Il ricordo di don Ettore Piceni

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…l’arciprete stava parlando con la catechista e disse: “la stoffa per fare il prete c’è!”…

Ricorre il ventesimo anniversario della morte di don Gianmaria Valentini. Il prete che mi ha battezzato, che mi ha preparato ai sacramenti della confessione, comunione, e cresima. Il prete che non mi ha visto però diventare prete in quanto se ne è tornato al cielo due anni prima della mia ordinazione.

Che dire di questo prete, che come si definiva lui, aveva svolto il suo apostolato sulle rive del Mella?
La prima cosa che mi viene in mente è un episodio che ho vissuto nell’inverno del 1975 – 76. Ero in canonica, nella sua cucina precisamente. Quell’anno, per noi del ‘66 gli incontri di catechismo venivano svolti nella stanza adiacente alla cucina. Catechista era la zia Maria Brontesi. E prima del catechismo, l’arciprete stava parlando con “la catechista” e disse: “la stoffa per fare il prete c’è!”. Compresi quella affermazione ma la scartai aprioristicamente: era il periodo appena successivo alla morte di mio padre e non ero molto convinto di Dio e della religione.

Un altro ricordo legato a don Valentini, e che ha avuto una valenza dal punto di vista pastorale, è legato ad una omelia che fece in occasione della giornata del seminario. Stavo “servendo” messa, e commentando il brano del vangelo che diceva che la “Messe è molta ma gli operai sono pochi” disse: “chi prenderà il mio posto quando sarò morto? La crisi vocazionale avanza e sono sempre meno i preti!”. Fu quella una scintilla che mi permise di comprendere che la chiamata non è legata solo alla realizzazione di se stessi ma soprattutto in vista di una dimensione ecclesiale: si è preti non per se stessi ma perché una comunità abbia la possibilità di incontrare la salvezza. Ma anche questa “provocazione” fu accantonata: per me non erano ancora tempi giusti per fare scelte vocazionali: ero ancora troppo arrabbiato con Dio!

L’ultimo aspetto che voglio ricordare di don Giovanni, è legato alla sua lunga presenza in una piccola parrocchia, qualcuno direbbe che gran parte della sua missione l’ha vissuta alla periferia della Chiesa. Una situazione in cui ha trovato sicuramente persone che gli hanno voluto bene ma che credo, dal punto di vista umano, poco “stimolante” anche dal punto di vista pastorale (si pensi al fatto che le tre vocazioni al sacerdozio: don Giovanni Zilioli, don Abramo Camisani e la mia, sono sbocciate verso la fine della sua vita). In questo contesto, don Giovanni è stato un prete che è rimasto! Questo fatto fa emergere la capacità di un uomo di donarsi al Signore anche quando a questo donarsi non corrisponde qualche sorta di gratificazione. E qui si percepisce la statura e la forza di una persona che vive la sua fede nella semplicità e nella quotidianità.

Tre elementi per sottolineare la semplicità di un prete di campagna che nella quotidianità ha saputo essere un “pastore” che porta l’odore delle sue pecore; un prete che come un apicultore e bravo ortolano sa cogliere i tempi opportuni per intervenire nella semina e che per la raccolta sa affidarsi a quella Provvidenza che mai delude chi a Lei si a da.

don Ettore

Guarda la galleria:

20 anniversario di morte di don Giovanni Valentini

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