad adeguarsi al nuovo.

Gesù di novità ne ha portate, nessuna però in contrasto con quello che l’ha preceduto. Il vangelo di oggi è chiaro e dice, attraverso le parole stesse di Gesù: “Non sono venuto a cancellare nulla. Non sono venuto a dire che ciò che c’era prima era sbagliato, anzi lo voglio portare a compimento”. Gesù è come se esaltasse il valore e il potere della legge mosaica. Tutto quello che Gesù ha fatto non è mai entrato in contrasto con quello che l’ha preceduto. Faccio un esempio: pensiamo al fatto che Gesù, è lui che ci ha insegnato a chiamare Dio con il nome di Padre; prima, tutto l’Antico Testamento conosceva, chiaramente, l’amore che Dio ha verso gli uomini, ma nessuno aveva mai pensato di chiamarlo Padre, era il Signore, il Dio Onnipotente. E il fatto che Gesù insegni a chiamarlo Padre non toglie nulla né alla sua onnipotenza né alla sua signoria, aggiunge solamente questa intimità. Gesù ampia l’orizzonte.

Ecco che, allora, presenta, in questo Suo intervento, alcuni esempi che sembrano delle antitesi: “avete inteso che fu detto, ma io vi dico”. Questo: “mai io vi dico” non è un contrasto, Gesù non è un disfattista, ma è un esaltare, un rendere ancora più consapevole chi sta ascoltando del valore di quelle indicazioni di Dio. Perché la Legge va compresa non solo nella sua letteralità, ma nella sua essenza e l’essenza della Legge di Dio qual è se non l’amore.

Gesù vuole, quindi, riportare i suoi ascoltatori e, chiaramente, anche a noi all’originalità del rapporto tra Dio e gli uomini, ossia al fatto che Dio ci vuole bene e vuole il nostro bene. Gesù amplia l’orizzonte interpretativo e fa alcuni esempi: è chiaro che Mosè ha detto di non uccidere, Gesù dice: “Ma anch’io lo sto dicendo, ma si può uccidere in molti modi”, non solo con la spada, pensate a quante volte noi ammazziamo con le parole, coi giudizi, con i commenti, con il nostro linguaggio, con le etichette che applichiamo alle persone.

Gesù dice di essere schietti nel nostro parlare, il parlare sia “sì, sì e no, no; il di più viene dal maligno”; e in questo il diavolo è un giocatore esperto e spesso vince le nostre battaglie, perché ci adoperiamo spesso ad aggiungere al quel “sì o no” altre cose e lì il diavolo vince. “Il di più viene dal maligno”, lo dice il Signore in modo chiaro. Dobbiamo fare attenzione a non fermarci solo alla letteralità di quello che abbiamo imparato, ma di amare. Nella misura in cui amo, nella misura in cui apro il mio cuore allora sarò attento a non andare oltre il limite.

Tocca anche un argomento delicato ed allora era persino violento, ossia il tema dell’adulterio, il tema delle unioni, pensate a quanta fatica ci sta dietro e come molto spesso noi banalizziamo o ci permettiamo di giudicare. È chiaro che non sta avvallando i comportamenti che secondo la Legge di Dio sono negativi, Dio non sto dicendo che va tutto bene, Dio ci sta dicendo, però, di amare. E “il di più viene dal maligno” e non ci fa bene.

Se non è così evidente, perché ci cadiamo dentro spesso, oggi ce lo dice in modo chiaro. Dicevo che questo racconto chiama in causa la nostra libertà e la libertà vuol dire, avere la possibilità di scegliere ciò che ci permetti di realizzarci come persone, come esseri umani, come uomini, come donne. Chiediamo a Dio di scoprirci liberi. Essere liberi è impegnativo, perché ti può mettere, anche, nella condizione di sbagliare; ma anche perché essere liberi vuol dire che ti impegni a metterci la faccia, ti impegni ad andare al di là delle logiche del solo piacere. Gli esseri umani, quelli liberi veramente, fanno le cose perché sono giuste, non solo perché piacciono, altrimenti saremmo uguali animali nei loro istinti. La differenza che ci contraddistingue tra noi e gli animali è che gli animali seguono gli istinti di riprodursi, di mangiare; noi siamo liberi perché siamo capaci di andare oltre, siamo capaci di educare i tempi nei quali mangiamo o ci riproduciamo oppure nei tempi nei quali commentiamo, sapendo che il nostro parlare dev’essere “sì, sì; no, no e il di più viene dal maligno”.


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